<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Lieviti e Parole]]></title><description><![CDATA[Ciò che la farina crea]]></description><link>https://giafons.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png</url><title>Lieviti e Parole</title><link>https://giafons.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 19 Aug 2026 20:49:23 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://giafons.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Gianluca]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[giafons@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[giafons@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Gianluca]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Gianluca]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[giafons@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[giafons@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Gianluca]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Pane magro francese ]]></title><description><![CDATA[Istruzioni per l&#8217;uso]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/pane-magro-francese</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/pane-magro-francese</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 10 Aug 2026 11:25:14 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/86dabd3d-3cc1-4adb-857f-1c556c94d298_6774x4492.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em><span>Piccolo avvertimento prima di entrare nel pane: ho esagerato un po.</span></em></p><p><em><span>Tra ricette, fotografie, schemi, video, approfondimenti e collegamenti agli articoli precedenti, questa newsletter &#232; diventata un piccolo tomo sulla panificazione magra francese e sulla baguette. Substack mi avverte che, proprio per le sue dimensioni, alcuni programmi di posta potrebbero troncare il messaggio e mostrarvene soltanto una parte.</span></em></p><p><em><span>Potrei dividerla in due o tre uscite, ma non voglio farlo. Lo scopo di questo articolo &#232; esattamente l&#8217;opposto: raccogliere in un unico posto tutto il percorso fatto finora e permettervi di confrontare i diversi metodi della baguette senza dover aspettare altre settimane.</span></em></p><p><em><span>Per questo vi consiglio di scaricare l&#8217;app di Substack&#8288; e leggere l&#8217;articolo direttamente da l&#236;. L&#8217;app &#232; gratuita e raccoglie in un unico spazio le pubblicazioni a cui siete iscritti.</span></em></p><p><em><span>E non ve lo consiglio soltanto per Lieviti e Parole. Substack &#232; diventato un posto interessante dove scoprire persone che scrivono, studiano e approfondiscono gli argomenti pi&#249; diversi, e questi sono ben documentati. Il suo modello economico &#232; basato principalmente sugli abbonamenti e non sulla pubblicit&#224; della piattaforma. Dall&#8217;app, inoltre, potete leggermi, commentare, scrivermi e seguire le discussioni in maniera decisamente pi&#249; immediata rispetto alla semplice newsletter ricevuta via mail.</span></em></p><p><em><span>Una precisazione anche per chi vuole sostenere Lieviti e Parole con l&#8217;abbonamento: se siete su iPhone o iPad, quando possibile vi consiglio di abbonarvi dal sito: Apple applica commissioni sugli acquisti in-app del 15-30% e Substack pu&#242; adeguare il prezzo dell&#8217;abbonamento per compensarle, quindi il prezzo tramite acquisto in-app pu&#242; risultare pi&#249; alto. Sul web questo meccanismo non c&#8217;&#232; (da Google cercate Lieviti e Parole Gianluca).</span></em></p><p><em><span>Sistemata anche la burocrazia digitale, possiamo finalmente aprire questo tomo.</span></em></p><p><em><span>Quattro baguette, quattro fermentazioni e quattro modi diversi di governare farina, acqua e tempo.</span></em></p><p><em><span>Questa volta mettetevi comodi. C&#8217;&#232; parecchio pane da leggere.</span></em></p><div><hr></div><p><span>Siamo arrivati alla fine del nostro lungo viaggio dentro la panificazione francese e, prima di abbandonare la baguette, voglio farvi un bel riassunto.</span></p><p>Nelle ultime settimane abbiamo parlato di<strong> farine francesi, impastamento, autolisi, poolish, levain, licoli, rinfreschi, temperature, maturazioni e formatura</strong>. Abbiamo smontato la baguette pezzo dopo pezzo scoprendo che non esiste un solo modo di fare <em>una</em> baguette.</p><p>La baguette &#232; quasi una grammatica della panificazione. Pochissimi ingredienti, nessun grasso, nessuno zucchero e quattro elementi fondamentali che devono trovare un equilibrio: <strong>farina, acqua, sale e fermentazione</strong>. Proprio per questa apparente semplicit&#224; possiamo utilizzarla come un magnifico laboratorio per capire quanto il metodo possa cambiare il risultato pur partendo praticamente dagli stessi ingredienti. In questo articolo raccoglier&#242; quindi le <strong>quattro baguette</strong> affrontate negli ultimi due mesi, che riassume le fondamenta del pane magro francese.</p><p>Partiremo dalla <strong>baguette con metodo diretto e autolisi</strong>, dove non prepariamo alcun fermento in anticipo e lasciamo che siano acqua, farina e tempo a facilitare il lavoro successivo dell&#8217;impasto.</p><p>Passeremo poi alla <strong>baguette con poolish</strong>, il nostro metodo indiretto, dove una parte della farina fermenta prima dell&#8217;impasto finale e ci permette di costruire profumi, estensibilit&#224; e carattere attraverso un prefermento.</p><p>La terza sar&#224; la <strong>baguette au levain</strong>, probabilmente quella che ci ha fatto perdere pi&#249; tempo e qualche capello: lievito madre liquido, fermentazioni pi&#249; lunghe, maggiore variabilit&#224;, acidit&#224; e quella complessit&#224; che rende il levain tanto affascinante quanto poco disposto a fare quello che vogliamo noi.</p><p>E infine aggiungeremo una quarta strada che finora abbiamo soltanto sfiorato: la <strong>baguette a lievitazione mista</strong>, nella quale faremo convivere lievito madre liquido e lievito di birra compresso, ovvero utilizzare il levain per costruire carattere e aromaticit&#224; e una piccola quantit&#224; di lievito di birra per dare maggiore regolarit&#224; e prevedibilit&#224; alla fermentazione.</p><p>Quattro metodi, quindi, ma soprattutto quattro modi diversi di governare il tempo.</p><p><em>Aggiungo una precisazione importante: io ho scelto di approfondire la baguette, ma tutte queste ricette sono prima di tutto ricette di pane magro francese. Non siete quindi obbligati a cimentarvi con la sua complessa formatura: potete prendere lo stesso impasto, evitare preforme e allungamenti, applicare una semplice formatura da ciabatta o filone rustico e ottenere un ottimo pane magro francese. In fondo, prima della baguette c&#8217;era il pane: lei &#232; soltanto una delle forme pi&#249; fortunate che questo impasto abbia assunto.</em></p><div><hr></div><p>Partiamo dal metodo probabilmente pi&#249; semplice: <strong>la baguette con autolisi.</strong></p><p>&#200; un metodo diretto, quindi non dobbiamo preparare alcun fermento il giorno precedente. Farina, acqua, lievito e sale entrano nello stesso processo e l&#8217;autolisi ci aiuta a rendere l&#8217;impasto pi&#249; estensibile, ad accorciare la lavorazione e a gestire meglio l&#8217;idratazione. Negli articoli precedenti (<em>link di seguito)</em> trovate sia tutta la parte dedicata all&#8217;autolisi, sia quella sulla formatura e sulla cottura della baguette.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;33c844e2-5d73-4d2d-b372-e753cbb0499a&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Dopo aver lavorato sul poolish, quindi su un impasto che anticipa la lievitazione finale, ora cambiamo completamente strada. Entriamo nella baguette con autolisi.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Autolisi, tecnica del far niente&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-05-11T11:32:17.743Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8c74d9a6-336e-4550-820f-093a41819961_3023x2631.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/autolisi-tecnica-del-far-niente&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:197184718,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:29,&quot;comment_count&quot;:7,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p><em>E dopo aver compreso l&#8217;autolisi, la ricetta:</em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;bf251e66-8744-40cb-9205-36fa43a876a7&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;La scorsa settimana abbiamo aperto una porta molto pi&#249; grande del previsto partendo da una tecnica apparentemente semplice: l&#8217;autolisi.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Filoncino anti antistress&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. 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Possiamo prendere la stessa ricetta e trasformarla molto facilmente in una baguette a lunga lievitazione, semplicemente diminuendo il lievito e utilizzando il frigorifero.</span></p><p><span>La ricetta diventa:</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>500 g farina tipo 1 forte oppure tipo 0 con circa 13% di proteine</span></p><p><span>300 g acqua nella prima fase (60%)</span></p><p><strong>3 g lievito di birra fresco</strong> </p><p><span>5 g malto diastasico</span></p><p><span>10 g sale</span></p><p><span>25 g acqua nella seconda fase (5%)</span></p></div><p><span>Il procedimento rimane sostanzialmente quello che abbiamo gi&#224; visto. Eseguite l&#8217;autolisi con farina, malto e prima parte dell&#8217;acqua, completate successivamente l&#8217;impasto con lievito, sale, seconda parte dell&#8217;acqua e procedete con i consueti giri di pieghe.</span></p><p><strong><span>La vera modifica arriva dopo le pieghe. Invece di proseguire con la lievitazione a temperatura ambiente, mettete l&#8217;impasto in frigorifero e lasciatelo fermentare per un minimo di 12 e un massimo di 18 ore. La quantit&#224; ridotta di lievito serve proprio a permetterci questa gestione pi&#249; lunga senza avere una fermentazione eccessivamente veloce.</span></strong></p><p><span>Terminata la puntata a freddo, estraete l&#8217;impasto dal frigorifero e concedetegli circa 10 minuti di acclimatamento. A quel punto procedete con lo staglio e con le tre manualit&#224; che ormai conosciamo: preforma tonda, preforma allungata e formatura definitiva della baguette, rispettando i piccoli riposi tra un passaggio e l&#8217;altro.</span></p><p><span>Una volta formate, disponetele sul telo infarinato e lasciatele in appretto per circa un&#8217;ora a temperatura ambiente. Non aspettate necessariamente il raddoppio: vogliamo portare in forno una baguette ancora giovane, con sufficiente forza fermentativa per svilupparsi bene durante i primi minuti di cottura. Poi incisioni, vapore e forno.</span></p><p><span>Con una modifica minuscola, quindi, abbiamo due possibilit&#224; completamente diverse: la stessa baguette pu&#242; accompagnarci nell&#8217;arco della giornata oppure possiamo impastarla oggi, lasciarla lavorare lentamente in frigorifero e cuocerla domani.</span></p><div><hr></div><p><em>Prima di passare alla baguette sur poolish, vi spiego come <strong>non</strong> fare la baguette ma un semplice pane magro francese. <span>Praticamente se tutta questa storia della formatura della baguette vi sembra troppo complicata, c&#8217;&#232; una scorciatoia molto semplice: non fatela.</span></em></p><p><em><span>Potete utilizzare esattamente gli stessi impasti e gli stessi metodi e trasformarli in un pane rustico, molto pi&#249; semplice da gestire. Terminata la puntata, invece di procedere con preforma tonda, preforma allungata e formatura finale della baguette, rovesciate delicatamente l&#8217;impasto sul banco ben infarinato e spezzatelo come fareste per una ciabatta, cercando di manipolarlo il meno possibile e di conservare il gas sviluppato durante la fermentazione.</span></em></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9kDb!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84cb092d-59ac-4ecd-9759-28406a72bfdb_3325x3171.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9kDb!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84cb092d-59ac-4ecd-9759-28406a72bfdb_3325x3171.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Ho spezzato l&#8217;impasto &#8220;a caso&#8221; con un tagliapasta e fatto delle ciabattine, ovvero un pane magro francese.</figcaption></figure></div><p></p><p><em><span>A quel punto lasciate lievitare i pezzi per lo stesso tempo di appretto previsto dalla ricetta che state seguendo. Se per quella baguette avevamo previsto un&#8217;ora dopo la formatura, daremo un&#8217;ora anche ai nostri pezzi; se ne avevamo previste due, ne daremo due.</span></em></p><p><em><span>Poi direttamente in forno.</span></em></p><p><em><span>In pratica non cambiano ricetta, fermentazione, puntata o appretto: cambia soltanto la forma. Togliamo la parte tecnicamente pi&#249; complessa della baguette e lasciamo che sia l&#8217;impasto a svilupparsi in maniera pi&#249; libera.</span></em></p><div><hr></div><p><strong><span>Baguette sur poolish</span></strong></p><p>Facciamo un passo in pi&#249; e passiamo dalla semplicit&#224; del metodo diretto al metodo indiretto, preparando prima una parte dell&#8217;impasto e lasciandola fermentare: la poolish <em>(o il poolish).</em></p><p><span>La poolish &#232; probabilmente uno dei fermenti che meglio raccontano la scuola francese. &#200; un prefermento liquido composto da farina e acqua in parti uguali e una piccolissima quantit&#224; di lievito di birra, che viene lasciato fermentare prima di essere inserito nell&#8217;impasto finale. In pratica, mentre nel metodo diretto tutti gli ingredienti iniziano il loro viaggio insieme, qui una parte della farina e dell&#8217;acqua parte prima delle altre.</span></p><p><span>Durante le ore di fermentazione la poolish sviluppa aromi, modifica la struttura dell&#8217;impasto e favorisce quell&#8217;estensibilit&#224; particolarmente utile nella baguette, dove dobbiamo allungare parecchio la pasta senza strapparla e senza trovarci davanti una maglia glutinica che continua a ritirarsi. Rispetto al metodo diretto otteniamo quindi una gestione diversa della fermentazione e, soprattutto, un profilo aromatico pi&#249; complesso pur continuando a utilizzare il semplice lievito di birra.</span></p><p>&#200; anche un metodo estremamente interessante perch&#233; ci insegna un principio fondamentale degli impasti indiretti: <strong>la poolish non &#232; qualcosa che aggiungiamo alla ricetta, &#232; una parte della ricetta che abbiamo deciso di far fermentare </strong><em><strong>prima</strong></em><strong>.</strong> Farina e acqua presenti nel prefermento devono quindi essere considerate nel bilancio complessivo dell&#8217;impasto.</p><p><em><span>Qui trovate l&#8217;articolo dedicato alla creazione, gestione e maturazione della poolish</span></em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;f06b1ed4-6e62-43e4-abb2-ed1134efeef8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Prima di proseguire il nostro viaggio nella baguette vi voglio raccontare una storia. Sono stato a un corso da Ezio Marinato, una delle persone pi&#249; limpide che il mondo della panificazione abbia sfor&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Poolish, il liquido del Nord&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-04-27T12:03:50.591Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/poolish-il-liquido-del-nord&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:195605433,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:22,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p><em><span>mentre qui trovate direttamente la ricetta completa della baguette sur poolish, con impasto, pieghe, formatura, appretto e cottura.</span></em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;6e0cd268-b64d-4a25-af7a-fa5e3f45f5ac&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;La settimana scorsa abbiamo visto come creare il poolish, regolando la quantit&#224; di lievito in base ai tempi di maturazione. Abbiamo anche visto una gestione alternativa in frigorifero, utile quando serve organizzarsi con anticipo, anche se resto sempre favorevole a fermentazioni a temperatura ambiente per via degli aromi.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Baguette sur Poolish&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-05-04T12:15:51.982Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/baguette-sur-poolish&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:196110830,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p><em><span>Per gli abbonati ho aggiunto anche un approfondimento sulla gestione a freddo della poolish e sulle diverse percentuali di utilizzo. &#200; forse la parte pi&#249; interessante quando vogliamo portare questa tecnica fuori dal laboratorio e dentro la nostra vita quotidiana: non adattare le nostre giornate alla poolish, ma imparare a modificare quantit&#224;, temperatura e tempi perch&#233; sia lei ad aspettare noi.</span></em></p><p><span>E cos&#236; abbiamo gi&#224; due baguette costruite con lo stesso lievito di birra, ma attraverso due strade completamente differenti: nella prima abbiamo utilizzato l&#8217;autolisi e il metodo diretto, nella seconda abbiamo anticipato una parte della fermentazione attraverso la poolish.</span></p><p><span>Ora per&#242; cambiamo completamente organismo fermentativo.</span></p><div><hr></div><p><strong><span>Baguette au levain</span></strong></p><p>Il levain &#232;, semplificando molto, il lievito madre della tradizione francese: una coltura spontanea di farina e acqua nella quale convivono lieviti e batteri lattici. <strong>Nel nostro percorso abbiamo scelto di lavorare soprattutto con la sua versione liquida, quello che in Italia chiamiamo comunemente licoli o pasta madre liquida.</strong></p><p><em><span>Negli articoli di seguito trovate tutto il percorso necessario per arrivarci: introduzione e trasformazione della pasta madre solida in liquida</span></em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;e6c6aa54-1671-45a6-bcaf-b86c40922b6f&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Con il levain chiudiamo il nostro viaggio dentro le grandi strutture fermentative della baguette. Prima abbiamo visto il poolish, fermento liquido costruito con lievito compresso di birra, poi l&#8217;auto&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Levain, brodo primordiale &quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-06-08T11:05:54.420Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOGs!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F97e3c54c-c365-4e02-bf7a-5d26330390c4_4284x4889.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/levain-brodo-primordiale&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:200815673,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:11,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p><em>gestione, rinfresco e mantenimento</em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;b8e75138-23b9-49a2-bbd9-a69aab0cb927&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Prima di proseguire, tutte queste riflessioni sul lievito madre, sul suo fascino, sulle sue difficolt&#224; e persino sui suoi fallimenti, fanno parte del percorso che stiamo seguendo sulla panificazione &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Lo psicologo del Lievito Madre&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. 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Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-07-06T11:16:07.900Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JUT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2d8a5339-5a81-462a-83b6-3f75bc3c1f6f_1500x2000.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/pane-a-lievito-madre&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:204340487,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p><em>Ed il metodo a lunga fermentazione a freddo</em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;07a29a69-6e3a-4448-a193-9ddad0beaaa7&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Negli ultimi due mesi abbiamo attraversato la scuola francese della panificazione.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tartine Bread de noialtri&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. 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Quando il vostro pane comincia a soddisfarvi, quando avete imparato a riconoscere un licoli attivo e soprattutto quando iniziate a capire come reagisce alle vostre temperature e ai vostri tempi, allora potete complicarvi felicemente la vita e passare alla baguette au levain.</span></p><p><em><span>Qui di seguito trovate la newsletter recente con tutta la ricetta illustrata passo dopo passo. Datele un&#8217;occhiata perch&#233; ho inserito anche un video dedicato alla formatura, probabilmente il passaggio nel quale le parole cominciano ad arrancare.</span></em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;115130f2-67c1-424b-8e8a-2c8667c1f98d&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Baguette significa letteralmente &#8220;piccolo bastone&#8221;. Non &#232; un caso che il pane pi&#249; famoso di Francia e del mondo porti proprio questo nome. Un bastone pu&#242; sostenere, guidare e comandare. Ma pu&#242; anche &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Insorgi, Francia!&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-03T11:15:30.158Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/561a0900-8f98-4e7a-9e15-0ee034b56e00_3024x2254.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/insorgi-francia&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:209372966,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:7,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>Prima per&#242; voglio aggiungere una piccola postilla tecnica, perch&#233; nel frattempo alla panificazione contemporanea &#232; successa una cosa curiosa: <em>ci &#232; sfuggita di mano l&#8217;acqua.</em></p><p><span>Le ricette di baguette che studiavo ancora una ventina di anni fa lavoravano tranquillamente attorno al 65-68% di idratazione. Ed &#232; interessante ricordare che, tornando nei nostri confini, la ciabatta polesana nasce con circa il 70% di acqua anche come risposta tecnica a quei pani francesi: pi&#249; acqua, maggiore alveolatura e una struttura diversa.</span></p><p><span>Poi abbiamo continuato. 70, 75, 80%&#8230; E oggi si trovano baguette e ciabatte con idratazioni che sembrano quasi una gara a chi ce l&#8217;ha pi&#249; lungo.</span></p><p>Tutto molto bello, spesso anche molto buono, ma l&#8217;acqua che mettiamo nell&#8217;impasto non scompare. Prima dobbiamo riuscire a gestirla con le mani, poi dobbiamo costruire una struttura capace di trattenerla e infine sar&#224; il forno a doverne eliminare una parte durante la cottura. <strong>Pi&#249; saliamo con l&#8217;idratazione, pi&#249; aumentano le difficolt&#224; di impastamento, formatura e cottura</strong>. E nella baguette questo si sente ancora di pi&#249;, perch&#233; dobbiamo manipolare, preformare e soprattutto allungare un impasto senza sgonfiarlo, strapparlo o trasformare il banco in una palude.</p><p><span>Per questo vi consiglio una cosa molto semplice: ricalibrate tranquillamente anche le mie ricette.</span></p><p><span>Se state iniziando, lavorate al 60-65% di idratazione. Non c&#8217;&#232; nulla da dimostrare a nessuno. Cercate prima una baguette che si formi bene, mantenga la struttura, sviluppi correttamente in forno e soprattutto sia buona da mangiare.</span></p><p>Quando quella baguette vi soddisfa e sentite che la pasta comincia a scivolare tra le mani invece di appiccicarsi alle dita, aggiungete acqua. Poco alla volta. 68%, 70%, 72%, fino ad arrivare, se davvero vi interessa, al 75% e oltre. <strong>L&#8217;alta idratazione dovrebbe essere una conseguenza della manualit&#224; acquisita, non il punto di partenza per acquisirla.</strong></p><div><hr></div><p><strong><span>Se voglio abbassare l&#8217;idratazione, cosa devo cambiare?</span></strong></p><p><span>Ricordatevi una cosa: il licoli/poolish non cambia. Se avete deciso di lavorare con il 20% di lievito madre liquido, continuerete a utilizzare quella quantit&#224;. A diminuire sar&#224; semplicemente l&#8217;acqua che aggiungerete nell&#8217;impasto finale.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Facciamo un esempio con 500 grammi di farina totale.</span></p><p><span>Utilizziamo il 20% di licoli, quindi 100 grammi. Essendo il nostro licoli idratato al 100%, quei 100 grammi sono costituiti da:</span></p><p><span>50 g di farina + 50 g di acqua.</span></p><p><span>Quella farina e quell&#8217;acqua non sono qualcosa &#8220;in pi&#249;&#8221; ma fanno gi&#224; parte della ricetta.</span></p><p><span>Se voglio una baguette al 70% di idratazione, su 500 grammi di farina totale devo avere complessivamente 350 grammi di acqua. Siccome 50 grammi sono gi&#224; dentro al licoli, nell&#8217;impasto dovr&#242; aggiungerne soltanto 300.</span></p><p><span>Quindi:</span></p><p><span>100 g licoli</span></p><p><span>450 g farina</span></p><p><span>300 g acqua</span></p><p></p><p><span>Se invece voglio rendere la stessa baguette molto pi&#249; semplice da gestire e scendere al 60%, avr&#242; bisogno complessivamente di 300 grammi di acqua. I 50 grammi contenuti nel licoli rimangono esattamente dove sono, quindi nell&#8217;impasto ne aggiunger&#242; soltanto 250.</span></p><p><span>La ricetta diventa:</span></p><p><span>100 g licoli</span></p><p><span>450 g farina</span></p><p><span>250 g acqua</span></p><p></p><p><span>Vi torna?</span></p></div><p><span>Il concetto &#232; molto semplice: non toccate il licoli per modificare l&#8217;idratazione della baguette. Togliete o aggiungete acqua all&#8217;impasto finale.</span></p><p><span>In questo modo potete prendere praticamente la stessa ricetta e partire da un tranquillo 60%, imparare a formare bene la baguette e poi salire gradualmente al 65, 70 o 75%, senza cambiare n&#233; la quantit&#224; n&#233; la gestione del vostro lievito madre.</span></p><div><hr></div><p><strong><span>Una variante: la baguette con poolish e lunga maturazione</span></strong></p><p><span>Prima di chiudere questa parte vi aggiungo un&#8217;ulteriore possibilit&#224;, perch&#233; ormai abbiamo abbastanza strumenti per iniziare a mescolare i metodi invece di considerarli ricette chiuse.</span></p><p><span>Prendete la ricetta della baguette au levain e sostituite semplicemente, a parit&#224; di peso, il levain con la poolish. Se la ricetta prevede 100 grammi di licoli, utilizzate 100 grammi di poolish. Essendo entrambi fermenti liquidi al 100% di idratazione, il bilanciamento tra farina e acqua della ricetta rimane invariato: quei 100 grammi continueranno a portarvi 50 grammi di farina e 50 grammi di acqua.</span></p><p><span>A quel punto potete applicare praticamente lo stesso metodo di lavorazione e di maturazione visto per la baguette au levain.</span></p><p><strong><span>C&#8217;&#232; per&#242; un&#8217;accortezza importante.</span></strong></p><p><strong><span>La poolish &#232; generalmente pi&#249; rapida e prevedibile nella spinta fermentativa perch&#233; utilizziamo lievito di birra selezionato, mentre il levain lavora attraverso una comunit&#224; molto pi&#249; complessa di lieviti e batteri lattici. Per questo non cambierei necessariamente le nostre finestre di puntata e appretto, ma interverrei sul passaggio precedente.</span></strong></p><p><strong><span>Con il levain, dopo le pieghe, abbiamo lasciato l&#8217;impasto circa un&#8217;ora a temperatura ambiente prima di trasferirlo in frigorifero. Con la poolish questo passaggio lo eliminiamo. Finite le pieghe, l&#8217;impasto va direttamente in frigorifero.</span></strong></p><p><span>In questo modo sfruttiamo il freddo per mettere immediatamente un freno alla fermentazione e possiamo mantenere la stessa logica di lunga maturazione senza rischiare di arrivare troppo avanti gi&#224; nelle prime ore.</span></p><div><hr></div><p><strong><span>Baguette a lievitazione mista</span></strong></p><p><span>Arriviamo all&#8217;ultimo metodo e alla novit&#224; di oggi riservata agli abbonati: la baguette a lievitazione mista.</span></p><p>&#200; una tecnica profondamente legata alla panificazione francese contemporanea: levain e lievito di birra compresso lavorano insieme nello stesso impasto. Il primo porta con s&#233; acidit&#224;, aromaticit&#224; e le caratteristiche della fermentazione naturale; il secondo rende la lievitazione pi&#249; regolare, rapida e prevedibile. Non &#232; quindi una versione <em>meno nobile</em> della baguette au levain, ma un&#8217;altra maniera di utilizzare il lievito madre.</p><p>Ed &#232; anche pratica. Chi mantiene un lievito madre si ritrova inevitabilmente con una certa quantit&#224; di fermento da utilizzare. Non mi piace molto parlare di <em>smaltimento</em>, perch&#233; sembra che stiamo gestendo un rifiuto. Diciamo piuttosto che possiamo farlo entrare nella produzione quotidiana, anche quando non vogliamo affidargli da solo tutta la responsabilit&#224; della lievitazione.</p><p><strong>&#200; un sistema che utilizzo spesso anch&#8217;io a casa. Qualche volta impiego il licoli come quello che comunemente chiamiamo esubero: un lievito conservato in frigorifero che sarebbe arrivato al momento del rinfresco e che quindi non possiede la stessa capacit&#224; fermentativa di un licoli appena rinfrescato, sviluppato e arrivato al raddoppio</strong>. In quel caso non gli chiedo di sostenere da solo il pane: la piccola quantit&#224; di lievito di birra fresco compensa la sua minore attivit&#224; fermentativa.</p><p><strong>Detto questo, se vogliamo ottenere il risultato migliore, il mio consiglio rimane quello di lavorare anche nella lievitazione mista con un licoli rinfrescato, sviluppato e attivo</strong>. Il lievito di birra non deve necessariamente correggere un lievito madre stanco ma pu&#242; semplicemente affiancarne il lavoro.</p><p><span>Prima della ricetta fissiamo quindi due regole molto semplici.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Se voglio una lievitazione lunga, quindi impastare oggi e cuocere domani, utilizzo circa il 15% di licoli rispetto alla farina della ricetta, insieme alla piccola quantit&#224; di lievito di birra che vedremo tra poco.</span></p><p><span>Se invece voglio una lievitazione breve, con l&#8217;obiettivo di avere la baguette sfornata nell&#8217;arco di circa 3 ore dall&#8217;impasto, salgo al 30% di licoli e adeguo di conseguenza la gestione della fermentazione.</span></p></div><p><span>Attenzione per&#242; a un dettaglio: queste tre ore riguardano la lavorazione del pane, non la preparazione del lievito madre. Se decidete di utilizzare un licoli attivo dovete aggiungere a monte il tempo necessario al suo rinfresco e al raggiungimento del raddoppio.</span></p><p><em><span>Questa ultima ricetta e la sua doppia gestione sono riservate agli abbonati di Lieviti e Parole. L&#8217;abbonamento costa 5 euro al mese e, se tutto quello che abbiamo raccontato finora funziona come dovrebbe, probabilmente ve li sarete gi&#224; ripagati con il primo chilo di pane che tirerete fuori dal forno.</span></em></p><p><em><span>Dimenticavo, con questo chiudiamo il nostro lungo viaggio nel pane magro francese e nella baguette. Adesso avete metodi, ricette e varianti: non vi resta che impastare. Vi auguro un buon Ferragosto. Torner&#242; a fine agosto con tutte le date e le novit&#224; dei corsi in partenza da settembre.</span></em></p><p><em><span>E a settembre Lieviti e Parole ripartir&#224; con un nuovo viaggio: croissant e sfogliati oppure focacce? Non ho ancora deciso&#8230;</span></em></p><p><em><span>Buon Ferragosto e a fine agosto.</span></em></p><p></p>
      <p>
          <a href="https://giafons.substack.com/p/pane-magro-francese">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Insorgi, Francia!]]></title><description><![CDATA[Ricetta e storia della baguette au levain]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/insorgi-francia</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/insorgi-francia</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 11:15:30 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/561a0900-8f98-4e7a-9e15-0ee034b56e00_3024x2254.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Baguette</em> significa letteralmente &#8220;<em>piccolo bastone</em>&#8221;. Non &#232; un caso che il pane pi&#249; famoso di Francia e del mondo porti proprio questo nome. Un bastone pu&#242; sostenere, guidare e comandare. Ma pu&#242; anche colpire. E chi? <em>Il potere</em>.</p><p>Chiudiamo ora il cerchio arrivando alla <em>baguette au levain</em>, probabilmente la massima espressione della panificazione francese. Un pane rustico, con una crosta intensa, una mollica irregolare e un profilo aromatico dove il lievito madre diventa l&#8217;attore principale. &#200; anche la baguette pi&#249; impegnativa da realizzare: richiede tempo, precisione e una buona conoscenza della fermentazione, ma ripaga ogni attesa con un carattere unico.</p><p><strong>Per renderla accessibile a tutti, vi propongo due versioni. La prima &#232; quella tradizionale, realizzata esclusivamente con </strong><em><strong>lievito madre liquido</strong></em><strong>. La seconda &#232; una lievitazione mista, che affianca il lievito madre a una piccola quantit&#224; di lievito di birra compresso, rendendo la fermentazione pi&#249; stabile e la ricetta pi&#249; semplice da gestire, senza rinunciare al profumo e alla complessit&#224; del </strong><em><strong>levain</strong></em><strong>.</strong></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ti porta nel mondo dell&#8217;arte bianca&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><div><hr></div><p>Sappiamo gi&#224; che la baguette au <em>levain</em> non &#232; un pane antico. Il levain appartiene alla storia pi&#249; remota della panificazione, mentre la <em>baguette</em>, nella forma sottile e allungata che conosciamo, &#232; molto pi&#249; recente. La sua origine precisa resta discussa, ma si consolida nella boulangerie parigina tra Ottocento e primo Novecento, in un&#8217;epoca nella quale la lievitazione con lievito di birra stava gi&#224; affiancando e progressivamente sostituendo quella naturale.</p><p><span>La baguette au levain &#232; quindi una creatura quasi paradossale: un fermento ancestrale inserito in una forma moderna. Non rappresenta semplicemente il passato ma &#232; il tentativo francese di far sopravvivere il passato dentro il presente.</span></p><p>Anche la normativa francese racconta questa doppia anima. Il <em>D&#233;cret pain</em> del 1993 permette che il <em>pain de tradition fran&#231;aise</em> sia fermentato con lievito di birra, <em>levain</em> oppure con entrambi. Il <em>levain</em> non &#232; dunque obbligatorio per produrre una <em>baguette de tradition</em>. La legge, per&#242;, definisce con estrema precisione quando un pane possa essere chiamato <em>au levain</em>: il fermento deve derivare da farina di frumento o segale, acqua ed eventualmente sale, deve possedere una microflora acidificante costituita soprattutto da batteri lattici e lieviti e deve svolgere la funzione di sollevare la pasta. Il pane finito deve inoltre presentare un pH non superiore a 4,3 e almeno 900 ppm di acido acetico endogeno nella mollica.</p><p>Questo dato &#232; importante perch&#233; mostra una peculiarit&#224; francese: il <em>levain</em> non viene lasciato soltanto alla poesia del fornaio ma Viene misurato, definito e protetto. <strong>La Francia ha trasformato persino l&#8217;acidit&#224; in una questione culturale e giuridica, </strong><em><strong>l&#8217;acidit&#224;</strong></em><strong> insomma &#232; la parola fulcro della panificazione francese e trova nel pane la chiave per essere letta e capita.</strong></p><div><hr></div><p><span>Per secoli il pane &#232; stato il centro materiale dell&#8217;alimentazione europea. Non era un accompagnamento ma una parte fondamentale del pasto e, per le classi popolari, spesso il pasto stesso. La disponibilit&#224; del grano, il funzionamento dei mulini, il prezzo della farina e l&#8217;accesso ai forni non erano semplici questioni gastronomiche ma determinavano la stabilit&#224; sociale.</span></p><p>In Francia questo rapporto divenne particolarmente esplosivo. Nel 1774 la liberalizzazione del commercio dei cereali promossa da <em>Turgot</em> contribu&#236; a una forte crescita dei prezzi e alla cosiddetta <em>guerre des farines</em>, una serie di rivolte legate alla scarsit&#224; e al costo del pane.</p><p><span>Sarebbe semplicistico affermare che la Rivoluzione francese nacque soltanto dalla mancanza di pane. Le cause furono politiche, economiche, fiscali e sociali. Ma il pane fu il punto nel quale tutte queste tensioni divennero visibili. Quando il pane mancava, il fallimento del potere non rimaneva astratto ma arrivava direttamente nello stomaco. Il pane era quindi una specie di termometro della giustizia. Il suo prezzo misurava la distanza tra governanti e governati e la sua assenza trasformava il malcontento in azione.</span></p><p>&#200; qui che il pane francese acquista una profondit&#224; che va oltre il gusto. Per un italiano il pane pu&#242; rappresentare la casa, il lavoro, il territorio. <strong>In Francia &#232; anche legato alla cittadinanza, al rapporto tra popolo e Stato, al diritto di essere nutriti e alla responsabilit&#224; del potere di garantire l&#8217;essenziale.</strong></p><p>Ancora nel Novecento il linguaggio politico francese ha continuato ad accostare pane, pace e libert&#224;. In un discorso del 1993 <em>Fran&#231;ois Mitterrand</em> ricordava proprio la formula del Fronte popolare del 1936: &#171;<em>le pain, la paix, la libert&#233;</em>&#187; <strong>e anche la parola </strong><em><strong>levain</strong></em><strong> contiene una stratificazione interessante.</strong></p><p>Secondo il <em>Dictionnaire de l&#8217;Acad&#233;mie fran&#231;aise</em>, il termine compare nel XII secolo e deriva dal basso latino <em>levamen</em>. Indica anzitutto la porzione di pasta fermentata che, mescolata a una nuova massa, serve a farla levare.</p><p><span>Il levain &#232; dunque, letteralmente, ci&#242; che solleva.</span></p><p>Ma il francese ha esteso da tempo questa immagine al linguaggio umano e politico. La stessa <em>Acad&#233;mie</em> registra il significato figurato di <em>levain</em> come <strong>qualcosa capace di far nascere e sviluppare sentimenti o passioni violente</strong>: si pu&#242; parlare di un <em>levain de discorde</em> o di un <em>levain de r&#233;volte</em>.</p><p>Bisogna per&#242; essere precisi: non possiamo sostenere filologicamente che <em>levain </em>significhi &#8220;<em>insurrezione</em>&#8221;. Il significato originario rimane quello della sostanza che fa fermentare e solleva la pasta. Il collegamento con la rivolta &#232; una estensione metaforica storicamente attestata ma non l&#8217;etimologia primaria.</p><p>Ed &#232; proprio questa distinzione a rendere il parallelo pi&#249; interessante. <strong>Il levain non &#232; la rivolta. &#200; ci&#242; che, invisibilmente, la rende possibile.</strong></p><div><hr></div><p><span>Una piccola quantit&#224; entra nella massa, si diffonde, la trasforma dall&#8217;interno, produce gas, acidit&#224; e movimento. La materia apparentemente immobile comincia a crescere. Quello che sembrava inerte prende forza e si alza.</span></p><p>Non &#232; difficile comprendere perch&#233; la lingua francese abbia utilizzato il <em>levain</em> come metafora della discordia, delle passioni e della rivolta. <strong>La fermentazione &#232; un cambiamento che non viene imposto dall&#8217;esterno ma nasce dentro la massa.</strong> Un po&#8217; come vi raccontavo che il fermento non &#232; qualcosa di aggiunto ma una parte stessa dell&#8217;impasto che ha la forza di agire.</p><p><span>Questa &#232; una metafora potentemente francese: non il pane che viene sollevato da una forza estranea, ma la massa che trova dentro di s&#233; la forza per alzarsi.</span></p><p>La Francia lo ha codificato con una legge, misurato con il pH, perfino con i ppm di acido acetico. Ha cercato di mettere ordine in qualcosa che, per sua natura, ordine non conosce perch&#233; il levain nasce sempre allo stesso modo: <em>da dentro</em>. Forse &#232; anche per questo che il levain racconta cos&#236; bene la Francia.</p><p>Una nazione capace di scrivere codici e leggi come nessun&#8217;altra, ma che negli ultimi due secoli non ha mai smesso di ricordare ai propri governanti che esiste un limite oltre il quale la societ&#224; reagisce. Dalla <em>Comune di Parigi</em> del 1871, al Maggio &#8217;68, dagli scioperi del 1995 contro la riforma delle pensioni, ai <em>gilet gialli</em> del 2018 nati contro il caro carburante, fino alle grandi manifestazioni del 2023 contro l&#8217;innalzamento dell&#8217;et&#224; pensionabile, la protesta in Francia non arriva quasi mai dall&#8217;alto. Sale dalla base.</p><p><span>Come il levain.</span></p><p><span>Dovremmo essere un po pi&#249; francesi anche noi.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1rsI!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F381c996c-59fa-463a-87a1-ad0e740a52c7_1200x630.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1rsI!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F381c996c-59fa-463a-87a1-ad0e740a52c7_1200x630.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1rsI!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F381c996c-59fa-463a-87a1-ad0e740a52c7_1200x630.jpeg 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Foto da ilBO live, UNIPD</figcaption></figure></div><div><hr></div><p><span>Ora facciamo sollevare questa baguette.</span></p><p>Seguendo le indicazioni di diversi panificatori che hanno costruito la propria idea di lievito madre sulla tradizione francese, come un <em>MOF francese </em>conosciuto ad un corso, <em>Vanessa Kimbell</em> e <em>Richard Hart</em>, ho deciso di modificare leggermente il mio modo di gestire il licoli.</p><p><strong><span>Il rinfresco rimane il classico 1:1:1</span></strong><span>, quindi stesso peso di lievito, farina e acqua (</span><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/lo-psicologo-del-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>trovate tutta la procedura nell&#8217;articolo dedicato</span></a><span>). La differenza arriva dopo.</span></p><p><span>Normalmente vi ho insegnato ad aspettare il raddoppio del volume, circa tre ore, e utilizzare il lievito nel momento della sua massima attivit&#224;. Questa volta, invece, facciamo il contrario.</span></p><p>Dopo circa <strong>un&#8217;ora e mezza</strong>, quando il <em>licoli</em> &#232; appena salito di un centimetro, all&#8217;incirca un terzo del suo sviluppo, lo trasferisco direttamente in frigorifero. <strong>L&#236; rimane uno o due giorni</strong>. Nel mio caso l&#8217;ho rinfrescato il gioved&#236;, messo in frigorifero e ripreso il sabato mattina, ma nulla vieta di fare un solo giorno di freddo e utilizzarlo gi&#224; il venerd&#236;. <span>Che cosa succede durante questi due giorni di freddo?</span></p><p><span>Il lievito cambia modo di lavorare.</span></p><p>A temperature comprese tra <strong>4 e 6 &#176;C</strong> la fermentazione rallenta drasticamente. I lieviti producono molta meno anidride carbonica, mentre i batteri lattici continuano lentamente la loro attivit&#224;. Il freddo non crea nuovi microrganismi, ma modifica il loro equilibrio e il loro metabolismo. <strong>In queste condizioni, soprattutto con tempi lunghi, una parte della flora batterica tende a produrre una quota maggiore di acido acetico, quello responsabile delle note pi&#249; pungenti e complesse, mentre a temperature pi&#249; elevate prevale generalmente l&#8217;acido lattico, pi&#249; morbido e delicato.</strong></p><p>&#200; una semplificazione, perch&#233; dietro ci sono decine di specie batteriche e una quantit&#224; enorme di variabili, ma il risultato pratico &#232; molto chiaro. Il licoli esce dal frigorifero con un carattere diverso, pi&#249; deciso, pi&#249; profondo, pi&#249; cattivo. Pi&#249; &#8220;<em>francese</em>&#8221;, se mi concedete il termine.</p><p><span>Personalmente me ne sono accorto facendo la prova pi&#249; semplice che esista: usare lo stesso lievito in due momenti diversi. Una volta appena raddoppiato dopo il rinfresco, l&#8217;altra dopo uno o due giorni di frigorifero. Entrambi fanno lievitare il pane ma non raccontano la stessa storia.</span></p><p>Il primo produce un pane pi&#249; dolce, pi&#249; lattico. Il secondo aggiunge quella leggera vena acidula che io ricerco nella baguette au levain. Non un&#8217;acidit&#224; invadente, che copre tutto il resto, ma quella sottile tensione aromatica che rende il pane pi&#249; lungo al palato e gli conferisce una personalit&#224; ben riconoscibile. <em>E personalmente mi ha fatto salivare di pi&#249;</em>.</p><p><span>Sono argomenti molto pi&#249; complessi di cos&#236; e potremmo parlarne per giorni. Ma </span><em><span>Lieviti e Parole</span></em><span> ha l&#8217;obiettivo di portarvi in laboratorio con strumenti pratici. Questa &#232; una di quelle prove che vi consiglio di fare almeno una volta. Preparate due pani identici, cambiando solo il momento in cui utilizzate il licoli. Sar&#224; il vostro palato, pi&#249; di qualsiasi libro, a raccontarvi cosa pu&#242; fare una semplice notte in frigorifero.</span></p><div><hr></div><p><span>C&#8217;&#232; per&#242; un ultimo passaggio fondamentale</span><strong><span>, il frigorifero non sostituisce il raddoppio del lievito. Lo rimanda.</span></strong></p><p>Quando estraete il licoli dal frigorifero non utilizzatelo immediatamente. Lasciategli il tempo di risvegliarsi e di completare quello sviluppo che il freddo aveva semplicemente rallentato. <strong>Nel mio caso, mentre scrivo queste righe &#232; il 1&#176; agosto e fuori ci sono 36 &#176;C.</strong> Praticamente stiamo vivendo dentro una gigantesca <em>cella di lievitazione mondiale</em>. In queste condizioni il mio licoli, una volta uscito dal frigorifero, ha impiegato circa due ore per raggiungere il raddoppio del volume.</p><p>Se invece lavorate in inverno, oppure in un laboratorio a 20-22 &#176;C, servir&#224; inevitabilmente pi&#249; tempo, oppure usate delle tecniche conosciute (cella di lievitazione, forno con luce accesa ecc&#8230;). Non preoccupatevi dell&#8217;orologio ma preoccupatevi del lievito. Il parametro da osservare resta sempre lo stesso: il raddoppio del volume.</p><p><span>&#200; quello il momento in cui il licoli esprime la massima attivit&#224; fermentativa ed &#232; pronto per entrare nell&#8217;impasto. Non importa se ci mette due ore, tre o quattro. Cambiano la stagione, la temperatura e la forza del vostro lievito, ma il principio non cambia, quindi aspettate sempre il suo raddoppio.</span></p><div><hr></div><p><span>Per questa ricetta vi serviranno </span><strong><span>100 grammi di licoli attivo</span></strong><span>, arrivato al raddoppio del volume.</span></p><p><span>La ricetta &#232; la seguente:</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>400 g farina tipo 0 forte (circa 13% di proteine)</span></p><p><span>50 g farina tipo 1 forte</span></p><p><span>100 g licoli al raddoppio</span></p><p><span>5 g malto diastasico</span></p><p><span>10 g sale</span></p><p><span>275 g acqua nella prima fase (65% sul totale farine)</span></p><p><span>25-50 g acqua nella seconda fase (70-75% livello finale)</span></p></div><p><em>Ripasso sull&#8217;idratazione: di farina totale ho 400 tipo 0 + 50 tipo 1 + 50 nel licoli, totale 500. L&#8217;acqua &#232; 275 prima fase + 50 nel licoli, totale 325, che &#232; il 65% su 500. Aggiungendo 25 o 50 ovvero l&#8217;acqua della seconda fase arrivo al 70 o 75%. Nel video che vedrete mi sono fermato al 65% (ero a scuola). A casa invece, con calma e relax arrivo al 70-75%.</em></p><p><strong><span>Ho realizzato questo impasto completamente a mano e sono arrivato senza difficolt&#224; al 75% di idratazione, utilizzando tutti i 50 grammi della seconda aggiunta di acqua. Vi spiego il metodo che utilizzo a casa e che trovo estremamente pratico.</span></strong></p><ol><li><p><span>In una ciotola inserite il </span><strong><span>licoli</span></strong><span>, i </span><strong><span>275 grammi di acqua</span></strong><span>, il </span><strong><span>malto</span></strong><span> e il </span><strong><span>mix di farine</span></strong><span>. Se preferite, potete utilizzare anche soltanto la farina tipo 0. Impastate per circa </span><strong><span>5 minuti</span></strong><span>, giusto il tempo necessario a ottenere una massa omogenea, quindi lasciate riposare l&#8217;impasto 30 minuti. &#200; una </span><strong><span>lievitolisi breve</span></strong><span>, sufficiente per iniziare a idratare bene farine e glutine.</span></p></li><li><p><strong><span>Terminato il riposo aggiungete tutta la seconda parte di acqua, quindi 25 o 50 grammi, insieme ai 10 grammi di sale.</span></strong></p></li></ol><p><span>Riprendete a impastare per circa </span><strong><span>5 minuti</span></strong><span>. Arriver&#224; un momento in cui l&#8217;impasto sembrer&#224; quasi sfuggirvi di mano: sar&#224; morbido, appiccicoso e poco gestibile. &#200; proprio l&#236; che dovete fermarvi.</span></p><p>Lasciatelo riposare 5 minuti, senza coprirlo.</p><p><span>Riprendete quindi l&#8217;impasto per altri </span><strong><span>5 minuti</span></strong><span> e concedetegli nuovamente </span><strong><span>5 minuti di riposo</span></strong><span>. Vedrete che, dopo quest&#8217;ultima pausa, basteranno ancora pochi minuti di lavorazione perch&#233; la maglia glutinica si organizzi e l&#8217;impasto si chiuda perfettamente, diventando liscio, elastico e sorprendentemente facile da gestire. Sono arrivato al 75% di acqua con un&#8217;ottima incordatura con ulteriori 5 minuti di impasto e 5 minuti di riposo.</span></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/eb3142c0-f800-4b63-b7d5-b90d3b69a3b5_5712x4284.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c15ac6f5-45f6-4028-a72d-532e9dac4972_5712x4284.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e96622f1-37d3-42c9-bcbf-f248cb572ca8_5712x4284.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3bdcdb3a-2aff-4d1e-8a1c-e94e913e6f34_5712x4284.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d1619571-98eb-42e8-be23-93d20ede4671_5712x4284.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4fcd29de-9004-411f-845c-94a498073dd2_5712x4284.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Gli step dell&#8217;impasto: come si vede dalla seconda foto, ho messo tutta l&#8217;acqua e dopo ripetuti impastamenti e riposi ho raggiunto la consistenza desiderata. Qui ho fatto 3 momenti di impastamento e 3 risposi di 5 minuti.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ac0cad58-2264-451a-9051-44ae95bfd3ab_1456x964.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>In fondo non stiamo facendo altro che applicare un principio che l&#8217;Ing. Dott. </span></a><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>Arnaldo Luraschi</span></a></em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span> insegnava gi&#224; negli anni Cinquanta: dare tempo all&#8217;impasto di assorbire l&#8217;acqua invece di pretendere che sia la forza delle mani a fare tutto il lavoro.</span></a> Durante i riposi la farina continua a idratarsi, il glutine si organizza spontaneamente e quello che pochi minuti prima sembrava ingestibile diventa improvvisamente docile.<strong> </strong>Non abbiate fretta. In panificazione il tempo &#232; spesso l&#8217;ingrediente che lavora meglio.</p><ol start="3"><li><p><span>Terminato l&#8217;impasto lasciatelo riposare ancora </span><strong><span>10 minuti</span></strong><span>, quindi eseguite </span><strong><span>due giri di pieghe</span></strong><span>, intervallati da </span><strong><span>15 minuti</span></strong><span> di riposo.</span></p></li><li><p><span>A questo punto trasferite l&#8217;impasto in una </span><strong><span>terrina leggermente oliata</span></strong><span>, lasciatelo </span><strong><span>30 minuti a temperatura ambiente</span></strong><span> e poi riponetelo in frigorifero.</span></p></li><li><p><span>Qui avr&#224; inizio la </span><strong><span>puntata a freddo</span></strong><span>, che potr&#224; durare </span><strong><span>da un minimo di 12 a un massimo di 18 ore</span></strong><span>, pronta per accompagnarci alla fase successiva: la formatura della baguette au levain.</span></p></li></ol><div><hr></div><ol start="6"><li><p>Riprendiamo dal frigo l&#8217;impasto e per prima cosa <strong>lasciamolo 15 minuti a temperatura ambiente</strong>. Non serve che torni completamente a temperatura: gli diamo semplicemente il tempo di perdere un po&#8217; della rigidit&#224; acquisita in frigorifero.</p></li><li><p>A questo punto dividiamo l&#8217;impasto in pezzi da <strong>250 grammi</strong>. &#200; una pezzatura molto vicina a quella della baguette tradizionale francese, che generalmente pesa circa 300-330 grammi ed &#232; lunga 55-65 cm, anche se il peso non &#232; fissato per legge e pu&#242; variare in base alle consuetudini locali. </p></li></ol><p>Naturalmente nulla vieta di realizzare baguette da 300 o 350 grammi, fate per&#242; attenzione alle dimensioni del vostro forno: una baguette francese supera facilmente i 60 cm di lunghezza, mentre molti forni di casa non arrivano a ospitarla. In questi casi conviene realizzare baguette un po&#8217; pi&#249; corte oppure leggermente pi&#249; pesanti, senza preoccuparsi troppo dell&#8217;ortodossia. La cosa importante non &#232; copiare il centimetro in pi&#249; o in meno, ma rispettare la filosofia della baguette: un pane allungato, con un elevato rapporto tra crosta e mollica, capace di sviluppare quella croccantezza che la rende unica. Ora formiamo le baguette.</p><ol start="8"><li><p>La formatura si costruisce in tre passaggi, lasciando ogni volta che sia il glutine a rilassarsi. Cercare di ottenere subito la baguette definitiva significa quasi sempre strapparne la struttura.</p></li></ol><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d8d03c93-1297-4175-9d24-8b27c9511ba3_3024x3326.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ad9d270f-a80d-4da1-b5b5-85920463b5d5_3024x3359.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f0c8c84e-fce1-42fe-be8e-630f0e3f9d0e_3024x4032.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Le prime due formature: tonda e pre allungata.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d68d16d0-93f1-4028-9d05-13dfbb7145ea_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><strong>Preforma tonda: ogni pezzo viene arrotondato delicatamente fino a ottenere una piccola pagnotta.</strong></p><p>Attenzione per&#242;: non va stretta come una pallina da pizza. La chiusura deve rimanere morbida, appena accennata. Lo scopo non &#232; creare tensione definitiva, ma semplicemente organizzare l&#8217;impasto. <strong>Terminata la preforma lasciamo riposare 10 minuti.</strong></p><p>Questo riposo &#232; fondamentale. La maglia glutinica ha bisogno di rilassarsi prima della lavorazione successiva. Se provassimo ad allungare immediatamente la pasta, questa opporrebbe resistenza e tenderemmo inevitabilmente a strapparla. Una volta un fornaio mi disse:</p><p><em>&#8220;Io non aspetto mica dieci minuti&#8230;&#8221; </em>Ed &#232; vero.</p><p>Solo che lui forma cinquanta baguette ogni mattina. Tra la prima e l&#8217;ultima passano naturalmente pi&#249; di dieci minuti, quindi quel riposo lo fa senza nemmeno accorgersene. Se invece voi ne state preparando tre, quei dieci minuti dovete concederglieli volontariamente.</p><p><strong>Preforma allungata: riprendiamo la pallina e schiacciamola molto delicatamente al centro con le dita, formando una leggera fossetta.</strong></p><p>A questo punto ripieghiamo il bordo superiore verso il centro e sigilliamo appena con il palmo della mano, ottenendo un piccolo cilindro. Non stiamo ancora facendo la baguette. Di nuovo, 10 minuti di riposo.</p><p><strong>Formatura definitiva: riprendiamo il cilindro e premiamo ancora una volta il bordo superiore verso il centro e sigilliamo delicatamente il filone.</strong></p><div class="native-video-embed" data-component-name="VideoPlaceholder" data-attrs="{&quot;mediaUploadId&quot;:&quot;b047a6eb-a297-4fe9-a0c2-f9f73a05a593&quot;,&quot;duration&quot;:null}"></div><p></p><p>Con entrambe le mani iniziamo quindi a far rotolare l&#8217;impasto sul banco con movimenti leggeri, partendo dal centro e accompagnandolo progressivamente verso le estremit&#224;.</p><p>L&#8217;obiettivo non &#232; schiacciare la baguette, ma allungarla poco per volta, distribuendo uniformemente la tensione fino a ottenere il classico filone con le estremit&#224; leggermente appuntite. Lasciate che sia la pasta ad allungarsi.</p><p>Se oppone troppa resistenza, non insistete con la forza. Fermatevi un minuto e poi riprendete.</p><p>Una volta formate tutte le baguette disponetele su un telo ben infarinato, creando una piega di tessuto tra una baguette e l&#8217;altra in modo che possano sostenersi reciprocamente senza perdere la forma.</p><p>A questo punto sono pronte per l&#8217;ultima lievitazione, chiamata appretto, che precede le incisioni e la cottura.</p><ol start="9"><li><p><strong>Siamo arrivati all&#8217;appretto, l&#8217;ultima lievitazione della nostra baguette.</strong> L&#8217;appretto inizia nel momento in cui terminiamo la formatura e si conclude pochi istanti prima della cottura, con le incisioni sulla superficie dell&#8217;impasto.</p></li></ol><p>Rispetto alla baguette preparata con poolish o con il metodo diretto in autolisi, qui i tempi si allungano. Il lievito madre ha un ritmo diverso, pi&#249; lento e graduale, e questa &#232; proprio una delle sue caratteristiche. <strong>Per questa ricetta considero ideale un appretto di circa due ore a temperatura ambiente</strong>, semplicemente coprendo le baguette con il telo su cui stanno lievitando. Non cerco temperature elevate n&#233; camere di lievitazione: lascio che il tempo faccia il suo lavoro.</p><p>Dopo circa due ore noterete che le baguette saranno cresciute, ma non avranno raddoppiato il loro volume. Ed &#232; esattamente quello che vogliamo.</p><p>Una baguette non deve arrivare al forno completamente lievitata. Deve entrarci ancora &#8220;<em>giovane</em>&#8221;, con una buona riserva di energia fermentativa. Sar&#224; proprio questa spinta residua, insieme al calore del forno, a dare il famoso forno-spring, l&#8217;ultimo sviluppo che permette alle incisioni di aprirsi in modo netto e regolare, formando la classica grigne francese.</p><p>Prima di infornare vi lascio un piccolo trucco che utilizzo spesso.</p><p><strong>Quando l&#8217;appretto &#232; terminato, mettete le baguette 15-20 minuti in frigorifero</strong>. Questo breve raffreddamento rende la superficie leggermente pi&#249; consistente, facilitando moltissimo l&#8217;incisione con la lama. Inoltre, il contrasto tra impasto freddo e forno molto caldo contribuisce a ottenere una spinta ancora pi&#249; decisa nei primi minuti di cottura.</p><ol start="10"><li><p>Per la cottura utilizzo un metodo molto semplice. Sollevo delicatamente il telo e lo tiro: le baguette si separano naturalmente una dall&#8217;altra. Le trasferisco sulla pala, eseguo le incisioni e le inforno direttamente sulla pietra refrattaria gi&#224; ben calda.</p></li></ol><p><strong>Il forno &#232; preriscaldato a 250 &#176;C in modalit&#224; statica</strong>. Nei primi secondi creo un&#8217;abbondante umidit&#224; vaporizzando acqua con uno spruzzino sulle pareti del forno oppure utilizzando il sistema che preferite per generare vapore.</p><p><strong>Cuocio 10 minuti a 250 &#176;C, abbasso la temperatura a 220 &#176;C e proseguo la cottura per altri 10 minuti</strong>, fino a ottenere una crosta ben colorita, croccante e ricca di sfumature.</p><p>A quel punto non resta che sfornarle e, finalmente, avete tra le mani una vera <em>baguette au levain</em>: un pane che richiede pi&#249; tempo, pi&#249; attenzione e qualche errore in pi&#249;, ma che riesce a racchiudere in una crosta sottile e in una mollica viva tutta la profondit&#224; della grande panificazione francese.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/129cfe47-a64a-4484-874e-e86a2398a47f_3024x3312.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bf37931a-c06c-433d-ae00-eb984ccd6a17_3024x2920.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Verso la fase finale: qui le ho preparate nel telo infarinato e poi dopo l&#8217;appretto ho tirato il telo in maniera da staccarle. Nel prossimo articolo vedremo i tagli e la cottura.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fb677352-3261-4110-90b9-ee751d302477_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div><hr></div><p><em>Tra fotografie, schemi e video questa newsletter &#232; gi&#224; arrivata al limite&#8230; e sinceramente non volevo sacrificarne una parte solo per farci stare tutto. Per questo la baguette au levain si conclude qui&#8230; almeno per ora.</em></p><p><em>Prima di Ferragosto pubblicher&#242; la seconda parte, nella quale vedremo la variante a lievitazione mista, con lievito madre e una piccola quantit&#224; di lievito di birra, e la versione con poolish. Alla fine avrete cos&#236; a disposizione tre metodi diversi per realizzare la baguette: lievitazione mista, poolish e levain. Tre strade differenti, tre caratteri diversi, ma un unico pane.</em></p><p><em>Come sempre, una parte degli approfondimenti sar&#224; riservata agli abbonati di Lieviti e Parole. Con 5 euro al mese sostenete questo progetto indipendente e avete accesso ai contenuti esclusivi, oltre a una scontistica dedicata sui miei libri e sul materiale didattico.</em></p><p><em>Se vi va di continuare questo viaggio insieme, vi aspetto.</em></p><p><em>A prima di Ferragosto.</em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://giafons.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tartine Bread de noialtri]]></title><description><![CDATA[Spoiler: un pane al freddo per tanto tempo]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/tartine-bread-de-noialtri</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/tartine-bread-de-noialtri</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 11:35:10 GMT</pubDate><enclosure url="https://images.unsplash.com/photo-1612136435731-ad3e522eac01?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwxOXx8dGFydGluZSUyMGJyZWFkfGVufDB8fHx8MTc4NDMxOTIxM3ww&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Negli ultimi due mesi abbiamo attraversato la scuola francese della panificazione.</span></p><p><span>Abbiamo conosciuto il </span><strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/poolish-il-liquido-del-nord?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>poolish</span></a></strong><span>, imparato </span><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>l&#8217;</span></a><strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>autolisi</span></a></strong><span>, siamo entrati nel mondo del </span><strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/levain-brodo-primordiale?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>levain</span></a></strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/levain-brodo-primordiale?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>, il lievito madre liquido</span></a><span>, e abbiamo visto come gestirlo, rinfrescarlo e trasformarlo in una pagnotta.</span></p><p>Ora per&#242; manca l&#8217;ultimo tassello, quello che, paradossalmente, non nasce in Francia ma che negli ultimi vent&#8217;anni ha cambiato il modo in cui mezzo mondo guarda il pane a lievitazione naturale. Sto parlando del <em>Tartine Bread</em>. &#200; curioso. Stiamo per concludere un percorso dedicato alla baguette francese, ma per arrivarci dobbiamo prima fare una deviazione a <em>San Francisco</em>.</p><p>Perch&#233; oggi, se entrate in una micro bakery, in un forno artigianale di nuova generazione o in uno dei tanti laboratori che stanno nascendo nelle grandi e piccole citt&#224;, troverete quasi sempre un pane con la crosta molto scura, una mollica estremamente aperta e una lunga fermentazione a lievito madre. Molti non lo sanno, ma dietro quella pagnotta c&#8217;&#232; quasi sempre un&#8217;influenza precisa: <strong>Chad Robertson e il suo Tartine Bread</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://images.unsplash.com/photo-1612136435731-ad3e522eac01?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwxOXx8dGFydGluZSUyMGJyZWFkfGVufDB8fHx8MTc4NDMxOTIxM3ww&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://images.unsplash.com/photo-1612136435731-ad3e522eac01?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwxOXx8dGFydGluZSUyMGJyZWFkfGVufDB8fHx8MTc4NDMxOTIxM3ww&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080 424w, 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Fondatore della celebre <em>Tartine Bakery</em> di San Francisco insieme alla moglie <em>Elisabeth Prueitt</em>, ha contribuito a <em>riportare</em> il pane a lievitazione naturale al centro dell&#8217;attenzione mondiale. Dopo aver studiato e lavorato anche in Europa, in particolare in Francia, ha sviluppato un metodo personale basato su <strong>levain giovane, alta idratazione, lunghe maturazioni e cotture molto spinte</strong>, con l&#8217;obiettivo di ottenere un pane dal gusto profondo, ricco di aromi e con una crosta intensamente caramellata. Il suo libro <em>Tartine Bread</em> (2010) &#232; considerato una delle opere che hanno maggiormente influenzato la nascita delle moderne micro bakery e la diffusione del pane a lievitazione naturale in tutto il mondo. Pi&#249; che inventare nuove tecniche, <em>Robertson</em> ha saputo reinterpretare la tradizione francese della panificazione in un linguaggio contemporaneo, dimostrando che il vero ingrediente segreto del pane non &#232; una ricetta, <em>ma il tempo</em>.</p><p><em>Robertson</em> ha raccontato pi&#249; volte che il suo obiettivo non era complicare il pane, ma costruire un metodo che gli permettesse di lavorare di giorno. <em>Amava il surf e non voleva vivere le notti tipiche del panificatore tradizionale</em>. Cos&#236; inizi&#242; a riorganizzare completamente i tempi della fermentazione, sfruttando il freddo, il lievito madre e una gestione dell&#8217;impasto che gli consentisse di adattare il pane alla vita, e non la vita al pane. Da questa esigenza personale nacque uno dei metodi pi&#249; copiati della panificazione contemporanea.</p><p>Dentro quel metodo non c&#8217;&#232; soltanto uno stile di vita. C&#8217;&#232; un&#8217;intuizione tecnica straordinaria: utilizzare un levain giovane, un&#8217;elevata idratazione, lunghe maturazioni e una cottura molto spinta per ottenere una crosta color mogano, quasi bruciata, ricca di aromi di tostatura e una mollica umida e gelatinosa. <strong>Nel libro </strong><em><strong>Tartine Bread</strong></em><strong> Robertson descrive un pane al 75% di idratazione nella formula del libro, ma che nella produzione della bakery arriva spesso all&#8217;85% e oltre, con fermentazioni complessive vicine alle 30 ore.</strong></p><div><hr></div><p><em><span>Una nota prima di proseguire. Approfondendo la figura di Chad Robertson emergono inevitabilmente anche aspetti legati alla sua attivit&#224; imprenditoriale: articoli che parlano di controversie con alcuni dipendenti, dell&#8217;espansione della Tartine Bakery e perdita di qualit&#224;, di locali aperti e successivamente chiusi e di tutte quelle dinamiche che spesso accompagnano chi raggiunge una notoriet&#224; mondiale. Personalmente non &#232; questo ci&#242; che mi interessa analizzare. La fama &#232; una compagna difficile e, nel mondo di oggi, spesso l&#8217;immagine genera pi&#249; valore economico del prodotto stesso. A me interessa un&#8217;altra cosa: il pane. Mi interessa capire come Robertson abbia pensato il tempo, la fermentazione, il levain e la costruzione di un metodo che ha influenzato una generazione di panificatori. L&#8217;imprenditore lo lascio a chi si occupa di economia.</span></em></p><div><hr></div><p>Detto ci&#242; &#232; proprio dal pane che ripartiremo. Perch&#233; prima di arrivare alla <strong>baguette au levain</strong>, voglio mostrarvi come la filosofia del <em>Tartine Bread</em> abbia cambiato il modo moderno di interpretare il lievito madre, anche perch&#233; Robertson non nasce innamorato del pane. <strong>Nasce innamorato della fermentazione naturale.</strong> In diverse interviste racconta che la folgorazione avvenne nei primi anni Novanta, durante una visita al panificatore <em>Richard Bourdon</em>, quando rimase colpito dal profumo del lievito naturale. Da quel momento inizi&#242; un percorso di studio che lo port&#242; anche in Francia, dove impar&#242; approcci diversi alla panificazione.</p><p>Questa &#232; la prima chiave per capire <em>Tartine</em>: <strong>il suo pane non nasce dall&#8217;ossessione per l&#8217;alveolo. Nasce dall&#8217;ossessione per il gusto </strong>e per ottenerlo serve s&#236; un buon grano, ma serve soprattutto<strong> </strong><em>tempo</em><strong>.</strong></p><p>Prima raccontavo la leggenda del <em>Robertson surfista</em> che organizzava il pane per poter andare in mare la mattina. La realt&#224; &#232; un po&#8217; pi&#249; sfumata. Robertson ama davvero il surf, ma il motivo principale della sua organizzazione era produrre pane <strong>durante il giorno</strong>, davanti ai clienti, evitando il classico turno notturno del panettiere. Per lui il pane doveva essere cotto in tempo reale, ancora caldo, con i clienti che potessero assistere al processo <em>(C&#233;dric a Parigi insegna).</em></p><p>Anche questa, se ci pensate, &#232; una rivoluzione, per secoli il panettiere &#232; stato una figura notturna ed ora lo si vuol portare alla luce del sole. Questa <em>devampirizzazione</em> la analizzeremo bene pi&#249; avanti in <em>Lieviti e Parole</em>.</p><p><span>Pi&#249; che parlare di tecnica, Robertson parla continuamente di </span><strong><span>grano</span></strong><span>, di agricoltori, di farine vive e di fermentazione come strumento per aggiungere sapore. Dice apertamente che il suo obiettivo non &#232; fare un pane complicato, ma </span><strong><span>tirare fuori il massimo dal cereale</span></strong><span>. Per questo insiste tanto su fermentazioni lunghe, alte idratazioni e lievito naturale, ritenendo che siano gli strumenti migliori per costruire gusto.</span></p><p>Infine c&#8217;&#232; una scelta che personalmente apprezzo moltissimo. Nel 2010 pubblica <em>Tartine Bread</em> e decide di spiegare praticamente <em>tutto</em> e la ricetta del suo <em>Country Bread</em> occupa quasi quaranta pagine. Molti gli dissero che stava regalando il proprio segreto, lui fece esattamente il contrario e trasform&#242; il suo metodo in patrimonio comune. &#200; questo il motivo per cui oggi quasi ogni micro bakery occidentale, direttamente o indirettamente, deve qualcosa a <em>Chad Robertson</em>. Non tanto per la ricetta, quanto per aver dimostrato che un pane ad alta idratazione, a lunga fermentazione e cotto con una crosta volutamente molto scura poteva diventare un nuovo linguaggio della panificazione contemporanea. Forse oggi qualcuno realizza un pane pi&#249; buono del <em>Tartine Bread</em> ma l&#8217;intuizione che ha cambiato il modo di leggere il pane a lievitazione naturale porta il nome di <em>Chad Robertson</em>. Un pianista pu&#242; interpretare <em>Beethoven</em> in modo straordinario, ma la sinfonia resta di <em>Beethoven</em>.</p><p>&#200; proprio sul <em>gusto</em> che parlavamo prima, secondo me, si ricongiunge con la scuola francese.<strong> <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Raymond Calvel </a></strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">(1913-2005, </a><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">vedi newletter Autolisi</a></em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">)</a> considerato il padre della panificazione francese moderna e ideatore dell&#8217;autolisi, cercava di restituire sapore al frumento riducendo l&#8217;ossidazione. <em>Robertson</em> cerca di restituire sapore al frumento lasciando parlare fermentazione e tempo.</p><p>Sono due strade diverse, nate in epoche diverse, ma entrambe portano allo stesso punto: <strong>fare un pane in cui il protagonista sia il gusto del grano </strong><em>e tirarlo fuori non &#232; facile.</em></p><p><span>Vediamo come fare.</span></p><div><hr></div><p><em>Chad Robertson</em> non inventa una tecnica rivoluzionaria. Il levain esiste da secoli, l&#8217;autolisi era gi&#224; stata codificata da <em>Raymond Calvel</em>, le pieghe erano gi&#224; utilizzate da molti panificatori e le lunghe fermentazioni erano parte della tradizione europea. La sua vera intuizione &#232; mettere insieme tutti questi elementi in un sistema semplice, coerente e soprattutto ripetibile, capace di adattarsi alla vita del panificatore moderno.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>La formula, del resto, &#232; essenziale. Utilizza circa il 90% di farina bianca e il 10% di farina integrale, un levain giovane inserito attorno al 20% sulla farina totale, un&#8217;idratazione che nel libro si aggira intorno al 75%, ma che considerando anche l&#8217;acqua contenuta nel levain arriva all&#8217;80%. Il sale rimane attorno al classico 2%.</span></p></div><p><span>A leggere questi numeri non sembra esserci nulla di particolarmente innovativo ma analizziamole.</span></p><p><strong>La prima caratteristica del metodo &#232; il levain</strong>. Robertson non ricerca un lievito madre molto acido come nella tradizione storica di <em>San Francisco</em>. Al contrario, preferisce un levain giovane, nel pieno della sua attivit&#224; fermentativa, capace di sviluppare forza e profumi senza coprire il gusto del frumento con un&#8217;eccessiva acidit&#224;. &#200; una scelta che mette al centro il cereale e non il fermento.</p><p>Anche l&#8217;impastamento segue la stessa filosofia. <strong>La macchina lavora pochissimo.</strong> Non si cerca il glutine attraverso lunghi minuti di impastatrice, ma attraverso il tempo. L&#8217;autolisi prepara la farina, poi l&#8217;impasto viene rinforzato con una serie di pieghe durante la fermentazione. &#200; il tempo che costruisce la struttura, non la forza meccanica. In questo si ritrova chiaramente l&#8217;influenza del pensiero di <em>Calvel</em>: meno ossidazione e meno stress per la pasta.</p><p>Persino la fermentazione viene letta in modo diverso rispetto alla panificazione tradizionale. <strong>Robertson non aspetta mai che l&#8217;impasto raddoppi.</strong> Gli basta un aumento di volume del 20-30%, perch&#233; sa che gran parte dello sviluppo avverr&#224; successivamente durante l&#8217;appretto e soprattutto nei primi minuti di cottura. &#200; un modo completamente diverso di osservare la pasta, che non viene giudicata solo dal volume ma dal suo equilibrio complessivo. Questa tecnica ho scoperto essere un metodo<em> molto francese</em>, vedendo personalmente baguette infornate giovani (cio&#232; a mio parere indietro di lievitazione) sviluppare tantissimo in cottura. </p><p><strong>Infine arriva la cottura</strong>, probabilmente l&#8217;aspetto che pi&#249; ha influenzato la panificazione contemporanea. La crosta del <em>Tartine Bread</em> &#232; volutamente molto scura, quasi color mogano. <strong>Per molti &#232; addirittura troppo cotta, ma </strong><em><strong>Robertson</strong></em><strong> la considera parte integrante del gusto del pane.</strong> &#200; l&#236; che si sviluppano gli aromi della caramellizzazione e delle reazioni di Maillard, &#232; l&#236; che il pane acquista profondit&#224;, carattere e complessit&#224;. Una crosta troppo chiara, secondo la sua visione, significa semplicemente rinunciare a una parte del sapore (cuocere il pane &#8220;bianco&#8221; &#232; una tecnica <em>molto italiana</em>).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!WVgu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F32f1234e-9d8f-445e-9b2c-e8357a2dc5fc_4284x5712.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!WVgu!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F32f1234e-9d8f-445e-9b2c-e8357a2dc5fc_4284x5712.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Il tipico effetto della lunga maturazione in frigo, crosta scura piena di queste micro vesciche dette <em><span>crust blisters, le analizzeremo&#8230;</span></em></figcaption></figure></div><p></p><div><hr></div><p><strong>Entriamo pi&#249; nel dettaglio e partiamo dalla crosta</strong>, probabilmente il suo tratto pi&#249; riconoscibile. Quella colorazione intensa, quasi color mogano, con piccole bolle e una superficie fortemente caramellata, non nasce per caso. &#200; il risultato di due fattori che lavorano insieme. Da una parte una lunga maturazione in frigorifero, dall&#8217;altra una cottura molto decisa, con temperature elevate e tempi pi&#249; lunghi rispetto a quelli che normalmente utilizziamo.</p><p>Durante la lunga permanenza al freddo l&#8217;impasto continua lentamente a trasformarsi. Gli enzimi della farina proseguono il loro lavoro scomponendo parte degli amidi in zuccheri pi&#249; semplici, mentre lieviti e batteri lattici, pur rallentati dalla temperatura di 4-6 &#176;C, continuano una lenta attivit&#224; fermentativa. Non &#232; una fermentazione intensa come a temperatura ambiente, ma una maturazione molto pi&#249; controllata. <strong>Questo significa accumulare aromi, sviluppare profumi pi&#249; complessi e mettere a disposizione della cottura una maggiore quantit&#224; di zuccheri che, una volta entrati in forno, parteciperanno alle reazioni di Maillard e alla caramellizzazione della crosta.</strong> &#200; proprio qui che nasce quel colore cos&#236; intenso e quel profumo quasi tostato che caratterizza il <em>Tartine Bread</em>. La letteratura scientifica sulla panificazione conferma che la fermentazione prolungata modifica il profilo aromatico del pane grazie alla produzione di composti volatili da parte di lieviti e batteri lattici e alla continua attivit&#224; enzimatica della farina. Non rende automaticamente il pane &#8220;pi&#249; digeribile&#8221;, come spesso si sente dire, ma certamente pu&#242; renderlo <strong>pi&#249; ricco dal punto di vista sensoriale</strong>, aumentando complessit&#224; aromatica, gusto e piacevolezza.</p><p>E qui apro una parentesi. La lunga maturazione non va confusa con la digeribilit&#224;. <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/orizzonte-degli-eventi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Su questo argomento abbiamo gi&#224; ragionato in una newsletter dedicata </a><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/orizzonte-degli-eventi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">all&#8217;orizzonte degli eventi</a></em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/orizzonte-degli-eventi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">.</a> Le lunghe soste in frigorifero non trasformano magicamente un pane in un alimento pi&#249; digeribile. Le trasformazioni degli amidi e delle proteine durante queste maturazioni esistono, ma sono quantitativamente limitate e non giustificano le affermazioni assolute che spesso leggiamo. <strong>Quello che cambia davvero &#232; un&#8217;altra cosa: il gusto</strong>. Cambia il profumo. Cambia l&#8217;equilibrio aromatico. Cambia il piacere di mangiare quel pane.</p><p><strong>Altro elemento cardine &#232; l&#8217;alta idratazione. </strong>Qui bisogna fare attenzione, perch&#233; spesso si pensa che pi&#249; acqua significhi automaticamente pane migliore, ma non &#232; cos&#236;. L&#8217;acqua non &#232; un obiettivo ma uno strumento. Portare un impasto al 75, 80 o addirittura oltre l&#8217;85% significa dare agli enzimi e al glutine un ambiente molto pi&#249; favorevole per lavorare. L&#8217;impasto diventa pi&#249; estensibile, gli alveoli possono svilupparsi con maggiore facilit&#224; e la mollica assume quella consistenza umida, lucida e quasi gelatinosa che ha reso celebre il <em>Tartine Bread</em>. Naturalmente tutto questo richiede farine capaci di sostenere queste quantit&#224; d&#8217;acqua e una manualit&#224; adeguata. Altrimenti l&#8217;alta idratazione non &#232; pi&#249; un vantaggio e diventa un impasto ingestibile.</p><p><strong>L&#8217;ultimo ingrediente, quello che secondo me &#232; il vero protagonista del metodo, &#232; il tempo</strong>. L&#8217;impasto pu&#242; essere preparato durante la giornata, quando &#232; pi&#249; comodo. Poi viene affidato al frigorifero, dove pu&#242; maturare dodici, ventiquattro e, in alcune gestioni, anche trentasei ore. Il freddo diventa uno strumento organizzativo prima ancora che tecnologico. Permette al panificatore di lavorare di giorno, di distribuire meglio il lavoro e, contemporaneamente, di ottenere un pane pi&#249; ricco di profumi e di carattere.</p><p>Forse &#232; proprio questa l&#8217;eredit&#224; pi&#249; importante del <em>Tartine Bread</em>. Non aver inventato un nuovo pane, ma aver insegnato a un&#8217;intera generazione di panificatori che il tempo non &#232; un ostacolo da combattere ma un ingrediente della ricetta, <em>pertanto arriviamo alla ricetta.</em></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6108e8ce-3c9c-491f-8a3c-6b5b3c66ca99_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0b98bd52-14b6-4331-b61e-6645d7abedcb_4284x3943.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9af446ef-c616-4d9a-a7b5-ad2fc5e5d7a6_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Stessa ricetta ma tempi di maturazione in frigorifero diversi, evidente &#232; la colorazione della crosta e non si capisce dalla foto ma assaggiandoli sprigionano aromi completamente diversi.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3d6fa49a-38a4-4e90-95bb-eaf3cfaa117f_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div><hr></div><p><span>Come avrete ormai capito, la ricetta in s&#233; &#232; quasi la parte pi&#249; semplice. Il vero lavoro lo abbiamo fatto nelle settimane precedenti, imparando a costruire e leggere il nostro lievito madre liquido.</span></p><p>Per questa pagnotta <em>con variante baguette</em> ci servir&#224; quindi un <strong>licoli attivo, rinfrescato e al suo massimo sviluppo</strong>, cio&#232; nel momento in cui ha raddoppiato il proprio volume. <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/lo-psicologo-del-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Se avete qualche dubbio sulla sua gestione, trovate tutta la spiegazione nella newsletter dedicata al rinfresco.</a></em></p><p><span>La percentuale di lievito che utilizzeremo sar&#224; del </span><strong><span>20% sulla farina totale</span></strong><span>, una dose che permette di affrontare senza problemi una lunga maturazione in frigorifero e di sviluppare tutti quei profumi che caratterizzano questo metodo. </span></p><p></p><p><span>La nostra pagnotta/baguette sar&#224; composta da:</span></p><blockquote><p><strong><span>100 g di lievito madre liquido</span></strong></p><p><strong><span>400 g di farina tipo 0 forte</span></strong><span> (13,5-14% di proteine)</span></p><p><strong><span>50 g di farina integrale forte</span></strong><span> (circa 14% di proteine)</span></p><p><strong>275 g di acqua</strong> nella prima fase di impasto <em>(65% di idratazione sulla farina totale)</em></p><p><strong><span>5 g di malto diastasico in polvere</span></strong></p><p><strong>25-50 g di acqua</strong> nella seconda fase di impasto <em>(con 25 g raggiungiamo il 70% di idratazione, con 50 g raggiungiamo il 75% di idratazione)</em></p><p><strong><span>10 g di sale</span></strong></p></blockquote><p></p><p>La scelta di utilizzare una piccola percentuale di farina integrale non &#232; casuale. <em>Robertson</em> utilizza proprio questo principio nel suo <em>Country Bread</em>: una quota contenuta di farina integrale (potete sceglierla di qualsiasi cereale, come farro o segale) arricchisce il profilo aromatico dell&#8217;impasto, aumenta leggermente l&#8217;attivit&#224; enzimatica e conferisce al pane una maggiore complessit&#224; senza rinunciare alla leggerezza e all&#8217;alveolatura della farina bianca.</p><p>Anche l&#8217;acqua segue la filosofia che abbiamo gi&#224; incontrato con <em>ciabatta</em>, <em>poolish</em> e <em>autolisi</em>. Non inseriamo tutta l&#8217;idratazione all&#8217;inizio, ma costruiamo prima una buona struttura dell&#8217;impasto e solo successivamente, se la farina e la nostra manualit&#224; lo consentono, aggiungiamo gradualmente l&#8217;acqua rimanente. In questo modo l&#8217;impasto sar&#224; molto pi&#249; semplice da gestire e riusciremo a raggiungere idratazioni elevate senza compromettere la formazione della maglia glutinica.</p><div><hr></div><p>Adesso che abbiamo tutti gli ingredienti sul banco possiamo finalmente entrare nel cuore del metodo <em>Tartine</em> e vedere, passo dopo passo, come questi elementi si trasformano in una baguette a lievitazione naturale.</p><ol><li><p><span>In una ciotola inseriamo il lievito madre liquido, le due farine, il malto diastasico e la prima parte di acqua, pari a 275 g. Impastiamo per circa 5 minuti, giusto il tempo necessario a ottenere una massa omogenea. Non cerchiamo ancora una maglia glutinica perfettamente sviluppata: ci basta che tutta la farina sia ben idratata.</span></p></li><li><p><span>A questo punto lasciamo riposare l&#8217;impasto per </span><strong><span>un&#8217;ora</span></strong><span>.</span></p></li></ol><p><span>Questo passaggio prende il nome di </span><strong><span>lievitolisi</span></strong><span> ed &#232; particolarmente indicato quando si utilizza il lievito madre. Durante questo tempo la farina continua a idratarsi, gli enzimi iniziano il loro lavoro, il glutine comincia a organizzarsi spontaneamente e il levain avvia lentamente la fermentazione. In pratica, ancora una volta, lasciamo che sia il tempo a lavorare al posto della macchina.</span></p><ol start="3"><li><p><span>Terminata la lievitolisi riprendiamo l&#8217;impasto aggiungendo </span><strong><span>il sale</span></strong><span> e iniziamo una delle tecniche pi&#249; importanti della panificazione moderna: il </span><strong><span>bassinage</span></strong><span>.</span></p></li></ol><p><span>Il termine francese significa letteralmente &#8220;abbeverare&#8221; l&#8217;impasto e consiste nell&#8217;inserire la seconda parte di acqua </span><strong><span>poco alla volta</span></strong><span>, aspettando che ogni aggiunta venga completamente assorbita prima di procedere con la successiva.</span></p><p><span>Non abbiate fretta.</span></p><p><span>Aggiungete una piccola quantit&#224; di acqua, lasciate che l&#8217;impasto la incorpori, concedetegli anche un breve riposo di qualche minuto se necessario e poi ripartite. Man mano che la struttura diventa pi&#249; stabile potrete aumentare leggermente la velocit&#224; dell&#8217;impastamento, sia a mano sia con la planetaria.</span></p><p><span>&#200; una tecnica che richiede pazienza ma che permette di raggiungere idratazioni elevate mantenendo una maglia glutinica forte e ben organizzata.</span></p><p>Una volta terminato il bassinage, la nostra baguette avr&#224; un&#8217;idratazione finale compresa tra il <strong>70 e il 75%</strong>, a seconda della quantit&#224; di acqua che avrete deciso di aggiungere. Naturalmente questo non rappresenta un limite. Se avete una farina molto forte, una buona manualit&#224; e una certa esperienza nella gestione degli impasti molto idratati, potrete spingervi tranquillamente fino all&#8217;<strong>80% di idratazione</strong>, entrando pienamente nella filosofia del <em>Tartine Bread.</em></p><ol start="4"><li><p><span>Completato l&#8217;impasto concedetegli ancora </span><strong><span>10 minuti di riposo</span></strong><span>.</span></p></li></ol><p><span>Da questo momento la struttura &#232; ormai costruita.</span></p><p><span>Inizia ora una delle fasi pi&#249; importanti di tutto il metodo: quella delle pieghe, dove il glutine continuer&#224; a rinforzarsi sfruttando soprattutto il tempo e pochissima energia meccanica.</span></p><ol start="5"><li><p><span>Eseguo </span><strong><span>due giri di pieghe di rinforzo</span></strong><span>, distanziati tra loro da </span><strong><span>10 minuti</span></strong><span>. Non serve fare altro. Grazie alla lievitolisi e al bassinage l&#8217;impasto ha gi&#224; costruito una buona parte della sua struttura; queste due pieghe servono semplicemente a dare forza e organizzazione alla maglia glutinica senza continuare a impastare.</span></p></li><li><p><span>Terminata la seconda piega trasferisco l&#8217;impasto in un </span><strong><span>cestino da lievitazione</span></strong><span> oppure, se non lo possiedo, in una normale </span><strong><span>ciotola rivestita con un canovaccio ben infarinato</span></strong><span>. Lascio quindi l&#8217;impasto </span><strong><span>un&#8217;ora a temperatura ambiente</span></strong><span>, idealmente tra i </span><strong><span>20 e i 22 &#176;C</span></strong><span>, e successivamente lo trasferisco in frigorifero.</span></p></li><li><p><span>Da questo momento inizia la prima grande maturazione.</span></p></li></ol><p><span>L&#8217;impasto rimane in frigorifero per </span><strong><span>un minimo di 12 ore e un massimo di 24 ore</span></strong><span>, a una temperatura compresa tra </span><strong><span>4 e 6 &#176;C</span></strong><span>. Durante questo tempo il levain continua lentamente il proprio lavoro, mentre gli enzimi modificano progressivamente la struttura dell&#8217;impasto e costruiscono quel patrimonio aromatico che caratterizza questo metodo.</span></p><ol start="8"><li><p><span>Trascorso il periodo di maturazione estraggo il contenitore dal frigorifero e lascio semplicemente riposare l&#8217;impasto </span><strong><span>15 minuti</span></strong><span>, giusto il tempo necessario per eliminare la rigidit&#224; superficiale dovuta al freddo.</span></p></li><li><p>A questo punto procedo con la formatura. Potete scegliere una <strong>pagnotta</strong> oppure realizzare la classica <strong>baguette </strong><em>(la vedremo nel dettaglio la prossima settimana)</em>, eseguendo prima la preforma tonda, poi quella allungata e infine la formatura definitiva.</p></li><li><p><span>Da qui il metodo si divide in due strade.</span></p></li></ol><div class="callout-block" data-callout="true"><p>La prima &#232; quella classica <em>(va un po fuori tema dalla newletter).</em></p><p>Una volta formata la baguette o la pagnotta, lascio eseguire l&#8217;<strong>appretto dentro il cestino da lievitazione a temperatura ambiente per circa 2-3 ore</strong>, fino a quando l&#8217;impasto mostra una buona ripresa fermentativa, quindi procedo direttamente alla cottura.</p></div><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>La seconda &#232; quella che preferisco quando voglio sviluppare ancora pi&#249; profumi e organizzare meglio il lavoro.</span></p><p><span>Dopo la formatura, ripongo l&#8217;impasto dentro al cestino da lievitazione e lascio l&#8217;impasto </span><strong><span>un&#8217;ora a temperatura ambiente</span></strong><span>, quindi lo ripongo nuovamente in frigorifero per </span><strong><span>un minimo di 12 ore e un massimo di 24 ore</span></strong><span>.</span></p><p><span>In questo modo l&#8217;impasto affronta due maturazioni distinte: una durante la puntata e una durante l&#8217;appretto.</span></p></div><p><span>A seconda della gestione scelta si ottengono quindi maturazioni complessive di circa </span><strong><span>24, 36 oppure 48 ore</span></strong><span>.</span></p><p><span>Non &#232; una gara a chi aspetta di pi&#249;. Ogni fascia temporale costruisce un equilibrio diverso tra organizzazione del lavoro, sviluppo aromatico e carattere del pane. Il mio consiglio &#232; provarle tutte e trovare quella che meglio si adatta alla vostra vita e al gusto che ricercate.</span></p><ol start="11"><li><p><span>La cottura &#232; invece estremamente semplice. </span><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pane-a-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>Per la </span></a><strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pane-a-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>pagnotta</span></a></strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pane-a-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span> utilizzo il metodo </span></a><strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pane-a-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>Dutch Oven</span></a></strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pane-a-lievito-madre?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span> gi&#224; visto nella newsletter precedente.</span></a></p></li></ol><p>Preriscaldo la pentola in ghisa insieme al forno e cuocio: <strong>20 minuti a 250 &#176;C con coperchio, poi altri 20 minuti a 220 &#176;C con coperchio </strong><em><strong>oppure</strong></em><strong> senza per una crosta pi&#249; marcata</strong></p><p><span>In entrambi i casi il risultato sar&#224; un pane con una crosta ben sviluppata, intensamente colorata, ricca di aromi e con tutte quelle caratteristiche che hanno reso celebre il metodo Tartine e che, reinterpretate attraverso il levain francese, ci accompagnano fino alla nostra baguette a lievitazione naturale.</span></p><p><span>Una delle cose pi&#249; belle di questo metodo &#232; che, una volta capito il funzionamento della puntata e dell&#8217;appretto in frigorifero, siete voi a decidere quando infornare.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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In questo periodo l&#8217;impasto fermenta ancora in massa, sviluppa struttura, acidit&#224; e aromi. Dopo un breve passaggio a temperatura ambiente, viene quindi trasferito in frigorifero, dove pu&#242; rimanere per un tempo compreso tra </span><strong><span>12 e 24 ore</span></strong><span>.</span></em></p><p><em><span>Terminata la puntata, l&#8217;impasto viene estratto dal frigorifero, lasciato riposare brevemente e poi formato. Da questo momento comincia l&#8217;</span><strong><span>appretto</span></strong><span>, cio&#232; la lievitazione che accompagna il pane dalla formatura fino alla cottura.</span></em></p><p><em><span>Anche l&#8217;appretto pu&#242; essere gestito in frigorifero. Dopo la formatura si lascia l&#8217;impasto per circa un&#8217;ora a temperatura ambiente, cos&#236; da riattivare leggermente la fermentazione, e poi lo si ripone nuovamente al freddo per altre </span><strong><span>12-24 ore</span></strong><span>.</span></em></p><p><em><span>Il tempo complessivo di maturazione nasce quindi dalla somma di queste due fasi. Una puntata di 12 ore e un appretto di 12 ore producono una maturazione di 24 ore. Con 24 ore di puntata e 12 ore di appretto si arriva a 36 ore. Portando entrambe le fasi a 24 ore si raggiungono le 48 ore.</span></em></p><p><em><span>Tra questi estremi sono possibili molte combinazioni intermedie. La puntata pu&#242; durare 12, 16, 18, 20 o 24 ore; lo stesso vale per l&#8217;appretto. L&#8217;importante &#232; restare, per ciascuna fase, entro una finestra orientativa compresa tra </span><strong><span>un minimo di 12 e un massimo di 24 ore</span></strong><span>.</span></em></p><p><em><span>Questo significa che non esiste un unico programma obbligatorio. Il metodo pu&#242; essere adattato alle proprie esigenze scegliendo quanto spazio concedere alla puntata e quanto all&#8217;appretto.</span></em></p><p><em><span>La logica pi&#249; utile &#232; partire dal momento della cottura. Prima si decide quando si vuole infornare, poi si calcolano a ritroso le ore di appretto, il momento della formatura e infine la durata della puntata.</span></em></p><p><em><span>Il frigorifero, quindi, non serve soltanto a rallentare l&#8217;impasto. Diventa uno strumento di organizzazione. Permette di distribuire la fermentazione su uno o due giorni, di sviluppare aromi con maggiore gradualit&#224; e soprattutto di adattare il pane ai nostri orari, invece di costringerci a inseguire i suoi.</span></em></p><p><em><span>Ci leggiamo luned&#236; con la trasposizione di questo metodo alla baguette per l&#8217;epico finale&#8230; </span></em></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Pane a lievito madre]]></title><description><![CDATA[Come raggiungere l&#8217;autosufficienza lievitante]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/pane-a-lievito-madre</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/pane-a-lievito-madre</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 06 Jul 2026 11:16:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JUT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2d8a5339-5a81-462a-83b6-3f75bc3c1f6f_1500x2000.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Dopo aver visto come nasce, come si mantiene e come si rinfresca un lievito madre liquido, &#232; arrivato il momento di fare il pane.</span></p><p>La ricetta che trovate qui sotto non vuole essere <em>il pane perfetto</em> n&#233; tantomeno l&#8217;unico modo corretto di utilizzare un <em>licoli</em>. &#200; semplicemente il metodo che utilizzo pi&#249; spesso a casa quando voglio preparare una pagnotta da tutti i giorni, senza impazzire dietro a mille rinfreschi o a tabelle complicate.</p><p>Negli anni ho provato gestioni molto diverse. Ho inseguito fermentazioni lunghissime, percentuali di inoculo differenti, farine particolari e schemi sempre pi&#249; complessi. Poi, come spesso accade in panificazione, <strong>sono tornato alla semplicit&#224; e questa cosa mi &#232; piaciuta</strong> e merita una riflessione e una ricetta.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JUT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2d8a5339-5a81-462a-83b6-3f75bc3c1f6f_1500x2000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5JUT!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2d8a5339-5a81-462a-83b6-3f75bc3c1f6f_1500x2000.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Ho ancora un migliaio di idee e ricette&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p><span>Negli ultimi anni siamo stati abituati a guardare pani bellissimi: tagli perfetti, orecchie altissime, alveoli enormi, forme scenografiche, cestini in bamb&#249;, lame da affilatori giapponesi. Tutto molto bello. Davvero.</span></p><p>Ma non sempre ci&#242; che &#232; pi&#249; bello da vedere &#232; molto pi&#249; buono da mangiare. A volte lo &#232; solo <em>un po&#8217; di pi&#249;.</em></p><p>E allora bisogna chiedersi se tutte le attenzioni necessarie per ottenere un pane pi&#249; fotografabile siano davvero giustificate dal risultato finale. Perch&#233; magari, con una gestione pi&#249; semplice, meno spettacolare e meno instagrammabile, otteniamo comunque un pane che ci piace, che mangiamo volentieri e che entra nella nostra quotidianit&#224; senza trasformare la panificazione in una laurea di medicina. Ricordatevi che non stiamo operando a cuore aperto n&#233; creando valvole cardiache. E ad <em>Italian&#8217;s got talent</em> non c&#8217;&#232; mai stato un fornaio.</p><p>&#200; anche per questo che ultimamente mi sto intrippando con una cosa molto semplice: <em>il pane in cassetta</em>. Non ha l&#8217;epica della pagnotta aperta a croce, non ha lo spacco della baguette per&#242; ha una cosa potentissima: <em>&#232; utile</em>. &#200; pane da colazione, da merenda, da tramezzino, da tostare, da congelare, da usare ovunque. Durante l&#8217;estate ve ne parler&#242; meglio, perch&#233; secondo me &#232; uno dei pani pi&#249; sottovalutati della panificazione domestica.</p><div><hr></div><p><span>Ma torniamo alla nostra pagnotta a lievitazione naturale. Per capire come la gestisco a casa, immaginate due giorni qualsiasi della vostra settimana. Prendiamo sabato e domenica.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Il sabato rinfresco il lievito madre liquido, aspetto che arrivi al suo momento migliore e preparo l&#8217;impasto. Poi l&#8217;impasto va in frigorifero.</span></p><p><span>La domenica lo tiro fuori e lo cuocio direttamente da freddo. Posso farlo la mattina, il pomeriggio o la sera, in base alla mia giornata. Non devo rincorrere l&#8217;impasto e non devo svegliarmi alle tre del mattino per sentirmi pi&#249; artigiano.</span></p></div><p><span>Comodo, no?</span></p><p><span>Ecco, questa &#232; la direzione che mi interessa: non perfezione ma comodit&#224; e ripetibilit&#224;.</span></p><p><span>Troverete che molti passaggi ricordano quelli gi&#224; visti con poolish e autolisi. Non &#232; un caso. In fondo la panificazione cambia fermento, cambia tecnica, cambia nome ai processi, ma continua sempre a ruotare attorno agli stessi quattro elementi: farina, acqua, tempo e osservazione.</span></p><p><strong>Questa volta, per&#242;, il motore dell&#8217;impasto sar&#224; il vostro lievito madre liquido</strong>. Quello che avete creato, rinfrescato e aspettato fino al suo raddoppio.</p><p>Partiamo dal rinfresco, che abbiamo visto nel dettaglio nella newsletter precedente <em>(link di seguito).</em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;1666dfe1-418d-4185-a0e1-178668c51efb&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Prima di proseguire, tutte queste riflessioni sul lievito madre, sul suo fascino, sulle sue difficolt&#224; e persino sui suoi fallimenti, fanno parte del percorso che stiamo seguendo sulla panificazione &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Lo psicologo del Lievito Madre&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-06-22T11:10:51.991Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/lo-psicologo-del-lievito-madre&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:202882315,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:17,&quot;comment_count&quot;:6,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p><span>&#200; un passaggio fondamentale, perch&#233; tutto quello che succeder&#224; dopo dipende dallo stato di salute del vostro lievito madre liquido.</span></p><p><strong>Il parametro che utilizzo &#232; molto semplice: il licoli deve aver raddoppiato il proprio volume. Generalmente, con un rinfresco 1:1:1 e una temperatura di sviluppo di 26-28 &#176;C, questo avviene tra le due ore e mezza e le tre ore e mezza</strong>. Non mi interessa tanto l&#8217;orologio quanto il volume.</p><p><span>Se dopo tre ore il lievito non &#232; ancora cresciuto, aspetto. Se invece &#232; gi&#224; raddoppiato, &#232; lui che mi sta dicendo di essere pronto. Da quel momento ho la mia finestra di utilizzo che &#232; di circa un&#8217;ora. Il bello di questo metodo &#232; che posso adattarlo completamente ai miei orari, se al mattino ho tempo, rinfresco al mattino, se invece lavoro tutto il giorno e voglio impastare alla sera, rinfresco nel tardo pomeriggio.</span></p><p><span>Per esempio:</span></p><blockquote><p><strong><span>Ore 9.00:</span></strong><span> rinfresco il licoli.</span></p><p><strong><span>Ore 12.00:</span></strong><span> il lievito ha raddoppiato il volume e preparo l&#8217;impasto.</span></p></blockquote><p><span>Oppure:</span></p><blockquote><p><strong><span>Ore 18.00:</span></strong><span> eseguo il rinfresco.</span></p><p><strong><span>Ore 21.00:</span></strong><span> il licoli &#232; al suo massimo sviluppo e posso iniziare a impastare.</span></p></blockquote><p><span>Siete voi che scegliete quando impastare e, facendo semplicemente tre ore indietro con l&#8217;orologio, sapete esattamente quando eseguire il rinfresco.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-Swu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3af2293-69d2-4aa7-9fda-afcf91d9834f_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-Swu!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3af2293-69d2-4aa7-9fda-afcf91d9834f_1536x1024.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-Swu!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3af2293-69d2-4aa7-9fda-afcf91d9834f_1536x1024.png 848w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><div><hr></div><p><span>Bene, ora ci troviamo con il nostro lievito madre liquido al massimo della sua attivit&#224; fermentativa. La domanda successiva &#232; inevitabile:</span></p><p><strong><span>Quanto ne metto nell&#8217;impasto?</span></strong></p><p><span>La logica &#232; esattamente la stessa che abbiamo gi&#224; visto con tutti gli altri fermenti. Pi&#249; alta &#232; la dose del lievito, pi&#249; veloce sar&#224; la lievitazione. Pi&#249; bassa &#232; la dose, pi&#249; lentamente proceder&#224; la fermentazione, lasciando pi&#249; tempo alla maturazione dell&#8217;impasto. Non esiste quindi una quantit&#224; giusta in assoluto. Esiste la quantit&#224; pi&#249; adatta al tempo che avete a disposizione.</span></p><p><span>Personalmente utilizzo una regola molto semplice.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Se impasto oggi e cuocio il giorno successivo, utilizzo generalmente un quantitativo di </span><strong><span>lievito madre liquido compreso tra il 20% e il 30%</span></strong><span> rispetto alla farina.</span></p><p><span>Se invece voglio preparare e cuocere il pane nella stessa giornata, aumento la dose al </span><strong><span>30-40%</span></strong><span>, in modo da ottenere una fermentazione pi&#249; rapida.</span></p></div><p><span>Ma attenzione: queste percentuali sono sempre riferite alla </span><strong><span>farina totale della ricetta</span></strong><span>. Facciamo un esempio.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Se la mia pagnotta prevede </span><strong><span>500 g di farina</span></strong><span>, il calcolo &#232; immediato.</span></p><p><strong><span>20% di licoli = 100 g</span></strong></p><p><strong><span>30% di licoli = 150 g</span></strong></p><p><strong><span>40% di licoli = 200 g</span></strong></p></div><p><span>Fin qui &#232; tutto molto semplice.</span></p><p><span>Quello che spesso crea un po&#8217; di confusione &#232; ricordarsi che il lievito madre liquido non &#232; composto soltanto da fermenti. &#200; gi&#224; un piccolo impasto formato da </span><strong><span>farina e acqua in parti uguali</span></strong><span>.</span></p><p><span>Questo significa che quei 100, 150 o 200 grammi che aggiungiamo all&#8217;impasto portano gi&#224; con s&#233; una parte della farina e una parte dell&#8217;acqua della ricetta. &#200; proprio da qui che nasce il passaggio successivo: imparare a bilanciare correttamente la ricetta tenendo conto della farina e dell&#8217;acqua gi&#224; contenute nel licoli; partiamo dalla ricetta. </span></p><p><span>La ricetta della mia pagnotta, se fosse preparata senza alcun fermento, sarebbe questa:</span></p><blockquote><p><span>500 g di farina</span></p><p>325 g di acqua <em>(65% di idratazione, ma con una buona manualit&#224; si pu&#242; tranquillamente arrivare a 350 g, cio&#232; il 70%)</em></p><p><span>5 g di malto</span></p><p><span>10 g di sale</span></p></blockquote><p><span>Ora decido di utilizzare il </span><strong><span>30% di lievito madre liquido</span></strong><span>.</span></p><p>La prima tentazione sarebbe quella di aggiungere semplicemente <strong>150 g di licoli</strong> a questa ricetta ma sarebbe un errore. Perch&#233; il lievito madre liquido, esattamente come la biga e il poolish, non &#232; un ingrediente che si aggiunge. <strong>&#200; un fermento.</strong></p><p>E un fermento, per avere una logica tecnica, <strong>deve rappresentare una parte dell&#8217;impasto che ha gi&#224; fermentato</strong>. Non &#232; una pasta di riporto che viene aggiunta all&#8217;ultimo momento, ma una porzione della ricetta che ha gi&#224; svolto il proprio lavoro biologico. &#200; esattamente lo stesso ragionamento che abbiamo fatto con il poolish <em>(quasi simile in realt&#224;, spiegher&#242; bene pi&#249; avanti).</em></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Con una ricetta da <strong>500 g di farina</strong>, il 30% corrisponde a 150 g di licoli.</p><p>Ma il licoli &#232; composto da farina e acqua in parti uguali.</p><p><span>Questo significa che quei 150 g contengono:</span></p><p><strong><span>75 g di farina</span></strong></p><p><strong><span>75 g di acqua</span></strong></p><p><span>Ed &#232; proprio qui che entra in gioco lo scorporo della ricetta.</span></p><p><span>Quei 75 g di farina e quei 75 g di acqua sono gi&#224; presenti nel lievito madre liquido, quindi non devo aggiungerli una seconda volta.</span></p><p><span>La ricetta finale diventa quindi:</span></p><p><strong><span>425 g di farina</span></strong><span> (500 g totale &#8722; 75 g del lievito liquido)</span></p><p><strong><span>250 g di acqua</span></strong><span> (325 g totale &#8722; 75 g del lievito liquido)</span></p><p><strong><span>150 g di lievito madre liquido</span></strong></p><p><strong><span>5 g di malto</span></strong></p><p><strong><span>10 g di sale</span></strong></p></div><p><span>Se sommate tutto, vi accorgerete che la ricetta torna perfettamente ai valori iniziali.</span></p><p><span>La farina totale rimane sempre </span><strong><span>500 g</span></strong><span>.</span></p><p><span>L&#8217;acqua totale rimane sempre </span><strong><span>325 g</span></strong><span>.</span></p><p>La differenza &#232; che 75 g di farina e 75 g di acqua hanno gi&#224; fermentato all&#8217;interno del licoli prima ancora di entrare nell&#8217;impasto.</p><p><strong><span>Ed &#232; proprio questo il significato del lievito madre liquido: non aggiungere qualcosa all&#8217;impasto, ma costruire una parte dell&#8217;impasto in anticipo e lasciarla maturare. In questo modo la mia pagnotta sar&#224; composta da un 30% di fermento.</span></strong></p><div><hr></div><p><span>A questo punto, dedotto il metodo, possiamo finalmente preparare l&#8217;impasto.</span></p><ol><li><p>In una ciotola peso <strong>250 g di acqua</strong>, aggiungo <strong>5 g di malto</strong>, <strong>150 g di lievito madre liquido</strong> al massimo della sua attivit&#224; e infine <strong>425 g di farina tipo 0</strong> con 13 g di proteine oppure una tipo 1 forte. (<em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/volete-grano-o-bistecche?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Qui un bel dettaglio sulle farine</a></em>).</p></li><li><p><span>Impasto il tutto per circa </span><strong><span>5 minuti</span></strong><span>, giusto il tempo necessario per ottenere una massa omogenea. Non cerco ancora una maglia glutinica perfetta: mi interessa semplicemente che tutta la farina sia ben idratata.</span></p></li><li><p><span>A questo punto lascio riposare l&#8217;impasto per </span><strong><span>30 minuti</span></strong><span>. Questo passaggio prende il nome di </span><strong><span>lievitolisi</span></strong><span> ed &#232;, a mio avviso, uno dei momenti pi&#249; interessanti quando si lavora con il lievito madre. &#200; molto simile all&#8217;autolisi, con una differenza sostanziale: qui il lievito madre &#232; gi&#224; presente nell&#8217;impasto. Durante questo riposo la farina continua a idratarsi, il glutine inizia a organizzarsi spontaneamente e il fermento comincia a lavorare in modo estremamente graduale.</span></p></li></ol><p><em><span>Se avete poco tempo potete tranquillamente ridurre questo riposo a 10 minuti, ma il mio consiglio &#232; di concedergli almeno mezz&#8217;ora (se avete un&#8217;ora meglio ancora). &#200; tempo ben investito: l&#8217;impasto sar&#224; pi&#249; facile da lavorare, richieder&#224; meno energia meccanica e svilupper&#224; una struttura migliore.</span></em></p><ol start="4"><li><p><span>Terminata la lievitolisi riprendo l&#8217;impastamento aggiungendo </span><strong><span>10 g di sale</span></strong><span>. A questo punto, se la farina lo consente e se la vostra manualit&#224;, l&#8217;impastatrice o la planetaria ve lo permettono, aggiungo gradualmente altri </span><strong><span>25 g di acqua</span></strong><span>. In questo modo l&#8217;idratazione complessiva passa dal </span><strong><span>65% al 70%</span></strong><span>.</span></p></li></ol><p><span>Facendo i conti:</span></p><blockquote><p><strong><span>250 g di acqua</span></strong><span> inseriti all&#8217;inizio;</span></p><p><strong><span>75 g di acqua</span></strong><span> gi&#224; presenti nei 150 g di licoli;</span></p><p><strong><span>25 g di acqua</span></strong><span> aggiunti nella seconda fase.</span></p><p><span>Totale: </span><strong><span>350 g di acqua</span></strong><span>, cio&#232; il </span><strong><span>70% sulla farina totale</span></strong><span>.</span></p></blockquote><p><span>Continuo a impastare fino a ottenere una massa liscia, omogenea e ben incordata. L&#8217;impasto dovr&#224; risultare morbido e piacevolmente estensibile, ma mantenere ancora un buon &#8220;nervo&#8221;, cio&#232; quella tensione elastica che gli permetter&#224; di sostenere la lievitazione e svilupparsi correttamente in cottura.</span></p><ol start="5"><li><p><span>Una volta terminato l&#8217;impasto lo lascio semplicemente riposare </span><strong><span>5 minuti</span></strong><span> sul banco o nella ciotola. &#200; un riposo breve, ma molto utile: permette al glutine di rilassarsi dopo il lavoro meccanico e rende molto pi&#249; semplice il passaggio successivo, quello delle pieghe di rinforzo.</span></p></li><li><p><span>Poi arriva probabilmente la parte pi&#249; impegnativa di tutta la ricetta. Non &#232; difficile, ma richiede un po&#8217; di presenza. &#200; anche l&#8217;unico momento in cui dovrete davvero seguire l&#8217;impasto, quindi prendetevi quest&#8217;oretta: vi assicuro che ne vale la pena.</span></p></li></ol><p><strong><span>Il mio consiglio/metodo &#232; molto semplice. Eseguo un giro di pieghe di rinforzo ogni 15 minuti, per un totale di 4 giri nell&#8217;arco di un&#8217;ora. Praticamente dopo i 5 minuti di riposo eseguo una serie di pieghe di rinforzo e lascio riposare 15 minuti, poi secondo giro di pieghe e altri 15 minuti. Terzo giro di pieghe e altri 15 minuti. Infine ultimo giro di pieghe.</span></strong></p><p><span>Alla fine dell&#8217;ora, l&#8217;impasto sar&#224; completamente diverso rispetto a quando avete terminato di impastarlo. Lo sentirete pi&#249; compatto, pi&#249; elastico, pi&#249; sostenuto e con una tensione superficiale decisamente migliore.</span></p><p><span>Ogni giro di pieghe rinforza infatti la maglia glutinica senza sottoporla a ulteriore impastamento meccanico. &#200; un modo molto delicato per costruire struttura sfruttando soprattutto il tempo, proprio come abbiamo visto con l&#8217;autolisi e con la lievitolisi.</span></p><p><span>Non abbiate fretta. Non serve strapazzare l&#8217;impasto. Bastano poche pieghe ben eseguite. Tra un giro e l&#8217;altro sar&#224; il glutine a fare il resto, rilassandosi e riorganizzandosi spontaneamente.</span></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/heic&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/40982999-9a1b-4a67-b680-5561b076f671_3024x4032.heic&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/heic&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54bf3156-73f1-4fef-bd89-58848d5beaaa_3024x4032.heic&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a8ce7fe1-c7cd-4a38-bd35-b51b61e54966_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Al termine del quarto giro di pieghe (<em>ed i suoi 15 minuti di riposo</em>) la vostra pagnotta avr&#224; gi&#224; iniziato a prendere forma. Da questo momento in poi sar&#224; soprattutto il tempo a lavorare per voi.</p><ol start="7"><li><p><span>Terminato il quarto giro di pieghe, &#232; arrivato il momento della formatura. Potete scegliere una </span><strong><span>pagnotta tonda</span></strong><span> oppure un </span><strong><span>filone leggermente allungato</span></strong><span>. La forma cambia poco dal punto di vista tecnico: scegliete quella che preferite o che meglio si adatta al vostro cestino di lievitazione.</span></p></li><li><p><span>Una volta formata la pagnotta, la ripongo in un </span><strong><span>cestino da lievitazione</span></strong><span> ben infarinato. Se non lo avete, nessun problema: una normale ciotola andr&#224; benissimo. &#200; sufficiente rivestirla con un </span><strong><span>canovaccio ben infarinato</span></strong><span>, cos&#236; da evitare che l&#8217;impasto si attacchi durante la lunga permanenza in frigorifero.</span></p></li><li><p>A questo punto inserisco tutto il cestino (o la ciotola) all&#8217;interno di un <strong>sacchetto gelo </strong>ben chiuso. Questo piccolo accorgimento evita che la superficie dell&#8217;impasto si asciughi durante la maturazione, mantenendola morbida e pronta per la cottura. Prima del frigorifero concedo ancora un breve periodo a temperatura ambiente. Generalmente lascio l&#8217;impasto <strong>30 minuti fuori frigo</strong>. Se invece siamo in inverno o la temperatura della cucina si aggira attorno ai 20 &#176;C, preferisco prolungare questo tempo a circa un&#8217;ora. <span>Questo breve periodo di puntata permette al lievito madre di riprendere gradualmente l&#8217;attivit&#224; prima che il freddo rallenti la fermentazione.</span></p></li><li><p><span>Terminata questa fase trasferisco l&#8217;impasto in frigorifero. Da questo momento inizia quella che considero una delle parti pi&#249; affascinanti della panificazione a lievito madre: </span><strong><span>la maturazione a freddo</span></strong><span>. L&#8217;impasto pu&#242; rimanere in frigorifero </span><strong><span>da un minimo di 12 fino a un massimo di 24 ore</span></strong><span>, sempre a una temperatura compresa tra circa </span><strong><span>4 e 6 &#176;C</span></strong><span>.</span></p></li></ol><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/heic&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a2f0fb57-c814-490d-8ac9-fd47edc2d8af_3024x4032.heic&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/heic&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2feb79a9-ddb2-4583-9c45-6071bcfddd6e_3024x4032.heic&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/61a2ff64-2d77-4c3e-a1aa-f13f40f3521b_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><span>Durante questo periodo la fermentazione rallenta moltissimo, ma non si arresta. Il lievito madre continua lentamente il proprio lavoro, mentre gli enzimi proseguono la trasformazione dell&#8217;impasto. &#200; proprio questa lunga attesa che permette alla pagnotta di sviluppare una struttura pi&#249; equilibrata, una migliore lavorabilit&#224; e un profilo aromatico pi&#249; ricco rispetto a una lievitazione interamente svolta a temperatura ambiente.</span></p><p><span>Ed &#232; proprio qui che, secondo me, il pane inizia davvero a costruire il suo carattere. Il nostro lavoro &#232; quasi terminato. Da adesso in poi saranno soprattutto il tempo e il freddo a fare il resto.</span></p><ol start="11"><li><p><span>Arriviamo finalmente all&#8217;ultimo passaggio: la cottura. Dopo una maturazione in frigorifero di almeno </span><strong><span>12 ore</span></strong><span>, e comunque entro le </span><strong><span>24 ore</span></strong><span>, &#232; il momento di trasformare quell&#8217;impasto in pane.</span></p></li></ol><p><span>Il metodo che utilizzo a casa &#232; il </span><strong><span>Dutch Oven</span></strong><span>, cio&#232; la cottura all&#8217;interno di una pentola in ghisa con coperchio.</span></p><p><span>&#200; uno dei sistemi pi&#249; efficaci per replicare, in un normale forno domestico, l&#8217;effetto del forno professionale. La pentola trattiene il vapore che l&#8217;impasto produce naturalmente nei primi minuti di cottura, creando un ambiente ideale per lo sviluppo della pagnotta. Questo permette al pane di espandersi al massimo prima che la crosta inizi a fissarsi, migliorando volume, apertura dei tagli e croccantezza finale.</span></p><p><strong><span>Metto quindi la pentola in ghisa, completa di coperchio, all&#8217;interno del forno e porto tutto a 250 &#176;C in modalit&#224; statica.</span></strong></p><p><span>Quando forno e pentola sono perfettamente in temperatura, tolgo la pagnotta direttamente dal frigorifero. Non aspetto che torni a temperatura ambiente. La capovolgo delicatamente su un foglio di carta forno, eseguo le incisioni con una lama ben affilata e, aiutandomi con la carta stessa, la trasferisco immediatamente nella pentola ormai rovente.</span></p><p><span>Chiudo subito con il coperchio e rimetto tutto in forno.</span></p><p><span>La mia gestione della cottura &#232; questa:</span></p><blockquote><p><strong><span>20 minuti a 250 &#176;C statico</span></strong><span>, con il coperchio;</span></p><p><strong><span>20 minuti a 220 &#176;C statico</span></strong><span>, sempre con il coperchio.</span></p></blockquote><p><span>In questa prima fase il pane sviluppa quasi completamente il proprio volume grazie al vapore naturale trattenuto dalla pentola.</span></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dedaaf33-0b78-4235-938f-bac2477e2348_4284x5363.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/heic&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/207f4b66-f138-4fa1-92ed-e274f49c61ef_3024x4032.heic&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2dc7b109-5ab9-4ee3-b38c-1cae754435e4_4284x3943.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dbf17002-2b55-4f2c-9cd6-dd6bec053ac1_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><span>Successivamente tolgo il coperchio, spengo il forno e lascio altri 5 minuti con la porta del forno aperta o leggermente aperta. Questo passaggio molto volte l&#8217;ho omesso e non ha influito su risultato, servirebbe per asciugare il pane per ottenere una crosta ben colorita, asciutta e croccante.</span></p><p><em><a href="https://youtu.be/k79lN2wz7WU?feature=shared"><span>Per comprendere al meglio questa tecnica di cottura vi lascio un mio video.</span></a></em></p><p><span>A questo punto non resta che una sola cosa, forse la pi&#249; difficile di tutta la ricetta: aspettare. Per quanto sia forte la tentazione di tagliare subito il pane, lasciatelo raffreddare completamente su una griglia. Durante questo tempo la mollica continua ad assestarsi e l&#8217;umidit&#224; interna si distribuisce uniformemente.</span></p><p><span>Solo allora la vostra pagnotta sar&#224; davvero pronta per essere gustata. </span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zV-6!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a8c1e56-e758-46c9-a054-ad17d1fff7c1_1024x1536.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zV-6!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a8c1e56-e758-46c9-a054-ad17d1fff7c1_1024x1536.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Nelle ultime settimane abbiamo conosciuto il </span><strong><span>levain</span></strong><span>, il lievito madre liquido, imparando a costruirlo, rinfrescarlo, mantenerlo e utilizzarlo nella preparazione di una pagnotta rustica. Questo era solo un riscaldamento o un rinfresco (per restare in tema) del lievito madre liquido perch&#233; manca ancora il passaggio pi&#249; importante, quello che probabilmente rappresenta l&#8217;espressione pi&#249; alta della scuola francese: </span><strong><span>la baguette au levain</span></strong><span>.</span></em></p><p><em><span>Nella prossima newsletter vedremo come adattare il lievito madre liquido alla baguette, imparando a gestire le diverse percentuali di inoculo per ottenere impasti pronti in giornata oppure lunghe fermentazioni di 48 ore. Sar&#224; anche l&#8217;occasione per capire come nasce quella crosta scura, spessa e ricca di aromi che ha reso celebre il </span><strong><span>Tartine Bread</span></strong><span> di San Francisco e che, reinterpretata secondo la tradizione francese, ci accompagner&#224; verso la nostra baguette au levain.</span></em></p><p><em><span>Dopo poolish, autolisi e levain, sar&#224; il momento di mettere insieme tutto quello che abbiamo imparato e chiudere questo percorso con uno dei pani pi&#249; affascinanti che si possano preparare. Ci vediamo tra quindici giorni ma nel frattempo attendo commenti, pareri e risultati della vostra pagnotta a lievitazione naturale.</span></em></p><div class="directMessage button" data-attrs="{&quot;userId&quot;:165456609,&quot;userName&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;canDm&quot;:null,&quot;dmUpgradeOptions&quot;:null,&quot;isEditorNode&quot;:true}" data-component-name="DirectMessageToDOM"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lo psicologo del Lievito Madre]]></title><description><![CDATA[Rinfrescare lievito, mente e corpo]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/lo-psicologo-del-lievito-madre</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/lo-psicologo-del-lievito-madre</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:10:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Prima di proseguire, tutte queste riflessioni sul lievito madre, sul suo fascino, sulle sue difficolt&#224; e persino sui suoi fallimenti, fanno parte del percorso che stiamo seguendo sulla <strong>panificazione francese e sul </strong><em><strong>levain liquide</strong></em>. Stiamo parlando di un fermento che, tecnicamente, &#232; molto vicino al nostro <em>licoli</em> o <em>pasta madre liquida</em>. Per comprenderlo non basta imparare una ricetta o un rinfresco: bisogna capire anche il rapporto che si crea con lui, perch&#233; il levain non &#232; soltanto un ingrediente della baguette francese. &#200; una cultura, una gestione e, per molti aspetti, una piccola ossessione condivisa da generazioni di panificatori.</p><p><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/levain-brodo-primordiale?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web"><span>La scorsa settimana abbiamo introdotto il lievito madre liquido. Lo abbiamo trasformato da madre solida a licoli</span></a><span>, lo abbiamo visto raddoppiare di volume e infine l&#8217;abbiamo riposto in frigorifero.</span></p><p>E adesso? Dobbiamo chiamare uno <em>psicologo</em>.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole psicoanalizza l&#8217;arte bianca, non perderti i prossimi racconti&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p><span>L&#8217;entusiasmo iniziale dura pochi giorni. Poi arriva la quotidianit&#224;. Arrivano gli impegni, il lavoro, la famiglia, le vacanze, le settimane in cui semplicemente non si ha voglia di impastare. E quel barattolo che fino a ieri sembrava una creatura affascinante diventa improvvisamente una responsabilit&#224;.</span></p><p>&#200; in questo momento che molte paste madri finiscono nel lavandino. Non perch&#233; siano morte ma perch&#233; il loro proprietario si &#232; stancato prima di loro. Eppure il lievito madre liquido ha una caratteristica straordinaria: sa aspettare, tant&#8217;&#232; che, pi&#249; che il suo cimitero, il <em>frigorifero</em> &#232; il suo letargo.</p><p>Lieviti e batteri continuano a vivere, a respirare e a consumare nutrienti. Molto pi&#249; lentamente rispetto alla temperatura ambiente, ma continuano a farlo. Per questo motivo non basta conservare un licoli. Bisogna imparare a leggerlo ma soprattutto ad utilizzarlo. Anzi, <em><strong>bisogna utilizzarlo</strong></em>.</p><p><span>Prima di raccontarvi come rinfresco il mio lievito madre liquido, devo fare una premessa, io insegno a scuola e passo le mie giornate tra laboratori scolastici di arte bianca all&#8217;Enaip e all&#8217;alberghiero, dove seguo ragazzi che stanno imparando pane, pizza e piccola pasticceria lievitata. Alla sera tengo corsi per amatori e professionisti. Se faccio la somma delle ore consecutive che passo davanti a un impasto raramente sono meno di 5 al giorno. Eppure c&#8217;&#232; una domanda che mi accompagna da anni che arriva sempre. Ad ogni corso ed a ogni lezione.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>&#8220;Posso farlo con il lievito madre?&#8221;</span></p><p><span>Oppure&#8230; &#8220;Se uso il lievito madre quanto ne metto?&#8221;</span></p></div><p><span>Ed &#232; qui che mi blocco. Perch&#233; normalmente sono una macchinetta. Tutto quello che so lo racconto. Chi frequenta i miei corsi sa che spesso torna a casa con il doppio delle informazioni previste, delle ricette previste e delle nozioni previste.</span></p><p>Ma davanti a quelle due domande mi fermo. Non perch&#233; non sappia rispondere (in parte, <em>anche</em>, perch&#233; la risposta veloce sarebbe facilissima. &#8220;<em>Usane il 30%</em>&#8221; e problema risolto). Solo che sarebbe una risposta sbagliata. O meglio, sarebbe una risposta corretta a una domanda incompleta. Per rispondere davvero bisognerebbe aprire uno studio approfondito del lievito madre e instituire una figura professionale chiamata <em><strong>Psicologo del lievito madre.</strong></em></p><div><hr></div><p>Dovrei chiedervi che lievito avete (<em>solido? Liquido? Legato?</em>). Come lo rinfrescate (<em>con planetaria? Forchetta? A mano?</em>). Ogni quanto lo rinfrescate (<em>ogni giorno? Una volta a settimana? Una volta al mese? Mai?</em>). Da quanto tempo esiste (<em>ve lo ha portato un vostro amico ieri? Ereditato ottant&#8217;anni fa e ne sentite il peso della responsabilit&#224;?</em>). Che farine usate (<em>bianca? Proteica? Debole? Di segale? Integrale? Dell&#8217;amico agricoltore e pure mugnaio?</em>). Che temperature avete in casa (<em>caldo? Freddo? Tiepido? Una stufa a pellet?</em>) Quanto spesso panificate (<em>tutti i giorni? Davvero?!</em>) Quanto pane fate. Che gusto vi piace (<em>acido?!</em>) Quanto acido vi piace (<em>poco ma che si senta?</em>). Che prodotto volete ottenere (<em>alveolato ma integrale? Bianco ma non raffinato?</em>). Quanto tempo avete a disposizione. E soprattutto una domanda che quasi nessuno si pone: <em><strong>perch&#233; avete un lievito madre?</strong></em></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Anzi. Perch&#233; abbiamo un lievito madre?</span></p></div><p><span>&#200; una domanda molto pi&#249; seria di quanto sembri.</span></p><p><span>Se il nostro percorso evolutivo ci porta sempre verso l&#8217;ultima tecnologia disponibile, allora dovremmo fare tutti il pane con il lievito compresso e con i miglioratori pi&#249; efficienti. Sarebbe logico e economico visto il costo irrisorio di questi due prodotti. Nessuno oggi usa un iPhone 3 per nostalgia funzionale e nessuno preferisce una Fiat Bravo senza sensori, telecamera e assistenza alla guida se deve affrontare ogni giorno traffico, parcheggi e autostrade.</span></p><p><span>Eppure, nel pane, accade il contrario.</span></p><p><span>Abbiamo a disposizione strumenti pi&#249; comodi, pi&#249; rapidi, pi&#249; prevedibili eppure continuiamo a conservare un barattolo di farina e acqua fermentata in frigorifero. Lo nutriamo, lo osserviamo, lo annusiamo, lo temiamo, lo perdoniamo. Ogni tanto lo dimentichiamo e poi lo resuscitiamo. Perch&#233;?</span></p><p><strong>Perch&#233; il pane non segue del tutto la logica del progresso</strong>. Il pane &#232; pi&#249; antico dell&#8217;uomo moderno. &#200; una delle prime grandi trasformazioni culturali della materia e avere un lievito madre significa tenere in casa lo stesso problema che avevano i nostri antenati panificatori: come far vivere un impasto, come conservarlo, come usarlo ma soprattutto come <em>capirlo</em>.</p><p><span>Dunque il lievito madre &#232; probabilmente una delle poche cose rimaste nella panificazione che si oppongono davvero al progresso tecnologico. Attenzione: non perch&#233; il progresso sia sbagliato. Anzi. Se avete letto la mia </span><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/enzimi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"><span>trilogia sugli enzimi</span></a><span> sapete gi&#224; che oggi disponiamo di strumenti straordinari. Possiamo ottenere maggiore estensibilit&#224;, migliore conservazione, pi&#249; volume, una mollica pi&#249; soffice e una migliore gestione degli impasti. E spesso i risultati sono sorprendenti. La cosa pi&#249; interessante &#232; che, sotto molti aspetti, gli enzimi riescono persino a replicare alcuni effetti che per secoli abbiamo attribuito al lievito madre.</span></p><p>Solo che c&#8217;&#232; una differenza enorme. <strong>Il lievito madre lo avete costruito voi. Gli enzimi li ha costruiti qualcun altro</strong>. E questo genera un vuoto che la tecnica da sola non riesce a colmare.</p><p><span>Posso sfornare un ottimo pane usando un miglioratore, un enzima o un coadiuvante tecnologico, magari persino migliore dal punto di vista tecnico. Per&#242; una parte di me sa che quel risultato non nasce completamente dalle mie mani. &#200; come se mancasse un tassello e una parte di quell&#8217;opera appartiene a qualcun altro.</span></p><p><span>E forse &#232; proprio qui che nasce il fascino quasi ossessivo del lievito madre. Perch&#233; il possesso di un&#8217;arte, per essere percepito come totale, ci spinge naturalmente a voler controllare ogni passaggio della filiera. Vogliamo conoscere la farina, il cereale, il mulino, il fermento. Vogliamo che il pane sia nostro non solo nel gesto finale, ma nel percorso che lo ha generato.</span></p><p><span>Pensate al malto. Quando utilizzo il malto non riesco mai a sentirlo completamente mio. Razionalmente so che &#232; un ingrediente naturale, (germinazione ed essiccazione di un cereale) meraviglioso e che spesso migliora il pane. E infatti il pane viene meglio. Ma una parte di me continua a guardarlo come qualcosa arrivato dall&#8217;esterno proprio perch&#233; non l&#8217;ho fatto io.</span></p><p><em>Vanessa Kimbell</em>, nel suo libro, arriva addirittura a insegnare come produrlo partendo dalla germinazione dei cereali e poi tostandoli. E ogni volta che leggo quelle pagine mi viene da sorridere. Forse stava cercando la stessa cosa che cerco io: una forma di completezza psicologica nel proprio pane.</p><div><hr></div><p><span>Quindi avere un lievito madre in casa ci rende automaticamente pi&#249; bravi panificatori?</span></p><p>Ovviamente no. Eppure sarebbe ipocrita dire che non produca in noi una sensazione molto simile. Perch&#233; il lievito madre, prima ancora di essere un fermento, &#232; un simbolo. &#200; una specie di <em>lasciapassare</em> psicologico che ci fa sentire autorizzati a entrare pi&#249; in profondit&#224; dentro l&#8217;arte bianca. Come se possederlo ci desse una voce in capitolo maggiore quando si parla di pane, farine e fermentazioni.</p><p>&#200; una sensazione curiosa perch&#233; razionalmente sappiamo che non funziona cos&#236;. Ho visto persone fare pani straordinari con il lievito compresso e ho visto lieviti madre sopravvivere per decenni producendo risultati mediocri. Eppure il fascino resta. Quando a un corso qualcuno mi chiede se pu&#242; usare il lievito madre e io rispondo: &#8220;<em>Ce l&#8217;hai?</em>&#8221;, succede quasi sempre la stessa cosa. Prima ancora della risposta compare un sorriso piccolo ma inequivocabile.</p><p><em>S&#236;, ce l&#8217;ho</em>.</p><p><span>In quell&#8217;istante non sta semplicemente dichiarando di possedere un fermento vivo. Sta raccontando una parte della propria identit&#224;. Sta dicendo che anche lui, nel suo piccolo, si prende cura di qualcosa che vive. Che ha un barattolo in frigorifero, una routine di rinfreschi, una serie di successi e fallimenti che appartengono solo a lui. Magari quel lievito &#232; gestito male, acido. Magari produce pani che assomigliano pi&#249; a mattoni che a baguette. Ma c&#8217;&#232;.</span></p><p>Ed &#232; proprio questo il punto. <strong>Il lievito madre trasforma il pane da semplice prodotto a esperienza personale</strong>. Non stai pi&#249; soltanto eseguendo una ricetta. Stai portando dentro l&#8217;impasto qualcosa che hai custodito, osservato, nutrito e mantenuto vivo.</p><p><span>&#200; una forma di coinvolgimento che va oltre la tecnica e ci fa sentire pi&#249; vicini al mestiere, pi&#249; vicini alla tradizione, pi&#249; vicini a quella lunga catena di panificatori che per secoli non hanno avuto altro che farina, acqua e fermentazione naturale e questo non ci rende migliori di chi usa il lievito compresso ma ci rende partecipi di una storia diversa.</span></p><p><span>Perch&#233; avere un lievito madre significa accettare una relazione con qualcosa che cambia continuamente. Un giorno &#232; forte, il giorno dopo &#232; pigro. Una settimana profuma di yogurt e cereali, quella successiva sviluppa note completamente diverse. Ci costringe a osservare, interpretare, correggere, aspettare.</span></p><div><hr></div><p><span>In una societ&#224; che tende a semplificare tutto, il lievito madre rappresenta una complicazione volontaria. Potremmo ottenere pane con metodi pi&#249; rapidi, pi&#249; prevedibili e spesso persino pi&#249; efficienti. Eppure scegliamo deliberatamente la strada pi&#249; lunga che obbliga a prenderci cura di qualcosa e di dedicarci tempo. Ed &#232; qui che il lievito madre diventa quasi uno specchio.</span></p><p>Pi&#249; passano gli anni e pi&#249; ci si accorge che il problema raramente &#232; lui. <strong>Il problema siamo noi</strong>, o meglio, lo sono le nostre aspettative e le nostre pretese spesso fallimentari (<em>pensate che nell&#8217;alto medioevo cercassero gli alveoli nel pane?</em>) quindi che il vero motivo per cui continuiamo a tenere un lievito madre in casa non sia il successo. Sia il <em>fallimento.</em></p><p><span>Detta cos&#236; sembra una frase assurda. Chi mai coltiverebbe volontariamente qualcosa che aumenta le probabilit&#224; di sbagliare? Eppure il lievito madre fa esattamente questo, complica e rende meno prevedibile ci&#242; che potrebbe essere semplice. Introduce variabili che il lievito compresso, una tabella ben fatta o un processo standardizzato riescono spesso a eliminare.</span></p><p><span>Eppure continuiamo a usarlo. Perch&#233;?</span></p><p>La risposta, probabilmente, sta molto pi&#249; nella psicologia che nella panificazione. Gli psicologi studiano da tempo un fenomeno curioso: <strong>le attivit&#224; che ci coinvolgono maggiormente non sono quelle che riusciamo a fare sempre bene, ma quelle che alternano successi e fallimenti</strong>. Se il risultato fosse garantito, dopo poco perderebbe interesse. Se fosse impossibile da raggiungere, abbandoneremmo. Quello che ci tiene agganciati &#232; una zona intermedia fatta di tentativi, errori, piccoli miglioramenti e occasionali grandi soddisfazioni. In altre parole, ci&#242; che ci motiva non &#232; il successo. &#200; la possibilit&#224; di migliorare e il lievito madre &#232; maestro in questo perch&#233; raramente regala risultati perfetti in modo continuativo.</p><p><span>Anzi, se devo essere sincero, dopo anni di pane, pizza e fermentazioni, posso dire che molti prodotti fatti con il lievito madre non mi piacciono del tutto.</span></p><p><span>Sono mangiabili, spesso anche molto buoni ma non sono esattamente quello che stavo cercando. Magari hanno un bel profumo ma poca friabilit&#224;. Oppure hanno una bella struttura ma una mollica troppo compatta. Oppure sono esteticamente corretti ma privi di quella leggerezza che avevo in mente.</span></p><p><span>E allora torno a rinfrescare, cambio una temperatura, cambio una farina, il tempo e riprovo. Ed &#232; qui che il lievito madre diventa quasi una metafora della vita perch&#233; il pane perfetto non arriva quasi mai. Arrivano invece decine di pani discreti, alcuni mediocri, qualcuno ottimo e, ogni tanto, uno che riesce esattamente come lo avevamo immaginato e quel singolo risultato ripaga improvvisamente settimane di prove. Chi panifica con il lievito madre sa esattamente di cosa parlo.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg" width="1456" height="1941" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1941,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:3792904,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/202882315?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!EDDD!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88898334-8d92-4be8-a8af-31c6a04489f4_4032x3024.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><div><hr></div><p>Tralasciando la psicologia spiccia sul lievito madre, c&#8217;&#232; un momento recente che secondo me ha spiegato meglio di qualsiasi trattato perch&#233; continuiamo a tenerlo in casa: il <em>periodo Covid</em>.</p><p>In quei mesi abbiamo capito che il pane non &#232; semplicemente un alimento. &#200; l&#8217;alimento della pancia. Non della moda, non del gusto, non dell&#8217;estetica, ma della sopravvivenza quotidiana. Il pane risponde a una fame molto pi&#249; antica di noi, pi&#249; antica della nostra vita media, pi&#249; antica persino delle abitudini alimentari che crediamo moderne. &#200; una fame che accompagna l&#8217;uomo da sempre. Una fame di base, di sicurezza, di continuit&#224; e <em>sopravvivenza</em>.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>E se il pane &#232; l&#8217;archetipo che contrasta questa fame, il lievito madre &#232; la chiave che permette di produrlo senza dipendere completamente da qualcun altro.</span></p></div><p>Durante il <em>Covid</em>, quando improvvisamente il mondo si &#232; fermato, molte persone hanno riscoperto farina, acqua e fermentazione. Non &#232; stato solo passatempo domestico ma qualcosa di pi&#249; profondo. Era il tentativo di riappropriarsi di un gesto primario nel momento in cui tutto il resto sembrava instabile.</p><p><span>Il lievito madre, in quel contesto, non era pi&#249; soltanto una scelta tecnica o romantica. Diventava una piccola garanzia simbolica: se ho farina, acqua e un fermento vivo, posso fare pane. Posso ancora nutrirmi. Posso ancora trasformare qualcosa di semplice in qualcosa che nutre la pancia.</span></p><p><span>E la farina? Certo, serve anche quella. Ma la storia ci insegna che, per sopravvivere, basta un chicco e due pietre. Rudimentale, imperfetto, lontanissimo dalla panificazione che amiamo oggi, ma sufficiente a ricordarci una cosa: il pane nasce prima dell&#8217;attrezzatura, prima del mulino moderno, prima della ricetta precisa.</span></p><p><span>Forse &#232; per questo che il lievito madre continua ad affascinarci nonostante sia scomodo, capriccioso, lento e spesso frustrante. Perch&#233; dentro quel barattolo non vediamo solo un fermento ma una possibilit&#224; antica: quella di non essere del tutto disarmati davanti alla fame.</span></p><p><span>Il lievito madre &#232; un piccolo antidoto domestico contro la dipendenza totale. Non ci rende autosufficienti davvero, ma ci ricorda che il pane nasce da una relazione minima e potentissima tra cereale, acqua, tempo e vita.</span></p><div><hr></div><p><strong>Ora rendiamo il nostro lievito liquido pronto per fare una pagnotta e per farlo dobbiamo eseguire un rinfresco. Il rinfresco non &#232; altro che il </strong><em><strong>suo</strong></em><strong> pasto.</strong></p><p><span>Farina e acqua. Semplicemente farina e acqua date a un ecosistema di lieviti e batteri affinch&#233; possa continuare a vivere e moltiplicarsi. Vi racconto come lo gestisco io a casa.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Generalmente utilizzo una farina bianca di grano tenero tipo 0 o 00 abbastanza proteica, attorno ai 13-14 g di proteine, e acqua di rete tiepida a circa 25 &#176;C.</span></p></div><p><span>Il procedimento &#232; molto semplice.</span></p><p><span>Peso il lievito madre liquido che ho a disposizione e aggiungo lo stesso peso di farina e lo stesso peso di acqua.</span></p><p><span>Se, ad esempio, nel contenitore ho 150 g di licoli, aggiungo:</span></p><ul><li><p><span>150 g di farina</span></p></li><li><p><span>150 g di acqua a circa 25 &#176;C</span></p></li></ul><p><span>Mescolo accuratamente con una forchetta per circa cinque minuti, giusto il tempo necessario a eliminare eventuali grumi e ottenere una massa omogenea e cremosa di 450 grammi totali.</span></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/865ef7b6-427c-4bf5-8ff6-15432bd7fee3_4284x5258.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0cc974c9-a07c-4b97-a8fd-62453678166d_4284x4754.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/89aa3e2a-a912-4b87-980d-4ead78e0335b_4284x4765.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/97a23967-378c-412c-95d4-667b08e23199_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>A questo punto faccio una cosa che reputo molto pi&#249; importante di qualsiasi tabella: <strong>segno il livello iniziale del lievito sul contenitore</strong>. Per questo utilizzo quasi sempre recipienti trasparenti e graduati oppure segno il livello con un pennarello cancellabile o un elastico. <span>Da quel momento inizia l&#8217;attesa.</span></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><span>Il mio parametro di riferimento &#232; che il lievito raddoppi il proprio volume in un tempo compreso tra circa due ore e mezza e tre ore e mezza. </span>Quando raggiunge il raddoppio considero il <em>licoli</em> nel suo momento migliore di attivit&#224; fermentativa. <span>&#200; l&#236; che lo utilizzo negli impasti.</span></p></div><p><span>Non prima, perch&#233; non ha ancora espresso tutta la sua forza. Non troppo dopo, perch&#233; inizierebbe lentamente a consumare le proprie riserve e a perdere parte della spinta che sto cercando.</span></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/66a1a6dc-1a96-447e-946c-b9853a4cb450_5712x4284.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/878d8196-da5f-4b2f-a24c-30a126fe2e8c_4284x4598.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/29317a8b-a74c-45d1-ad37-4f9ba76168d7_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><span>La quantit&#224; necessaria per l&#8217;impasto viene quindi prelevata e utilizzata immediatamente. La parte rimanente torna invece in frigorifero, generalmente tra i 4 e i 6 &#176;C, dove rimane per circa due giorni prima del successivo rinfresco.</span></p><p><span>Questo metodo prende il nome di </span><strong><span>rinfresco 1:1:1</span></strong><span>, perch&#233; a una parte di lievito vengono aggiunte una parte di farina e una parte di acqua.</span></p><p><span>Naturalmente il clima influisce moltissimo sui tempi. Durante l&#8217;estate, con temperature domestiche comprese tra 24 e 28 &#176;C, il lievito riesce quasi sempre a svilupparsi tranquillamente sul piano della cucina.</span></p><p><span>In inverno, invece, quando le temperature domestiche scendono sensibilmente, utilizzo un piccolo trucco: ripongo il contenitore nel forno spento con la sola luce accesa. In questo modo riesco generalmente a creare un ambiente compreso tra 26 e 28 &#176;C, una temperatura ideale per favorire l&#8217;attivit&#224; di lieviti e batteri lattici e ottenere un raddoppio regolare e prevedibile.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UoTR!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e7f24b0-7034-442f-95d1-2c46e2f5a63c_1024x1536.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UoTR!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4e7f24b0-7034-442f-95d1-2c46e2f5a63c_1024x1536.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Non &#232; l&#8217;unico possibile, non &#232; necessariamente il migliore in assoluto, ma &#232; quello che negli anni mi ha dato i risultati pi&#249; costanti quando voglio ottenere un licoli forte, attivo e pronto a sostenere la lievitazione di una pagnotta.</span></p><p><span>Esistono infinite variabili: farine diverse, temperature diverse, rapporti di rinfresco differenti, frequenze di mantenimento pi&#249; o meno spinte. Ma se dovessi consigliare un punto di partenza semplice, affidabile e facilmente replicabile, partirei da questo.</span></p><p><strong><span>Osservatelo come una mappa. Pi&#249; che ricordare i grammi, cercate di capire la logica: il lievito viene alimentato, cresce, raddoppia, raggiunge il suo momento migliore e da l&#236; si divide in due strade. Una parte va a costruire il pane. L&#8217;altra torna in frigorifero in attesa del prossimo rinfresco.</span></strong></p><p>In fondo tutta la gestione del licoli pu&#242; essere riassunta cos&#236;: nutrire, osservare, utilizzare, conservare. Poi ricominciare da capo. <em>Per sempre</em>.</p><p><span>A luned&#236; con la mia pagnotta a lievito madre (e una baguette au levain).</span></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Levain, brodo primordiale ]]></title><description><![CDATA[O semplicemente lievito in coltura liquida]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/levain-brodo-primordiale</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/levain-brodo-primordiale</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:05:54 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOGs!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F97e3c54c-c365-4e02-bf7a-5d26330390c4_4284x4889.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Con il <em>levain</em> chiudiamo il nostro viaggio dentro le grandi strutture fermentative della baguette. <strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/baguette-sur-poolish?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Prima abbiamo visto il poolish</a></strong>, fermento liquido costruito con lievito compresso di birra, <strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/autolisi-tecnica-del-far-niente?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">poi l&#8217;autolisi</a></strong>, cio&#232; la scelta di anticipare l&#8217;idratazione invece della fermentazione. Ora entriamo nel mondo pi&#249; complesso, identitario e vivo della panificazione francese: <strong>il levain liquide</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg" width="1456" height="1941" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1941,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:6433102,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/200815673?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RotS!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc854a88c-48e1-4394-98ad-130093012893_5712x4284.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><div><hr></div><p>Il <em>levain</em>, nella cultura francese, non &#232; semplicemente &#8220;lievito madre&#8221;. &#200; un modo di pensare il pane. &#200; il punto in cui fermentazione, identit&#224; artigiana e legge si incontrano. La Francia lo tratta con una precisione rara: il <em>D&#233;cret pain</em> del 1993 definisce il levain come una pasta composta da farina di frumento e/o segale, acqua potabile, eventualmente sale, sottoposta a fermentazione naturale acidificante, con una microflora composta essenzialmente da batteri lattici e lieviti. Per poter vendere un pane come <em>pain au levain</em>, <strong>la mollica deve avere pH massimo 4,3 e almeno 900 ppm di acido acetico endogeno</strong>. Qui non siamo nel racconto ma nella chimica misurabile del pane.</p><p>Il punto pi&#249; interessante &#232; che il levain francese pu&#242; essere <em>duro, p&#226;teux o liquido</em>. L&#8217;INBP, uno dei riferimenti tecnici della boulangerie francese, distingue chiaramente il lavoro su <em>levain liquide</em> e <em>levain dur</em>, e inserisce il levain dentro una delle tre grandi famiglie fermentative: fermentazione su levain (<em>quindi a lievito madre</em>), fermentazione diretta e fermentazione su prefermenti (<em>per esempio il poolish</em>).</p><p><strong>Il </strong><em><strong>levain liquide</strong></em><strong> lavora generalmente attorno al 100% di idratazione, quindi con pari peso di farina e acqua</strong>. Visivamente pu&#242; ricordare il poolish, ma biologicamente &#232; un&#8217;altra cosa. Il poolish &#232; un prefermento liquido a lievito di birra; il <em>levain liquide</em> &#232; una coltura stabile dove convivono lieviti e batteri lattici. I lieviti producono gas e aiutano la lievitazione, mentre i batteri lattici acidificano, producono acidi organici e contribuiscono ad aroma, struttura e conservabilit&#224;. Le review scientifiche sul <em>sourdough</em> descrivono proprio questo ecosistema misto come la chiave della fermentazione naturale: lieviti e batteri lattici cooperano nel trasformare zuccheri, proteine e ambiente acido dell&#8217;impasto.</p><p>Qui si apre la prima differenza importante rispetto alla cultura italiana. Noi spesso pensiamo al lievito madre come a qualcosa di solido <em>(o almeno fino a qualche anno fa)</em>, legato alla gestione dei grandi lievitati, al rinfresco legato, al bagno, alla forza, all&#8217;acidit&#224; da contenere. In Francia, invece, il levain liquido si inserisce molto bene nella logica della baguette: impasti pi&#249; estensibili, forme lunghe, grigne aperte, molliche fondenti e irregolari. &#200; una fermentazione naturale che non cerca necessariamente la potenza strutturale della madre solida, <strong>ma una maggiore </strong><em><strong>souplesse</strong></em><strong>, cio&#232; morbidezza tecnica, docilit&#224; della pasta, capacit&#224; di allungarsi e aprirsi</strong>. L&#8217;INBP associa infatti il levain liquide a pani di tradizione, pani speciali e viennoiserie, proprio perch&#233; rende la pasta meno tenace e pi&#249; estensibile.</p><p>La baguette francese, nella documentazione culturale del Ministero della Cultura, pu&#242; essere realizzata con farina di frumento, acqua, sale, lievito e/o <em>levain</em>. Non esiste quindi una sola baguette, ma una famiglia di metodi. La baguette au levain &#232; quella che porta dentro la forma moderna della baguette una memoria fermentativa pi&#249; antica. Non lavora solo sulla croccantezza immediata o sulla leggerezza, ma su profondit&#224; aromatica, acidit&#224; sottile, maggiore persistenza del gusto.</p><p>Dal punto di vista scientifico, il levain modifica il pane perch&#233; abbassa il pH e produce acidi organici, soprattutto acido lattico e acido acetico. L&#8217;acido lattico d&#224; rotondit&#224;, cremosit&#224;, una percezione pi&#249; morbida; l&#8217;acido acetico porta una nota pi&#249; pungente, pi&#249; verticale, e contribuisce alla riconoscibilit&#224; del pain au levain. Non bisogna per&#242; immaginare un pane necessariamente acido. La buona <em>baguette au levain</em> non deve sapere &#8220;di aceto&#8221;. Deve avere una complessit&#224; in pi&#249;, un fondo aromatico che sostiene cereale, crosta, nocciola, yogurt, frutta secca e note leggermente lattiche.</p><p>La cultura del levain &#232; molto legata anche al Nord e all&#8217;Est Europa, soprattutto alla segale. Questo passaggio, <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/poolish-il-liquido-del-nord?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">trattato nel dettaglio in questa newsletter</a></em>, &#232; importante per spiegare perch&#233; i fermenti fluidi abbiano avuto tanto spazio in certe aree. Nei pani di segale l&#8217;acidificazione &#232; una necessit&#224; tecnologica. La fermentazione acida aiuta a controllare l&#8217;attivit&#224; amilasica e a rendere pi&#249; stabile una struttura che non pu&#242; contare su una rete glutinica forte come quella del frumento. Per questo nei paesi dove la segale &#232; stata centrale, il sourdough liquido &#232; nato come soluzione tecnica al cereale disponibile.</p><p>La Francia si trova in una posizione interessante: non &#232; il Nord estremo della segale, ma nemmeno il Sud mediterraneo della madre solida e degli impasti pi&#249; compatti. Per questo il levain liquido francese sembra quasi una terra di mezzo. Ha la memoria acida del sourdough settentrionale, ma la usa dentro una panificazione di frumento bianco, sottile, allungata e urbana. &#200; il lievito madre che ha imparato a parlare la lingua della baguette.</p><p>Culturalmente, il levain oggi rappresenta anche una risposta alla standardizzazione. Quando il pane diventa troppo identico, troppo prevedibile, troppo costruito attorno al lievito compresso e ai miglioratori, l&#8217;artigiano riscopre il levain perch&#233; gli restituisce una firma. Non &#232; necessariamente pi&#249; facile, anzi. &#200; pi&#249; instabile, pi&#249; sensibile, pi&#249; esigente e proprio per questo rende pi&#249; visibile la mano del boulanger.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOGs!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F97e3c54c-c365-4e02-bf7a-5d26330390c4_4284x4889.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOGs!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F97e3c54c-c365-4e02-bf7a-5d26330390c4_4284x4889.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Altri ancora lo chiamano semplicemente PML (pasta madre liquida) o lievito madre liquido. Cambiano i nomi, cambiano le scuole, cambiano i rinfreschi. Ma il principio &#232; sorprendentemente simile.</p><p>Parliamo di un lievito madre mantenuto generalmente attorno al 100% di idratazione, quindi con pari peso di acqua e farina, capace di sviluppare una fermentazione pi&#249; lattica, pi&#249; estensibile e meno aggressiva rispetto alla madre solida tradizionale. Ed &#232; interessante notare come, alla fine, chi lavora davvero il lievito madre liquido finisca sempre per raccontare quasi la stessa cosa.</p><p>Negli anni ho messo insieme quattro visioni diverse: la mia gestione personale del licoli che trovate nel mio libro <em><strong>&#8220;il lato oscuro della crusca&#8221;</strong></em>, quella di <em>Vanessa Kimbell</em> nel libro <em>Il pane di pasta madre</em>, quella appresa durante un corso con <em>Oscar Pagani</em> sul lievito madre liquido e la PML di <em>Giambattista Montanari</em>.</p><p>Vanessa Kimbell tende a lavorare molto sulla lettura sensoriale del fermento: profumo, attivit&#224;, temperatura della cucina, risposta della pasta, giocando essenzialmente con <strong>farine selvagge</strong>, integrali, fresche e di cereali minori. Oscar Pagani porta invece una gestione pi&#249; tecnica e controllata, molto attenta alla stabilit&#224; fermentativa e alla forza della struttura valutandone essenzialmente due aspetti: <strong>il volume di sviluppo e l&#8217;incordatura</strong>. Montanari ragiona da tecnologo e analizza la PML come uno strumento estremamente efficiente per costruire estensibilit&#224;, acidit&#224; controllata e continuit&#224; produttiva, <strong>ma la ritiene nettamente inferiore alla pasta madre solida</strong>.</p><p>Eppure, in fondo, tutti arrivano allo stesso punto: il lievito madre liquido non &#232; una ricetta rigida ma una relazione: non esiste una gestione unica perfetta ma esiste quella che riesce a dialogare meglio con il vostro tempo, le vostre farine, il vostro laboratorio e perfino con il vostro carattere. Alla fine raccontiamo tutti quasi la stessa identica <em>bestia</em>.</p><div><hr></div><p>Rispetto alla pasta madre solida, il licoli sviluppa una fermentazione pi&#249; orientata verso l&#8217;acidit&#224; lattica. Questo porta a impasti pi&#249; estensibili, meno tenaci, pi&#249; scioglievoli alla masticazione e pi&#249; facili da stendere o laminare. Per questo funziona molto bene nella pizza, nei pani molto idratati, nei lievitati sfogliati e, naturalmente, nella <em>baguette au levain</em>.</p><p>La pasta madre solida, invece, lavora in modo pi&#249; strutturale. Sostiene meglio l&#8217;impasto, irrigidisce maggiormente la maglia glutinica, d&#224; pi&#249; forma, pi&#249; tenuta, pi&#249; profondit&#224; aromatica e migliore conservabilit&#224;. Non &#232; un caso che resti la regina dei grandi lievitati, dove servono forza, profumo e durata.</p><p>Quindi no: non esiste una madre migliore in assoluto. Esiste una madre pi&#249; coerente con il prodotto che vogliamo costruire. <strong>Il licoli non &#232; superiore o inferiore alla pasta madre solida. &#200; diverso. Lavora pi&#249; sull&#8217;estensibilit&#224; che sulla forza, pi&#249; sulla fluidit&#224; che sulla verticalit&#224;, pi&#249; sulla scioglievolezza che sulla struttura. Direbbero i francesi: lavora sulla </strong><em><strong>souplesse</strong></em><strong>.</strong></p><p>Ma proprio perch&#233; &#232; vivo, non basta averlo in frigorifero e chiamarlo lievito madre liquido. Va usato quando &#232; nella sua fase migliore. E qual &#232; questa fase?</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Quando, dopo un rinfresco corretto, mostra un&#8217;attivit&#224; evidente e raggiunge il raddoppio del volume. &#200; l&#236; che il licoli &#232; pronto per entrare nell&#8217;impasto. Non quando ce lo dice l&#8217;orologio ma quando ce lo dice lui: attraverso il volume, il gusto, le bolle, la superficie.</p><p>Per arrivare a questo punto servono tre cose: un rinfresco ben gestito, una temperatura positiva di sviluppo attorno ai 26&#8211;28 &#176;C e una conservazione corretta in frigorifero, generalmente tra 4 e 6 &#176;C.</p><p>La temperatura di sviluppo serve a far lavorare bene lieviti e batteri lattici dopo il rinfresco. La temperatura di mantenimento serve invece a rallentare il sistema, conservarlo stabile e permetterci di usarlo nei tempi della nostra vita reale.</p></div><div><hr></div><p>Ora per&#242; entriamo nella parte centrale del lievito in coltura liquida: il rinfresco (<em>anzi, un pre-rinfresco</em>).</p><p><strong>Per ottenere un licoli possiamo seguire due strade. La prima &#232; partire da una pasta madre solida e trasformarla in liquida. La seconda &#232; partire da un lievito madre liquido gi&#224; esistente, magari ricevuto da qualcuno che lo gestisce da tempo.</strong></p><p>Partiamo dalla prima strada, il giro pi&#249; largo, che &#232; anche quella che ho scelto io. Sono partito da 75 g di pasta madre solida che avevo gi&#224; in casa.</p><p>La mia pasta madre solida viene rinfrescata al 50% di acqua sulla farina, quindi significa che al suo interno ci sono due parti di farina e una parte di acqua.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Tradotto in numeri, in quei 75 g di pasta madre solida troviamo:</p><p>50 g di farina</p><p>25 g di acqua</p></div><p>A questo punto la domanda &#232;: come la trasformo in liquida?</p><p>La risposta &#232; semplice: devo pareggiare farina e acqua.</p><p>Se nella pasta madre ho gi&#224; 50 g di farina e 25 g di acqua, devo aggiungere altri 25 g di acqua per arrivare a 50 g di farina e 50 g di acqua.</p><p>Ho quindi messo la pasta madre solida, spezzettata in piccoli pezzi, dentro una ciotola graduata con 25 g di acqua tiepida a circa 28 &#176;C.</p><p>Con una forchetta l&#8217;ho sciolta bene fino a ottenere una crema irregolare (farete fatica a scioglierla completamente, se vi rimane qualche piccolo pezzo va benissimo), una specie di brodaglia viva.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HJsg!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f4f9770-7fd5-44ab-9422-edb962dfd660_4284x5227.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HJsg!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f4f9770-7fd5-44ab-9422-edb962dfd660_4284x5227.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HJsg!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f4f9770-7fd5-44ab-9422-edb962dfd660_4284x5227.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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A quel punto era gi&#224; potenzialmente pronto per essere usato in un impasto.</p><p>Nel dubbio, per&#242;, non ho impastato. Dopo aver osservato il suo sviluppo, l&#8217;ho riposto in frigorifero per il mantenimento. <strong>Ecco: a questo punto avete in frigo un lievito madre liquido, rinfrescato e sviluppato.</strong></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/894ecbf2-e744-402d-a50b-00958cce1c6e_4284x4629.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/34ca1894-aad8-4358-962a-51b68b4a2485_4284x4598.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4d4da1ac-41cc-4860-8cb9-44c5c03568b6_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Se invece partite gi&#224; da un licoli vostro, il percorso &#232; ancora pi&#249; semplice: luned&#236; prossimo inizieremo direttamente dai rinfreschi di gestione e arriveremo alla costruzione di una baguette e di un pane di grande pezzatura au levain, cio&#232; con lievito madre liquido.</p><p>Vi insegner&#242; un metodo molto semplice che vi dar&#224; un pane a lievitazione naturale ben sviluppato e pratico nella sua gestione.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ogni luned&#236; ti porta nel mondo e nella tecnica della panificazione&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p><em>Vedremo inoltre come conservarlo, quando rinfrescarlo, come leggere i suoi segnali e soprattutto come trasformare un semplice barattolo in frigorifero in uno strumento realmente utile per fare pane. Perch&#233; il vero segreto del licoli non sta tanto nel crearlo, ma nel riuscire a mantenerlo vivo, attivo e prevedibile nel tempo.</em></p><p><em>Per gli abbonati ci sar&#224; inoltre un approfondimento dedicato, con contenuti aggiuntivi sulla gestione del lievito madre liquido e il suo utilizzo negli impasti. </em></p><p><em>Gli abbonati avranno anche accesso a una scontistica speciale sul mio libro Il lato oscuro della crusca (contattatemi in privato), dove un intero capitolo &#232; dedicato proprio al lievito madre liquido, alle sue fermentazioni e alle sue molteplici interpretazioni su pane, pizza e focaccia.</em></p><div class="directMessage button" data-attrs="{&quot;userId&quot;:165456609,&quot;userName&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;canDm&quot;:null,&quot;dmUpgradeOptions&quot;:null,&quot;isEditorNode&quot;:true}" data-component-name="DirectMessageToDOM"></div><p></p><p><em>Lieviti e Parole continuer&#224; comunque a rimanere uno spazio aperto a tutti, con pubblicazioni gratuite a cadenza settimanale o quindicinale. Gli articoli riservati agli abbonati saranno generalmente uno al mese e serviranno ad approfondire alcuni temi tecnici che meritano qualche pagina in pi&#249;.</em></p><p><em>Se vorrete sostenere questo progetto e accedere ai contenuti aggiuntivi, l&#8217;abbonamento costa 5 euro al mese.</em></p><p><em>A luned&#236;.</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Filoncino anti antistress]]></title><description><![CDATA[L&#8217;autolisi ed un blackout di mezz'ora]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/filoncino-anti-antistress</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/filoncino-anti-antistress</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 25 May 2026 11:10:53 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!53K_!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d3fb56d-1425-41f8-b4ca-9fad33bbdc20_3024x3766.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana abbiamo aperto una porta molto pi&#249; grande del previsto partendo da una tecnica apparentemente semplice: <strong>l&#8217;autolisi</strong>.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;915493b7-a0cc-4173-8ae8-e4c38b15c56e&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Dopo aver lavorato sul poolish, quindi su un impasto che anticipa la lievitazione finale, ora cambiamo completamente strada. Entriamo nella baguette con autolisi.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Autolisi, tecnica del far niente&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-05-11T11:32:17.743Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8c74d9a6-336e-4550-820f-093a41819961_3023x2631.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/autolisi-tecnica-del-far-niente&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:197184718,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:16,&quot;comment_count&quot;:7,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>Abbiamo visto che non &#232; un fermento, non produce acidit&#224; e non costruisce un aroma complesso come poolish, biga o levain. L&#8217;autolisi lavora <em>prima</em>, sulla materia. <strong>Farina e acqua vengono lasciate riposare insieme affinch&#233; la pasta inizi spontaneamente a organizzarsi, riducendo il lavoro meccanico necessario durante l&#8217;impasto.</strong></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole sta esplorando la panificazione e le tecniche francesi, non perdere i prossimi articoli&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><div><hr></div><p>Siamo partiti dalla Francia di <em>Raymond Calvel</em>, che negli anni Settanta formalizza questa tecnica per contrastare l&#8217;eccessiva ossidazione e lo stress delle nuove impastatrici veloci, ma siamo arrivati molto pi&#249; lontano. Abbiamo incontrato <em>l&#8217;Ing. Dott. Arnaldo Luraschi</em> e i suoi &#8220;<em>fermo macchina</em>&#8221;, scoprendo che il problema dell&#8217;ossidazione esisteva gi&#224; decenni prima, addirittura fino a mettere sotto accusa la mietitrebbia per il modo in cui trattava il frumento durante la raccolta.</p><p>Possiamo affermare quindi che l&#8217;autolisi nasce l&#236;, come tecnica per limitare il pi&#249; possibile due grattacapi della panificazione: <strong>surriscaldamento</strong> e <strong>ossidazione</strong>.</p><p>Il primo &#232; termico. Durante l&#8217;impasto l&#8217;attrito sviluppa calore, e quando la pasta supera certe temperature il glutine inizia a perdere equilibrio. Gi&#224; oltre i 26&#8211;28 &#176;C molti impasti diventano pi&#249; difficili da gestire; sopra i 30 &#176;C la fermentazione accelera troppo, la struttura tende a cedere pi&#249; facilmente e gli aromi diventano meno puliti. In prodotti delicati come baguette o grandi lievitati, temperature troppo alte possono trasformare una pasta elastica in una massa nervosa, collosa o instabile.</p><p>Il secondo problema &#232; l&#8217;ossidazione. Impastare violentemente significa incorporare molto ossigeno nella massa. Una parte &#232; utile, perch&#233; aiuta a organizzare la maglia glutinica, ma quando l&#8217;ossigenazione diventa eccessiva il pane perde carattere. I carotenoidi naturali della farina, responsabili delle sfumature crema della mollica e di parte dell&#8217;aroma del frumento, vengono progressivamente degradati. Il risultato &#232; un impasto pi&#249; bianco ma con una mollica pi&#249; piatta e meno profumata.</p><p>Ed &#232; forse questo il punto pi&#249; interessante: leggere la panificazione senza contestualizzarla &#232; impossibile. Ogni tecnica nasce dentro un preciso momento storico, con certe farine, certe macchine e certi problemi. Eppure alcune intuizioni sopravvivono e l&#8217;autolisi &#232; una di queste, nonostante farine moderne, celle climatiche, spirali a 10 velocit&#224; e controllo digitale della temperatura, il principio resta straordinariamente attuale: dare tempo alla farina di prepararsi prima di aggredirla con la lavorazione.</p><div><hr></div><p><strong>L&#8217;autolisi &#232; estremamente semplice. Si prende tutta la farina prevista dalla ricetta e la si miscela con tutta l&#8217;acqua prevista, o con gran parte di essa. Si impasta pochi minuti, generalmente cinque circa, giusto il tempo necessario per idratare bene la massa. Poi ci si ferma, </strong><em><strong>letteralmente</strong></em><strong>. Si lascia riposare l&#8217;impasto per circa mezz&#8217;ora prima di riprendere la lavorazione con lievito, sale ed eventuali altri ingredienti.</strong></p><p>Ma adesso dobbiamo farci una domanda importante: se questa tecnica &#232; stata costruita e formalizzata tra gli anni Quaranta e Settanta, serve ancora oggi?</p><p>La risposta &#232; s&#236;. Ma per altri scopi.</p><p>Prima della seconda grande guerra la panificazione era lenta. Impastatrici a forcella che giravano piano, tanta manualit&#224;, farine generalmente pi&#249; deboli, impasti spesso rifiniti a mano, con matterelli, presse o laminazioni semplici. Il glutine non veniva sviluppato con violenza meccanica ma con delicatezza.</p><p>Dopo la guerra la panificazione cambia radicalmente. Negli anni Ottanta iniziano ad arrivare con continuit&#224; in Europa i frumenti nordamericani, soprattutto variet&#224; hardness come <em>hard red spring e canadian western red spring <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/manitoba-nel-mio-orto?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">(ho una bella trilogia su di loro qui)</a></em>: grani molto proteici, molto stabili e decisamente pi&#249; coriacei rispetto a gran parte dei frumenti italiani tradizionali.</p><p>Contemporaneamente cambiano anche le macchine. Entrano nelle panetterie le impastatrici a spirale moderne, le cilindratrici, i gruppi automatici, le esagonali e tutta una serie di attrezzature molto pi&#249; aggressive sugli impasti rispetto al passato. Macchine capaci di sviluppare glutine rapidamente, ma anche di stressare molto la pasta. <strong>Questi nuovi grani per&#242;, pi&#249; forti e pi&#249; stabili, iniziano a &#8220;sopportare&#8221; molto bene la velocit&#224; pi&#249; alta di queste macchine</strong>, quella che nelle ricette vedete col nome di <em>seconda velocit&#224; (se leggete una ricetta professionale incapperete di sicuro nella dicitura &#8220;impastare per 5 minuti in prima velocit&#224; <strong>e 8 minuti in seconda velocit&#224;</strong>&#8221;)</em>. E vi dir&#242; di pi&#249;: per ottenere una buona incordatura si comincia a sfruttarla sempre di pi&#249; e questi grani nuovi hanno <strong>stabilit&#224; elevata e ossidazione ridotta al minimo</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg" width="2942" height="722" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:722,&quot;width&quot;:2942,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:768126,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/198413754?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2241f845-9514-46a4-85a0-781b781e0953_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-ffO!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4a24c95c-a287-4c31-ab26-68b637a4cfab_2942x722.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Come si nota in questa descrizione, bisogna aumentare la velocit&#224; dell&#8217;impastatrice per completare l&#8217;impasto.</figcaption></figure></div><div><hr></div><p>Pertanto oggi l&#8217;autolisi continua ad avere senso, ma per motivi in parte diversi. Certo, resta utile per limitare stress meccanico, ossidazione e calore, soprattutto negli impasti delicati. Ma nella panificazione contemporanea viene sfruttata soprattutto per altre due grandi ragioni.</p><p><strong>La prima &#232; raggiungere alte idratazioni.</strong> Quando lavoriamo con farine forti, generalmente sopra il 13% di proteine, l&#8217;autolisi aiuta enormemente l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua, specialmente quando un impasto prevede un&#8217;idratazione del 70% o pi&#249;, rendendolo pi&#249; estensibile e gestibile. In pratica permette alla farina di idratarsi meglio senza dover forzare troppo l&#8217;impastamento.</p><p><strong>La seconda riguarda le farine integrali e semi-integrali</strong>, molto gettonate in questo decennio. Crusca e fibre interrompono la formazione della rete glutinica e assorbono molta acqua lentamente. L&#8217;autolisi aiuta proprio questo processo: d&#224; tempo alla parte esterna del chicco di idratarsi e rende l&#8217;impasto meno rigido, meno strappato e pi&#249; lavorabile.</p><p>Una tecnica nata per difendersi dalle nuove macchine industriali oggi viene utilizzata soprattutto per gestire impasti sempre pi&#249; idratati, complessi e ricchi di fibra.</p><p>Possiamo invece considerare l&#8217;autolisi una tecnica poco necessaria, o comunque <em>molto</em> meno utile, in alcune tipologie di impasto. Per esempio negli impasti poco idratati, come molti pani di pasta dura. In questi casi la massa &#232; volutamente asciutta e compatta: non c&#8217;&#232; grande necessit&#224; di aiutare la farina ad assorbire acqua o a rilassarsi nel tempo.</p><p>Anche le farine deboli (9-11% di proteine e grani di antica costituzione) raramente richiedono vere autolisi prolungate. Sono gi&#224; naturalmente estensibili, sviluppano glutine molto rapidamente e spesso soffrono impastamenti lunghi o eccessivamente energici. In questi casi il rischio &#232; addirittura opposto: ottenere una pasta troppo rilassata, poco stabile o difficile da gestire.</p><p>Lo stesso discorso vale per molti impasti indiretti. Quando utilizziamo fermenti come biga o poolish, una parte della farina ha gi&#224; trascorso ore a contatto con l&#8217;acqua. In altre parole, un principio di autolisi &#232; gi&#224; avvenuto spontaneamente dentro il fermento stesso. La farina si &#232; gi&#224; idratata, gli enzimi hanno gi&#224; iniziato il loro lavoro e parte della struttura si &#232; gi&#224; organizzata prima dell&#8217;impasto finale.</p><p>Per questo motivo aggiungere anche una lunga autolisi a impasti gi&#224; costruiti con fermenti indiretti rischia di diventare ridondante o addirittura controproducente.</p><div><hr></div><p>L&#8217;autolisi per&#242; ci mette davanti ad un black out psicologico molto singolare. <strong>Il tempo</strong>, che non riusciamo ad aspettare, o meglio, a stare fermi. E sembra assurdo dirlo, perch&#233; alla fine stiamo parlando di lasciare fermo un impasto per mezz&#8217;ora.</p><p>Viviamo in un periodo in cui non sappiamo pi&#249; dove incastrare il tempo. E forse proprio per questo l&#8217;autolisi &#232; una tecnica incredibilmente contemporanea. <strong>Perch&#233; ci obbliga a una cosa che ormai facciamo malissimo: non intervenire subito. L&#8217;impasto, in questo, ha una chiave di lettura enorme. Ti insegna che non tutto migliora se continui a toccarlo.</strong></p><p>Non &#232; un caso che nel 2020, quando improvvisamente abbiamo sentito la nostra vita fragile e fuori controllo, milioni di persone abbiano rispolverato una memoria quasi atavica: impastare. Farina e acqua sono diventate una specie di rifugio primitivo. Un gesto lento dentro un mondo fermo.</p><p>E l&#8217;autolisi, da questo punto di vista, &#232; quasi alchemica. Per mezz&#8217;ora non dovete fare niente. E proprio mentre non fate nulla, l&#8217;impasto continua a trasformarsi da solo. Lo dico spesso ai corsi: a volte devo parlare tantissimo solo per far tenere ferme le mani dei partecipanti. Fremono dalla voglia di impastare. Ma spesso la cosa migliore da fare&#8230; &#232; smettere di impastare.</p><p><strong>Ehh ma &#8220;impastare &#232; antistress...&#8221;</strong></p><p>Verissimo. Ma forse dovremmo aggiungere una cosa: lo stress non sparisce, <em>si trasferisce</em>. Quando stiamo venti minuti ad accanirci su un impasto, spesso stiamo semplicemente passando il nostro stress a lui. Lo strappiamo, lo scaldiamo, lo snerviamo. Quindi quando siete stressati impastate pure. Assolutamente, <strong>ma fate prima un&#8217;autolisi di trenta minuti. E in quel tempo meditate, fate una passeggiata o prendete a pugni un sacco da boxe. Non l&#8217;impasto.</strong></p><div><hr></div><p>Prima di entrare nella ricetta bisogna per&#242; costruire una piccola legenda generale sull&#8217;autolisi.</p><p>La prima distinzione &#232; tra <strong>autolisi breve</strong> e <strong>autolisi lunga</strong>.</p><p><strong>Generalmente si considera autolisi un riposo che parte da almeno 30 minuti. </strong>Sotto questa soglia &#232; pi&#249; corretto parlare di <em>fermo macchina</em>: una pausa tecnica utile, ma che non sviluppa ancora pienamente tutti gli effetti dell&#8217;autolisi vera e propria.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>L&#8217;autolisi breve lavora quindi attorno ai 30 minuti, mentre quella lunga pu&#242; tranquillamente arrivare a 1&#8211;2 ore. In alcune lavorazioni particolari, come certi pani di semola di grano duro, si possono trovare anche autolisi molto pi&#249; spinte, persino di 12&#8211;24 ore.</p><p>Nel quotidiano, per&#242;, possiamo ragionare cos&#236;:</p><p>30 minuti &#8594; autolisi standard</p><p>1 ora &#8594; molto utile con farine integrali o semi-integrali</p><p>oltre 1 ora &#8594; tecnica pi&#249; delicata, da gestire bene in base alla forza della farina e alla temperatura</p></div><p><strong>Ed &#232; importante capire una cosa: l&#8217;autolisi non si fa su una parte della ricetta, ma generalmente su tutta la farina prevista dall&#8217;impasto. </strong>L&#8217;acqua, invece, va gestita con pi&#249; attenzione.</p><p><strong>Normalmente si utilizza durante l&#8217;autolisi circa il 55&#8211;60% di acqua sulla farina</strong>. Se per&#242; la ricetta finale prevede idratazioni elevate, ad esempio 70% o superiori, conviene lasciare fuori una parte dell&#8217;acqua e inserirla successivamente durante l&#8217;impasto finale. Questo permette alla pasta di organizzarsi meglio prima di affrontare idratazioni pi&#249; spinte.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Per esempio:</p><p>se voglio idratare un impasto al 70%, durante l&#8217;autolisi posso fermarmi al 60% e aggiungere l&#8217;ultima parte d&#8217;acqua successivamente tramite <em>bassinage</em>.</p></div><p>Un altro punto fondamentale riguarda i fermenti.</p><p><strong>Nell&#8217;autolisi classica non si inserisce mai lievito di birra fresco</strong>. Il motivo &#232; semplice: l&#8217;obiettivo non &#232; avviare una fermentazione, ma permettere alla farina di idratarsi e organizzarsi senza attivit&#224; fermentativa significativa.</p><p>Diverso &#232; invece il discorso con il lievito madre vivo. In quel caso pu&#242; essere molto utile eseguire un&#8217;autolisi comprendendo gi&#224; il lievito madre nell&#8217;impasto. Poich&#233; il lievito madre ha fermentazioni molto pi&#249; lente rispetto al lievito compresso, questa pratica non crea particolari problemi e prende addirittura un nome specifico: <strong>lievitolisi.</strong></p><p>&#200; una variante molto usata nella panificazione contemporanea ad alta idratazione e nei pani a lunga fermentazione, perch&#233; unisce il rilassamento della pasta alla costruzione graduale della fermentazione acida.</p><div><hr></div><p><strong>Baguette (nel dettaglio </strong><em><strong>sfilatino</strong></em><strong>) con autolisi</strong></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Ricetta</p><p>500 g farina tipo 1 forte oppure una tipo 0 con 13% proteine</p><p>300 g acqua prima parte (60%)</p><p>6 g lievito fresco</p><p>5 g malto diastasico (facoltativo)</p><p>10 g sale</p><p>25 g acqua seconda parte (5%)</p></div><p><strong>Procedimento</strong></p><ol><li><p><strong>Autolisi</strong></p></li></ol><p>Mescolare 500 g farina e 300 g acqua. Impastare giusto 3&#8211;5 minuti, solo per idratare bene tutta la farina. Coprire e lasciare riposare per 30 minuti</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uAOs!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2ba79e5d-2da1-446d-bf24-112873e1623a_3023x2631.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uAOs!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2ba79e5d-2da1-446d-bf24-112873e1623a_3023x2631.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uAOs!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2ba79e5d-2da1-446d-bf24-112873e1623a_3023x2631.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Dopo il riposo mi preparo in un contenitore i 25 g di acqua della seconda parte e procedo inserendo:</p><p>6 g lievito fresco</p><p>5 g malto (<em>facoltativo ma consigliato</em>)</p><p>Una piccola parte dei 25 g di acqua. Dopo qualche minuto l&#8217;impasto avr&#224; assorbito l&#8217;acqua e aggiungo:</p><p>10 g sale</p><p>E un&#8217;altra piccola parte di acqua. Se riesco con tecnica e manualit&#224; bene, oppure aumentando la velocit&#224; dell&#8217;impastatrice o inserendo la foglia (k), metto tutta l&#8217;acqua e aspetto che l&#8217;impasto si incordi. Questo &#232; un passaggio che pu&#242; richiedere anche 5 minuti. <em>Non sentitevi obbligati a inserire tutta l&#8217;acqua.</em></p><p></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!i4Wy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36cdee6b-5eae-4ef7-a3cb-15aac27036a7_3016x3446.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!i4Wy!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F36cdee6b-5eae-4ef7-a3cb-15aac27036a7_3016x3446.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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A volte lo metto un una ciotola con un filo d&#8217;olio, altre volte lo lascio sul tavolo coperto con la ciotola che ho usato per impastare.</p></li><li><p><strong>Staglio</strong>, ovvero divido l&#8217;impasto in circa 4 pezzi da 210 grammi oppure pi&#249; pezzature da 150 grammi.</p></li></ol><p></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!pKPp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F437edae3-dc6e-4792-84ac-e08a9a2420ab_3024x3340.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!pKPp!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F437edae3-dc6e-4792-84ac-e08a9a2420ab_3024x3340.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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centro.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c1002046-596e-4804-99e0-72e74b78fffa_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><ol start="3"><li><p><strong>Appretto</strong>, ovvero la lievitazione finale che sar&#224; di circa 40 minuti a temperatura ambiente casalinga (22 gradi) tenendo i vari filoncini coperti.</p></li></ol><p></p><div class="image-gallery-embed" 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class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!53K_!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d3fb56d-1425-41f8-b4ca-9fad33bbdc20_3024x3766.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!53K_!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d3fb56d-1425-41f8-b4ca-9fad33bbdc20_3024x3766.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!53K_!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0d3fb56d-1425-41f8-b4ca-9fad33bbdc20_3024x3766.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><div><hr></div><p><em>Con questo filoncino si conclude il nostro viaggio in due puntate dentro l&#8217;autolisi. Abbiamo visto come una tecnica apparentemente banale, fatta semplicemente di acqua, farina e attesa, abbia in realt&#224; cambiato profondamente il modo moderno di costruire gli impasti.</em></p><p><em>La prossima settimana chiuderemo definitivamente questo primo grande ciclo francese entrando nell&#8217;ultima grande tecnica della baguette: il levain.</em></p><p><em>Parleremo del lievito madre liquido, detto anche licoli, della sua struttura, della sua gestione e soprattutto della baguette fran&#231;aise au levain, probabilmente la versione pi&#249; complessa, identitaria e affascinante della panificazione francese contemporanea.</em></p><p><em>A luned&#236;&#8230;</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Autolisi, tecnica del far niente]]></title><description><![CDATA[La storia, il nome storpiato ed il suo utilizzo nell&#8217;arte bianca]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/autolisi-tecnica-del-far-niente</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/autolisi-tecnica-del-far-niente</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 11 May 2026 11:32:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8c74d9a6-336e-4550-820f-093a41819961_3023x2631.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver lavorato sul <strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/baguette-sur-poolish?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">poolish</a></strong>, quindi su un impasto che anticipa la lievitazione finale, ora cambiamo completamente strada. Entriamo nella baguette con <strong>autolisi</strong>.</p><p>Qui non anticipiamo nulla <em>(anzi, pochissimo dal punto di vista fermentativo in quanto non c&#8217;&#232; un fermento)</em> ma lasciamo che sia la farina a lavorare prima di tutto il resto. Come? Con l&#8217;autolisi.</p><p><strong>L&#8217;autolisi &#232; una tecnica semplice: si mescolano farina e acqua e si lascia riposare l&#8217;impasto prima di inserire lievito, sale e tutto il resto. Non &#232; una fermentazione, non sviluppa gas e non costruisce acidit&#224; come abbiamo visto con poolish e levain.</strong></p><p>Durante questo riposo succede qualcosa di poco visibile ma molto concreto. L&#8217;acqua entra nella farina, le proteine iniziano a organizzarsi e idratarsi, l&#8217;impasto diventa pi&#249; estensibile e meno nervoso. In altre parole, la pasta si prepara da sola ad essere lavorata.</p><p>Se il poolish costruisce aroma anticipando la fermentazione <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/baguette-sur-poolish?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">(qui la ricetta della baguette sur poolish)</a></em>, l&#8217;autolisi costruisce struttura anticipando l&#8217;idratazione quindi se prima lavoravamo sul gusto, ora lavoriamo sul <em>gesto</em>. Nella baguette questo fa tutta la differenza, perch&#233; &#232; proprio da qui che nasce quella pasta capace di allungarsi senza strapparsi, di aprirsi bene in cottura e di trasformare quattro ingredienti in qualcosa di estremamente preciso.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole approfondisce le tecniche dell&#8217;arte bianca con uno sguardo al presente ed al passato&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>L&#8217;autolisi, in panificazione, &#232; una tecnica formalizzata dall&#8217;oltralpe panettiere e professor <em><strong>Raymond Calvel</strong></em>. Le fonti francesi ricordano che nel 1974 Calvel pubblic&#242; un articolo sul principio e sui vantaggi del <em>repos autolyse</em>, oggi molto usato anche nel <em>pain de tradition fran&#231;aise</em>.</p><p><strong>Il principio &#232; semplice: si mescolano farina e acqua </strong><em><strong>(poi vedremo quanta)</strong></em><strong>, senza lievito, senza levain e generalmente senza sale, e si lascia riposare l&#8217;impasto prima del vero impastamento.</strong> La scheda francese sulla baguette inserisce infatti l&#8217;autolisi subito dopo il <em>frasage</em>, cio&#232; il primo mescolamento, e prima dell&#8217;introduzione dei fermenti e del sale. <strong>La durata pu&#242; andare da pochi minuti a diverse ore</strong>; lo scopo &#232; migliorare l&#8217;idratazione del glutine senza energia meccanica e ridurre il tempo di impasto.</p><p>Qui sta il cuore della tecnica: l&#8217;autolisi non &#232; un fermento. Non produce gas. Non costruisce acidit&#224; come il <em>levain</em> e non porta maturazione aromatica come il poolish. Lavora prima sulla materia: permette alla farina di bere acqua e creare un glutine migliore <strong>riducendo drasticamente la forza meccanica dell&#8217;impastatrice</strong>, agli enzimi di iniziare ad agire e alla massa di diventare pi&#249; estensibile, meno nervosa, <em>pi&#249; pronta</em> alla formatura.</p><div><hr></div><p>Per la baguette &#232; fondamentale, perch&#233; &#232; un pane lungo, sottile e <em>molto amanuense</em>. Ha bisogno di una pasta che si lasci allungare senza strapparsi, che apra bene in cottura e che non opponga una resistenza eccessiva alla mano. La stessa scheda francese sulla baguette descrive il processo tradizionale come una successione precisa di passaggi: <em>dosaggio, frasage, autolisi, p&#233;trissage, pointage, formatura, appretto, scarificazione (le incisioni) e cottura</em>. Quindi pi&#249; che un dettaglio, l&#8217;autolisi &#232; inserita dentro la grammatica ufficiale del gesto e del <em>testo</em> di panificazione francese.</p><div><hr></div><p>In termini pratici, l&#8217;autolisi porta tre vantaggi principali. <strong>Il primo &#232; una migliore idratazione della farina</strong>: l&#8217;acqua penetra con pi&#249; calma nelle proteine e negli amidi. <strong>Il secondo &#232; una riduzione dell&#8217;impasto meccanico</strong>: se la farina ha gi&#224; iniziato a organizzarsi da sola, serve meno lavoro di macchina, quindi meno <em><strong>ossidazione</strong></em> <em>(ricordatevi questo termine)</em> e meno rischio di impoverire la mollica. <strong>Il terzo &#232; una maggiore estensibilit&#224;</strong>, cio&#232; una pasta pi&#249; docile, meno tenace, pi&#249; adatta ad allungarsi nella forma della baguette.</p><p>Questo per&#242; va detto bene: l&#8217;autolisi non &#232; magia. Non sostituisce una farina sbagliata, non salva una fermentazione gestita male, non rende automaticamente il pane pi&#249; buono e non va bene con tutte le farine e tutte le preaparazioni. <em>Calvel</em> stesso lavorava in un&#8217;epoca in cui combatteva l&#8217;eccessiva ossidazione degli impasti e l&#8217;abuso di certi correttivi, e il suo obiettivo era ottenere una pasta meno <em>violentata</em> dalla macchina e una mollica pi&#249; viva. <strong>La sua ricerca sull&#8217;autolisi si inserisce proprio in questa visione di pane meno ossidato e pi&#249; rispettoso del gusto del frumento.</strong></p><p>Attenzione che qui si apre un mondo, anzi lo apro io. Quando leggiamo certi testi di panificazione rischiamo di commettere un errore enorme: interpretarli con gli occhi di oggi.</p><div><hr></div><p>L&#8217;autolisi di Raymond Calvel va capita dentro il suo tempo. Cos&#236; come i testi dell&#8217;<em>Ing. Dott. Arnaldo Luraschi</em>, una delle figure tecniche pi&#249; importanti della panificazione italiana del Novecento. Non basta leggere cosa scrivevano. Bisogna capire con quali farine, quali macchine e quale tecnologia stavano dialogando.</p><p>Calvel sviluppa l&#8217;autolisi negli anni Settanta, in un periodo in cui la panificazione industriale stava aumentando drasticamente tempi di impasto, velocit&#224; delle spirali e ossidazione della pasta. La sua battaglia non era contro il pane moderno in s&#233;. Era contro un impasto <em><strong>violentato</strong></em> <em>(termine che usa lui stesso)</em> dalla macchina, impoverito nel gusto e nella struttura aromatica. L&#8217;autolisi nasce l&#236;: ridurre il lavoro meccanico, ossidare meno e restituire sapore al frumento.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg" width="2244" height="3503" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:3503,&quot;width&quot;:2244,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:2485838,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/197184718?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f73e25c-5c63-4edd-be02-7c38214aeaee_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_1Kj!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F659488fa-4f9a-4ccc-a610-a9841a69fca9_2244x3503.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p>Ma ancora pi&#249; affascinante &#232; leggere l&#8217;Ing. Dott. Arnaldo Luraschi <em>(recuperatevi Panificazione Casalinga artigiana e industriale, Lazarus, 1946)</em>. Nei suoi testi sulla panificazione scritti tra gli anni 40 e 50 del novecento sulla tecnologia molitoria si arriva addirittura a discutere della mietitura manuale rispetto alla mietitrebbia. <strong>Sentite bene: la mietitrebbia veniva accusata di ossidare troppo il frumento durante la raccolta, alterando il comportamento della farina rispetto ai grani mietuti a mano. </strong><em>Approfondisco: &#8220;l&#8217;adozione di tale metodo (la mietitrebbiatrice) ha determinato in molti casi una netta carenza di amilasi e di proteasi nelle corrispondenti farine. Ci&#242; ha spinto i mugnai a correggerle con farina di malto&#8221;. Cos&#236; come la raccolta del grano in covoni in campo e la gestazione per un periodo di tempo a sole e pioggia, costituisce una condizione favorevole per lo sviluppo degli enzimi per la maturazione.</em></p><p>Capite il livello del dibattito? Vi mettereste oggi ad accusare la mietitrebbia? Vorreste tornare a raccogliere il grano con la falce? Oggi discutiamo di celle fermalievitazione, frigo, fermenti liquidi, Manitoba, enzimi, alveolature e fermentazioni controllate.</p><p><strong>All&#8217;epoca il grande problema era </strong><em><strong>l&#8217;ossidazione</strong></em>, solo che iniziava ancora prima del molino, direttamente nel campo. Da una parte si guardava con sospetto la mietitrebbia, accusata di <em>stressare</em> troppo il frumento durante la raccolta; dall&#8217;altra iniziavano ad arrivare le impastatrici elettriche, capaci di lavorare la pasta con intensit&#224; e velocit&#224; mai viste prima.</p><p>&#200; proprio dentro questo contesto che nasce l&#8217;autolisi, come tentativo concreto di stressare meno l&#8217;impasto e ridurre gli effetti negativi dell&#8217;eccessiva lavorazione meccanica. Perch&#233; un impasto lavorato troppo velocemente, o troppo a lungo ad alte velocit&#224;, porta soprattutto a due problemi: <strong>surriscaldamento</strong> e <strong>ossidazione</strong> <em>(li vedremo bene luned&#236;).</em></p><p>L&#8217;autolisi quindi nasce proprio per questo: lasciare che acqua e farina inizino spontaneamente a organizzarsi prima della lavorazione vera e propria, riducendo tempi di impasto, attrito, calore e ossidazione. <strong>In pratica, sposta una parte del lavoro dalla macchina </strong><em><strong>al tempo di non far niente</strong></em><strong>.</strong></p><div><hr></div><p>In fondo &#232; curioso: oggi usiamo l&#8217;autolisi per cercare pi&#249; estensibilit&#224;, alveoli o eleganza nella baguette. Ma quando nasce, il suo obiettivo principale era molto pi&#249; semplice: evitare che la macchina rovinasse il gusto del pane. E forse la cosa pi&#249; interessante &#232; che questa idea non nasce davvero dal nulla con Calvel che le d&#224; un nome preciso, la formalizza e la trasforma in una tecnica codificata: <em>autolisi</em>. <strong>Ma il concetto di lasciare riposare l&#8217;impasto per evitare di stressarlo troppo era gi&#224; presente molto prima.</strong></p><p>Nel <em><strong>Manuale di tecnica della panificazione. Ad uso dei corsi professionali per lavoranti panettieri,</strong></em> l&#8217;Ing. Dott. Arnaldo Luraschi consigliava gi&#224; dei veri e propri &#8220;<strong>fermo macchina&#8221;</strong> durante l&#8217;impasto <em>(qualche riposo di 5 minuti una tantum)</em>. Non era ancora l&#8217;autolisi nel senso moderno e rigoroso del termine, ma l&#8217;intuizione di fondo era sorprendentemente vicina: lasciare tempo alla pasta per organizzarsi senza continuare a lavorarla meccanicamente.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a0RA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5e0044fc-7fcf-4d74-a6ee-7100a2720dd5_3024x1813.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a0RA!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5e0044fc-7fcf-4d74-a6ee-7100a2720dd5_3024x1813.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Non esistevano i grani figli della rivoluzione verde del secondo dopoguerra. Non esistevano <em>Bologna, Giorgione, Rebelde</em> e tutte quelle variet&#224; che oggi dominano gli studi contemporanei sulla panificazione. Non esistevano celle climatiche precise, frigoriferi domestici affidabili, spirali moderne, abbattitori o controllo digitale delle temperature, nessuno aveva una macchina del ghiaccio per raffreddare l&#8217;impasto e<strong> non esisteva l&#8217;acido ascorbico (cio&#232; esisteva ma non si usava, capirete luned&#236; la sua importanza)</strong>. Eppure, dentro tutto questo, c&#8217;&#232; una cosa straordinaria: alcune tecniche sopravvivono e l&#8217;autolisi &#232; una di queste.</p><p>Nasce in un determinato momento storico, come risposta tecnica a un certo tipo di impasto e di ossidazione, ma continua ad avere senso ancora oggi. Solo che nel tempo &#232; stata ricalibrata, adattata, reinterpretata. <strong>Cambiano le farine, cambiano le macchine, cambiano i grani, ma il principio resta: dare tempo alla farina prima di aggredirla con la lavorazione generando una tecnica del &#8220;meno&#8221;: </strong><em><strong>meno</strong></em><strong> impasto, </strong><em><strong>meno</strong></em><strong> attrito, </strong><em><strong>meno</strong></em><strong> ossidazione, </strong><em><strong>meno</strong></em><strong> intervento immediato. In cambio chiede pi&#249; osservazione, poca fretta e presenza.</strong></p><p>E chiudo con una curiosit&#224; nell&#8217;autolisi: la parola che usiamo in panificazione non significa davvero quello che pensiamo.</p><p>Dal punto di vista scientifico, l&#8217;autolisi &#232; un processo biologico preciso. &#200; il momento in cui una cellula si autodistrugge, perch&#233; non &#232; pi&#249; necessaria o perch&#233; &#232; danneggiata. In panificazione, invece, abbiamo preso questa parola e le abbiamo fatto fare tutt&#8217;altro mestiere. Qui l&#8217;autolisi non distrugge nulla. Anzi, costruisce. &#200; quindi un termine &#8220;storpiato&#8221;, o meglio adattato. Abbiamo preso una parola dalla biologia e l&#8217;abbiamo trasformata in una tecnica produttiva.</p><div><hr></div><p><strong>Dal punto di vista pratico, l&#8217;autolisi si esegue in modo molto semplice.</strong></p><p>Si prende tutta la farina prevista dalla ricetta e la si miscela con l&#8217;acqua prevista, o con gran parte di essa <em>(vedremo luned&#236; le quantit&#224; precise)</em>. In questa fase non si aggiungono lievito, sale, grassi o altri ingredienti.</p><p>Si impasta giusto il tempo necessario per idratare completamente la farina e ottenere una massa grezza ma omogenea. Non bisogna sviluppare glutine eccessivo n&#233; cercare una pasta liscia e finita. Bastano pochi minuti.</p><p>A questo punto si spegne l&#8217;impastatrice <em>(o fermate la mano)</em> e si lascia riposare l&#8217;impasto per circa 30 minuti. Se l&#8217;ambiente &#232; ventilato o se c&#8217;&#232; corrente d&#8217;aria conviene coprire la massa per evitare che la superficie si asciughi.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/293678e6-63ee-4e3f-afa4-19b4af7f5920_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7215b443-f7db-4d92-a47f-0405af7a0298_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f815d81e-68a7-4e61-87f9-20dcc7d983d0_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Molto semplice: pesate l&#8217;acqua prevista dalla ricetta, inserite la farina e impastate per 5 minuti. Poi fermate tutto e coprite con un nylon.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5bb7dab8-7140-4463-8c23-5f0aa9083189_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p>Terminato il riposo si riprende l&#8217;impastamento inserendo lievito, sale ed eventuali altri ingredienti previsti dalla ricetta. A questo punto l&#8217;impasto risulter&#224; generalmente pi&#249; estensibile, meno tenace e richieder&#224; meno lavoro meccanico rispetto a un impasto eseguito senza autolisi. Sar&#224; poi molto pi&#249; facile inserire una seconda quantit&#224; di acqua.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/82d8c112-5ea1-4497-9280-386dcd0390ce_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e17e168f-dced-4f47-86bd-33f7f9cae9b5_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/62904a78-d952-4403-a397-b8d4952ab12b_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Autolisi alla prova dell&#8217;estensibilit&#224;: nella prima foto si nota la rigidit&#224; dell&#8217;impasto appena terminata la prima fase di impastamento e l&#8217;estensibilit&#224; dopo 30 minuti di riposo (foto 2 e 3).&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5488f977-6e1b-451e-8548-212c58216f1b_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div><hr></div><div class="callout-block" data-callout="true"><p><em>Riassumendo: l&#8217;autolisi &#232; una tecnica dove impasto per pochi minuti la farina e acqua previste dalla ricetta, poi eseguo un riposo di 30 minuti. Le proteasi iniziano a rilassare e idratare in profondit&#224; la struttura proteica, portando numerosi benefici:</em></p><p><em>migliore formazione del glutine</em></p><p><em>impasto pi&#249; estensibile e meno tenace</em></p><p><em>riduzione dei tempi di impastamento</em></p><p><em>migliore sviluppo e volume finale</em></p><p><em>maggiore facilit&#224; nella lavorazione</em></p><p><em>In altre parole: la macchina lavora meno, la farina lavora di pi&#249;.</em></p></div><p><em>A luned&#236;, iscrivetevi o non perdetevi le prossime puntate perch&#233; entreremo nel vivo di questa tecnica che valorizza il metodo diretto, con la ricetta della baguette moderna e la variante di una focaccia in teglia.</em></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Baguette sur Poolish]]></title><description><![CDATA[Indirettamente baguette]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/baguette-sur-poolish</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/baguette-sur-poolish</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 04 May 2026 12:15:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa abbiamo visto <strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/poolish-il-liquido-del-nord?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">come creare il poolish</a></strong>, regolando la quantit&#224; di lievito in base ai tempi di maturazione. Abbiamo anche visto una gestione alternativa in frigorifero, utile quando serve organizzarsi con anticipo, anche se resto sempre favorevole a fermentazioni a temperatura ambiente per via degli aromi.</p><p>Abbiamo constatato che il poolish non serve a <em>far lievitare di pi&#249;</em>, ma a cambiare il comportamento dell&#8217;impasto. <strong>Porta estensibilit&#224;, profumo, regolarit&#224; di sviluppo, crosta pi&#249; sottile, mollica pi&#249; ariosa. In altre parole, rende l&#8217;impasto pi&#249; lavorabile e il pane pi&#249; espressivo</strong>. Non ha nulla a che vedere con scorciatoie sulla digeribilit&#224;: se mangiate mezzo chilo di pizza o di pane, il tempo di fermentazione &#232; davvero l&#8217;ultimo dei problemi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg" width="3725" height="2516" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:2516,&quot;width&quot;:3725,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:2384895,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/196110830?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6465bb71-be9f-4e00-a605-060fd5a31475_3024x4032.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6L_Y!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F54350d4c-c5ad-4709-bcea-beb31a85db84_3725x2516.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><div><hr></div><p>Ora per&#242; dobbiamo fare un passo avanti verso la nostra baguette e chiarire una cosa fondamentale. <strong>Il fermento non &#232; qualcosa che si aggiunge all&#8217;impasto. &#200; qualcosa che si scorpora dall&#8217;impasto stesso.</strong> &#200; una porzione di farina e acqua che lasciamo trasformare prima, perch&#233; poi possa guidare la trasformazione del resto poi. <strong>Quindi il poolish non &#232; un ingrediente ma una parte stessa dell&#8217;impasto gi&#224; maturato.</strong></p><p>Per capirlo davvero basta un esempio semplice. Immaginate di lavorare con 500 grammi di farina.</p><p>Se aggiungete acqua, sale, lievito e olio tutti insieme e lasciate lievitare una sola volta, state facendo un <strong>impasto diretto</strong>. Tutta la farina inizia a trasformarsi nello stesso momento.</p><p>Se invece prendete 250 grammi di quella farina, li mescolate prima con acqua e lievito e li lasciate fermentare, e solo dopo aggiungete gli altri 250 grammi di farina con la restante acqua, sale e olio, state facendo un <strong>impasto indiretto</strong>. La farina totale resta sempre 500 grammi ma cambia il modo in cui la trasformate.</p><p>Nel primo caso fermenta tutto insieme. Nel secondo caso met&#224; dell&#8217;impasto &#232; gi&#224; fermentata quando incontrer&#224; l&#8217;altra met&#224;. <strong>Ed &#232; proprio questa la funzione del prefermento: non aggiungere qualcosa all&#8217;impasto, ma anticipare una trasformazione su una parte di esso, perch&#233; poi possa guidare il resto.</strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!s3Ee!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1da69b49-3403-4c64-ab2d-507b40988210_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!s3Ee!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1da69b49-3403-4c64-ab2d-507b40988210_1536x1024.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Il poolish non si aggiunge all&#8217;impasto ma si ricava da una parte della farina della ricetta. Basta quindi scegliere la percentuale di farina che vogliamo fermentare prima.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Se preparo un impasto con 500 g di farina totale:</p><p>con 50% di poolish user&#242; 250 g di farina per il poolish</p><p>con 30% di poolish user&#242; 150 g di farina per il poolish</p></div><p>La logica &#232; sempre la stessa: la percentuale di poolish corrisponde alla quota di farina totale che fermenta in anticipo.</p><p>A differenza della biga, il poolish ha un limite naturale nella quantit&#224; che posso usare. La biga contiene circa 50% di acqua sulla farina. Questo significa che posso, volendo, preparare anche una biga con tutta la farina della ricetta senza compromettere l&#8217;equilibrio dell&#8217;impasto finale, perch&#233; l&#8217;acqua resta comunque sotto controllo.</p><p><strong>Il poolish invece contiene 100% di acqua sulla farina</strong>. In pratica, per ogni grammo di farina aggiungo un grammo d&#8217;acqua. Se aumentassi troppo la quantit&#224; di poolish, aumenterei automaticamente anche l&#8217;acqua totale dell&#8217;impasto.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Facciamo un esempio. Se uso 500 g di farina totale per un impasto con il 60% di idratazione, quindi 300 grammi di acqua, e preparo un poolish al 100%, dovrei usare:</p><p>500 g farina</p><p>500 g acqua</p><p>Lievito in base alle esistenze temporali</p></div><p>Solo il poolish conterrebbe gi&#224; 500 g di acqua, mentre il nostro impasto di riferimento ne prevede 300 g totali. L&#8217;impasto finale diventerebbe quindi troppo idratato e ingestibile rispetto alla ricetta prevista.</p><p><strong>Per questo motivo il poolish, nella pratica, difficilmente supera il 50% della farina totale.</strong> Oltre quella soglia l&#8217;acqua cambia completamente la struttura dell&#8217;impasto. La biga invece non ha questo limite, perch&#233; introduce molta meno acqua.</p><p>Ed &#232; proprio qui che il limite del poolish diventa un vantaggio. Non potendo fermentare tutta la farina in poolish, una parte resta necessariamente da aggiungere nell&#8217;impasto finale e questo mi permette di caratterizzare l&#8217;impasto in un secondo momento, scegliendo farine diverse rispetto a quelle usate nel fermento.</p><p>Posso, ad esempio, preparare un poolish con una farina stabile e regolare (tipo 0 forte), e poi inserire nell&#8217;impasto finale una tipo 1, una macinata a pietra, una semola, oppure una parte di cereali diversi o farine setacciate in modo differente. <strong>In questo modo il fermento costruisce struttura e aromaticit&#224;, mentre la seconda farina definisce identit&#224;, sapore e comportamento dell&#8217;impasto.</strong></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Riassumendo: il poolish si costruisce con pari peso di farina e acqua e una quantit&#224; di lievito scelta in base al tempo di maturazione desiderato. Ecco la tabella corretta che evidenzia le ore e la percentuale (sulla farina usata per il poolish) di lievito fresco compresso di birra, la maturazione si intende ad una temperatura ambiente sui 20-22 gradi.</p><p>2 ore &#8594; 2,5%</p><p>3 ore &#8594; 2%</p><p>4 ore &#8594; 1,5%</p><p>5 ore &#8594; 1%</p><p>6&#8211;8 ore &#8594; 0,5%</p><p>10&#8211;12 ore &#8594; 0,2%</p><p>14&#8211;16 ore &#8594; 0,1%</p><p>La farina utilizzata per preparare il poolish non &#232; aggiuntiva: &#232; una parte della farina totale della ricetta. Il rapporto tra la farina impiegata nel poolish e la farina totale dell&#8217;impasto determina la percentuale di poolish.</p><p>Per esempio: se su 500 g di farina totale utilizzo 250 g per il poolish, sto lavorando con un poolish al 50%; se ne utilizzo 150 g, avr&#242; un poolish al 30%.</p></div><div><hr></div><p>Ora arriviamo al punto: <strong>costruire un impasto con poolish.</strong></p><p>La prima cosa da fare &#232;: <strong>scrivere la ricetta completa come se fosse un impasto diretto</strong>. Solo dopo la trasformiamo in indiretto.</p><p>Prendiamo una baguette base <em>metodo diretto</em>:</p><blockquote><p>500 g farina</p><p>300 g acqua (60%)</p><p>12,5 g lievito (2,5%)</p><p>5 g malto diastasico (1%)</p><p>10 g sale (2%)</p></blockquote><p>Ora decidiamo che vogliamo realizzarla con poolish al 50%, cio&#232; fermentando in anticipo met&#224; della farina totale. &#200; una scelta forte, perch&#233; il fermento caratterizzer&#224; in modo evidente profumo, struttura e sviluppo dell&#8217;impasto.</p><p>Questo significa che preparo un poolish con:</p><blockquote><p>250 g farina</p><p>250 g acqua</p><p>* g Lievito <em>(vedi tabella sopra)</em></p></blockquote><p>Il lievito, invece, non &#232; fisso: dipende dal tempo di fermentazione che voglio dare al poolish. Una volta maturo il poolish, la restante parte della ricetta si costruisce semplicemente aggiungendo gli ingredienti rimenenti.</p><p>Impasto finale diventa quindi </p><blockquote><p>250 g farina</p><p>500 g poolish maturo <em>(tutto il poolish creato in precedenza)</em></p><p>5 g malto diastasico<em> </em></p><p>50 g acqua</p><p>10 g sale</p></blockquote><p>In questo modo ottengo lo stesso impasto finale previsto dalla ricetta diretta, ma con il 50% della farina gi&#224; fermentata. Ed &#232; proprio questa met&#224; anticipata nel tempo che cambia il carattere della baguette.</p><p>E il lievito?</p><p>In teoria lo scopo del poolish &#232; proprio questo: diventare lui stesso il motore della fermentazione. Avendo gi&#224; sviluppato attivit&#224; fermentativa durante la maturazione, potrebbe bastare da solo a sostenere l&#8217;impasto finale senza aggiunte ulteriori.</p><p><strong>Nella pratica, per&#242;, molte ricette prevedono comunque una piccola aggiunta di lievito nell&#8217;impasto finale</strong>. Non serve pi&#249; per avviare la fermentazione, ma per renderla pi&#249; regolare, prevedibile e gestibile nei tempi, soprattutto quando si lavora in ambiente domestico senza attrezzature professionali. <strong>In questa ricetta possiamo quindi considerarlo facoltativo, con una dose indicativa di circa 6 g di lievito fresco.</strong> Ora vediamo la ricetta della <em>baguette sur poolish</em>.</p><div><hr></div><p><strong>Baguette con poolish al 50%</strong></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Preparazione del poolish</p><p>250 g farina tipo 0 o 00 (13-14% proteine)</p><p>250 g acqua</p><p>lievito fresco secondo <em>tabella tempi</em> <em>(es. 2,5 g per 5 ore a 20&#8211;22 &#176;C)</em></p></div><p>Mescolare fino a ottenere una pastella liscia e omogenea. Lasciare fermentare coperto fino a maturazione: superficie leggermente bombata con molte bolle, profumo dolce-lattico, primo accenno di cedimento centrale.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ab4856c8-1bc8-4882-87be-e9563074aeff_3024x3333.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bb3a153f-932d-4733-82ca-4b1e2a1d8f7c_3024x3211.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Poolish appena creato ed a maturazione completa.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9ba46de2-7bf6-4dd3-8065-fc70b1eeeb63_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Preparazione dell&#8217;impasto finale</p><p>500 g Poolish maturo</p><p>250 g farina <em>(la stessa tipologia usata per il poolish)</em></p><p>50 g acqua</p><p>6 g lievito fresco*</p><p>5 g malto diastasico</p><p>10 g sale</p><p><em>*Il lievito nell&#8217;impasto finale serve solo a rendere la fermentazione pi&#249; regolare e veloce. Pu&#242; essere omesso.</em></p></div><p>Passaggi</p><ul><li><p>Inserire il poolish a fermentazione completa in ciotola, aggiungere malto, acqua, farina e lievito* e impastare per circa 6&#8211;8 minuti.</p></li><li><p>Quando l&#8217;impasto &#232; ben formato aggiungere il sale e proseguire l&#8217;impasto per altri 4&#8211;5 minuti.</p></li><li><p>A impasto completo far riposare 10 minuti, poi eseguire un paio di pieghe di rinforzo.</p></li></ul><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6921732d-54a1-43c8-be70-5d2d35133210_3024x3049.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/29c35fbf-265d-4d05-84cf-2745121d6983_3016x3446.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/13d53dba-4d0e-41df-937a-cd19f99462cf_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><ul><li><p>Lasciare puntare l&#8217;impasto 20 minuti (circa 40 minuti se non si utilizza il lievito).</p></li><li><p>Procedere con lo staglio: si ottengono circa 4 pezzi da 210 g, perfetti per un&#8217;infornata domestica. In alternativa si possono realizzare pezzature da 270 o 330 g, pi&#249; vicine alla baguette classica da 50 cm, <em>tenendo conto per&#242; delle dimensioni del forno di casa</em>.</p></li><li><p>Formatura baguette. La baguette richiede una sequenza precisa di preforme e forme che approfondir&#242; e documenter&#242; nelle prossime newsletter, e si parte sempre dalla:</p></li></ul><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Prima preforma tonda</p><p>riposo 5 minuti</p><p>Seconda preforma allungata</p><p>riposo 5 minuti</p><p>Terza formatura definitiva baguette</p></div><ul><li><p>Disporre su canovaccio infarinato e ondulato e lasciare lievitare circa 20 minuti (40 minuti senza lievito aggiunto), questo passaggio si chiama appretto.</p></li></ul><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ba245148-7d96-4942-8f63-660d093feeb8_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c361920a-90c8-471f-b597-60532d9cbada_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/aeb10c75-f7e7-4626-9e28-667f23c5caf6_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Tonda, semi allungata e l&#8217;allungata finale.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4fbb4a03-359f-4b99-8a1a-d8590a3bb0e5_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><ul><li><p>Poi si procede con la cottura. A lievitazione completa eseguire i canonici tagli longitudinali con un coltello molto affilato e infornare a 250 &#176;C statico con abbondante vapore (io ho usato uno spruzzino o una ciotola con del ghiaccio) per circa 20 minuti. Se dopo 15 minuti vedete che colora molto velocemente potete abbassare il forno a 220 gradi. </p></li></ul><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9d313269-0cb5-4f43-ba30-b165884d6620_3024x2920.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/76cff5a6-db2c-4db4-802b-736a8a621ae3_3024x3624.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bffa4a49-85f9-4bd7-8b29-70183fd18628_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/335565c6-4e1f-4eb3-ab6f-92363cc775ac_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Ci mancano ancora le baguette con aulisi e con il levain, non perdere le prossime puntate&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p><em>Questa &#232; una <strong>baguette sur poolish</strong> molto semplice, pensata per prendere confidenza con il metodo senza complicazioni inutili. L&#8217;idratazione &#232; volutamente contenuta al 60%, quindi l&#8217;impasto resta stabile, maneggiabile e facile da formare anche per chi &#232; alle prime prove. Vedrete che gi&#224; cos&#236; le baguette prendono forma con naturalezza.</em></p><p><em><strong>&#200; anche una lavorazione veloce: dal momento in cui il poolish &#232; maturo, aggiungendo il lievito nell&#8217;impasto finale si arriva ad un pane gi&#224; cotto in circa due ore complessive.</strong> Un tempo breve, ma sufficiente per ottenere profumo, struttura e sviluppo molto diversi rispetto a un impasto diretto.</em></p><p><em>Se invece volete avvicinarvi di pi&#249; alla baguette sur poolish francese, nella sezione per gli abbonati trovate quattro varianti pi&#249; avanzate: percentuali di poolish con idratazioni pi&#249; spinte, utilizzo della farina di tipo 1 (l&#8217;analoga farina T65 francese, madre della baguette) e una fermentazione prolungata a freddo pensata per ampliare ulteriormente profumi e carattere della mollica.</em></p><p><em><strong>L&#8217;abbonamento costa 5 euro al mese ed &#232; il modo pi&#249; diretto per continuare questo percorso insieme, con schemi di lavoro replicabili davvero sul banco di casa.</strong></em></p><p><em>Prima di entrare nella ricetta, vi racconto un aneddoto. La baguette contemporanea, quella oggi pi&#249; replicata nei laboratori francesi, lavora attorno al 67% di idratazione: &#232; il punto in cui estensibilit&#224;, sviluppo e leggerezza iniziano a dialogare con la forma allungata.</em></p><p><em>Non a caso, quando Arnaldo Cavallari costruisce la ciabatta polesana, decide di partire da una soglia ancora pi&#249; audace: 70% di acqua minima, utilizzando anche lui una farina simile alla T65, la nostra tipo 1. Una specie di duello silenzioso tra alveoli italiani e grigne francesi. La sfida tra Italia e Francia, in fondo, continua anche nel pane. Prossima settimana vedremo la baguette con metodo diretto e autolisi, ora con un bel contenuto avanzato.</em></p><p><strong>Partiamo quindi da una baguette sur poolish al 50%, senza lievito nell&#8217;impasto finale, con idratazione portata al 65&#8211;70% totale.</strong></p><p></p>
      <p>
          <a href="https://giafons.substack.com/p/baguette-sur-poolish">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Poolish, il liquido del Nord]]></title><description><![CDATA[Le fondamenta della panificazione francese]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/poolish-il-liquido-del-nord</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/poolish-il-liquido-del-nord</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 27 Apr 2026 12:03:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Prima di proseguire il nostro viaggio nella baguette vi voglio raccontare una storia. Sono stato a un corso da <em>Ezio Marinato</em>, una delle persone pi&#249; limpide che il mondo della panificazione abbia sfornato, e racconta spesso un aneddoto.</p><p>Da ragazzo frequent&#242; un corso di panificazione. Oggi sembra normale, ma quarant&#8217;anni fa meno, bisognava spostarsi e non erano economici. In quel corso si parlava di una tecnica allora considerata innovativa: <strong>il poolish</strong>, un fermento liquido poco diffuso in Italia, dove dominava la pi&#249; familiare <em>biga</em>.</p><p>Ezio torna a casa entusiasta e racconta al padre panettiere questa novit&#224;. Gli spiega la consistenza, i tempi, i vantaggi. Il padre lo ascolta e poi lo interrompe con una frase semplice:</p><p>&#8220;Ma questa &#232; la <em>broda</em>.&#8221;</p><p>Non era una battuta. Quella tecnica lui la conosceva gi&#224;. Solo che la chiamava in un altro modo.</p><p><strong>Tra i panettieri della vecchia generazione la </strong><em><strong>broda</strong></em><strong> indicava proprio un fermento molto idratato, fluido, simile per consistenza a ci&#242; che oggi chiamiamo poolish.</strong> Cambia il nome ed il lessico tecnico, ma la sostanza resta la stessa. E forse, paradossalmente, <em>broda</em> conserva perfino un fondo di tradizione pi&#249; profondo del termine moderno <em>poolish</em>. Molti panificatori infatti la chiamano ancora <em><strong>la</strong></em> <em><strong>poolish</strong></em>, al femminile, proprio come <em>la broda</em>. Il nome stesso poolish richiama l&#8217;origine polacca del metodo, la Polonia quindi, introdotto nell&#8217;Europa centrale e poi in Francia nell&#8217;Ottocento. In qualche modo, quel femminile sopravvive come una traccia linguistica di viaggio.</p><p>Tutto questo esprime una cosa importante. <strong>In panificazione c&#8217;&#232; spesso meno innovazione di quanto immaginiamo</strong>. Pi&#249; che invenzioni, ci sono riletture. Tecniche antiche che riemergono con parole nuove, oppure con una comprensione pi&#249; precisa grazie al progresso scientifico. Difatti pi&#249; che le tecniche, quel che si innova &#232; <em>l&#8217;attrezzatura</em> tant&#8217;&#232; che ritengo il frigorifero il punto di svolta della storia della panificazione.</p><p>Il poolish, visto cos&#236;, smette di essere una scoperta moderna e torna a essere quello che probabilmente &#232; sempre stato: una pratica conosciuta, osservata e tramandata. Solo che oggi abbiamo imparato a descriverla meglio.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ti porta in viaggio nel mondo dell&#8217;arte bianca, iscriviti per rimanere aggiornato&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Prima di entrare davvero nella baguette bisogna fare un giro molto largo: <strong>la baguette non &#232; una ricetta sola. &#200; una famiglia di metodi dove la forma resta la stessa ma cambia il fermento. E con il fermento cambia il carattere del pane.</strong></p><p>In Francia convivono almeno tre grandi modi di costruirla. C&#8217;&#232; la <strong>baguette moderna</strong>, nata con l&#8217;organizzazione del lavoro contemporaneo, realizzata con impasto diretto e spesso accompagnata da <strong>autolisi</strong> (vi sveler&#242; tutto strada facendo), pensata per ottenere estensibilit&#224;, regolarit&#224; e precisione di sviluppo. C&#8217;&#232; la <strong>baguette sur poolish</strong>, figlia della boulangerie professionale del Novecento, che utilizza un prefermento liquido a lievito di birra per restituire profumo e maturazione senza rinunciare alla velocit&#224; del lievito compresso. E poi c&#8217;&#232; la <strong>baguette au levain</strong>, la pi&#249; antica nello spirito, costruita con levain liquido, dove la fermentazione non serve soltanto a far crescere l&#8217;impasto ma a costruire identit&#224; aromatica e struttura nel tempo.</p><p>Tre strade diverse che portano alla stessa silhouette ma al tempo stesso tre fermentazioni diverse che raccontano altrettanti modi di pensare il pane. Prima di arrivare alla ricetta, dobbiamo attraversarle tutte perch&#233; la baguette non nasce da acqua, farina, lievito e sale. <strong>Nasce da una scelta personale di carattere che genera in </strong><em><strong>lei</strong></em><strong> la nostra identit&#224;</strong>. Credetemi sembra la classica frase ad effetto dell&#8217;intelligenza artificiale ma quando ho addentato la baguette replicata passo passo (pi&#249; qualcosa di mio) dal libro di <em>Vanessa Kimbell</em> che ripropone la baguette au levain del sud della Francia ho detto <em>cazzo</em>. &#200; il tumulto francese dalla bastiglia ai gilet arancioni racchiuso in un pane. Partiamo dal poolish.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg" width="1456" height="1018" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1018,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:1403725,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/195605433?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!q1DZ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff634998e-ab1a-4201-b7cc-5be2d03ea2bf_3024x2114.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><div><hr></div><p><strong>Il poolish &#232; un prefermento a lievito molto fluido, non necessariamente acidificante, costruito con farina, acqua e una piccola quantit&#224; di lievito di birra</strong>. L&#8217;<em>American Society of Baking</em> lo descrive come un impasto <em>highly fluid</em>, tradizionalmente al 100% di idratazione, quindi con uguale peso di acqua e farina.</p><p>La sua origine viene normalmente collocata in Polonia negli anni 1840; da l&#236; sarebbe passato ai fornai viennesi e poi a Parigi, dove accompagn&#242; la diffusione del <em>pain viennois</em> e di metodi basati sul lievito compresso, sostituendo in parte l&#8217;associazione lievito naturale + lievito di birra che era tipica di molti pani precedenti. In altre parole: il poolish non nasce per rappresentare la tradizione antica del levain, ma per dare aroma e maturazione a un sistema moderno, veloce e <em>liquido</em> gi&#224; innamorato del lievito compresso.</p><p>Il poolish &#232; liquido perch&#233; la sua funzione &#232; diversa. L&#8217;alta idratazione accelera gli scambi enzimatici e fermentativi, rende l&#8217;impasto pi&#249; mobile, e favorisce uno sviluppo aromatico e una maturazione che poi si traducono in una pasta finale pi&#249; estensibile. L&#8217;<em>American Society of Baking</em> segnala proprio questi effetti: <strong>miglioramento di aroma e gusto, presenza di proteasi naturali che riducono il tempo di impasto e rendono la pasta pi&#249; docile da lavorare.</strong></p><p>Insomma, nel poolish l&#8217;acqua &#232; il mezzo che spinge il prefermento verso scioltezza, diffusione enzimatica e fermentazione rapida mantenendo profondit&#224; sensoriale.</p><div><hr></div><p><strong>Poolish e levain appartengono alla stessa famiglia dei fermenti liquidi, ma non sono la stessa cosa.</strong> Il poolish nasce dall&#8217;incontro tra farina, acqua e lievito di birra. Il <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/baguette-il-fermento-francese?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">levain (qui trovi cos&#8217;&#232;)</a></em>, invece, parte da uno starter gi&#224; stabilizzato, dove convivono batteri lattici e lieviti selvaggi che costruiscono nel tempo una fermentazione pi&#249; complessa e acidificante. All&#8217;apparenza si assomigliano ma dentro lavorano in modo diverso.</p><p>Storicamente, con l&#8217;arrivo del lievito compresso nell&#8217;Ottocento, il poolish ha progressivamente sostituito il levain in molti laboratori europei. Era pi&#249; rapido, pi&#249; prevedibile, pi&#249; adatto a una panificazione che stava cambiando ritmo. <strong>Poi, quando il pane ha iniziato ad assomigliarsi troppo, l&#8217;artigiano ha fatto quello che sa fare meglio: ha riaperto il cassetto della memoria e ha rimesso in circolo il levain. Oggi i due metodi convivono serenamente.</strong></p><p>Per capirli davvero basta un&#8217;immagine. Il poolish &#232; come una bicicletta: quando hai imparato ad usarlo ti porta lontano con semplicit&#224; e precisione. Il levain &#232; come un cavallo: richiede cura, attenzione, nutrimento, tempo. Entrambi ti portano nella stessa direzione. <em>Ma vedere arrivare qualcuno a cavallo fa ancora un certo effetto.</em></p><p>Andando pi&#249; nel dettaglio del levain, il discorso si fa <em>pi&#249; francese</em> e pi&#249; interessante. Oltre al levain &#8220;classico&#8221; pi&#249; denso o <em>p&#226;teux</em>, la pratica professionale francese riconosce anche il <em><strong>levain liquide</strong></em>. L&#8217;INBP <em>(Institut National de la Boulangerie P&#226;tisserie ha sede a Rouen ed &#232; uno dei centri di formazione pi&#249; importanti della Francia dedicati alla boulangerie e alla p&#226;tisserie professionale)</em> spiega che il levain liquido &#232; in genere idratato attorno al 100% e che, rispetto al levain classico <em>(il lievito madre solido per capirci)</em>, sviluppa un&#8217;acidit&#224; lattica meno aggressiva, risulta molto utile in <em>pain de tradition fran&#231;aise</em>, pani speciali e <em>viennoiserie</em>, e modifica il comportamento della pasta rendendola pi&#249; <em>souple</em>, meno tenace, pi&#249; estensibile (stesse funzioni del poolish insomma). Nella stessa fonte si legge che <strong>favorisce facolt&#224; di formatura nelle forme allungate</strong>, migliore reazione in forno, tagli pi&#249; spinti, mollica pi&#249; fondente e alveolatura pi&#249; aperta e irregolare.</p><p>Qui si capisce perch&#233; in Francia il levain liquido sia cos&#236; importante per baguette e viennoiserie. &#200; una soluzione che dialoga meglio con la modernit&#224; del gesto francese: allungare, incidere, sviluppare, sfogliare, <strong>che riassumendo &#232; </strong><em><strong>stratificare</strong></em><strong> un prodotto di gusto, sapore e carattere.</strong></p><div><hr></div><p>Vi siete mai chiesti perch&#233; poolish e levain sono fermenti liquidi?</p><p>Nelle tradizioni del Nord e dell&#8217;Est Europa la fermentazione acida &#232; strettamente legata alla <strong>segale</strong>, e questo ha favorito storicamente l&#8217;uso di sourdough fluidi o semi-fluidi, mantenendo viva una cultura della fermentazione pi&#249; acidificante. La ragione non &#232; culturale ma tecnologica. Nell&#8217;impasto di segale l&#8217;acidificazione &#232; un prerequisito: serve a limitare l&#8217;attivit&#224; dell&#8217;&#945;-amilasi e a favorire la solubilizzazione dei pentosani che, in assenza di una vera rete glutinica, sono determinanti per la struttura e la capacit&#224; di trattenere acqua. <strong>Senza acidificazione, molta segale semplicemente panifica male.</strong></p><p><strong>Non &#232; quindi un caso che nei paesi del Nord Europa, dove la segale &#232; stata per secoli il cereale dominante, si siano affermati fermenti pi&#249; liquidi.</strong> Questi sistemi favoriscono proprio quella acidificazione lattica necessaria a stabilizzare l&#8217;impasto e a renderlo lavorabile anche senza glutine strutturato. In questo senso il levain liquido, oltre che scelta tecnica &#232; una risposta diretta al cereale disponibile.</p><p>Poich&#233; la segale ha avuto un ruolo centrale nella panificazione settentrionale, la tecnologia del <em>sourdough liquido</em> diventa l&#236; una vera necessit&#224; strutturale. Non sorprende quindi che nel Nord Europa i sistemi fermentativi pi&#249; diffusi siano fluidi o cremosi, mentre nell&#8217;area mediterranea si siano sviluppate colture pi&#249; compatte. A questo si aggiunge un vantaggio pratico: i fermenti liquidi sono pi&#249; facili da mescolare, propagare, dosare e integrare nel lavoro quotidiano.</p><p>&#200; probabile che anche il <strong>clima</strong> abbia avuto un ruolo nella diffusione dei fermenti liquidi nel Nord Europa. Prima dell&#8217;arrivo delle celle di lievitazione e della refrigerazione controllata, la temperatura del laboratorio coincideva con quella dell&#8217;ambiente e in contesti mediamente pi&#249; freddi un fermento liquido restava pi&#249; attivo di uno rigido.</p><p>L&#8217;acqua inoltre accelera gli scambi enzimatici e metabolici. In un impasto pi&#249; idratato i lieviti si muovono meglio, i batteri lavorano con maggiore continuit&#224; e la fermentazione rimane pi&#249; stabile anche quando la temperatura scende. Un fermento solido, nelle stesse condizioni, tende invece a rallentare molto pi&#249; rapidamente. Non &#232; una regola assoluta ma &#232; una tendenza storicamente plausibile. Per questo nei paesi del Nord Europa troviamo pi&#249; spesso colture fluide o cremose, mentre nell&#8217;area mediterranea si sono affermate paste madri pi&#249; asciutte e sistemi come la biga.</p><p>Bisogna immaginare che per secoli non esistevano frigoriferi n&#233; celle di lievitazione. Il controllo della temperatura era affidato solo alla stagione, al forno, alla casa. &#200; proprio l&#8217;introduzione della cella di lievitazione controllata ad aver cambiato radicalmente l&#8217;arte bianca: <em>da quel momento il clima non &#232; pi&#249; parte del destino del panettiere.</em></p><p>La Francia quindi adotta questo metodo liquido e l&#8217;INBP &#232; molto chiaro: il levain liquido porta <em>souplesse</em>, <em>extensibilit&#233;</em>, migliori aperture di taglio, spinta pi&#249; attiva in fermentazione, una mollica pi&#249; fondente, un&#8217;acidit&#224; meno aggressiva e un profilo aromatico ampio ma meno spigoloso del levain duro. Questo lo rende perfetto per prodotti in cui la forma allungata o la leggerezza interna sono centrali, come baguette e certe viennoiseries.</p><div><hr></div><p>Detto ci&#242;, creiamo il poolish, la nostra <em>broda</em>.</p><p><em>La prossima settimana entreremo meglio nel rapporto tra la quantit&#224; di farina destinata al poolish e quella totale dell&#8217;impasto, e vedremo anche quale tipologia di farina scegliere in base al risultato che vogliamo ottenere. Intanto vi lascio una guida rapida per prepararlo a casa. &#200; il modo pi&#249; semplice per iniziare a prenderci confidenza: osservare i tempi, capire le consistenze, riconoscere il profumo e imparare a leggere il momento giusto del suo sviluppo.</em></p><p><strong>Preparazione del poolish</strong></p><blockquote><p>250 g farina tipo 0 o 00 forte (13-14 g proteine)</p><p>250 g acqua</p><p>lievito variabile in base al tempo <em>(vedi sotto)</em></p></blockquote><p><strong>Le percentuali di lievito si intendono sulla farina del poolish</strong> (quindi sui 250 g), con temperatura ambiente domestica attorno ai 20&#8211;22 &#176;C. Consiglio di utilizzare acqua attorno ai 20 gradi, quindi generalmente fresca ma non gelida. La farina, nella maggior parte dei casi, si trova gi&#224; intorno ai 20 gradi e spesso anche la temperatura ambiente &#232; simile. Non essendoci attrito n&#233; riscaldamento durante la miscelazione del poolish, con queste condizioni il fermento si stabilizzer&#224; naturalmente attorno ai <strong>20 gradi, che rappresentano una temperatura ideale di maturazione</strong>. Nei mesi invernali, quando laboratorio o casa e farine sono pi&#249; freddi, conviene invece alzare la temperatura dell&#8217;acqua fino a 25&#8211;30 gradi per riportare il sistema in equilibrio.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p>Ecco la tabella corretta che evidenzia le ore e la percentuale di lievito fresco compresso di birra. Tra parentesi ho messo le dosi basate su questa ricetta che prevede 250 grammi di farina.</p><p>2 ore &#8594; 2,5% (6,25 g lievito fresco)</p><p>3 ore &#8594; 2% (5 g lievito fresco)</p><p>4 ore &#8594; 1,5% (3,75 g lievito fresco)</p><p>5 ore &#8594; 1% (2,5 g lievito fresco) <em>Questa &#232; la dose che ho usato nelle foto, fatto il poolish alle 16 e alle 21 era pronto.</em></p><p>6&#8211;8 ore &#8594; 0,5% (1,25 g lievito fresco)</p><p>10&#8211;12 ore &#8594; 0,2% (0,5 g lievito fresco)</p><p>14&#8211;16 ore &#8594; 0,1% (0,25 g lievito fresco)</p></div><p><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/25-grammi-e-un-coltello?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Come faccio a pesare queste poche quantit&#224; di lievito senza diventare pazzo? Qui la soluzione.</a></em></p><p><strong>La preparazione &#232; molto semplice: pesate l&#8217;acqua e sciogliete dentro il lievito. Una volta sciolto aggiungete la farina e con una forchetta mescolate per 5 minuti fino ad ottenere un composto omogeneo senza grumi e denso.</strong></p><p></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c819c8fd-ef7f-4616-8730-497f549c1ec6_3024x3504.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e2f49995-265e-4955-a9e2-80e6528cc5af_3024x3410.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dc8ef784-efe0-467a-aa0d-e14a76700e52_3024x3566.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e522bd5b-1d2c-4809-8f86-6fa9fa0ab280_3024x3333.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Ho pesato acqua e lievito, dopo aver sciolto quest&#8217;ultimo ho aggiunto farina e mescolato fino a non aver piu grumi.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1dcc7e6c-9954-4526-9510-7899add49aee_1456x1456.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p> </p><p><strong>Lascio lievitare il poolish coperto con pellicola fino al triplo (per essere precisi una volta e mezzo perch&#233; quando triplica &#232; gi&#224; troppo avanti)</strong>. Queste quantit&#224; di lievito permettono al poolish di arrivare al punto giusto: superficie leggermente bombata, struttura ancora sostenuta, profumo dolce e lattico e <em>(scuole di pensiero)</em> con un piccolo cedimento al centro.</p><p>Visto da sopra si nota un cosa molto interessante:</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c6e2d8d3-3c48-4abe-a68b-491d99c34930_3024x3103.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/40d8fd55-f22b-4fea-bca7-333c966002b8_3024x3211.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Queste due foto le ho scattate a differenza di mezz&#8217;ora una dall&#8217;altra. Nella prima si nota una perfetta bombatura (io preferisco usare il poolish cos&#236;), nella seconda un cedimento centrale. Vuol dire che sta iniziando a cedere la struttura glutinica. Lo si pu&#242; utilizzare lo stesso pertanto esistono scuole di pensiero diverse che preferiscono fermenti ancora in spinta (come la mia) e fermenti a fine vita.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6bacce8d-7a86-47b1-8a62-256b314a84e7_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Qui si nota il suo sviluppo:</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/838688b5-2291-43c7-bb48-2ff29e744b23_1729x2305.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a1aff6f9-b200-4fb4-9197-9d25690211ae_1729x2305.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Qui si vede il poolish appena finito e dopo la lievitazione. Come vedete la lievitazione si intende completa a poco meno del triplo, che sarebbe una volta e mezza il suo volume iniziale.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0a948bcf-0311-4453-82e1-3ee5bd9e574b_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div><hr></div><p>Poi c&#8217;&#232; un trucco molto utile nella gestione domestica.</p><p><strong>Grazie al frigorifero si pu&#242; preparare un poolish con 1% di lievito fresco, acqua tiepida (25 gradi) e metterlo subito al freddo dopo la miscelazione.</strong> In questo modo matura lentamente ed &#232; pronto dopo 12&#8211;16 ore, perfetto se lo si prepara la sera per lavorarlo il giorno successivo. &#200; una gestione estremamente pratica perch&#233; stabilizza la fermentazione e riduce il rischio di sovramaturazione durante la notte. <strong>Resto sempre favorevole a fermenti gestiti a temperatura ambiente, o comunque attorno ai 20 gradi.</strong></p><div><hr></div><p><em>Ora vi lascio una settimana per prendere confidenza con il poolish. Osservatelo, annusatelo, provate a capirne i tempi e le consistenze. &#200; un fermento semplice solo in apparenza, ma insegna molto su come lavora un impasto.</em></p><p><em>La prossima settimana entreremo meglio nel dettaglio del suo utilizzo per la <strong>baguette sur poolish</strong>. Per gli abbonati a pagamento ci sar&#224; una sezione pi&#249; ampia in cui vedremo i calcoli precisi per gestirlo in autonomia, adattandolo ai diversi tempi di fermentazione, oltre alle principali varianti applicabili negli impasti da pane e pizza. Ci sar&#224; comunque sempre una ricetta per tutti.</em></p><p><em>Se volete approfondire questo percorso, l&#8217;abbonamento costa 5 euro al mese. &#200; il modo pi&#249; diretto per lavorare insieme, con strumenti concreti e replicabili sul banco di casa.</em></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole prevede una sessione dedicata agli appassionati dell&#8217;arte bianca, se vuoi passare ad una versione a pagamento aggiorna il tuo abbonamento, oppure iscriviti&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p><em>Che siate lettori affezionati o nuovi arrivati, ogni condivisione, feedback o iscrizione &#232; un passo in pi&#249; per custodire e tramandare le tradizioni dell&#8217;arte bianca. Avanti tutta e mai demordere.</em></p><p><em>Ti lascio con questo dato statistico: il 50% dei panifici chiuder&#224; entro il 2030. Non possiamo farci niente, l&#8217;unica cosa che possiamo fare &#232; RICORDARE.</em></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Baguette, il fermento francese]]></title><description><![CDATA[Levain]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/baguette-il-fermento-francese</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/baguette-il-fermento-francese</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:30:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jCFP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0adb4009-7324-4bae-a5ae-68111cc160a9_4032x3024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La storia che leggerete tra poco potremmo raccontarla per quasi tutta l&#8217;Europa. Cambiano i nomi e le forme, ma il sunto &#232; sempre lo stesso. Ve la anticipo in una riga:</p><p><em>tanta fame, tanto tempo: pane grande, pane pieno.</em></p><p><em>Meno fame, poco tempo: pane piccolo, pane vuoto.</em></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg" width="1456" height="971" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:971,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:5957105,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/194611400?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QIjy!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6c711330-f51c-418b-a7de-875999e0634a_4500x3000.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p>La <strong>baguette</strong> &#232; uno di quei pani che sembrano antichi quanto la notte dei tempi e invece sono sorprendentemente recenti tant&#8217;&#232; che la ritengo <strong>un pane moderno che ha imparato a vestirsi da tradizione</strong>. Per capirla davvero non bisogna partire dalla sua forma lunga e incisa, ma dal pane che la precede: il <em>pain maigre</em> francese, il pane magro fatto di farina, acqua, sale e <em>fermento</em>.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ti porter&#224; dentro la baguette&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Fino all&#8217;Ottocento inoltrato il pane quotidiano francese era grande, pesante, spesso scuro, pensato per durare giorni. Si chiamava <em>pain de m&#233;nage, pain de campagne</em>, o semplicemente <em>pain</em>. Erano forme rotonde o ovali, talvolta enormi dal peso di un chilo, nate in un mondo in cui il forno era collettivo, la cottura costosa e il pane doveva resistere nel tempo. La farina era meno raffinata e la fermentazione spesso naturale o mista. Non si faceva pane per mangiarlo fresco: si faceva pane perch&#233; durasse almeno fino all&#8217;infornata successiva.</p><p><strong>La baguette nasce quando questo equilibrio cambia</strong>. Tra la fine dell&#8217;Ottocento e l&#8217;inizio del Novecento, soprattutto a Parigi, la macinazione a cilindri rende disponibili farine pi&#249; bianche e regolari, la citt&#224; accelera i ritmi di lavoro e cambia il modo stesso di consumare il pane. Non si vuole pi&#249; una pagnotta per una settimana. <strong>Si vuole pane leggero, croccante ma soprattutto quotidiano</strong>. <em>Un po quello che vi spiegavo all&#8217;inizio: sostituite Parigi con Milano e Baguette con Michetta e potete ottenere la stessa storia</em>.</p><p>Il formato lungo ha un vantaggio decisivo: cuoce pi&#249; velocemente perch&#233; il calore attraversa una forma snella con rapidit&#224;, rendendo possibile una produzione pi&#249; frequente. &#200; in questo contesto che compaiono <em>la fl&#251;te, il pain parisien, la ficelle</em>: passaggi intermedi verso la baguette che nasce come risposta tecnica alla velocit&#224; della citt&#224;.</p><p>Attorno alla sua origine sono fiorite molte leggende. Si racconta che fosse stata inventata per i ferrovieri, che avevano bisogno di un pane facile da spezzare senza coltello. Un&#8217;altra storia la attribuisce a Napoleone, che avrebbe voluto un pane lungo da infilare nelle uniformi dei soldati o da cuocere pi&#249; velocemente nei forni da campo portatili. Sono racconti affascinanti, ma poco documentati come <em>origine</em>.</p><p><strong>Un passaggio pi&#249; concreto invece arriva con la legge francese del 1919 che vieta ai panettieri di lavorare prima delle quattro del mattino</strong>. &#200; una norma sociale, ma produce un effetto tecnico. Se non si pu&#242; pi&#249; lavorare di notte, bisogna produrre un pane che fermenti pi&#249; velocemente, si formi rapidamente e cuocia in fretta e la baguette risponde perfettamente a questa esigenza, pertanto possiamo dire che una legge che tutela il lavoro abbia generato il pane pi&#249; famoso del mondo.</p><p>Alla base di tutto resta il <em>pain maigre</em> e la baguette non &#232; altro che la sua evoluzione urbana. Pane magro significa <em>tecnicamente</em> senza grassi ma <em>concettualmente</em> racchiude una fermentazione marcata, crosta sottile e croccante, mollica leggera e consumo quotidiano generando l&#8217;opposto del pane rurale pensato per la conservazione. Tra gli anni Venti e Trenta del Novecento la baguette assume la forma che oggi riconosciamo: lunga, snella, incisa, dorata, con alveolatura irregolare. Non &#232; ancora tradizione ma innovazione, e diventer&#224; tradizione solo dopo, quando la ripetizione quotidiana la trasformer&#224; in simbolo.</p><p>Ed &#232; qui che si nasconde il suo paradosso pi&#249; affascinante. Oggi, se si chiede cos&#8217;&#232; il pane francese, la risposta &#232; quasi sempre la baguette. Eppure fino a cent&#8217;anni fa non lo era. &#200; uno degli esempi pi&#249; chiari di tradizione costruita in tempi brevi: <strong>un pane moderno che ha conquistato un&#8217;identit&#224; nazionale</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jCFP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0adb4009-7324-4bae-a5ae-68111cc160a9_4032x3024.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jCFP!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0adb4009-7324-4bae-a5ae-68111cc160a9_4032x3024.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><div><hr></div><p>Nel 1993 il cosiddetto <em>d&#233;cret pain</em> introduce la definizione ufficiale di <em>pain de tradition fran&#231;aise</em>, stabilendo che questo pane non possa essere surgelato durante la produzione e non possa contenere additivi, ma debba essere realizzato con ingredienti essenziali. Non protegge la baguette come forma ma protegge il metodo. &#200; una differenza decisiva perch&#233; la Francia non tutela la silhouette del pane ma il gesto che lo produce. <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/capire-la-baguette-capire-la-francia?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">Di questo ne ho parlato pi&#249; dettagliatamente nella scorsa newsletter.</a></em></p><p>Se la si osserva senza veli, la baguette &#232; il pane perfetto per una societ&#224; urbana che compra ogni giorno e <strong>che ha barattato la croccantezza immediata con la perdita di fragranza nel giro di poche ore</strong>. &#200; anche uno dei primi grandi pani europei davvero contemporanei e nasce dall&#8217;incontro tra farina cilindrata moderna, lievito compresso, fermentazioni controllate, incisione professionale, cottura con vapore ed un altro essenziale ingrediente. Pensate che ogni ricetta che ho cercato e tutti i panettieri con una scuola francese alle spalle che ho contattato mi hanno parlato del <em><strong>levain</strong></em>.</p><div><hr></div><p><strong>&#200; lui l&#8217;elemento fondamentale della panificazione francese: il levain. </strong>La cultura del <em>levain</em> attraversa tutta la storia del pane francese e continua a convivere con i metodi moderni, generando una seconda lingua della <em>boulangerie</em>. Una lingua pi&#249; lenta, pi&#249; aromatica, che modifica struttura, profumo e conservabilit&#224; del pane.</p><p>Capire la baguette significa capire anche il rapporto tra fermentazione diretta, <em>poolish</em> e <em>levain</em>. Non esiste una sola baguette. Esiste una famiglia di metodi costruiti attorno agli stessi quattro ingredienti, con variazioni sottili su tempi, idratazione e prefermenti.</p><p>La parola levain in francese &#232; antica. Il <em>CNRTL</em> (la Zanichelli francese) ne attesta l&#8217;uso gi&#224; tra il 1176 e il 1181 nel senso di <em>pezzo di pasta che fa levare la pasta del pane</em>. L&#8217;etimologia rimanda al basso latino <em>levamen</em>, collegato all&#8217;idea di sollevare, alzare. &#200; una parola bellissima, perch&#233; contiene gi&#224; la sua funzione: <strong>il levain &#232; ci&#242; che fa alzare l&#8217;impasto</strong>. Col tempo il termine ha assunto anche un valore figurato, come qualcosa che &#8220;smuove&#8221;, &#8220;accende&#8221;, &#8220;mette in fermento&#8221; pensieri e passioni <em>e la prossima settimana vedremo come questo levain muova anche l&#8217;animo combattivo dei francesi</em>. Prima di farvi venire il latte alle ginocchia, un romano direbbe &#8220;<em>praticamente na biga</em>&#8221; ed un napoletano &#8220;<em>o criscito!</em>&#8221;</p><p>Dal punto di vista normativo francese, il levain pi&#249; che metafora ha una definizione precisa. <strong>Il </strong><em><strong>D&#233;cret pain</strong></em><strong> del 1993 stabilisce che il </strong><em><strong>levain</strong></em><strong> &#232; una pasta composta da farina di frumento e/o segale, acqua potabile, eventualmente sale, sottoposta a una fermentazione naturale acidificante, la cui funzione &#232; assicurare la levata della pasta</strong>. La stessa norma precisa che la sua microflora &#232; costituita essenzialmente da batteri lattici e lieviti. Inoltre, per vendere un pane come <em>pain au levain</em>, la mollica deve rientrare in parametri specifici: <strong>pH massimo 4,3 e almeno 900 ppm di acido acetico endogeno.</strong></p><p>Analizziamo quest&#8217;ultimo punto. Per arrivare davvero alle caratteristiche chimiche del levain non basta nominare il lievito madre o i batteri lattici da esso costituiti. Servono due cose: una microflora viva e il tempo necessario perch&#233; lavori. <strong>In altre parole, serve un levain attivo e una fermentazione abbastanza lunga da lasciare nell&#8217;impasto una traccia reale, non solo narrativa</strong>. &#200; l&#236; che compaiono acidificazione, profilo aromatico pi&#249; complesso, maggiore presenza di acidi organici e quella firma tecnica che distingue un pane davvero <em>au levain</em>.</p><p>Naturalmente non credo che ogni mattina entri un ispettore in boulangerie con la provetta a misurare i ppm di acetico della mollica, <em>un po&#8217; come in Italia non ho mai visto nessuno andare in laboratorio a pesare gli zuccherini della glassa della colomba previsti per legge</em>. Per&#242; il punto non &#232; questo. Il punto &#232; che, se una norma esiste, ti ricorda che certi risultati non si ottengono con lo storytelling. Si ottengono applicando conoscenze precise. Puoi anche non avere il funzionario dietro le spalle, ma non puoi arrivare a un pane &#8220;au levain&#8221; limitandoti a dirlo. Devi costruirlo davvero.</p><p>Questa &#232; una differenza enorme rispetto al linguaggio pi&#249; confuso che usiamo spesso da noi. In Francia il levain non &#232; semplicemente &#8220;un prefermento&#8221;. &#200; un sistema fermentativo acidificante, vivo, governato da una comunit&#224; microbica mista. La legge, insomma, non protegge una poesia ma una biologia.</p><div><hr></div><p>La letteratura scientifica definisce il <em><strong>sourdough</strong></em>, cio&#232; ci&#242; che in Francia rientra nel campo del <em><strong>levain</strong></em>, come una miscela di farina e acqua resa metabolicamente attiva da una popolazione eterogenea di lattobacilli e lieviti, per fermentazione spontanea o tramite inoculo e successivi rinfreschi. Negli ultimi trent&#8217;anni questo sistema &#232; stato studiato come uno starter <em>insostituibile</em> per migliorare profilo aromatico, reologia, shelf life, e in molti casi anche biodisponibilit&#224; minerale, riduzione di fattori antinutrizionali e digeribilit&#224; proteica.</p><p>Storicamente il <em>levain</em> precede il lievito di birra compresso. Per secoli il pane europeo &#232; stato un pane da levain, o comunque da fermentazioni spontanee o miste. <strong>Nelle fonti francesi e nelle tradizioni rurali ancora documentate dal Ministero della Cultura, il levain compare come miscela di farina e acqua rinnovata quotidianamente, trasmessa tra famiglie e forni, oggetto di sorveglianza costante</strong>. Il suo mantenimento richiedeva rinfreschi, occhio, memoria e una sensibilit&#224; termica che oggi chiameremmo gestione del processo.</p><p>Poi arriva il XIX secolo, arriva il <strong>lievito di birra industriale</strong>, e l&#8217;Europa panaria si biforca. Una parte corre verso velocit&#224; e standardizzazione. Un&#8217;altra cerca di non perdere il gusto e la struttura che il <em>levain</em> garantiva. &#200; in questo momento che entrano in scena i <strong>prefermenti moderni</strong>.</p><p>Ma la biforcazione non riguarda solo i tempi. Riguarda anche la tecnica. In Europa si cominciano a distinguere due grandi famiglie di prefermenti: <strong>al Nord prevalgono quelli liquidi, al Sud quelli pi&#249; solidi</strong>. Non &#232; una regola rigida, ma una tendenza storica leggibile. Nei paesi dell&#8217;Europa settentrionale, dove la cultura della fermentazione acida era gi&#224; forte e legata anche all&#8217;uso della segale, si diffondono prefermenti pi&#249; idratati, liquidi, rapidi negli scambi enzimatici. Da questo ambiente tecnico nasce il <strong>poolish</strong>, erede moderno delle colture liquide. Nell&#8217;area mediterranea, invece, la tradizione della pasta madre pi&#249; asciutta porta naturalmente verso sistemi pi&#249; compatti e controllati, da cui deriva la <strong>biga</strong>, evoluzione tecnica del lievito madre solido adattata alla panificazione con lievito compresso.</p><p><strong>La Francia si colloca proprio su questa linea di frontiera guardando per&#242; pi&#249; a nord. Il levain storico francese non &#232; quasi mai rigido come quello italiano: &#232; spesso p&#226;teux, cremoso, talvolta decisamente liquido.</strong> Non &#232; un caso che nella boulangerie francese si parli con naturalezza di <em><strong>levain liquide</strong></em> e che il poolish diventi uno degli strumenti tecnici pi&#249; rappresentativi della baguette moderna. Non &#232; una sostituzione del levain, ma una sua trasformazione coerente con la stessa cultura fermentativa.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://images.unsplash.com/photo-1457382713369-161d1d986f54?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHw3fHxsaXF1aWQlMjB5ZWFzdHxlbnwwfHx8fDE3NzY2ODQyNDR8MA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://images.unsplash.com/photo-1457382713369-161d1d986f54?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHw3fHxsaXF1aWQlMjB5ZWFzdHxlbnwwfHx8fDE3NzY2ODQyNDR8MA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080 424w, 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href="https://unsplash.com">Unsplash</a></figcaption></figure></div><p></p><p>Qui bisogna essere netti. <strong>Il poolish non &#232; un levain</strong>, almeno non nel senso francese regolamentato del termine. Possono sembrare simili perch&#233; entrambi liquidi, ma non raccontano la stessa fermentazione. <strong>Il levain (o licoli, in Italia acronimo di </strong><em><strong>lievito in coltura liquida</strong></em><strong>) &#232; una coltura viva composta da lieviti e batteri lattici. Il poolish, invece, lavora sostanzialmente con i soli lieviti. Uno acidifica e costruisce struttura aromatica nel tempo. L&#8217;altro acidifica comunque (non al livello del licoli), accompagna e accelera la maturazione dell&#8217;impasto senza entrare nello stesso territorio biologico.</strong></p><div><hr></div><p><em>Luned&#236; prossimo entreremo nel dettaglio proprio di questi due fermenti, perch&#233; saranno le fondamenta della nostra baguette. Per quanto riguarda il nostro prefermento pi&#249; famoso, la biga, ho gi&#224; dedicato una trilogia che puoi recuperare qui.</em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;b21389ee-7294-40e4-81da-a2102a1a2fc6&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se c&#8217;&#232; un fermento che rappresenta l&#8217;identit&#224; della panificazione italiana, quello &#232; la biga. &#200; il filo invisibile che lega il pane di oggi a quello di ieri, un metodo che ha attraversato decenni sen&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Saga del fermento: biga, genesi&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. 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Dopo Genesi, dove abbiamo visto la nascita della biga e la sua essenza, e dopo Numeri, dove abbiamo studiato le percentuali e i bilanciamenti, ora &#232; il momento degli&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Saga del fermento: biga, atti&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-02-17T12:31:21.183Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/10267ad8-43e7-4aaf-a518-f25d32410e7e_1181x1181.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/saga-del-fermento-biga-atti&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:156666752,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:14,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_YVc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3efd0a6a-684a-4141-8a8d-c0800f594e78_1024x1024.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>A luned&#236;.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Capire la Baguette, capire la Francia]]></title><description><![CDATA[Si elles sont toutes identiques, c&#8217;est qu&#8217;il y a un probl&#232;me]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/capire-la-baguette-capire-la-francia</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/capire-la-baguette-capire-la-francia</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 13 Apr 2026 12:10:39 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Se sono tutte identiche, c&#8217;&#232; un problema.</em></p><p>Se tracciamo una linea del tempo della storia del pane, c&#8217;&#232; un momento che dobbiamo segnare. &#200; il momento in cui un <em>francese</em> smette di considerarlo una semplice abitudine quotidiana e comincia a trattarlo come una responsabilit&#224; pubblica. Quel momento porta il nome di <em>Antoine-Augustin Parmentier</em>.</p><p><strong>Antoine-Augustin Parmentier (1737&#8211;1813) fu un farmacista, agronomo e divulgatore francese che cambi&#242; il modo in cui l&#8217;Europa guardava al cibo quotidiano, essendo tra i primi a sostenere che lo Stato dovesse occuparsi scientificamente dell&#8217;alimentazione della popolazione</strong>. Celebre la sua osservazione secondo cui esistevano scuole veterinarie per la salute dei cavalli, ma non istituzioni dedicate al pane, base della dieta umana. Da questa idea nacque una visione moderna: il pane non &#232; solo un prodotto agricolo o artigianale ma una questione sociale <em>da studiare</em>.</p><p>Possiamo affermare che la scuola francese di arte bianca comincia da l&#236;. Dal momento in cui qualcuno cap&#236; che nutrire bene significa organizzare sapere e non solo produrre farina. Se il pane sostiene la societ&#224;, soprattutto la <em>pancia</em> della societ&#224;, allora deve esistere una scuola che lo custodisca.</p><p>Inizia cos&#236; la storia della reputazione della panificazione francese. Non dalla baguette, non dal croissant ma da una decisione politica e culturale: il pane merita studio, metodo, trasmissione e questo lo merita anche chi il pane lo fa.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2zCz!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0b62f9e2-8001-4f5f-978b-fa783a7b9904_1368x912.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2zCz!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0b62f9e2-8001-4f5f-978b-fa783a7b9904_1368x912.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Quando oggi diciamo che la scuola francese di arte bianca &#232; pi&#249; riconosciuta, non stiamo parlando semplicemente di prodotti migliori ma di un sistema che ha costruito nel tempo un micro mondo coerente in cui tecnica, formazione, concorsi, norme professionali e cultura quotidiana del pane si sostengono a vicenda. <strong>E proprio in Francia il pane non &#232; solo qualcosa che si compra ma qualcosa che si impara, si esercita, si giudica e si tramanda.</strong></p><p>Non a caso la baguette &#232; entrata nel patrimonio culturale immateriale dell&#8217;umanit&#224; con <em>UNESCO inscription of baguette savoir-faire</em>, non come ricetta, ma come <em>savoir-faire</em>. Non un oggetto, ma un gesto. Non una formula, ma una pratica viva che cambia da <em>boulanger</em> a <em>boulanger</em> pur restando riconoscibile. Questa differenza &#232; decisiva perch&#232; noi in Italia depositiamo ricette (vedi pizza napoletana, il rag&#249;&#8230;), <strong>in Francia invece tutelano l&#8217;arte. E l&#8217;artigiano.</strong></p><p>Un <strong>MOF</strong>, cio&#232; <em>Meilleur Ouvrier de France</em>, &#232; uno dei titoli professionali pi&#249; alti che un artigiano possa ottenere in Francia. Vi anticipo che non &#232; un premio simbolico n&#233; una consacrazione mediatica temporanea, ma un riconoscimento ufficiale dello Stato assegnato attraverso un concorso nazionale durissimo che si svolge circa ogni quattro anni. Chi lo ottiene dimostra una padronanza tecnica, culturale e manuale considerata esemplare nel proprio mestiere. Esistono MOF panettieri, pasticceri, cuochi, macellai, vetrai, sarti, perfino orologiai. Non &#232; dunque un titolo gastronomico, ma una dichiarazione pubblica: <strong>l&#8217;artigianato &#232; patrimonio nazionale</strong>. Il colletto blu, bianco e rosso che i vincitori possono indossare per tutta la vita non indica soltanto bravura ma indica che quel professionista rappresenta un modello tecnico per la propria disciplina, riconoscendo <em>l&#8217;arte</em> e <em>l&#8217;artista</em>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rUzi!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6780ecc8-ce37-4061-a246-8ae97451b20b_1800x1170.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rUzi!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6780ecc8-ce37-4061-a246-8ae97451b20b_1800x1170.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Non significa che tutta la panificazione francese sia naturale o artigianale ma qualcosa di pi&#249; profondo: esiste un perimetro tecnico e culturale condiviso entro cui il pane <em>pu&#242;</em> essere artigianale. &#200; una differenza decisiva, perch&#233; non protegge solo il prodotto. Protegge la possibilit&#224; di riconoscere il <em>mestiere</em>.</p><p>Ed &#232; proprio qui che emerge la distanza pi&#249; interessante rispetto all&#8217;Italia. In Francia l&#8217;artigiano non deve spiegarsi continuamente essendo gi&#224; leggibile dentro il sistema e <em>riconoscibile</em> prima ancora di raccontarsi. Non &#232; un caso che molte <em>boulangerie</em> e <em>p&#226;tisseries</em> francesi somiglino pi&#249; a botteghe di <em>Gucci</em> o gioiellerie che a semplici negozi alimentari e tutto questo &#232; una conseguenza culturale: quando uno Stato decide che il gesto artigiano &#232; patrimonio, anche il luogo in cui quel gesto avviene cambia statuto. Il panificatore non vende soltanto pane ma espone un sapere.</p><p>Durante un corso (online) con un MOF panificatore francese, per due anni consecutivi vincitore del concorso per la migliore baguette di Parigi (<em>chi vince questo premio diventa fornitore ufficiale del pane del palazzo dell&#8217;Eliseo per un anno</em>), rimasi colpito da un dettaglio (banale per loro). Noi parliamo continuamente di forza della farina o del mulino pinco pallo. Lui parlava di <strong>farine </strong><em><strong>naturelle</strong></em>: farina ottenuta esclusivamente dalla macinazione e dalla setacciatura del chicco, senza miglioratori, senza coadiuvanti tecnologici aggiunti, una spremuta di grano insomma indipendentemente dal nome del mulino.</p><p>In Francia puoi usare additivi, enzimi, miglioratori e supporti tecnologici. Nessuno lo nega. <strong>Ma puoi anche dichiarare quando non li usi</strong>. Esiste uno spazio normativo che protegge questa scelta. Chi lavora in modo essenziale pu&#242; dirlo e pu&#242; essere riconosciuto per questo.</p><p><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/enzimi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">In Italia, invece, molti coadiuvanti tecnologici restano dentro il prodotto ma fuori etichetta (</a><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/enzimi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">clean label</a></em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/enzimi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">) perch&#233; classificati come </a><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/enzimi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">processing aids</a></em>. Non &#232; una colpa eh, ma una struttura normativa diversa che genera un vuoto culturale e tecnico: <strong>il risultato &#232; che il panificatore che vuole lavorare nella massima naturalit&#224; deve affidarsi soprattutto alla fiducia del cliente</strong>. Deve raccontarsi, deve spiegarsi ma soprattutto deve costruire una relazione. In Francia, invece, questa riconoscibilit&#224; &#232; gi&#224; scritta dentro il sistema.</p><p>Lo stesso vale per la tutela del pane fresco. Non &#232; una battaglia contro il surgelato. Esiste pane surgelato di qualit&#224; altissima e discuterne come se fosse il problema principale significa non aver colto il senso della questione. <strong>Tutelare il pane fresco significa tutelare l&#8217;artigiano</strong>. Significa difendere la manualit&#224; quotidiana, il gesto ripetuto ogni mattina, la ricerca e la trasformazione diretta della materia. In altre parole, significa difendere <em>l&#8217;artista</em> dell&#8217;arte bianca.</p><p>E forse &#232; proprio questo che rende la scuola francese cos&#236; riconoscibile: non afferma che il suo pane sia migliore, ma crea le condizioni perch&#233; chi lavora in modo coerente con la propria idea di pane possa essere visto, nominato, riconosciuto. </p><p>Anche riguardo alla farina non dobbiamo pensare che quella francese sia migliore di quella italiana, n&#233; il contrario. In Francia esiste lo stesso paesaggio che conosciamo qui: grandi mulini industriali che lavorano quantit&#224; importanti e piccole realt&#224; molitorie di nicchia che costruiscono identit&#224;, filiere corte e farine pi&#249; caratterizzate. <strong>Allo stesso modo, neppure la Francia &#232; autosufficiente sul piano tecnico delle farine pi&#249; forti</strong>: come l&#8217;Italia, guarda al Nord America e al Canada quando serve maggiore tenacit&#224; proteica. Solo che non esiste il mito della &#8220;Manitoba&#8221; come da noi. In Francia si parla pi&#249; semplicemente di <em>farine de gruau</em> oppure di <em>farine riche en gluten</em>, cio&#232; farine da grani selezionati ad alto contenuto proteico, spesso pensate per viennoiserie o impasti esigenti. In fondo, quindi, il sistema molitorio non &#232; cos&#236; diverso dal nostro. Quello che cambia davvero &#232; ci&#242; che accade dopo. </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg" width="1456" height="1456" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1456,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:331085,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/193964461?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!B-MG!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F37975b88-439d-4dd8-8ff9-9b1790e5898f_2048x2048.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><div><hr></div><p>Per arrivare davvero alla <em>baguette</em>, allora, bisogna partire da qui. Non dall&#8217;impasto n&#233; dalla crosta ma dalla scuola che l&#8217;ha resa possibile. Perch&#233; prima ancora di essere un <em>bastone</em> fatta di acqua, farina, sale e lievito, la <em>baguette</em> &#232; il risultato di una scelta culturale antica: il pane non &#232; soltanto nutrimento, ma un mestiere da proteggere. Ed &#232; a questo punto che la Francia, pi&#249; che offrirci una ricetta, ci costringe a porci una domanda scomoda. <strong>Saremmo davvero disposti a pagare di pi&#249; un lievitato imperfetto?</strong></p><p>Non imperfetto nel senso di sbagliato, ma nel senso pi&#249; umano e artigianale del termine. Un pane meno standardizzato, meno identico a se stesso, meno costruito per rassicurare sempre allo stesso modo (<em>se son tutte uguali, c&#8217;&#232; un problema</em>). Un pane che magari cambia leggermente con il clima, con la farina, con la mano, con la giornata. Un pane che non rincorre la perfezione industriale, ma accetta la verit&#224; del laboratorio. <strong>Allora riformulo: saremmo disposti a pagare di pi&#249; un pane fatto da un artigiano piuttosto che da un&#8217;industria?</strong></p><p>Detta cos&#236;, verrebbe da rispondere subito di s&#236;. Ma la questione &#232; pi&#249; spinosa di quanto sembri. Perch&#233; oggi il confine tra artigiano e piccola industria &#232; diventato sottile e quando il confine si assottiglia, succede qualcosa di molto semplice: il cliente smette di distinguere.</p><p>Se un laboratorio artigianale usa miglioratori, coadiuvanti, enzimi, strumenti che standardizzano il risultato e riducono l&#8217;incertezza del gesto, siamo ancora davanti a un artigiano oppure davanti a una piccola industria che ha mantenuto il banco di vendita e perso l&#8217;imprevisto del mestiere?</p><p>So che torno spesso su questo punto. Qualcuno potrebbe dire che insisto troppo. Ma &#232; una domanda necessaria, <strong>perch&#233; riguarda il futuro stesso della panificazione artigianale</strong>. Perch&#233; oggi il supermercato vende sempre pi&#249; pane mentre il fornaio artigiano chiude?</p><p><em>Solo nel 2024, ad esempio, il comparto del pane confezionato nella GDO &#232; cresciuto del +1,7% a valore e volume, trainato dalla praticit&#224; e dalla conservabilit&#224;, il 45% del pane oggi viene acquistato nella grande distribuzione. Parallelamente, i consumi di pane sfuso tradizionale sono in calo, mentre il pane surgelato registra incrementi superiori al 10% (fonte GDONews).</em></p><p>La risposta a tutto questo &#232; pratica. <strong>Se il pane &#232; percepito come uguale, si compra dove costa meno e dove &#232; pi&#249; comodo</strong>. In una ricerca condotta in Inghilterra, alla domanda su quale fosse il criterio principale nella scelta del pane tra fragranza, profumo, farina, biologico, prezzo, sviluppo o ingredienti &#8220;free from&#8221;, al primo posto &#232; comparso un elemento inatteso: <strong>il parcheggio </strong><em><strong>(alias comodit&#224;)</strong></em>. Se trovo posto compro il pane. Se non lo trovo passo oltre e mi mangio i cracker che ho a casa. Semplice.</p><p><strong>Questo significa che l&#8217;artigiano deve avere un motivo forte per portarmi da lui. Non un racconto generico ma un motivo concreto.</strong></p><p>E invece spesso accade il contrario. Si continua a produrre pane alle due di notte per venderlo alle sei del mattino a due signore in pensione, mentre il supermercato apre due ore dopo con scaffali pieni, prezzi pi&#249; bassi e accesso pi&#249; semplice. E quando la grande distribuzione completer&#224; davvero la propria struttura interna di panificazione, come stanno gi&#224; facendo catene come <em>Despar</em> e <em>Conad</em> con laboratori veri e propri, il confronto scomparir&#224;. <strong>A quel punto la domanda sar&#224; inevitabile: artigiano, perch&#233; dovrei venire da te?</strong></p><div><hr></div><p>In Francia questa risposta esiste. &#200; lo stesso motivo per cui entriamo in un negozio anche quando potremmo comprare lo stesso oggetto online. Non &#232; solo una questione di prodotto. &#200; una questione di <em>autore</em>. Di gesto. Di riconoscibilit&#224; ma soprattutto &#232; <em>un&#8217;esperienza</em>.</p><p>L&#236; il pane non &#232; soltanto pane. &#200; ancora, chiaramente, il lavoro di qualcuno. Su questo la Francia sembra avere un vantaggio culturale netto. In Francia s&#236;, si &#232; disposti a pagare di pi&#249; per un pane artigianale. In Italia molto meno. Non perch&#233; il pane francese sia migliore, <strong>ma perch&#233; l&#236; il pane &#232; ancora percepito come un gesto d&#8217;autore</strong>. Una baguette non sar&#224; un <em>Matisse</em>, certo. Ma un boulanger pu&#242; essere riconosciuto come un pittore. Un <em>Meilleur Ouvrier de France</em> non &#232; solo uno che fa bene il pane ma &#232; il custode di un&#8217;arte che si <em>taglierebbe un orecchio per evolverla</em>.</p><p>Da noi, invece, il pane resta spesso un prodotto. Non un&#8217;opera. E finch&#233; non riusciamo ad associare il pane all&#8217;arte, continueremo a chiedere all&#8217;artigiano di costare come l&#8217;industria e di sembrare diverso solo nel racconto.</p><p>Poi per&#242; succede qualcosa che incrina anche questa certezza.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/141fa78e-fe51-42c9-9c31-8a76281f991e_1125x1648.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a43c99a7-75d9-4102-bf7a-91833d7e4d1a_1125x1820.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6d3c31fb-bfba-4590-971e-2abfd3a78dff_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Cominciano ad apparire nella nostra penisola pani esposti dentro teche di vetro, illuminati come oggetti preziosi e raccontati come pezzi unici. <em>Pan bauletto da quindici euro</em>. Pane messo in scena pi&#249; che messo in tavola. Segni evidenti che qualcosa si sta muovendo anche da noi. Che qualcuno sta provando a cambiare lo statuto del pane. E allora ennesima domanda inevitabile: <strong>io lo pagherei davvero quindici euro?</strong></p><p>La risposta, almeno per me, &#232; semplice. <em>Neanche se me lo ordina il dottore</em>.</p><p>&#8230;</p><p><strong>Perch&#233; prima abbiamo visto la differenza tra Francia e Italia. Adesso emerge un&#8217;altra differenza ancora pi&#249; schietta: quella tra francese e italiano. In Francia il pane pu&#242; diventare cultura senza smettere di essere quotidiano. In Italia, se smette di essere quotidiano, rischia di smettere di essere pane.</strong></p><p>Il pane, da noi, resta una questione di pancia. E forse il vero lavoro non &#232; trasformarlo in un oggetto da vetrina, ma riuscire a mantenerlo l&#236; dove &#232; sempre stato: vicino alla fame, vicino alla tavola, <em>vicino alla nostra personale distorta e corretta visione</em>.</p><p>Prendetelo dove volete. Non <s>siamo</s> sono ancora in grado di vederlo un&#8217;arte.</p><p>A luned&#236; con la baguette.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ogni luned&#236; ti porta dentro una ricetta dell&#8217;arte bianca&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Fugassa Pasqualina ]]></title><description><![CDATA[Chi verso la luce, chi verso l&#8217;oblio]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/fugassa-pasqualina</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/fugassa-pasqualina</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:05:27 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/98adec6b-6dd5-410d-a71d-c645755e8ca4_3024x3410.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di <strong>fugassa pasqualina</strong> bisogna fare subito una distinzione importante, perch&#233; sotto lo stesso nome convivono due tradizioni diverse, spesso confuse tra loro.</p><p>La fugassa che proporr&#242; in questa newsletter non &#232; la <strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/la-fugassa-risorge?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">fugassa veneta lievitata</a></strong>, quella alta, soffice, vicina per struttura al panettone e considerata una delle antenate della colomba pasquale. Quella appartiene alla famiglia dei grandi lievitati da ricorrenza, costruiti su fermentazioni lunghe e sviluppo strutturale complesso, chiamata semplicemente <em>Fugassa o Fugassa Veneta</em>.</p><p>Il confronto con il panettone aiuta a capire meglio questa differenza in quanto la fugassa veneta gli &#232; effettivamente vicina: condivide l&#8217;impasto ricco di uova e burro, lo sviluppo verticale e la consistenza soffice tipica dei grandi lievitati. Tuttavia non coincide con il panettone moderno, perch&#233; non richiede necessariamente due impasti e non prevede obbligatoriamente l&#8217;uso del lievito madre. Tradizionalmente pu&#242; essere preparata con lievito di birra, con pasta madre, con uno o due impasti, mantenendo una flessibilit&#224; tecnica che la colloca a met&#224; strada tra il pane festivo e il grande lievitato di pasticceria.</p><p><strong>La fugassa di cui parleremo qui &#232; un&#8217;altra cosa ovvero la fugassa pasqualina del basso Veneto</strong>, molto vicina alla tradizione dell&#8217;<em>esse adriese</em>, un dolce semplice e immediato, che non nasce dal mondo dei grandi lievitati ma da quello delle paste da forno rapide.</p><p>Difatti questa fugassa appartiene alla famiglia delle <strong>frolle a lievitazione istantanea</strong>, niente fermentazioni lunghe, non costruisce una maglia glutinica sviluppata e non cerca l&#8217;alveolatura. Lavora invece sulla fragranza, sulla friabilit&#224; e su una dolcezza equilibrata, pensata per accompagnare la colazione pasquale o la fine del pranzo di festa.</p><p><strong>L&#8217;esse adriese</strong>, in particolare, rappresenta una delle espressioni pi&#249; riconoscibili di questa tradizione. La forma a S non &#232; soltanto un elemento estetico, ma un segno identitario locale, tramandato nel tempo insieme a una ricetta essenziale: farina, zucchero, uova, grassi e un agente lievitante rapido. Una pasta morbida da lavorare, che cresce in forno e non durante l&#8217;attesa di una lievitazione.</p><p>Tutto questo si potrebbe riassumere con una parola bellissima ma spesso storpiata o svuotata dal suo significato: <em><strong>tradizione</strong></em>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!bFiY!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d89345e-1b5a-4bfa-8a9b-e389a7e5ef00_1199x1600.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!bFiY!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d89345e-1b5a-4bfa-8a9b-e389a7e5ef00_1199x1600.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Sulle etichette, nelle insegne, nei menu, nei racconti dei prodotti. &#200; diventata una garanzia implicita di qualit&#224;, autenticit&#224; e verit&#224; ma proprio per questo rischia di trasformarsi in una scorciatoia narrativa. <strong>Pi&#249; che una pratica viva, diventa uno strumento di marketing</strong> ed io diffido della tradizione quando viene usata cos&#236;.</p><p>Non perch&#233; sia inutile n&#233; perch&#233; sia falsa ma troppo spesso viene raccontata come un punto di arrivo, mentre in realt&#224; &#232; sempre stata un punto di partenza. Se l&#8217;arte bianca si fosse davvero fermata alla tradizione, oggi non avremmo il frigorifero, non avremmo la cella di lievitazione, non avremmo farine moderne, non avremmo lieviti selezionati, non avremmo nessuna delle tecniche che utilizziamo quotidianamente senza nemmeno pensarci. E soprattutto non avremmo mai potuto affrontare <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pane-senza-tempo?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">quel discorso sul tempo e sugli enzimi che abbiamo appena attraversato insieme.</a></p><p><strong>La tradizione, presa alla lettera, &#232; il contrario dell&#8217;evoluzione. &#200; ci&#242; che si ripete uguale a se stesso e che resiste al cambiamento</strong>. Ma l&#8217;arte bianca non &#232; mai stata cos&#236;, anzi, &#232; sempre stata una pratica adattiva, capace di trasformarsi con il clima, con i cereali disponibili, con i forni, con le tecnologie e con le esigenze delle persone che la praticavano. <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/il-pane-non-e-resiliente-e-nemmeno?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Ne parlavo gi&#224; in una newletter precedente dicendo che il pane non &#232; resiliente ma evolutivo ed in parte adattativo</a>. Per questo preferisco pensare alla tradizione non come a qualcosa da difendere ma come a qualcosa da <em>ricordare</em>.</p><p>Nel caso della fugassa pasqualina, per esempio, non la ripropongo perch&#233; sia il dolce migliore che possiamo fare oggi ma perch&#233; racconta un modo diverso di intendere la festa, il forno, la casa e la <em>materia</em>. Racconta un tempo in cui non serviva costruire grandi lievitati complessi per segnare la Pasqua ma bastava arricchire una pasta semplice e darle una forma riconoscibile.</p><p>&#200; un gesto che non chiede di essere aggiornato, vedo difficile evolvere la Fugassa, ma ci chiede di <em>non essere dimenticato</em>.</p><p>Ecco perch&#233;, pi&#249; che parlare di tradizione, preferisco parlare di <strong>oblio</strong>, uno spazio in cui le ricette riposano quando non servono pi&#249; a definire il presente. Non dobbiamo riportarle tutte in vita o trasformarle in modelli da imitare. <strong>Dobbiamo solo sapere che esistono, e ogni tanto tornare a prenderle.</strong></p><p>Rispolverarle, guardarle, rifarle una volta l&#8217;anno, e poi rimetterle al loro posto. Sapere da dove veniamo non significa doverci tornare ma capire meglio dove stiamo andando. Ed &#232; proprio da qui che possiamo ripartire per capire che cosa succede quando un dolce come la fugassa pasqualina incontra il nostro presente, fatto di farine diverse, tempi diversi e strumenti completamente nuovi.</p><div><hr></div><p>Ormai mi conoscete, e chi non mi conosce ancora deve sapere una cosa: quando rispolvero la tradizione di un lievitato o di un cibo non lo faccio per inginocchiarmi davanti al passato. Non mi interessa usare la storia per dire che una volta era tutto pi&#249; autentico, pi&#249; vero, pi&#249; buono. <strong>Anzi, a dirla fino in fondo, dubito fortemente che il passato fosse gastronomicamente migliore del presente.</strong> Oggi abbiamo mulini capaci di una precisione impensabile, una scienza che ci spiega le reazioni dell&#8217;impasto, ingredienti pi&#249; controllati, tecniche pi&#249; raffinate e, soprattutto, un rapporto col cibo che non &#232; pi&#249; dettato soltanto dalla <em>sopravvivenza immediata</em>. Possiamo ragionare con un po&#8217; di fame in corpo, possiamo aspettare, o almeno potremmo, e intanto mangiare un cracker e pensare. Questo ci ha portati, nel bene e nel male, ad una perfezione culinaria che nella storia raramente abbiamo toccato.</p><p>Per questo, quando racconto un prodotto, non mi basta la scheda storica. Non mi accontento della versione ufficiale, di quella ufficiosa, di quella folkloristica o di quella pubblicitaria. A me interessa raccoglierle tutte e poi capire che cosa quel prodotto genera in me. &#200; questo il centro di <em>Lieviti e Parole</em>. Non la nostalgia e nemmeno la celebrazione cieca della tradizione ma una forma di psicoanalisi dell&#8217;alimento.</p><p><strong>La fugassa pasqualina &#232; un esempio perfetto. &#200; un dolce profondamente radicato nel basso Polesine, nel mio territorio, quello in cui sono nato e in cui continuo a vivere</strong>. Per raccontarla non mi &#232; bastato cercare su <em>Google</em>. L&#8217;ho fatto, certo. Ma ho cercato anche nei racconti dei miei concittadini, dei fornai, delle casalinghe, di chi questo dolce lo ha fatto davvero e non solo descritto. E allora succede una cosa meravigliosa: la storia si <em>sdoppia</em>.</p><div><hr></div><p>Su <em>Google</em> trovi che la esse adriese richiama il Po, il suo andamento sinuoso, oppure il serpente come simbolo di rinascita primaverile. &#200; una spiegazione bella, forse plausibile e poetica. Poi per&#242; arriva il fornaio ottantenne e ti dice una cosa molto pi&#249; concreta: <strong>le facevano a esse perch&#233;, se fossero rimaste dritte, sarebbero state troppo lunghe e modellandole cos&#236; ce ne stavano di pi&#249; in forno</strong>. Si cuoceva pi&#249; pasta, si ottimizzava lo spazio, si lavorava meglio. E poi arriva <em>Pasqualina</em>, con la P maiuscola, figlia d&#8217;arte, fornaia in pensione ma ancora presente accanto al fratello Arminio nel panificio di Donzella, e ti dice che oggi le pasqualine non si fanno pi&#249; a esse perch&#233; i forni sono pi&#249; grandi e pi&#249; performanti e quindi possono essere pi&#249; tozze.</p><p>Ecco, &#232; qui che io mi innamoro di un prodotto.</p><p>Perch&#233; la verit&#224; non sta quasi mai da una parte sola. Se Pasqualina cercasse oggi la fugassa pasqualina su Google rischierebbe di trovare il serpente, la primavera, la rinascita, ma non troverebbe il forno troppo piccolo. E invece il forno troppo piccolo &#232; storia <em>quanto</em> il serpente, forse di pi&#249;. &#200; storia materiale, storia del gesto ma sopratutto storia del <em>limite</em>. &#200; l&#236; che scrivo, non per scegliere una verit&#224; e scartare l&#8217;altra, ma per raccontarle entrambe.</p><p><strong>Ma il punto, poi, &#232; un altro. Cosa genera in me questo dolce? Mi piace, s&#236;. Mi appartiene, s&#236;. Mi racconta il mio territorio, s&#236;. Eppure, quando penso al dolce pasquale che cerco davvero, cerco la colomba. Perch&#233;?</strong></p><p>Perch&#233; la colomba &#232; soffice, leggera, burrosa, si lascia mangiare quasi senza accorgersene e la colomba vive di evoluzione continua, di <em>alveoli sempre pi&#249; grandi e farciture sempre pi&#249; innovative</em>, mentre la fugassa pasqualina, se non la intingi nel latte, ti <em>ingiolfi</em>. E questa non &#232; un&#8217;offesa ma una diagnosi affettiva.</p><p>La fugassa pasqualina &#232; pi&#249; rustica, pi&#249; compatta, pi&#249; antica nel morso e appartiene a un&#8217;idea di dolce che chiede pi&#249; denti buoni, pi&#249; accompagnamento. La colomba invece appartiene a un&#8217;altra epoca, a un&#8217;altra evoluzione del desiderio. <em>E se ho solo tre ore di lezione a scuola non mi metto certo a fare la colomba che me ne servono 48, ma la Fugassa Pasqualina.</em></p><p>Ed &#232; qui che la riflessione si allarga. Perch&#233; non siamo cambiati solo noi, sono cambiate le farine, sono cambiate le tecniche, si sono evoluti gli ingredienti, sono migliorate le strutture degli impasti, sono cambiate persino le nostre bocche, i nostri denti, le nostre aspettative sul piacere e tutto questo ha permesso la nascita della Colomba. Oggi tendiamo a preferire la sofficit&#224; alla resistenza, la scioglievolezza alla masticazione lunga, la rotondit&#224; aromatica alla rusticit&#224; del prodotto domestico. Non sentitevi in colpa, &#232; cambiamento.</p><p>&#200; proprio questo che cerco di fare in questa newsletter: non fermarmi a dire cos&#8217;era la fugassa pasqualina, ma chiedermi cosa significa oggi incontrarla. Cosa racconta ancora del mio territorio e cosa invece mostra del mio presente. Perch&#233; mi commuove e allo stesso tempo non basta a sostituire la colomba nella mia testa in quanto <strong>mi appartiene culturalmente ma non sempre </strong><em><strong>sensorialmente</strong></em>. Il cibo, come le persone, non vive solo nella sua biografia: vive anche nel rapporto che riesce ancora ad avere con chi lo incontra.</p><p><em>Lieviti e Parole</em> &#232; prendere un alimento, ascoltarne tutte le versioni, metterle in crisi, farle dialogare e poi chiedersi cosa genera in me questo prodotto.</p><p>A sto punto, facciamola.</p><div><hr></div><p><strong>Fugassa pasqualina (Esse adriese)</strong></p><p><em>Dolce pasquale a lievitazione istantanea del basso Polesine</em></p><p><strong>Ingredienti</strong></p><blockquote><p>Farina di grano tenero tipo 0 o 00 (11&#8211;12% proteine) 500 g</p><p>Burro bavarese da centrifuga 80 g</p><p>Zucchero 160 g</p><p>Uova intere 150 g (<em>circa 3 uova</em>)</p><p>Latte intero 40 g</p><p>Liquore all&#8217;anice 20 g (<em>in alternativa latte oppure altro liquore aromatico. Ho preso un sacco di parole da mia moglie perch&#233;, non avendo in casa l&#8217;anice, ho usato il latte &#8220;ehhh ma non &#232; quella originale! Se devi fare una cosa falla fatta bene!!&#8221; Ha ragione quindi se la rivuoi, compralo :)</em>)</p><p>Lievito istantaneo per dolci (o baking powder) 17 g</p><p>Sale fino 5 g</p><p><strong>Per la finitura</strong></p><p>latte intero oppure latte e tuorlo</p><p>zucchero in granella</p></blockquote><p><strong>Procedimento</strong> </p><p>Preparare due ciotole capienti.</p><p>Nella prima lavorare il burro con lo zucchero fino ad ammorbidirlo. Non serve montarlo: deve solo diventare omogeneo. Aggiungere quindi le uova, il latte e il liquore all&#8217;anice mescolando fino a ottenere una massa uniforme (liquidi).</p><p>Nella seconda ciotola unire farina, lievito istantaneo e sale, mescolandoli bene tra loro (polveri).</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a5492320-c807-4012-8394-420d0103ab2c_3024x4032.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1032898c-2594-4cea-a0fe-d00392a10bf5_3024x4032.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ca4d2cec-0931-4980-88f5-0d7d373544b2_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Versare i liquidi nella ciotola delle polveri e iniziare a impastare per circa 5 minuti, adottando una lavorazione simile a quella della pasta frolla: pizzicare, raccogliere e comprimere l&#8217;impasto senza sviluppare una vera maglia glutinica. La massa finale deve risultare morbida ma lavorabile. Se necessario, regolare con una leggera spolverata di farina.</p><p>Formare un panetto, inserirlo in un sacchetto per alimenti e lasciare riposare in frigorifero almeno un&#8217;ora, meglio due. <em>&#200; possibile lavorarlo anche subito oppure conservarlo fino a 12 ore, proprio come una frolla: questa &#232; una preparazione molto flessibile.</em></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7ab11f57-247a-4d96-b1eb-c179abbcef69_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6baef98a-5f6e-4e6a-94eb-c36cbc58aed9_3024x3481.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c45fa77d-5c56-4e9e-a813-a9ed287b2905_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><strong>Formatura</strong></p><p>Dividere l&#8217;impasto in due parti uguali e rilavorarle brevemente per ridare elasticit&#224; alla massa.</p><p>Formare due esse tradizionali oppure sagome pi&#249; compatte e tozze, come avviene oggi nei forni moderni. In alternativa si pu&#242; mantenere un unico pezzo grande.</p><p>Spennellare la superficie con latte intero oppure con una miscela di latte e tuorlo. Cospargere con zucchero in granella.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a65c77e7-8566-495e-896f-d37f6d26828d_3024x3199.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1707239e-8599-4f88-862b-7e487c67f197_3024x3062.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0697dc9e-8251-4803-b20d-6de771b5eb18_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><strong>Cottura</strong></p><p>Cuocere in forno ventilato preriscaldato a 175&#176;C per 30&#8211;35 minuti.</p><p>Il tempo varia in funzione della pezzatura. Se la forma &#232; grande e richiede una permanenza pi&#249; lunga in forno, abbassare la temperatura a 160&#176;C e proseguire la cottura per altri 10 minuti.</p><p>Non tagliare la fugassa calda: la mollica risulterebbe falsamente umida e darebbe l&#8217;impressione di essere cruda. Attendere almeno 2 ore prima del taglio. Una volta raffreddata completamente, conservare la fugassa in un sacchetto per alimenti a temperatura ambiente. Mantiene fragranza e struttura per diversi giorni.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1d9246ba-d313-4c3c-a800-7cf3e4253571_2909x3355.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72d86b6a-b934-4573-95e7-0497e884a528_3024x3410.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3cbe512d-c6c9-45fd-94ba-595b31c4f547_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti e condividi le tue prove lievitanti</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><div><hr></div><p>Riproporre oggi la fugassa pasqualina non &#232; un gesto gastronomico ma un gesto di memoria. <strong>Se dovessi essere completamente onesto, direi che non &#232; il dolce che sceglierei per primo</strong>. Non ha la sofficit&#224; della colomba, non ha la fragranza di una brioche, non ha la stratificazione aromatica di un croissant sfogliato MA non nasce per competere con loro. <strong>Nasce per restare nell&#8217;oblio ed &#232; proprio per questo che continuo a farla.</strong></p><p>Prepararla ogni tanto, magari una volta l&#8217;anno, magari solo quando torna la Pasqua, &#232; una piccola forma di <em>penitenza volontaria</em> che appartiene a un tempo pi&#249; <em>sensoriale</em> che temporale. Pensate che a me ricorda le <em>alluvioni del Polesin</em>e, che fortunatamente vivono solo nei miei ricordi e racconti: non &#232; un caso che per essere assaporata nella sua pi&#249; profonda espressione debba essere <em>affogata</em> (intinta) in un liquido, il caffelatte o il caff&#232; nero di un tempo.  </p><p><em>Qui torna il tempo. Nel ciclo di newsletter precedente abbiamo parlato di farine evolute, di lieviti stabilizzati, di enzimi come strumenti capaci di anticipare trasformazioni che prima richiedevano ore o giorni. Abbiamo visto come oggi possiamo costruire un impasto efficiente, stabile, prevedibile, quasi perfetto</em>. Possiamo comprimere il tempo senza perdere qualit&#224;, la fugassa pasqualina invece non progetta nulla.</p><p>Non parla di enzimi, non parla di tempi di maturazione, non parla di farine forti moderne, non parla di shelf life e non parla nemmeno di salute, nel senso moderno del termine.</p><div><hr></div><p>Se apriamo i quaderni scritti a mano delle cucine di casa, troviamo dosi, gesti, temperature <em>a sentimento</em>, ma non troviamo mai la parola <em>tempo</em> come la intendiamo oggi. Non troviamo la biochimica dell&#8217;impasto. Non troviamo la prestazione ma solo una richiesta silenziosa: <em>non dimenticarmi</em>.</p><p>Questi dolci non cercano di tornare protagonisti e nemmeno di essere aggiornati. Non pretendono di essere migliori ma chiedono solo di restare visibili abbastanza a lungo da non sparire. Sono come oggetti lasciati su un tavolo di famiglia che nessuno usa pi&#249;, ma che nessuno ha il coraggio di buttare via perch&#233; raccontano <em>chi siamo stati</em>.</p><div><hr></div><p><em>In un&#8217;epoca in cui possiamo accorciare la fermentazione con un enzima, stabilizzare una madre in polvere, anticipare la germinazione nel chicco e progettare la morbidezza nel tempo, rifare una fugassa pasqualina non serve a migliorare il pane. Serve a mantenere un filo che pesca nell&#8217;oblio.</em></p><p><em>E forse il vero senso della fugassa pasqualina sta proprio qui: non essere il dolce migliore della Pasqua, ma essere quello che continua a dirci da dove veniamo mentre tutto il resto ci spinge, inevitabilmente, verso il futuro.</em></p><p><em>Custodite i vecchi ricettari e fateli rivivere, ogni tanto. Grazie a Elena, Maria Vittoria e Susi.</em></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8c124c69-4c89-44ee-8771-d11c277aa0d9_1180x1572.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7ff51a92-b26d-4d22-b1a7-aaefe8c1ab56_1200x1600.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3d072c0e-f95d-4eac-91c5-c15362bbb2b7_1080x1920.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e62e998f-1b91-460e-bf92-3e48144af6f2_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><div><hr></div><p><em>Con questa fugassa pasqualina chiudiamo il nostro percorso temporale e pasquale. Luned&#236; sar&#224; Pasquetta, quindi ci rileggiamo luned&#236; 13 con l&#8217;inizio di un nuovo ciclo di newsletter. Cambiamo geografia e cambiamo prospettiva: andremo in Francia, tra baguette e croissant, poi torneremo a percorrere un bel tratto di focacceria italiana, alternando ricette a riflessioni che negli ultimi mesi ho appuntato sul mondo dell&#8217;arte bianca e sulle direzioni che sta prendendo.</em></p><p><em>Come piccolo omaggio pasquale ho lasciato la ricetta della fugassa per tutti. Ma da aprile inizieranno ad arrivare molti contenuti pensati soprattutto per chi sostiene il progetto: ricette pi&#249; approfondite, prove tecniche, esperimenti e materiali che non entrano nella parte pubblica. Lieviti e Parole sar&#224; sempre libero e aperto a tutti, costano le ricette ma i miei pensieri sono vostri.</em></p><p><em>Abbonarsi costa 5 euro al mese, pi&#249; o meno quanto una fugassa pasqualina. </em></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti e valuta i piani a disposizione.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Pane senza tempo]]></title><description><![CDATA[Ricetta di un lievitato temporalmente modificato]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/pane-senza-tempo</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/pane-senza-tempo</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 13:02:56 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/578e9805-b1de-4e77-9c97-3c112f882db5_3024x4032.heic" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Con questa trilogia abbiamo provato a guardare l&#8217;arte bianca da un&#8217;angolazione diversa. Non dalla storia, che spesso domina il racconto del pane e della pizza, <strong>ma dal futuro</strong>. La domanda di partenza era semplice: se oggi conosciamo molto meglio cosa accade dentro un impasto durante le lunghe maturazioni, possiamo usare questa conoscenza per ottenere gli stessi effetti in tempi pi&#249; brevi?</p><p>In <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/orizzonte-degli-eventi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Orizzonte degli eventi</a> abbiamo provato a cambiare punto di osservazione. Abbiamo preso il tempo, che nell&#8217;arte bianca viene quasi sempre raccontato come attesa, pazienza, maturazione, e lo abbiamo guardato per quello che &#232; davvero: una sequenza di trasformazioni. <strong>Non ci interessava pi&#249; il numero di ore segnato dall&#8217;orologio, ma ci&#242; che in quelle ore accade dentro un impasto</strong>. La disponibilit&#224; degli zuccheri, la modificazione delle proteine, la costruzione del profilo aromatico, la tenuta della struttura, la futura morbidezza della mollica. In altre parole, ci siamo chiesti se fosse possibile trattenere gli effetti del tempo senza doverne pagare per intero la durata.</p><p>Nei <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pilastri-del-tempo?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Pilastri del tempo</a> ed <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/enzimi?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">Enzimi</a> abbiamo dato un nome agli strumenti con cui questo tentativo diventa concreto. <strong>La farina, il lievito, gli enzimi</strong>, tre leve antiche ma oggi leggibili con un livello di precisione che fino a pochi anni fa apparteneva soprattutto all&#8217;industria.</p><p>La <strong>farina</strong> non pi&#249; come semplice macinato di amido e proteine, ma come materia gi&#224; orientata, come nel caso del <em>grano pre-germinato</em>, dove una parte del lavoro enzimatico &#232; iniziata prima ancora che il chicco arrivi nell&#8217;impasto. </p><p>Il <strong>lievito</strong> non pi&#249; soltanto come scelta tra compresso e madre viva, ma come possibilit&#224; di trasportare una parte della profondit&#224; fermentativa della pasta madre dentro forme pi&#249; stabili, immediate e gestibili.</p><p>E infine gli <strong>enzimi</strong>, il pilastro pi&#249; invisibile, quello capace di accelerare la trasformazione degli amidi, migliorare la lavorabilit&#224;, favorire sviluppo e colore, rallentare il raffermamento, prolungare la shelf life, fare in modo che il pane sembri pi&#249; maturo prima e pi&#249; giovane dopo.</p><p>Adesso per&#242; basta chicchere, dobbiamo fare un pane vero. Con una ricetta vera. Un pane costruito apposta per mettere insieme tutto quello che ci siamo detti sul tempo e verificare se davvero sia possibile progettare un prodotto che porti i segni della lunga trasformazione pur nascendo in una finestra produttiva molto pi&#249; corta.</p><p>Per farlo user&#242; esattamente i tre pilastri di questa serie. Una farina da grano pre-germinato, un lievito madre essiccato con fermenti lattici vivi ed enzimi selezionati per spingere alcune funzioni molto precise: aumentare la facilit&#224; di impasto, ridurre il tempo necessario perch&#233; la massa si organizzi, abbreviare la lievitazione utile, migliorare la struttura e soprattutto allungare la vita sensoriale del pane nel tempo, lavorando sulla morbidezza, sulla tenuta della mollica e sulla shelf life.</p><p>Quello che segue quindi non &#232; solo una ricetta, ma una prova pratica: realizzare un pane temporalmente modificato e dopo la ricetta e il metodo torneremo alla domanda che abbiamo lasciato aperta nella newsletter sugli enzimi: se con farine evolute, lieviti madre stabilizzati ed enzimi riusciamo a ottenere un pane eticamente pulito, con sviluppo, profumo, struttura e durata nel tempo&#8230; <strong>di chi &#232; il merito?</strong></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://giafons.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p><div><hr></div><p><strong>Pane temporalmente modificato </strong><em>(pane in circa un&#8217;ora tra impasto e cottura)</em></p><p><strong>Ingredienti</strong></p><blockquote><p>Farina Petra da grano parzialmente germogliato 500 g</p><p>Acqua 325 g (65%)</p><p>Pater 25 g</p><p>Lievito madre essiccato 50 g</p><p>Sale 10 g</p><p>Acqua aggiuntiva facoltativa 25 g (per arrivare al 70%)</p></blockquote><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RlJv!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F17e65399-5a8f-4adb-8aa7-58be8d68900e_3739x2868.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RlJv!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F17e65399-5a8f-4adb-8aa7-58be8d68900e_3739x2868.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RlJv!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F17e65399-5a8f-4adb-8aa7-58be8d68900e_3739x2868.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RlJv!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F17e65399-5a8f-4adb-8aa7-58be8d68900e_3739x2868.jpeg 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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aumentando leggermente la velocit&#224; dell&#8217;impastatrice.</em></p><p>Dopo altri 5&#8211;6 minuti l&#8217;impasto risulta formato per un tempo totale di impasto di circa 15 minuti.</p><p>Lasciare riposare l&#8217;impasto 5 minuti, poi eseguire tre pieghe di rinforzo, intervallate da 5 minuti di riposo ciascuna.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/27bd3932-1d71-4567-9b62-5e621f33c7b1_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/356373f7-20a8-4c70-8c0f-f68b7b22758f_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4a94131b-fc53-482d-90ec-3fa9e55654c0_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Sciolgo tutto nell&#8217;acqua tranne il sale, aggiungo la farina e impasto. Io ho aggiunto i 25 grammi di acqua per arrivare al 70%. Finito l&#8217;impasto eseguo un piccolo riposo di rilassamento.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/19286dc7-deb6-46fa-9283-3b2d4b89527e_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><strong>Puntata - formatura - appretto</strong></p><p>Terminata la sequenza di pieghe, lasciare l&#8217;impasto sul banco per 15 minuti, coperto, se necessario coprirlo. Questa &#232; l&#8217;unica vera fase di puntata.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e5324538-9f56-48da-8238-145ef49f7ce2_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/719e4249-abcd-47cc-a124-af73f6f00ba0_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/abec7551-6119-4b84-9e35-130861ce1323_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f125a81d-8120-4635-80e1-311bfd870839_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Eseguire una formatura molto blanda, nel mio caso a filone, e trasferire l&#8217;impasto nello stampo o nel cestino, coperto con un sacchetto di nylon. L&#8217;appretto o lievitazione finale prevede di lasciar lievitare 30 minuti in frigorifero.</p><p>Il passaggio in frigo stabilizza la superficie dell&#8217;impasto e aiuta a controllarne lo sviluppo in cottura.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/05f2dd2d-f1dc-406f-aa59-237c44e015ca_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/753ad17a-3a08-4263-92af-130710d98b7b_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/40608915-efe6-488c-8375-5511d36dbe58_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/10181570-25eb-442c-bdd4-46be19abca0b_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><strong>Cottura</strong></p><p>Cuocere con metodo <em><a href="https://youtu.be/k79lN2wz7WU?feature=shared">Dutch oven (qui un mio video per comprendere questa tecnica)</a></em> ovvero dentro una pentola in forno oppure con il metodo che preferite per la cottura di una pane di grande pezzatura. La tempistica &#232; di 20 minuti a 250&#176;C, poi altri 20 minuti a 220&#176;C</p><blockquote><p>Tempo totale</p><p>Impasto: 15 minuti</p><p>Rinforzi: 15 minuti</p><p>Puntata: 15 minuti</p><p>Appretto in frigo: 30 minuti</p><p>Totale prima della cottura: circa 1 ora e un quarto.</p></blockquote><p>Un tempo incompatibile, fino a pochi anni fa, con un pane dotato di sviluppo regolare, struttura stabile e buona durata nel tempo. <strong>Questo non &#232; semplicemente un impasto veloce ma un impasto in cui il tempo &#232; stato redistribuito dentro gli ingredienti</strong>. La farina da grano parzialmente germogliato anticipa una parte dell&#8217;attivit&#224; enzimatica naturale del chicco. Durante la germinazione si attivano amilasi e altre trasformazioni che rendono l&#8217;amido pi&#249; accessibile e aumentano la disponibilit&#224; di zuccheri fermentescibili. In pratica una parte del lavoro che normalmente avverrebbe durante la maturazione &#232; gi&#224; iniziata prima dell&#8217;impasto.</p><p>Il lievito madre essiccato con fermenti lattici vivi introduce complessit&#224; fermentativa senza richiedere rinfreschi, stabilizzazione o gestione quotidiana della madre viva. Non sostituisce completamente una pasta madre tradizionale, ma ne trasporta una parte significativa del profilo microbiologico e aromatico dentro un processo molto pi&#249; rapido.</p><p>Il Pater <em>(vedi newletter precedente)</em>, cio&#232; una miscela enzimatico-fermentativa clean label, lavora su pi&#249; livelli contemporaneamente: facilita la formazione della struttura dell&#8217;impasto, rende pi&#249; efficiente la disponibilit&#224; degli zuccheri per i lieviti, migliora la stabilit&#224; della mollica e rallenta il raffermamento dopo la cottura. In altre parole interviene sia prima che dopo il forno. Ho usato met&#224; dose di Pater rispetto alle indicazioni indicate sulla confezione in quanto &#232; gi&#224; contenuto e miscelato nel lievito madre essiccato.</p><p><strong>Il risultato &#232; un impasto che sembra avere alle spalle ore di maturazione, pur essendo stato costruito in meno di sessanta minuti, quindi non &#232; stato eliminato il tempo. &#200; stato spostato dentro la materia.</strong></p><p>Da quando ho iniziato l&#8217;impasto a quando sono andato in cottura &#232; trascorso un&#8217;ora. <em>1 ora</em>. E il risultato &#232; stato sbalorditivo e <em>interessante</em>, a fine newletter un mio parere a caldo. Ora per&#242; voglio riflettere sul concetto, non sul risultato.</p><div><hr></div><p>Se io questo pane lo vendo, o semplicemente lo racconto, posso tranquillamente usare tutte le parole che oggi rassicurano il pubblico. <strong>Posso dire che ho usato solo farina di grano tenero, acqua, sale e lievito madre. </strong>Posso dire che non ci sono miscele, che non ci sono preparati, che non ci sono semilavorati. Posso evocare naturalit&#224;, semplicit&#224;, etica e, dal punto di vista formale, potrei perfino non star mentendo nel modo in cui la legge intende la menzogna. Ma starei dicendo tutta la verit&#224;? <em>No</em>.</p><p>Perch&#233; in realt&#224; ho usato un lievito madre essiccato, ho usato una farina gi&#224; orientata biologicamente e ho usato una dose precisa di enzimi selezionati. E proprio perch&#233; questi strumenti rientrano nel perimetro del clean label, posso anche tenermelo per me. Posso raccontarti un pane essenziale, mentre dietro quell&#8217;essenzialit&#224; c&#8217;&#232; stata una progettazione biochimica molto pi&#249; sofisticata di quanto l&#8217;etichetta lasci intuire. Ed &#232; qui che si apre il paradosso pi&#249; grande di tutta questa serie.</p><p><em>Questo risultato di chi &#232;? Dell&#8217;ingegno umano? S&#236;. Della scienza? Anche. Della mia mano? In parte. Ma dire semplicemente &#8220;&#232; merito mio&#8221; mi farebbe sentire pi&#249; bugiardo che onesto.</em></p><p>Perch&#233; questo pane, per quanto riuscito, mi lascia addosso una sensazione strana. Non la soddisfazione piena di qualcosa che riconosco come interamente mio, ma il dubbio di aver diretto molto pi&#249; che creato. Ho scelto gli strumenti, li ho dosati, li ho messi in relazione, li ho portati a esprimere un risultato. Per&#242; una parte decisiva del lavoro era gi&#224; stata scritta altrove: nel chicco pre-germinato, nel lievito madre stabilizzato, nell&#8217;enzima che rende l&#8217;impasto pi&#249; docile, pi&#249; pronto, pi&#249; affidabile, pi&#249; duraturo. <strong>&#200; come se il pane avesse fatto molto da solo, o peggio ancora, come se qualcun altro avesse gi&#224; previsto per lui quasi tutti i suoi comportamenti.</strong></p><p>Ed &#232; qui che la mia artigianalit&#224; inizia a vacillare.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!hszD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbcefe58b-d2d3-4435-9495-a9724490db64_1125x786.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Per dirvi che non sono il primo ad avere questa visone-sensazione.</figcaption></figure></div><p></p><div><hr></div><p>Il pane fatto davvero, il pane che dipende ancora in modo brutale dalla mano, dal clima, dall&#8217;errore, dalla sensibilit&#224;, porta sempre con s&#233; una quota di rischio. Pu&#242; essere pi&#249; gommoso se sbagli la lievitazione, pu&#242; avere meno sviluppo. Pu&#242; aprirsi male, pu&#242; colorare troppo o troppo poco. Pu&#242; tradire la fretta, la stanchezza, una farina viva, una temperatura letta male. In altre parole, il pane artigianale mostra i segni di chi l&#8217;ha fatto. <em>Soprattutto i difetti</em>.</p><p>Questo, invece, no. Questo pane &#232; venuto bene con una facilit&#224; quasi offensiva. E quando un prodotto tende alla perfezione senza pi&#249; attraversare davvero il territorio dell&#8217;errore, il dubbio diventa inevitabile: quanto di quella perfezione &#232; ancora mestiere, e quanto &#232; compensazione bio-tecnologica?</p><p>Forse &#232; anche per questo che da tempo mi chiedo perch&#233; il pane del supermercato non abbia quasi mai difetti visibili. Perch&#233; sia sempre regolare, sempre prevedibile, sempre uguale a se stesso. Non posso generalizzare ogni singolo caso, e non mi interessa trasformare questa riflessione in una teoria del complotto, ma so bene, anche da confidenze raccolte dentro il settore, che <strong>in molti grandi impianti gli enzimi clean label sono uno dei pilastri della produzione</strong>. E il motivo &#232; razionale: costano meno del tempo, costano meno della formazione, costano meno dell&#8217;errore che pu&#242; compiere un operaio non specializzato che non voglio specializzare.</p><p>Se un enzima pu&#242; compensare la scarsa qualifica di un operaio, standardizzare il risultato, ridurre gli scarti, accorciare i processi e permettere all&#8217;azienda di vendere un pane raccontato come essenziale, allora per l&#8217;industria quella scelta non &#232; nemmeno cinica. &#200; semplicemente logica.</p><p>Ed &#232; proprio qui che il tempo torna a mostrarsi per quello che &#232; davvero nel mondo dell&#8217;arte bianca: pi&#249; che poesia <em>(ormai non ci crede pi&#249; nessuno che le 48 ore rendano un impasto pi&#249; digeribile)</em>, ma un costo da gestire. Chi riesce a comprimerlo senza perdere qualit&#224; sensoriale acquisisce un vantaggio enorme e, piaccia o no, sta gi&#224; ridisegnando il futuro del pane.</p><p>Il tempo sta diventando la vera moneta del futuro, e allo stesso tempo l&#8217;unica cosa che non riusciamo pi&#249; a tenere in tasca. Una volta l&#8217;attesa faceva parte del mestiere, oggi invece il tempo va riempito sempre, subito e con qualunque cosa. Vorremmo contemplare il vuoto cosmico, ma non riusciamo pi&#249; a guardare un film fino alla fine senza controllare una notifica inutile. Rispondiamo a messaggi che potrebbero aspettare domani e pi&#249; deleghiamo il tempo alle macchine, agli enzimi, alle farine gi&#224; attivate, ai processi accelerati&#8230; pi&#249; riempiamo il nostro con distrazioni senza valore.</p><p><strong>Il risultato &#232; che non abbiamo eliminato l&#8217;attesa. Abbiamo eliminato la capacit&#224; di aspettare e questo cambia il pane (e noi) perch&#233; vogliamo che accada subito, erodendo la cosa pi&#249; importante di tutte: abbiamo dimenticato come si fa, degradando e delegando i nostri sensi ad altri.</strong></p><div><hr></div><p>L&#8217;arte bianca, almeno in una parte del suo futuro, diventer&#224; sempre pi&#249; <em>biotecnologia bianca</em>. Non nel senso di una distopia fredda, ma nel senso molto concreto di una panificazione in cui il tempo non sar&#224; pi&#249; soltanto atteso: verr&#224; progettato, concentrato, stabilizzato, anticipato e venduto. A quel punto il problema non sar&#224; nemmeno decidere se sia giusto o sbagliato. <strong>Il problema sar&#224; capire che spazio </strong><em><strong>resta</strong></em><strong> al panettiere.</strong></p><p>Perch&#233; se chiunque pu&#242; ottenere un pane come questo, con un&#8217;ora di lavoro e con un costo ridicolo rispetto alla complessit&#224; apparente del risultato, allora la domanda non &#232; pi&#249; provocatoria ma professionale. <strong>A cosa serve il panettiere, se il pane pu&#242; essere portato cos&#236; vicino alla perfezione da una combinazione di farina evoluta, madre essiccata ed enzimi? </strong>Che cosa resta della mano, dell&#8217;occhio, dell&#8217;esperienza, se il prodotto si presenta gi&#224; cos&#236; corretto, cos&#236; stabile, cos&#236; assistito?</p><p>Io non credo che il pane smetter&#224; di avere bisogno dell&#8217;uomo. Ma credo che il pane abbia gi&#224; trovato la sua forma di intelligenza artificiale. Non quella che scrive testi o genera immagini ma una forma pi&#249; silenziosa e pi&#249; efficace che elimina attrito, errore, attesa, imprevedibilit&#224;. Gli enzimi non pensano, ma compensano. Non immaginano, ma correggono. Non creano il mestiere, ma ne assorbono una parte fondamentale.</p><p>Ed &#232; questo il vuoto che mi lascia un pane temporalmente modificato.</p><p>Non il fatto che sia buono. Lo &#232;.</p><p>Non il fatto che sia efficiente. Lo &#232;.</p><p>Non il fatto che sia persino affascinante. Lo &#232;.</p><p>Il vuoto sta nel fatto che, una volta finito, faccio fatica a sentirlo mio.</p><p>Questo perch&#233; in quel risultato vedo una perfezione che non mi appartiene fino in fondo per il semplice fatto che so quanta parte del tempo (mio) &#232; stata sottratta all&#8217;esperienza e affidata alla progettazione (loro). Forse perch&#233; il pane, quando smette di mostrare i nostri errori, <strong>smette anche di raccontare completamente il nostro mestiere</strong>. Pi&#249; &#232; perfetto, pi&#249; mi costringe a chiedermi dove finisca la mia arte e dove inizi la tecnologia che la sostituisce.</p><p>Forse il futuro dell&#8217;arte bianca sar&#224; proprio questo: non la scomparsa del panettiere, ma la sua ridefinizione. Non pi&#249; soltanto colui che impasta, attende e cuoce, ma colui che decide quanto tempo vuole ancora lasciare alla materia e quanto invece intende delegare alla biochimica.</p><p><em>Ma allora di chi &#232; il merito?</em></p><p>Sempre nostro, ma lasciate stare la perfezione, <strong>studiate il difetto</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZFJy!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04fb7631-562f-44f0-b0dc-c171788212b1_4032x3024.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZFJy!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04fb7631-562f-44f0-b0dc-c171788212b1_4032x3024.jpeg 424w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/04fb7631-562f-44f0-b0dc-c171788212b1_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1941,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:3665408,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/191806117?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04fb7631-562f-44f0-b0dc-c171788212b1_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p><em>Riflessione a caldo guardando e mangiando il pane temporalmente modificato.</em></p><p><em>Ho cercato volutamente di eseguire impasto, pieghe e formatura nella maniera pi&#249; blanda possibile. Se l&#8217;obiettivo era verificare quanto tempo fosse davvero necessario, allora non aveva senso reinserirlo sotto forma di manualit&#224;, attese o attenzioni eccessive. Ho impastato rapidamente, confidando nel lavoro degli enzimi sulla struttura, e ho formato quasi subito, senza concedere all&#8217;impasto quella lunga puntata che normalmente costruisce tensione e profondit&#224; aromatica. <strong>Il risultato &#232; stato sorprendente ma non ho detto WOW</strong>.</em></p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/09029a86-0ebf-41d1-b731-b6c2447f9944_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d98c712a-6486-436e-bf57-51e359b45456_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a041b78f-3008-4298-96ba-e01f9c9e2bba_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><em>Il pane ottenuto assomiglia moltissimo, per morso e comportamento, a quei pani a fette di grande pezzatura che troviamo al supermercato. Ancora di pi&#249;, ricorda la tessitura regolare e la docilit&#224; di un pan bauletto, questo significa che il sistema ha funzionato. Aggiungo che sono 4 giorni che lo mangio ed &#232; ancora perfetto.</em></p><p><em>Ma significa anche che la profondit&#224; aromatica tipica di una pasta madre viva, quella stratificazione lenta che nasce dal tempo pi&#249; che dagli ingredienti, qui non si &#232; davvero manifestata. Era presente, s&#236;, ma in forma attenuata, sintetizzata, diciamo compressa. Come se fosse stata tradotta invece che ricercata. La cosa pi&#249; sorprendente, per&#242;, non &#232; stata questa ma &#232; la tolleranza all&#8217;errore.</em></p><p><em>Ho fatto diverse prove variando la quantit&#224; di madre essiccata ed enzimi. In una di queste ho ridotto la dose al 5% invece del 10%, come indicato sulla confezione per una lunga lievitazione. Il giorno successivo ho trovato l&#8217;impasto completamente sovralievitato, collassato, apparentemente morto. Un impasto che, in condizioni tradizionali, con sola pasta madre viva e senza supporti enzimatici, sarebbe rimasto tale anche dopo la cottura. L&#8217;ho infornato lo stesso ed &#232; uscito sviluppato, regolare, senza acidit&#224; e perfettamente mangiabile.</em></p><p><em>Questo episodio, da solo, dice moltissimo. Non tanto sulla qualit&#224; del pane, ma sulla capacit&#224; di compensazione del sistema enzimatico. Qui non siamo pi&#249; dentro una panificazione che richiede precisione assoluta. Siamo dentro una panificazione che assorbe l&#8217;errore e lo corregge e questo &#232; una differenza enorme.</em></p><p><em>Il risultato finale &#232; stato sbalorditivo se rapportato al tempo impiegato. Un&#8217;ora complessiva di lavorazione per ottenere un pane stabile, sviluppato e impeccabile &#232; qualcosa che fino a poco tempo fa apparteneva quasi esclusivamente alla produzione industriale.</em></p><p><em>Ma attenzione. Questo non significa che sia paragonabile a un impasto analogo costruito con tecniche lunghe e tradizionali dell&#8217;arte bianca. &#200; un pane diverso nella sua struttura temporale prima ancora che sensoriale.</em></p><p><em>Ed &#232; proprio qui che entra in scena il paragone pi&#249; onesto possibile: il pan bauletto del supermercato (solo senza zucchero). Non a caso il prodotto da forno pi&#249; venduto in Italia. Non a tutti interessa l&#8217;arte bianca nella sua profondit&#224;. Se fosse cos&#236;, saremmo davvero sessanta milioni di iscritti a parlare di fermentazioni, alveoli e maturazioni. La realt&#224; &#232; che esiste una domanda enorme di pane regolare, accessibile, prevedibile e, strumenti come farine pre-germinate, madri essiccate ed enzimi servono esattamente a questo: aiutano industrie, casalinghi e artigiani a sostenere una preparazione, a salvarsi dall&#8217;errore, a compensare velocemente quello che manca.</em></p><p><em>Sono strumenti, cos&#236; come il frigorifero ha cambiato la panificazione, la cella di lievitazione ha cambiato la panificazione, le farine moderne hanno cambiato la panificazione e oggi gli enzimi stanno facendo la stessa cosa.</em></p><p><em>La rendono meno fragile, meno dipendente dall&#8217;esperienza individuale, pi&#249; accessibile a chi non pu&#242; permettersi tempo, continuit&#224; o precisione assoluta. In questo senso sono una tecnologia profondamente democratica. Permettono di fare pane anche quando il pane, da soli, non saremmo pi&#249; capaci di aspettarlo (o di farlo).</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Enzimi]]></title><description><![CDATA[Intelligenza artificiale lievitata: verso il punto di non ritorno]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/enzimi</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/enzimi</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 16 Mar 2026 14:10:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://images.unsplash.com/photo-1582209009435-4953bc3e57ce?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwxfHxlbnp5bXxlbnwwfHx8fDE3NzM2NjU2ODB8MA&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nella newsletter <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/orizzonte-degli-eventi?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Orizzonte degli eventi</a></em> abbiamo provato a cambiare prospettiva. Invece di raccontare ci&#242; che l&#8217;arte bianca &#232; stata, abbiamo iniziato a chiederci dove potrebbe andare. Il filo conduttore era uno solo: <strong>il tempo</strong>. Non il tempo dell&#8217;orologio, ma quello delle trasformazioni che avvengono dentro un impasto e se comprendiamo davvero cosa succede durante lunghe maturazioni, forse possiamo anticipare alcune di quelle trasformazioni senza dover aspettare necessariamente giorni.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;88fd3ed9-150c-427d-a529-bd2de5b0e533&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Orizzonte degli eventi &#232; un termine che arriva dall&#8217;astrofisica ed &#232; il confine attorno a un buco nero oltre il quale nulla pu&#242; tornare indietro. &#200; un punto di non ritorno che da l&#236; in poi il tempo e&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;md&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Orizzonte degli eventi&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-03-02T13:39:40.169Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!21qp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F02707e24-50f3-45b9-adf5-c11d9a01fbb1_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/orizzonte-degli-eventi&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:189014160,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:10,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xiqd!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc747d15b-2926-4bfb-88ef-cc9b2aeeb54d_660x660.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>Nella newsletter successiva, I <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/pilastri-del-tempo?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">pilastri del tempo</a></em>, abbiamo iniziato a mettere ordine in questo ragionamento. Se vogliamo spostare il tempo dall&#8217;orologio alla materia, dobbiamo agire sugli strumenti che governano la biochimica dell&#8217;impasto. <strong>Li abbiamo chiamati i tre pilastri: farina, lievito ed enzimi</strong>.</p><p>Abbiamo visto come alcune farine evolute, come quelle da grano pre-germinato, possano anticipare nel chicco parte delle trasformazioni che normalmente avverrebbero durante la maturazione. Abbiamo poi affrontato il secondo pilastro, il lievito, osservando come oggi sia possibile racchiudere la complessit&#224; della fermentazione naturale anche in forme pi&#249; stabili e immediate, come alcuni lieviti madre essiccati.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;3874d042-7301-494b-9eac-2574072d8d9e&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Parliamo continuamente di ci&#242; che &#232; stato nell&#8217;arte bianca. La storia di un pane, l&#8217;origine di una pizza, le infinite diatribe su nomi, forme, farciture, tradizioni pi&#249; o meno autentiche. &#200; un raccon&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;md&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Pilastri del tempo&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-03-09T12:35:38.227Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oyGU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88ca94bc-21b7-4d23-8fb2-1069d62ecb83_3024x3254.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/pilastri-del-tempo&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:190325889,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!xiqd!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc747d15b-2926-4bfb-88ef-cc9b2aeeb54d_660x660.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>Ora arriviamo al terzo pilastro, quello pi&#249; invisibile, lacunoso e meno compreso.</p><p><strong>Gli enzimi</strong>. Sono loro che, silenziosamente, regolano gran parte delle trasformazioni dell&#8217;impasto. Capire cosa sono, da dove arrivano e come lavorano significa comprendere davvero come il tempo agisce sul pane.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Non perderti luned&#236; prossimo la conclusione di questa trilogia&#8230;</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Cosa sono gli enzimi?</p><p><strong>Gli enzimi sono proteine prodotte da organismi viventi che hanno il compito di accelerare reazioni chimiche</strong>. In altre parole sono catalizzatori biologici che non creano nuove reazioni ma permettono che alcune trasformazioni avvengano pi&#249; velocemente e in modo pi&#249; efficiente.</p><p>Nel mondo naturale sono ovunque. Senza enzimi non esisterebbe la digestione, non esisterebbe la fermentazione, non esisterebbe nemmeno la germinazione di un seme. Ogni processo biologico complesso si basa su enzimi che guidano le trasformazioni della materia e <strong>anche la farina li contiene gi&#224;</strong>.</p><p>Quando maciniamo un chicco di grano non otteniamo solo amido e proteine, ma anche una serie di enzimi naturali presenti nel seme che entrano in azione quando la farina incontra l&#8217;acqua. In quel momento l&#8217;impasto diventa un ambiente biologico attivo e iniziano una serie di trasformazioni che preparano il lavoro del lievito.</p><p>In panificazione gli enzimi pi&#249; importanti lavorano su tre componenti principali dell&#8217;impasto: amido, proteine e fibre.</p><p><strong>Le amilasi agiscono sull&#8217;amido</strong>. Il loro lavoro &#232; spezzare le lunghe catene di amido trasformandole in zuccheri pi&#249; semplici. Questo &#232; fondamentale perch&#233; i lieviti non si nutrono direttamente dell&#8217;amido, ma degli zuccheri. Le amilasi quindi preparano il cibo per il lievito, rendendo la fermentazione pi&#249; attiva e favorendo anche una migliore colorazione della crosta in cottura.</p><p>Sfatiamo quindi un luogo comune: il lievito non si nutre degli amidi della farina, ma degli zuccheri che derivano dalla loro trasformazione enzimatica. Qui entra in gioco un altro aspetto decisivo, spesso poco raccontato: il <em>danneggiamento dell&#8217;amido</em>. Durante la macinazione una parte dei granuli di amido si rompe, diventando molto pi&#249; accessibile all&#8217;azione delle amilasi. Pi&#249; amido danneggiato significa, entro certi limiti, pi&#249; zuccheri disponibili per i lieviti, quindi fermentazioni pi&#249; rapide e pi&#249; vivaci. <strong>&#200; anche per questo che molti impasti moderni, e soprattutto certe bighe, oggi corrono molto pi&#249; di un tempo: mediamente si danneggia molto pi&#249; amido oggi rispetto a quarant&#8217;anni fa</strong>. Questo tema meriterebbe da solo una newsletter.</p><p><strong>Le proteasi lavorano invece sulle proteine del glutine</strong>. Tagliando alcune strutture proteiche rendono l&#8217;impasto pi&#249; estensibile e lavorabile, aiutando lo sviluppo della struttura durante la fermentazione generando impasti meno tenaci e pi&#249; scioglievoli.</p><p><strong>Le xilanasi e altri enzimi simili intervengono sulle fibre</strong> presenti nella farina, migliorando la gestione dell&#8217;acqua nell&#8217;impasto e contribuendo alla stabilit&#224; della struttura.</p><p>Infine ci sono enzimi che agiscono indirettamente sulla conservazione del pane, come alcune amilasi specializzate che rallentano il processo di raffermamento dell&#8217;amido, mantenendo il pane morbido e umido pi&#249; a lungo.</p><p><strong>Quello che emerge da questo quadro &#232; molto interessante. Gli enzimi non sono qualcosa di estraneo alla panificazione ma sono </strong><em><strong>gi&#224; dentro</strong></em><strong> la farina e la differenza &#232; che oggi possiamo comprendere meglio il loro lavoro e, in alcuni casi, aggiungerne di specifici o aumentarne la quantit&#224; per guidare le trasformazioni dell&#8217;impasto.</strong></p><p>Gli enzimi non fanno lievitare il pane, non sostituiscono il lievito ma accelerano le trasformazioni che normalmente richiederebbero molto tempo, <strong>praticamente aiutano a fare accadere prima quello che altrimenti accadrebbe dopo</strong> ed &#232; per questo che diventano uno degli strumenti pi&#249; potenti per capire come spostare il tempo <em>dentro</em> l&#8217;impasto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Il Granaio delle Idee non sa nulla di questo articolo e non sono nel loro libro paga, cos&#236; come mulino Quaglia. Non c&#8217;&#232; una collaborazione, non c&#8217;&#232; una sponsorizzazione e non c&#8217;&#232; nessun accordo commerciale dietro queste righe. Anzi, per essere ancora pi&#249; chiari: mentre scrivo ho appena fatto un ordine sul loro sito di 36 euro, come farebbe qualsiasi panificatore curioso che vuole provare qualcosa di nuovo.</em></p><p><em>Questo per dire che quando cito un&#8217;azienda qui dentro non lo faccio per pubblicit&#224;, ma perch&#233; quello che stanno facendo tocca esattamente i due temi che stiamo affrontando in questa newsletter: gli enzimi e il concetto di clean label.</em></p><p>Proprio su questi due aspetti si basa gran parte della filosofia del <em>Granaio delle Idee</em> che si presenta come un&#8217;azienda interamente orientata al concetto di <em>clean label</em>, inteso come eliminazione degli additivi chimici tradizionali in panificazione e loro sostituzione con materie prime naturali, fermenti ed enzimi di origine biologica. Il cuore della loro proposta &#232; l&#8217;utilizzo di enzimi selezionati come coadiuvanti tecnologici per ottenere risultati strutturali, aromatici e di conservabilit&#224; senza ricorrere a emulsionanti sintetici come <em>mono e digliceridi</em> o altri miglioratori dichiarati in etichetta.</p><p>Gli enzimi citati comprendono diverse famiglie funzionali come alfa-amilasi, amilasi maltogeniche, glucoamilasi, xilanasi, lipasi, ossidasi, proteasi, cellulasi e transglutaminasi, ciascuna con un ruolo preciso nella modifica controllata di amido, proteine e componenti non amidacee della farina al fine di migliorare lavorabilit&#224;, sviluppo, volume, croccantezza e morbidezza del prodotto finito.</p><p>Accanto agli enzimi, vengono sviluppate miscele che integrano fermenti lattici vivi con attivit&#224; enzimatiche, come nel caso delle linee <em>Pater </em>dedicate a pane, pizza e pasticceria, con l&#8217;obiettivo di riprodurre profili aromatici tipici delle lunghe fermentazioni naturali pur mantenendo un&#8217;etichetta pulita.</p><p>La loro filosofia si fonda su oltre vent&#8217;anni di ricerca biochimica e sviluppo applicativo, dichiarando un approccio che privilegia l&#8217;origine naturale e il controllo scientifico dei processi, posizionando gli enzimi come strumenti in grado di sostituire la chimica tradizionale pur garantendo performance elevate, standardizzazione del risultato e maggiore stabilit&#224; produttiva.</p><p><strong>Morale della favola: prendono enzimi e fermentazioni naturali, li studiano, li concentrano, li stabilizzano e li trasformano in polveri dosabili e pratiche, spesso in confezioni da qualche centinaio di grammi</strong>. In pratica mettono dentro un pacchetto comodo un concentrato di biochimica della panificazione. Il tutto clean label.</p><p>Cosa significa <em>clean label</em>?</p><p>Tradotto letteralmente vuol dire <em>etichetta pulita</em>. Ma non si tratta di un termine scientifico o di una definizione legale precisa. &#200; pi&#249; una filosofia produttiva. L&#8217;idea &#232; arrivare a prodotti con liste ingredienti corte, comprensibili e senza additivi percepiti come chimici. In panificazione questo significa cercare di <strong>evitare emulsionanti, miglioratori sintetici o altre sostanze identificate con le sigle &#8220;E&#8221;.</strong></p><p>Come si fa allora a ottenere le stesse prestazioni tecnologiche volume, struttura, morbidezza, conservabilit&#224; senza questi additivi? <strong>Con gli enzimi.</strong></p><p>Gli enzimi lavorano durante il processo, aiutando le trasformazioni dell&#8217;impasto. Ma una volta cotto il pane, la loro funzione termina: il calore li inattiva e non svolgono pi&#249; un ruolo nel prodotto finito. <strong>Per questo motivo spesso rientrano nella categoria dei coadiuvanti tecnologici e non devono essere dichiarati come ingredienti in etichetta.</strong></p><p>Facciamo qualche esempio per capire meglio.</p><p>Se concentro e aggiungo <strong>alfa-amilas</strong>i, in realt&#224; sto potenziando un&#8217;attivit&#224; che esiste gi&#224; naturalmente nella farina. Le amilasi sono gi&#224; presenti nel grano e servono a rompere l&#8217;amido in zuccheri. Aggiungerle significa semplicemente aumentare un processo biologico che l&#8217;impasto farebbe comunque da solo <em>ma pi&#249; lentamente</em>.</p><p>Oppure pensiamo al glutine. Il <strong>glutine</strong> non &#232; un ingrediente che esiste in natura nel chicco di grano: si forma quando acqua e proteine della farina si incontrano e vengono lavorate. &#200; una struttura che nasce durante l&#8217;impasto. Se si aggiunge glutine vitale per rafforzare la struttura, si sta comunque lavorando con una proteina che appartiene gi&#224; al grano.</p><p>Ci sono poi sostanze che scientificamente scompaiono durante la cottura. Un esempio classico &#232; l&#8217;<strong>acido ascorbico</strong>, cio&#232; la vitamina C, utilizzato come agente ossidante per rafforzare la maglia glutinica. Durante l&#8217;impasto svolge la sua funzione, ma in cottura viene trasformato e perde la sua identit&#224; chimica originale.</p><p>Ed &#232; proprio qui che nasce il concetto di clean label. Non significa che la tecnologia sparisce ma che la tecnologia lavora <em>nel processo</em>, e non resta necessariamente nell&#8217;etichetta. <strong>Il pane continua a essere dichiarato semplicemente come </strong><em><strong>farina, acqua, lievito e sale</strong></em><strong>, mentre il lavoro biochimico necessario per ottenere certe caratteristiche &#232; avvenuto prima, dentro l&#8217;impasto.</strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!gCxm!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa7f35737-975c-45a9-b5ea-cc6674c050a7_1125x791.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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E soprattutto: gli enzimi sono sicuri oppure no?</strong></p><p>Quando una tecnologia entra nel pane senza quasi lasciare traccia in etichetta, il minimo che dobbiamo pretendere &#232; capire due cose: <em>se &#232; lecita e se &#232; sana.</em></p><p>Dal punto di vista normativo, il quadro europeo &#232; abbastanza chiaro. Gli enzimi alimentari rientrano in un sistema di valutazione e autorizzazione che passa attraverso <a href="https://www.efsa.europa.eu/it">EFSA</a>, quindi non possono essere immessi e utilizzati liberamente senza un inquadramento di sicurezza e di funzione tecnologica. <strong>La logica &#232; questa: un enzima deve avere una necessit&#224; tecnologica reale, non deve indurre in errore il consumatore e non deve presentare rischi per la salute alle condizioni d&#8217;uso previste.</strong></p><p>Dentro questo quadro, molti enzimi usati in panificazione rientrano poi nella categoria dei <em>coadiuvanti tecnologici</em>. Questo significa che lavorano durante il processo, ma nel prodotto finito non hanno pi&#249; una funzione attiva autonoma, perch&#233; vengono inattivati dalla cottura o comunque esauriscono il loro ruolo. Ed &#232; proprio per questo che spesso non compaiono in etichetta. Qui nasce il grande paradosso del clean label: tutto &#232; legale, ma non tutto &#232; evidente.</p><p><strong>Quindi la prima risposta &#232; semplice: s&#236;, il loro utilizzo pu&#242; essere perfettamente legittimo. Il problema, semmai, &#232; la trasparenza percepita.</strong> Un conto &#232; dire che un pane ha solo farina, acqua, lievito e sale. Un altro &#232; sapere che dietro quella semplicit&#224; apparente c&#8217;&#232; stato un lavoro biochimico molto sofisticato. La legge consente questa impostazione quando l&#8217;enzima &#232; un <em>processing aid (si usa nel processo ma non &#232; un alimento)</em>. La coscienza professionale, invece, decide come raccontarla.</p><p>E sul piano sanitario? Qui bisogna evitare sia l&#8217;allarmismo sia la propaganda. <strong>Gli enzimi non risultano, in s&#233;, un pericolo per il consumatore solo perch&#233; sono enzimi.</strong> Non sono <em>chimica cattiva</em> per definizione ma sono proteine di origine biologica, spesso ottenute da fermentazioni microbiche controllate, e vengono impiegate proprio perch&#233; accelerano reazioni gi&#224; possibili nell&#8217;impasto. Se approvati e usati nelle condizioni corrette, il quadro scientifico non li descrive come un rischio generalizzato per chi mangia il prodotto finito. Anzi, in alcuni casi possono persino migliorare un aspetto di sicurezza del prodotto. L&#8217;esempio pi&#249; interessante &#232; <em>l&#8217;asparaginasi</em>, che pu&#242; ridurre la formazione di <em>acrilammide (le bruciature nere)</em> nei prodotti da forno, quindi non serve solo a migliorare struttura o volume, ma anche a limitare un contaminante di processo.</p><p>Questo per&#242; non significa che il tema sia privo di criticit&#224; perch&#233; gli enzimi non sono bacchette magiche: hanno una finestra d&#8217;uso stretta. Se li dosi male, o se li usi su una farina, una temperatura o un&#8217;idratazione non adatte, puoi ottenere impasti collosi, strutture fragili, molliche umide, eccesso di estensibilit&#224; o altri squilibri. Non fanno male al consumatore nel senso comune del termine, ma possono compromettere il prodotto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dUgg!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc879eadd-c058-4de7-8bc8-972a0b4522af_2160x1880.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dUgg!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc879eadd-c058-4de7-8bc8-972a0b4522af_2160x1880.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dUgg!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc879eadd-c058-4de7-8bc8-972a0b4522af_2160x1880.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Rendono disponibili zuccheri per il lievito, aiutano lo sviluppo dell&#8217;impasto, migliorano la tenuta dei gas, favoriscono volume e alveolatura. Possono contribuire alla formazione del colore in crosta, intensificare alcuni precursori aromatici, rendere l&#8217;impasto pi&#249; lavorabile e pi&#249; stabile e la cosa che mi ha fatto pi&#249; sorridere di tutti: <em>fanno meno briciole</em>.</p><p>Esistono alcune famiglie di enzimi come le <em>lipasi</em> usate proprio per modificare la texture del pane, ridurre la formazione di briciole e rendere il morso pi&#249; morbido e coeso. Questo effetto &#232; molto ricercato soprattutto nei pani da sandwich, pan carr&#233;, burger bun e prodotti da taglio industriale.</p><p>Gli enzimi agiscono anche dopo la cottura: possono rallentare il raffermamento, prolungare la shelf life, mantenere la morbidezza della mollica, migliorare la freschezza percepita nel tempo e ridurre alcune instabilit&#224; della struttura. <strong>In sostanza aiutano il prodotto a sembrare pi&#249; maturo </strong><em><strong>prima</strong></em><strong> e mantenersi giovane </strong><em><strong>dopo</strong></em><strong>.</strong></p><div><hr></div><p>A questo punto della ricerca mi sono posto una grande domanda. Se grazie a farine evolute, lieviti madre stabilizzati e un lavoro preciso sugli enzimi riusciamo a ottenere prodotti perfetti, con sviluppo, profumo, crosta, alveolatura e morbidezza impeccabili&#8230;</p><h4>di chi &#232; il merito?</h4><p></p><p>Del panificatore? Della tecnologia? Della scienza? Mio?</p><div><hr></div><p><em>Ne parliamo luned&#236;, con la chiusura pratica e filosofica di questa serie sul tempo. Perch&#233; nel frattempo ho fatto una cosa molto semplice.</em></p><p><em>Ho preso una farina da grano parzialmente germinato, ho preso un lievito madre essiccato con lattobacilli vivi, ho preso tutti gli enzimi del caso.</em></p><p><em>E vi far&#242; un pane con soli 4 ingredienti: farina, acqua, lievito e sale (la legge lo consente ehh), ma tutti modificati nel tempo.</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Pilastri del tempo]]></title><description><![CDATA[Farina, lievito, enzimi: il futuro sar&#224; in polvere]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/pilastri-del-tempo</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/pilastri-del-tempo</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 09 Mar 2026 12:35:38 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oyGU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88ca94bc-21b7-4d23-8fb2-1069d62ecb83_3024x3254.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo continuamente di ci&#242; che <em>&#232; stato</em> nell&#8217;arte bianca. La storia di un pane, l&#8217;origine di una pizza, le infinite diatribe su nomi, forme, farciture, tradizioni pi&#249; o meno autentiche. &#200; un racconto affascinante e necessario ma resta sempre rivolto all&#8217;indietro. E il futuro?</p><p>Questa serie di newsletter nasce dal tentativo di guardare avanti per osservare ci&#242; che esiste gi&#224; oggi e chiedersi cosa potremmo trovare tra qualche anno nei panifici, nei supermercati, nelle pasticcerie e nelle pizzerie.</p><p>Se la storia dell&#8217;arte bianca ci racconta da dove veniamo, forse la scienza e la tecnica di oggi possono aiutarci a intuire dove stiamo andando.</p><p>Nella prima parte abbiamo messo a fuoco il vero protagonista del futuro dei lievitati: <strong>il tempo</strong>. Non quello del vostro orologio ma quello delle trasformazioni.</p><p>Quando parliamo di maturazioni lunghe, di impasti che riposano per 24 o 48 ore, in realt&#224; non stiamo venerando le ore come fanno molti pizzaioli, che portano questo vanto sul campo della digeribilit&#224;, ma stiamo aspettando che accadano delle reazioni: l&#8217;amido che viene lentamente scisso, le proteine che cambiano struttura, i lieviti che producono aromi, gli enzimi che lavorano sulla materia. In altre parole, stiamo aspettando che la <em>biochimica</em> dell&#8217;impasto faccia il suo lavoro.</p><p>User&#242; spesso la parola <em>biochimica</em>, ed &#232; utile chiarirla. La chimica studia le trasformazioni della materia. <strong>La biochimica studia quelle stesse trasformazioni quando avvengono dentro sistemi viventi</strong>. La parola lo spiega bene: bio significa vita. Nel pane queste trasformazioni sono prevalentemente biochimiche perch&#233; coinvolgono organismi o molecole nate da organismi vivi: lieviti, batteri della pasta madre e della farina ed enzimi che lavorano su amido e proteine.</p><p><em>Nel link di seguito la prima parte</em></p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;20ca2595-03fa-4004-80ef-b738b6b48919&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Orizzonte degli eventi &#232; un termine che arriva dall&#8217;astrofisica ed &#232; il confine attorno a un buco nero oltre il quale nulla pu&#242; tornare indietro. &#200; un punto di non ritorno che da l&#236; in poi il tempo e&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;md&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Orizzonte degli eventi&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-03-02T13:39:40.169Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!21qp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F02707e24-50f3-45b9-adf5-c11d9a01fbb1_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/orizzonte-degli-eventi&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:189014160,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:9,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_wen!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F66295fb0-db81-4fa8-979e-cb8324920ecc_1280x1280.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>Ora entriamo nella seconda parte del viaggio, <strong>i pilastri del tempo</strong>.</p><p>Se il futuro dell&#8217;arte bianca sar&#224; davvero quello di ottenere pane e pizza che raccontano <em>lunghe maturazioni</em>, <em>lieviti madre centenari</em> e <em>farine autentiche</em> <strong>ma velocemente</strong>, allora la domanda non &#232; quanto tempo dobbiamo aspettare ma <em>dove</em> far lavorare il tempo.</p><p>Non pi&#249; ore e ore che passano per aspettare una biga o una pasta madre ma <strong>reazioni biochimiche che possiamo anticipare, concentrare e modulare</strong>. &#200; proprio qui che entrano in scena quelli che possiamo chiamare i tre pilastri della saggezza, parafrasando <em>(erano sette) Lawrence of Arabia</em>, tre leve che da sempre governano l&#8217;arte bianca e che oggi possiamo comprendere con una precisione nuova.</p><p><strong>Farina. Lievito. Enzimi.</strong></p><p><strong>La farina &#232; la materia</strong> che porta dentro di s&#233; il campo di gioco: attivit&#224; enzimatica, amido, proteine, presenza o assenza di frazioni del chicco che possono anticipare alcune trasformazioni. Non parleremo di preparati o semilavorati come accennavo nella precedente newsletter, ma di farine che restano farine, anche quando sono progettate per comportarsi in modo diverso da quelle tradizionali.</p><p><strong>Il lievito &#232; il motore biologico</strong>. Non solo quello compresso che conosciamo da pi&#249; di un secolo, ma anche fermenti e lieviti madre di nuova concezione, in polvere, selezionati e controllati per esprimere caratteristiche aromatiche e fermentative precise.</p><p><strong>Gli enzimi, infine, sono i registi</strong>. Sono presenti naturalmente nel grano, ma oggi possiamo comprenderli, concentrarli e modularli. Il bello &#232; che spesso rientrano nel concetto di <em>clean label</em>: strumenti tecnologici che lavorano durante il processo e che, non essendo ingredienti funzionali nel prodotto finito, non devono comparire in etichetta.</p><p><strong>La cosa bella &#232; che non stiamo aggiungendo ingredienti ma stiamo ripensando il tempo, utilizzando i soliti ingredienti ma </strong><em><strong>temporalmente modificati</strong></em><strong>.</strong> Con questi tre pilastri possiamo costruire un impasto che nasce semplicemente con farina, acqua e lievito, ma che porta dentro trasformazioni che un tempo richiedevano giorni, portando l&#8217;arte bianca al suo orizzonte degli eventi, un luogo dove non si torna pi&#249; indietro a meno che vinca l&#8217;artigiano che &#232; in voi. Non &#232; un trucco <em>ma &#232; la biotecnologia baby e non puoi farci niente</em> <em>(cit).</em></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole guarda al futuro dell&#8217;arte bianca</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Partiamo dal primo pilastro: <strong>la farina.</strong></p><p>Fino a ieri la farina era intesa nella sua forma pi&#249; semplice. La macinazione di un chicco di frumento che conserva ci&#242; che per noi &#232; essenziale: amido e proteine. L&#8217;amido come riserva energetica, le proteine come struttura che diventer&#224; glutine. Due elementi su cui si costruisce ogni impasto.</p><p>Potremmo aprire qui il capitolo delle parti esterne del chicco come crusca, cruschello, germe, ma non lo faremo. <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/come-ti-indoro-la-crusca?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">Ne abbiamo gi&#224; parlato molto quando abbiamo affrontato il tema delle farine integrali e della composizione del chicco</a>. Qui la domanda &#232; un&#8217;altra: <strong>se voglio ridurre il tempo di lievitazione, posso far lavorare la farina prima ancora che arrivi nell&#8217;impasto?</strong></p><p>Riformulo: esiste una farina che non sia semplicemente macinata, ma che contenga una parte di amido gi&#224; trasformato, gi&#224; <em>attivato</em>, capace di anticipare alcune delle trasformazioni che normalmente avvengono durante lunghe fermentazioni?</p><p><strong>La risposta &#232; s&#236;. Ed &#232; una risposta che non arriva da ingredienti misteriosi, ma da un processo agricolo molto antico: la germinazione del grano.</strong></p><p>Ricercando e studiando si scopre che sugli scaffali del supermercato esiste gi&#224; qualcosa di simile. Una farina di grano tenero sviluppata da <em>Molino Quaglia</em> chiamata <em>Petra HP</em>, prodotta a partire da <em>grano germinato</em>.</p><p>Ma cosa significa grano germinato?</p><p>Quando un chicco di frumento inizia a germogliare, si attiva un programma biochimico molto preciso. Il seme deve nutrire la futura piantina e quindi mette in moto una serie di enzimi che trasformano le sue riserve. Gli amilasi iniziano a scindere l&#8217;amido in zuccheri pi&#249; semplici, le proteasi iniziano a modificare le proteine, rendendole pi&#249; accessibili e meno rigide.</p><p>In pratica il chicco inizia a fare da solo quello che noi cerchiamo di ottenere con lunghe maturazioni dell&#8217;impasto o con dei fermenti. <em><strong>La germinazione &#232; quindi una forma di tempo biologico anticipato.</strong></em></p><p>Questo principio non &#232; del tutto nuovo per chi lavora con i cereali. &#200; lo stesso meccanismo alla base del <em>malto</em>. Anche il malto nasce da un cereale che viene fatto germinare per attivare gli enzimi capaci di trasformare l&#8217;amido in zuccheri pi&#249; semplici. La differenza sta nel punto in cui il processo viene fermato.</p><p>Nel malto diastatico la germinazione viene portata molto pi&#249; avanti. Il chicco sviluppa un&#8217;attivit&#224; enzimatica molto elevata e, dopo l&#8217;essiccazione e la macinazione, la polvere ottenuta non &#232; pi&#249; una vera farina panificabile: viene utilizzata in piccole dosi come ingrediente tecnico proprio per fornire enzimi all&#8217;impasto.</p><p><strong>La farina da grano pre-germinato, invece, interrompe la germinazione molto prima.</strong> Il chicco viene fatto attivare ma non viene portato fino al completo sviluppo del germoglio. In questo modo si ottiene un equilibrio interessante: una parte delle trasformazioni enzimatiche &#232; gi&#224; iniziata, ma la struttura del grano rimane ancora compatibile con la panificazione. &#200; per questo che possiamo ancora chiamarla semplicemente<em> farina</em>.</p><p>Quando questo grano pre-germinato viene essiccato e macinato, parte di queste trasformazioni rimane nella farina. Non si tratta pi&#249; di un amido completamente <em>vergine</em>, ma di un sistema dove una quota &#232; gi&#224; stata resa pi&#249; disponibile, pi&#249; facilmente attaccabile dagli enzimi e dai lieviti e questo ha alcune conseguenze molto interessanti per chi impasta.</p><p>Prima di tutto aumenta la disponibilit&#224; di zuccheri fermentescibili. I lieviti trovano nutrimento pi&#249; rapidamente e quindi la fermentazione pu&#242; partire con maggiore energia anche in tempi pi&#249; brevi. In secondo luogo migliora la colorazione e il profumo in cottura. Pi&#249; zuccheri disponibili significano pi&#249; reazioni di Maillard, quindi crosta pi&#249; intensa e aromi pi&#249; complessi. Infine la struttura dell&#8217;impasto tende a risultare pi&#249; estensibile e meno tenace, pi&#249; scioglievole e meno gommosa, perch&#233; parte delle proteine ha gi&#224; subito modificazioni durante la germinazione.</p><p>Tutto questo non elimina il tempo. <em>Lo sposta</em>.</p><p><strong>Una parte delle trasformazioni che normalmente richiedono ore di fermentazione avviene prima ancora che la farina arrivi nel nostro laboratorio</strong>. &#200; qui che il primo pilastro dell&#8217;arte bianca del futuro prende forma. Non una farina arricchita con preparati o additivi, ma una farina che porta dentro una storia biologica diversa e quando maciniamo il chicco di questa farina, non otteniamo pi&#249; solo amido e proteine ma una materia prima che contiene gi&#224; un pezzo del tempo che normalmente chiediamo all&#8217;impasto.</p><p>Questo non significa che la lunga lievitazione scompaia. Significa che possiamo raggiungere alcune delle sue qualit&#224; anche con tempi molto pi&#249; brevi. Il tempo, ancora una volta, non viene cancellato ma viene semplicemente anticipato nella farina.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d292de6e-3c20-48ec-8c71-cb16174e9d55_2200x3198.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8e232eb1-686f-4693-b1c0-dc2d3348cccc_2179x3228.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c8743c0e-f78e-48e2-b08f-f508eb6540d1_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div><hr></div><p>Passiamo ora al secondo pilastro: <strong>il lievito</strong>.</p><p>Il lievito svolge una funzione molto semplice e allo stesso tempo straordinaria. &#200; un microrganismo che si nutre degli zuccheri presenti nell&#8217;impasto e li trasforma producendo anidride carbonica e composti aromatici. L&#8217;anidride carbonica gonfia la rete glutinica e fa crescere l&#8217;impasto; le molecole secondarie della fermentazione costruiscono parte del profumo e del sapore del pane diventando il motore biologico dei lievitati.</p><p>Nella pratica dell&#8217;arte bianca questo motore ha assunto storicamente due forme molto diverse. Da un lato il <strong>lievito di birra compresso</strong>, veloce, prevedibile, facile da usare. Dall&#8217;altro il <strong>lievito madre vivo</strong>, molto pi&#249; complesso: un ecosistema di lieviti e batteri lattici che costruisce aromi profondi e struttura, ma che richiede tempo, attenzioni, rinfreschi e una gestione costante.</p><p><strong>Il primo offre velocit&#224; e praticit&#224;, il secondo offre </strong><em><strong>identit&#224;</strong></em><strong> grazie alla sua profondit&#224; fermentativa. Esiste qualcosa che possa tenere insieme questi due mondi?</strong></p><p>Certo che esiste.</p><p>Cercando soluzioni che lavorassero sul tempo mi sono imbattuto in un&#8217;azienda che si trova a mezz&#8217;ora da casa mia: <em>Il Granaio delle Idee</em>. Un&#8217;azienda che torner&#224; protagonista anche nel terzo pilastro, quello degli <em>enzimi</em>, ma che gi&#224; nel campo dei fermenti propone qualcosa di molto interessante.</p><p>Tra i loro prodotti troviamo infatti <em>lieviti madre essiccati</em>, ovvero colture di lievito madre che vengono fermentate, stabilizzate e poi disidratate per poter essere utilizzate con grande facilit&#224;. Non si tratta di un semplice aroma di lievito madre, ma di fermenti lattici e lieviti selezionati che riproducono la microflora tipica di una pasta madre tradizionale.</p><p>Il principio &#232; semplice: si conserva il patrimonio microbiologico e aromatico della fermentazione naturale e lo si rende stabile e immediatamente utilizzabile. Questo significa che non serve pi&#249; gestire una madre viva con rinfreschi quotidiani, temperature controllate e tempi di maturazione. Il fermento &#232; gi&#224; pronto, dosabile e ripetibile.</p><p>In pratica si ottiene una via di mezzo molto interessante. Non sostituisce completamente la gestione di una madre viva, perch&#233; quella resta un ecosistema unico e irripetibile, ma offre uno strumento tecnologico capace di portare dentro l&#8217;impasto parte di quella storia fermentativa senza richiedere giorni di preparazione.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3F_w!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6407e0b9-1d88-4b63-8cc5-9228575d45df_2752x1681.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3F_w!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6407e0b9-1d88-4b63-8cc5-9228575d45df_2752x1681.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Il cuore di questo progetto &#232; la <em><a href="https://sourdoughlibrary.puratos.com/it/">Puratos Sourdough Library</a></em><a href="https://sourdoughlibrary.puratos.com/it/">, una vera e propria banca mondiale del lievito madre situata a Saint-Vith, in Belgio.</a></p><p>La logica &#232; affascinante. I ricercatori <em>Puratos</em> raccolgono lieviti madre da tutto il mondo, panifici storici, laboratori artigianali, tradizioni locali, e li conservano, li studiano, li rinfrescano regolarmente e ne analizzano la biodiversit&#224; microbiologica. Oggi questa biblioteca vivente conta centinaia di lieviti madre diversi, ognuno con la propria identit&#224; fermentativa, il proprio profilo aromatico e la propria storia.</p><p>Non &#232; solo una collezione romantica ma un lavoro scientifico: ogni madre viene caratterizzata microbiologicamente per capire quali lieviti e quali batteri lattici la compongono, come lavorano, quali aromi producono. Da questa ricerca nasce anche la possibilit&#224; di stabilizzare e trasformare alcune di queste colture in versioni essiccate, rendendole disponibili a panificatori e pasticceri in tutto il mondo.</p><p><strong>&#200; un passaggio che a molti fa storcere il naso, ma che merita una riflessione pi&#249; ampia</strong>. Dietro questa operazione non c&#8217;&#232; solo una logica industriale ma c&#8217;&#232; una volont&#224; archivistica: preservare e diffondere patrimoni fermentativi che altrimenti rischierebbero di restare confinati in pochi laboratori o addirittura di scomparire.</p><p>Un esempio interessante riguarda il pasticcere italiano <em>Francesco Tiri</em>, uno dei nomi pi&#249; importanti nel mondo del panettone artigianale. Anche lui ha scelto di condividere il proprio lievito madre con Puratos, permettendo che venisse studiato, conservato e reso disponibile in forma essiccata. Anche Renato Bosco, noto <em>pizzaricercatore</em> ha fatto la stessa cosa.</p><p><strong>Il senso di questa operazione non &#232; sostituire il lievito madre vivo che vive nel laboratorio di Tiri. Quello rimane un ecosistema unico, che continua a evolvere nel suo ambiente. L&#8217;idea &#232; piuttosto conservare una fotografia microbiologica di quel lievito e renderla replicabile altrove. </strong>In un certo senso &#232; come creare una biblioteca genetica della fermentazione.</p><p>Stiamo parlando per&#242; di lievito madre vivo (<em>prima</em>) ma <em>essiccato</em>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oyGU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88ca94bc-21b7-4d23-8fb2-1069d62ecb83_3024x3254.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oyGU!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F88ca94bc-21b7-4d23-8fb2-1069d62ecb83_3024x3254.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Non &#232; quindi il caso di ripetere qui tutta la spiegazione tecnica su microbiologia, rinfreschi e gestione della madre. Qui voglio soffermarmi su un punto diverso.</p><p><strong>Il lievito madre vivo &#232; un ecosistema costituito da comunit&#224; di lieviti e batteri lattici che vive, cambia, si adatta e che richiede cura continua: rinfreschi, temperatura, osservazione</strong>. &#200; una materia biologica viva che si porta dietro una storia fatta di tempo e di gestione quotidiana.</p><p><strong>Il lievito madre essiccato, invece, &#232; quella stessa comunit&#224; microbica che &#232; stata coltivata, stabilizzata e poi disidratata per diventare stabile e facilmente utilizzabile.</strong> &#200; uno strumento tecnologico molto interessante perch&#233; consente di introdurre aromi e componenti fermentative tipiche della pasta madre senza la complessit&#224; della gestione quotidiana.</p><p>Voi direte che la differenza si sente. Che il lievito madre vivo &#232; unico e che l&#8217;acidit&#224; che porta nel pane &#232; qualcosa di irripetibile. <em>Ma siamo sicuri che l&#8217;acidit&#224; sia sempre un pregio?</em> Spesso la associamo automaticamente al lievito madre dove in alcune tradizioni &#232; ricercata, in altre viene tenuta molto pi&#249; bassa. Ho provato diversi <strong>nuclei di lievito madre essiccato </strong><em><strong>clean label</strong></em>, seguendo con precisione le indicazioni del produttore su temperature e gestione dell&#8217;impasto. Se chiudevo gli occhi non avrei saputo distinguerli da un pane a lievito madre vivo.</p><p>Non voglio tirare in ballo l&#8217;artigianalit&#224; come fosse un&#8217;arma morale, n&#233; voglio entrare nei sotterfugi legislativi.<strong> La normativa consente molte possibilit&#224; di comunicazione e di etichettatura quindi &#232; possibile, perfettamente legalmente, parlare di lievito madre, raccontare un prodotto come legato alla pasta madre, evocare quella tradizione e quella profondit&#224; fermentativa anche se </strong><em><strong>secco</strong></em><strong>.</strong></p><p>Ed &#232; qui che entra in gioco una cosa molto semplice: <strong>la coscienza di chi produce.</strong></p><p>Perch&#233; tra ci&#242; che &#232; legalmente comunicabile e ci&#242; che &#232; realmente accaduto dentro quell&#8217;impasto pu&#242; esserci una distanza che solo chi lo ha fatto conosce davvero. Io posso scrivere, raccontare e decantare un prodotto <em>a lievito madre</em> e la legge pu&#242; permettermelo MA la verit&#224; di quell&#8217;impasto la conosce solo chi lo ha impastato.</p><p>Tu che leggi, che compri, che mangi quel pane hai solo due strumenti: fidarti oppure dubitare.</p><div><hr></div><p>E forse &#232; proprio qui che si gioca la partita pi&#249; interessante dell&#8217;arte bianca contemporanea. Non tra tradizione e tecnologia, ma tra trasparenza e racconto. Da che parte stiamo?</p><p>Da una parte c&#8217;&#232; il lievito madre vivo, quello che cresce nel laboratorio, che cambia ogni giorno e che porta con s&#233; la mano, il clima e l&#8217;esperienza di chi lo cura. Da questa stessa parte c&#8217;&#232; una farina di filiera, locale, macinata <em>male ma con tanto amore</em> che vi d&#224; prodotti etici che pochi amano.</p><p>Dall&#8217;altra c&#8217;&#232; la possibilit&#224; di portare quella stessa cultura fermentativa in giro per il mondo, con una velocit&#224; e una stabilit&#224; che la tradizione da sola non potrebbe garantire. <em>Puratos</em> sta cercando di fare qualcosa di molto ambizioso: portare il lievito madre in tutto il mondo con la velocit&#224; di Amazon, ma mantenendo al centro la cultura della fermentazione naturale. Il <em>granaio delle idee</em> invece spinge i lieviti sul concetto clean label e <em>Mulino Quaglia</em> nell&#8217;anticiparvi nella farina le fermentazioni.  </p><p><em>Se una cultura fermentativa nasce in un laboratorio artigianale e poi viene studiata, conservata e diffusa nel mondo, stiamo industrializzando una tradizione o stiamo preservandola? &#200; la morte dell&#8217;artigiano?</em></p><p>Probabilmente entrambe le cose.</p><p>Forse il futuro dell&#8217;arte bianca sta proprio in questa tensione: tra chi custodisce il fuoco nel proprio laboratorio e chi prova a portarne una scintilla nel resto del mondo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://giafons.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p><div><hr></div><p><em>Torniamo al tema di questa trilogia. Non stiamo eliminando il tempo ma lo stiamo trasportando dentro gli ingredienti.</em></p><p><em>Con il primo pilastro lo abbiamo fatto con la farina, anticipando alcune trasformazioni grazie al grano pre-germinato. Con il secondo pilastro lo facciamo con il lievito, conservando la complessit&#224; della fermentazione naturale in una forma stabile, essiccata e immediata.</em></p><p><em>E ora siamo pronti ad affrontare il terzo pilastro, quello pi&#249; invisibile e forse pi&#249; potente di tutti.</em></p><p><em>Gli enzimi.</em></p><p><em>A luned&#236;</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Orizzonte degli eventi]]></title><description><![CDATA[Il futuro dell&#8217;arte bianca sar&#224; il tempo]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/orizzonte-degli-eventi</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/orizzonte-degli-eventi</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 02 Mar 2026 13:39:40 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!21qp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F02707e24-50f3-45b9-adf5-c11d9a01fbb1_4032x3024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Orizzonte degli eventi</em> &#232; un termine che arriva dall&#8217;astrofisica ed &#232; il confine attorno a un buco nero oltre il quale nulla pu&#242; tornare indietro. &#200; un punto di non ritorno che da l&#236; in poi il <em><strong>tempo</strong></em> e lo spazio cambiano comportamento. Si deformano. Si piegano e seguono altre regole.</p><p>La cosa interessante &#232; che l&#8217;orizzonte degli eventi non riguarda solo la gravit&#224;. Riguarda il tempo. Pi&#249; ci si avvicina a quel limite, pi&#249; il tempo rallenta per chi osserva dall&#8217;esterno. Questa cosa mi fa andare gi&#249; di testa perch&#233; <em>non riesco a comprenderla nell&#8217;universo</em> e pertanto ve la spiego nel pane. Per prepararvi a questo viaggio vi consiglio di recuperare i film di <em>Christopher Nolan</em>. Regista per me visionario, che adoro proprio per la sua <em>visione del tempo</em>.</p><p>In <em>The Prestige</em> il tempo &#232; l&#8217;impossibilit&#224; (<em>temporale</em>) di attraversare una cabina. In <em>Inception</em> il tempo si dilata e si annida dentro altri tempi che vanno dentro ad altri sogni. In <em>Tenet</em> il tempo cammina in due direzioni e la causa smette di obbedire all&#8217;effetto. L&#8217;apoteosi in <em>Interstellar</em> dove il tempo si piega alla gravit&#224; e diventa emotivo: un padre pi&#249; giovane della figlia.</p><p>Per anni ho provato a capire questi film, poi ho smesso. Ho iniziato invece a chiedermi cosa stessero facendo alla mia mente deducendo che <em>Nolan</em> non usa il tempo come tema narrativo. Lo usa come <em>materiale</em> che mette a nostra disposizione e di come ognuno lo possa interpretare. Praticamente non vuole che tu li capisca ma che l&#8217;inquietudine ti spinga a pensare.</p><p><strong>Questa consapevolezza ha iniziato a infiltrarsi anche nel mio modo di guardare l&#8217;arte bianca perch&#233; il futuro del pane, della pizza, dei lievitati non sar&#224; una nuova forma o </strong><em><strong>formatura</strong></em><strong>, n&#233; una nuova tendenza, n&#233; un semilavorato n&#233; un cereale nuovamente antico. Sar&#224; una nuova gestione del tempo.</strong></p><p>Non il tempo del nostro orologio ma il tempo del prodotto, o meglio, il tempo <em>nel</em> prodotto.</p><p>Seguitemi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://images.unsplash.com/photo-1761232007376-85e5429a50eb?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwzOXx8ZXZlbnQlMjBob3Jpem9ufGVufDB8fHx8MTc3MjQ1NTc5Mnww&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://images.unsplash.com/photo-1761232007376-85e5429a50eb?crop=entropy&amp;cs=tinysrgb&amp;fit=max&amp;fm=jpg&amp;ixid=M3wzMDAzMzh8MHwxfHNlYXJjaHwzOXx8ZXZlbnQlMjBob3Jpem9ufGVufDB8fHx8MTc3MjQ1NTc5Mnww&amp;ixlib=rb-4.1.0&amp;q=80&amp;w=1080 424w, 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on <a href="https://unsplash.com">Unsplash</a></figcaption></figure></div><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ti aspetta a bordo</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Oggi parliamo di maturazioni di 24, 48, 72 ore come se il numero fosse garanzia di qualit&#224;. Ma il numero &#232; solo una misura cronologica e quello che conta davvero &#232; cosa succede dentro l&#8217;impasto: trasformazione degli amidi (seppur pochi), attivit&#224; enzimatica, riorganizzazione delle proteine, sviluppo aromatico, equilibrio tra zuccheri e acidi.</p><p>La prima cosa da dire &#232; scomoda ma necessaria: <strong>il tempo di lievitazione non rende un impasto pi&#249; digeribile </strong><em><strong>in modo automatico</strong></em>.</p><p>Questa &#232; una delle narrazioni pi&#249; diffuse degli ultimi anni. <em>Pi&#249; ore uguale pi&#249; digeribilit&#224;</em> &#232; una formula semplice e rassicurante ma biochimicamente imprecisa.</p><p>La digeribilit&#224; di un prodotto dipende (<em>quanto?</em>) da molte variabili: composizione proteica della farina (<em>poco</em>), grado di raffinazione (<em>poco</em>), attivit&#224; enzimatica (<em>poco</em>), acidificazione (<em>poco</em>), struttura finale dell&#8217;amido dopo la cottura (<em>tanto</em>), masticazione (<em>tanto</em>), risposta individuale (<em>tantissimo</em>). Il solo trascorrere delle ore non garantisce nulla.</p><p><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/azzimo?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">Anche studi recenti, compresi quelli che ho citato nelle newsletter dedicate alla fermentazione</a>, mostrano un punto chiave: <strong>non &#232; il tempo in s&#233; a modificare la risposta digestiva ma lo sono la </strong><em><strong>quantit&#224;</strong></em><strong> di impasto che ingeriamo e la buona gestione della cottura.</strong></p><p>Ad essere sincero, in piccolissima parte, il tipo di fermentazione e l&#8217;ambiente biochimico che si crea aiuta nella digeribilit&#224;. L&#8217;acidificazione da pasta madre, per esempio, pu&#242; modulare la struttura dell&#8217;amido e rallentarne la digestione, quindi migliorarla. Ma questo effetto non &#232; proporzionale in modo lineare al numero di ore. Dipende dal pH, dalla flora microbica e dalla temperatura.</p><p>Una fermentazione lunga con solo lievito di birra, a bassa acidit&#224;, non trasforma radicalmente le proteine in peptidi <em>magicamente pi&#249; digeribili</em>. Riduce in parte alcuni composti fermentescibili, pu&#242; iniziare una lieve proteolisi, ma non al punto da cambiare la fisiologia digestiva in modo determinante. Quindi no: <strong>il tempo non vi rende automaticamente un impasto pi&#249; digeribile</strong>.</p><p><strong>Il tempo rende un impasto pi&#249; appetibile</strong>, e questo s&#236; che &#232; vero. Durante una lunga fermentazione succedono processi che aumentano la percezione di qualit&#224;: gli enzimi naturalmente presenti nella farina, in particolare amilasi e proteasi, lavorano lentamente. Le amilasi liberano zuccheri semplici dagli amidi. Questi zuccheri non servono solo al lievito ma aervono anche alla cottura, perch&#233; partecipano alla reazione di Maillard e alla caramellizzazione, contribuendo a colore, crosta e complessit&#224; aromatica.</p><p>Le proteasi, anche in ambiente poco acido, iniziano a rendere la maglia glutinica pi&#249; estensibile. Questo migliora l&#8217;alveolatura e la tessitura finale. Non &#232; una questione di digestione, &#232; una questione di struttura e sensazione al morso.</p><p>Il risultato &#232; un prodotto pi&#249; scioglievole, meno tenace, pi&#249; equilibrato nella masticazione. Il cervello lo interpreta come <em>leggero</em> ma leggerezza percepita non significa necessariamente maggiore digeribilit&#224; fisiologica. Significa maggiore piacevolezza.</p><p>Durante una fermentazione prolungata si accumulano metaboliti secondari: alcoli, aldeidi, acidi organici. Il lievito non produce solo anidride carbonica ma una gamma di composti volatili che definiscono il profilo aromatico e praticamente con il passare delle ore aumenta la complessit&#224;.</p><p>In una fermentazione breve il profilo &#232; pi&#249; semplice, pi&#249; <em>pulito</em>, talvolta pi&#249; neutro. In una fermentazione lunga il bouquet si stratifica. Compaiono note lattiche, leggermente acetiche se c&#8217;&#232; acidit&#224;, sentori di frutta secca, yogurt, miele, burro, a seconda del sistema fermentativo.</p><p><strong>Se togliamo l&#8217;illusione della digeribilit&#224;, restano due cose concrete: maggiore appetibilit&#224; strutturale e maggiore complessit&#224; aromatica. Queste due sono le vere monete del tempo.</strong></p><p>Il futuro, come anticipavo, non sar&#224; necessariamente allungare sempre le ore. Sar&#224; capire come ottenere appetibilit&#224; e profumo senza dipendere esclusivamente dalla durata cronologica.</p><p>Non &#232; il tempo in s&#233; che vogliamo, <em>sono i suoi effetti</em>.</p><p>E la domanda ora diventa tecnica: possiamo generare appetibilit&#224; e complessit&#224; aromatica in modo pi&#249; rapido e in meno tempo?</p><div><hr></div><p><strong>Il futuro di quest&#8217;arte sar&#224; la capacit&#224; di </strong><em><strong>comprimere</strong></em><strong> il tempo senza perdere </strong><em><strong>profondit&#224;</strong></em>, che non si tratta di fare tutto in fretta ma di spostare il tempo e di metterlo a monte.</p><p>Gi&#224; la selezione del lievito di birra &#232; stata una compressione del tempo. Abbiamo scelto ceppi pi&#249; performanti, pi&#249; prevedibili e pi&#249; veloci. Abbiamo sostituito l&#8217;imprevedibilit&#224; con controllo. Anche le lunghe lievitazioni sono strategie <strong>indirette</strong>, efficaci ma che non riducono il tempo reale del nostro orologio.</p><p>Biga, poolish, pasta madre, lievitino, tangzhong. Funzionano. Portano struttura, complessit&#224; aromatica, migliore colorazione, maggiore sviluppo. Ma non risolvono il problema centrale. <em>Lo spostano</em>.</p><p>Se preparo una biga oggi per usarla domani, ho migliorato il risultato finale ma non ho accorciato il tempo complessivo del processo. Ho solo redistribuito le ore cos&#236; come poolish, pasta madre, lievitino, tangzhong, gelatinizzazione dell&#8217;amido&#8230; non sono altro che <strong>pre-processi. Sono modi intelligenti di spostare trasformazioni prima dell&#8217;impasto finale.</strong></p><p>Quando prepari una biga, non stai solo anticipando la fermentazione ma stai creando un ambiente concentrato dove enzimi e lieviti lavorano in modo diverso rispetto all&#8217;impasto diretto. Produci acidi organici, modifichi la struttura proteica, generi aromi. Quando la inserisci nell&#8217;impasto finale, porti dentro un patrimonio biochimico gi&#224; formato. La pasta madre aggiunge un ulteriore livello: acidificazione, interazione tra lieviti e batteri lattici, produzione di metaboliti aromatici pi&#249; complessi.</p><p>Il tangzhong o la gelatinizzazione dell&#8217;amido lavorano invece sulla fisica della struttura: parte dell&#8217;amido viene idratato e gelatinizzato prima, aumentando la capacit&#224; di trattenere acqua, migliorando morbidezza e shelf-life (il prodotto cotto rimane <em>buono</em> pi&#249; a lungo), dando una percezione di maggiore sofficit&#224; all&#8217;impasto.</p><p><strong>Tutto questo per&#242; richiede tempo. Quello che invece a noi serve sono le trasformazioni che avvengono in quel tempo, </strong><em><strong>eliminando il tempo</strong></em><strong>.</strong></p><p><em>Se biga e poolish funzionano perch&#233; attivano enzimi e fermentazioni in un ambiente controllato, possiamo ottenere effetti simili agendo direttamente su quegli enzimi? Se la pasta madre sviluppa complessit&#224; aromatica grazie a un certo equilibrio microbico, possiamo modulare acidit&#224; e substrati in modo pi&#249; rapido? Se la gelatinizzazione migliora struttura e idratazione, possiamo integrare farine o frazioni gi&#224; trattate a monte?</em></p><p>La risposta tecnica &#232; s&#236;. La risposta pratica &#232;: <strong>dipende da quanto vuoi mantenere a galla l&#8217;artigiano che &#232; in te.</strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PaDg!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F62b857e4-2e1f-4b54-a206-cc47c084f745_3088x2316.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PaDg!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F62b857e4-2e1f-4b54-a206-cc47c084f745_3088x2316.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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di errore minimo.</p><p>La sua natura &#232; semplice: togliere variabilit&#224;.</p><p>E infatti l&#8217;etichetta lo racconta. &#200; lunga. Perch&#233; non &#232; pi&#249; solo farina ma un sistema chiuso di ingredienti che lavorano insieme secondo una ricetta pensata da qualcun altro. Una ricetta che funziona, certo, ma che impone un perimetro preciso.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg" width="1000" height="763" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:763,&quot;width&quot;:1000,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:115580,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/189014160?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa92b268c-0093-48d6-97fb-0cbed875c762_1000x1000.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y3VE!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87b9b7ab-bdcb-40ec-8df0-2042df417b15_1000x763.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p>Quando utilizzi un semilavorato non stai pi&#249; progettando un impasto ma stai eseguendo un protocollo, vincolato da una ricetta stampata sul retro del sacco dove le percentuali sono gi&#224; ottimizzate. L&#8217;attivit&#224; enzimatica &#232; gi&#224; calibrata. L&#8217;equilibrio tra struttura e sviluppo &#232; gi&#224; deciso. Puoi cambiare l&#8217;idratazione entro un certo limite, puoi variare leggermente i tempi, ma questi limiti sono risicati.</p><p>E qui entra la questione identitaria.</p><p><strong>Ridurre il tempo non significa comprare un risultato pronto.</strong> Significa intervenire direttamente sui tre pilastri: scegliere una farina con determinate caratteristiche enzimatiche, modulare il lievito in funzione della temperatura e dell&#8217;idratazione, comprendere quali enzimi attivare o favorire per ottenere determinate trasformazioni.</p><p>&#200; una differenza sostanziale <em>(non tanto in realt&#224;, sono combattuto anch&#8217;io su quello che sto per dirvi, per&#242; negarlo sarebbe da eremiti).</em></p><div><hr></div><p>L&#8217;arte bianca sta vivendo la sua intelligenza artificiale, non parlo di algoritmi ma di un sistema che lavora in silenzio, dentro la materia ma fuori dalle nostre mani e che ha un unico obiettivo: <em><strong>comprimere il tempo.</strong></em></p><p>Ogni epoca ha avuto la sua rivoluzione lievitante invisibile: cento anni fa il frigorifero ha stravolto il mondo del pane, la nostra di oggi non si chiama software ma <em><strong>progettazione biochimica</strong></em><strong>, che tradotto &#232; controllare le trasformazioni in previsione del risultato prima ancora che l&#8217;impasto esista.</strong></p><p>Stiamo entrando in una fase in cui possiamo ottenere in un&#8217;ora ci&#242; che prima richiedeva due giorni.</p><p>Grazie a <strong>farine evolute</strong>, che restano farine e non preparati o semilavorati. Grazie a <strong>lieviti selezionati</strong>, che posso ancora chiamare <em>lievito madre</em>. Grazie a <strong>enzimi</strong> <em>che posso non chiamarli proprio</em>, che non compaiono nemmeno in etichetta perch&#233; rientrano nel concetto di <em>clean label</em>.</p><p>E il risultato pu&#242; essere sorprendente.</p><p>Una pizza con sviluppo, crosta, profumo, alveolatura, morbidezza. Un pane che visivamente e sensorialmente racconta maturazione. Un pane che sembra avere alle spalle notti di attesa, controlli di temperatura, bighe preparate il giorno prima, rinfreschi, accorgimenti, microcorrezioni. <strong>Ma non le ha.</strong></p><p>Fermatevi un momento e metabolizzate tutto questo.</p><p>Perch&#233; quella che avete appena letto non &#232; una provocazione ma l&#8217;inizio di una trilogia <em>(o forse pi&#249;)</em> che ci porter&#224; dentro farine progettate, lieviti selezionati, enzimi invisibili e personaggi che stanno gi&#224; riscrivendo il modo in cui il tempo agisce sull&#8217;impasto.</p><p>Porter&#242; l&#8217;arte bianca fino all&#8217;orizzonte degli eventi. L&#8217;unica cosa che potr&#224; riportarvi indietro sar&#224; la vostra artigianalit&#224;.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BtdJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F840c3437-4773-4e39-be0c-6de2b6514bfe_4032x3024.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BtdJ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F840c3437-4773-4e39-be0c-6de2b6514bfe_4032x3024.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BtdJ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F840c3437-4773-4e39-be0c-6de2b6514bfe_4032x3024.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">L&#8217;ultimo artigiano</figcaption></figure></div><p><em>Ti lascio con questo dato statistico: il 50% dei panifici chiuder&#224; entro il 2030. Non possiamo farci niente, l&#8217;unica cosa che possiamo fare &#232; RICORDARE.</em></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Friggere un bignè ]]></title><description><![CDATA[La frittella parigina]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/friggere-un-bigne</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/friggere-un-bigne</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:25:20 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!shrc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fde49c178-fcde-4e35-8bf7-0592ea1542e6_4032x3024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; una frittella che negli ultimi anni ha conquistato vetrine e laboratori in maniera spavalda puntando sul nostro gusto atavico di roba fritta. Non nasce da un impasto lievitato ma si gonfia all&#8217;improvviso, esplode in olio e si presenta leggera, <em>cava</em>, pronta ad accogliere crema a dismisura. <strong>&#200; il bign&#232; fritto.</strong></p><p>Lo abbiamo visto ovunque. Una frittella che non fermenta ma monta, entra nell&#8217;olio e cresce grazie al vapore, alla struttura della <em>p&#226;te &#224; choux</em> e alla scienza del calore.</p><p>In questa ultima tappa di Carnevale cercheremo di capire perch&#233; oggi, tra <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/frittelle-non-bigne-fritti?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">fritola veneziana</a></em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/frittelle-non-bigne-fritti?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web"> e </a><em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/frittelle-non-bigne-fritti?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">krapfen</a></em>, quello che vince pi&#249; spesso &#232; proprio lui: il bign&#232; fritto.</p><p>Qualcuno dir&#224; che il Carnevale &#232; finito, che l&#8217;olio pu&#242; andare tranquillamente nella latta esausta e che ora si pensa alla Quaresima. In realt&#224; questa newsletter esce adesso proprio perch&#233; il bign&#232; fritto non &#232; una frittella da calendario ma quella che troviamo tutto l&#8217;anno in ogni pasticceria, bar e supermercato.</p><p>Come sapete faccio sempre il giro largo e, per arrivare alla ricetta di questa frittella, <strong>bisogna scavare fino alla nascita della p&#226;te &#224; choux.</strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!86Nu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5bb9f384-c7ca-462b-84e0-ef0c50779c2d_1069x802.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Si racconta che preparasse <strong>una pasta cotta sul fuoco</strong>, chiamata inizialmente <em>p&#226;te &#224; Panterelli</em>. Era una base diversa dalle paste medievali, perch&#233; prevedeva <strong>una doppia cottura: prima in casseruola, poi in forno.</strong></p><p>Nel tempo quella pasta si trasform&#242;. Nel Seicento e Settecento compaiono nomi come <em>Fran&#231;ois Pierre de La Varenne</em>, autore de <em>Le Cuisinier Fran&#231;ois</em> (1651), che codifica molte tecniche della cucina francese moderna. La pasta cotta in casseruola evolve, cambia proporzioni e diventa pi&#249; stabile e replicabile.</p><p>Ma &#232; nel XVIII secolo che entra in scena <em>Antonin Car&#234;me</em>, il grande alchimista della pasticceria francese. <em>Car&#234;me</em> perfeziona la formula, stabilizza il rapporto tra acqua, burro, farina e uova, e la rende uno strumento tecnico. <strong>&#200; lui che porta la p&#226;te &#224; choux nel mondo dell&#8217;alta pasticceria, trasformandola in </strong><em><strong>&#233;clairs, croquembouche, profiteroles</strong></em>.</p><p>Il nome &#8220;<em>choux</em>&#8221; significa <em>cavolo</em> perch&#233; una volta cotta, la pasta si gonfia formando una sfera irregolare che ricorda un piccolo cavolo.</p><div><hr></div><p>Oltre alla storia &#232; importante capire<strong> la scienza dietro la p&#226;te &#224; choux</strong>, un impasto che senza lievito biologico e senza lievito chimico, inspiegabilmente si gonfia.</p><p>La sua crescita<strong> &#232; interamente fisica</strong> <em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/il-senso-della-lievitazione?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">(qui un approfondimento sulle lievitazioni</a></em>) e per ottenerla si porta a ebollizione acqua e/o latte con burro, si aggiunge la farina tutta in una volta, si asciuga l&#8217;impasto sul fuoco e poi si incorporano le uova. <strong>In forno o in olio accade la magia: l&#8217;acqua contenuta nell&#8217;impasto si trasforma in vapore. Il vapore cerca di uscire, la struttura gelatinizzata dell&#8217;amido e coagulata dalle proteine delle uova trattiene il gas. Questo fa s&#236; che l&#8217;impasto si gonfia e l&#8217;interno si svuota.</strong></p><p>&#200; una lievitazione da espansione di vapore. Nessun microrganismo. Nessuna reazione acido-base.</p><p>In Francia la p&#226;te &#224; choux non &#232; rimasta confinata al forno. Gi&#224; dal diciottesimo secolo troviamo tracce di <em>beignets</em>, termine che indica genericamente <em>fritti dolci</em>. Attenzione per&#242;: in Francia esistono due grandi famiglie di beignets: <strong>Beignets da impasto lievitato</strong> <em>(<a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/frittelle-non-bigne-fritti?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">simili alle frittelle veneziane, qui la storia e ricetta</a>)</em> e <strong>Beignets da p&#226;te &#224; choux.</strong></p><p>In particolare il <em>Beignet de Saint-Germain</em> e il <em>Beignet de Paris</em> sono versioni di choux fritte, poi farcite. Invece il famoso <em>Beignet d&#8217;Orl&#233;ans</em>, nasce da impasto lievitato. Quindi la Francia aveva entrambe le tradizioni: fermentazione lenta e sviluppo fisico immediato.</p><p><strong>Nel tempo la pasticceria moderna ha finito per preferire la versione fritta in p&#226;te &#224; choux per una ragione molto semplice: funziona sempre</strong>. &#200; un impasto stabile, prevedibile, che non dipende dall&#8217;umore del lievito n&#233; dalla temperatura della giornata. Non chiede attese lunghe, non soffre variazioni stagionali, non rischia di cambiare struttura tra mattina e pomeriggio. Si prepara, si dosa, si frigge (<em>fritto rende meglio che al forno</em>) e il risultato &#232; standardizzato ma pensato per uno scopo preciso: <strong>creare una cavit&#224;.</strong></p><p>Anche qui cerchiamo un buco. <em>L&#8217;alveolo del bign&#232;</em>. &#200; quella camera d&#8217;aria a renderlo perfetto per essere farcito dopo, con <em>generosit&#224;</em>, senza compromettere la struttura. Per questo mi sento di dire una cosa un po&#8217; scomoda: <strong>nel bign&#232; fritto la differenza la fa la crema</strong>.</p><p>Se la base &#232; corretta, e lo &#232; quasi sempre quando &#232; standardizzata, la vera identit&#224; sta in ci&#242; che entra dentro. O facciamo una crema pasticciera memorabile con una struttura che non cola e non stucca, oppure il risultato sar&#224; inevitabilmente simile a tanti altri.</p><p>Non &#232; un caso che quando qualcuno mi dice &#8220;<em>le frittelle di Pinco sono strepitose</em>&#8221;, spesso scopro che sono semplicemente piene di <em>tanta</em> crema.</p><p>E quanto ci costa questa crema? La <em>crema con la frittella attorno</em> non &#232; solo una questione tecnica ma anche una questione economica.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e34e98b2-2ff4-436e-8a6e-717e2e2451f3_1125x1875.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/14ef96b1-d399-47f3-8a3e-4905ca2c55a3_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/13b9dbcd-e1d9-4979-92fb-f63a560f2032_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><div><hr></div><p>Negli ultimi anni i dolci di Carnevale hanno preso spunto dai grandi lievitati, soprattutto nel prezzo. Secondo le rilevazioni di <em>Altroconsumo (2025)</em> effettuate tra Milano e Roma, <strong>il prezzo medio delle chiacchiere</strong> (<em><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/chiacchiere-scolastiche?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">qui la storia e ricetta</a></em>) <strong>si attesta intorno ai 28,8 &#8364; al chilo, mentre frittelle e castagnole arrivano a circa 30,2 &#8364; al chilo</strong>, con aumenti rispettivamente del 5% e del 7% rispetto all&#8217;anno precedente.</p><p>La differenza diventa significativa se si guarda alla grande distribuzione. Nei supermercati e ipermercati, prodotti analoghi si trovano mediamente tra 8 e 12 &#8364; al chilo, con alcune offerte che scendono anche sotto questa soglia. Nelle panetterie e pasticcerie artigianali, invece, i prezzi possono oscillare tra i 20 e i 35 &#8364; al chilo, arrivando in alcuni casi anche oltre i 50&#8211;60 &#8364; al chilo per versioni farcite o di alta gamma.</p><p><strong>Questo significa che il prezzo medio reale di riferimento per un prodotto artigianale di qualit&#224; oggi si aggira intorno ai 30 &#8364; al chilo</strong>, mentre la versione industriale o da supermercato costa circa un terzo.</p><p>Lo posso confermare: una confezione di crostoli (<em>chiacchiere</em>) artigianali e 6 frittelle ho speso 20&#8364;. Buonissimi, ci sta e li ho pagati volentieri, pertanto lancio un messaggio ai colleghi pasticcieri e fornai: se li preparate bene fate pi&#249; cassa che coi panettoni e molta meno fatica.</p><p>&#200; interessante notare come, secondo i dati riportati anche da <em>Coldiretti</em>, una quota rilevante di famiglie scelga ancora di preparare questi dolci in casa, proprio per contenere i costi e per il valore della condivisione domestica.</p><p>Pertanto ecco a voi <strong>la ricetta delle frittelle versione bign&#232;</strong>, chiamata semplicemente <em><strong>frittella parigina</strong></em>, per completare il percorso iniziato con <em>Frittelle, non bign&#232; fritti</em>. Cos&#236; avete il Carnevale in tasca, quando volete, indipendentemente dal calendario. <strong>Per i nostri abbonati trovate anche la </strong><em><strong>crema pasticciera</strong></em><strong>, la migliore che ho provato, che fa davvero la differenza</strong>.</p><p><em>Abbonarsi costa 5 euro al mese, meno di tre frittelle (con la ricetta ne escono quarantacinque), e vi portate a casa tecniche, storie e ricette tutto l&#8217;anno.</em></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ti aspetta a bordo</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><div><hr></div><p><strong>Frittella Parigina, ingredienti</strong></p><blockquote><p>Acqua <strong>g. 200</strong></p><p>latte intero <strong>g. 200</strong></p><p>burro bavarese <strong>g. 100</strong></p><p>sale <strong>g. 5</strong></p><p>zucchero <strong>g. 5</strong></p><p>farina di grano tenero tipo 00 <strong>g. 240</strong> (11 g di proteine)</p><p>uova <strong>g. 400/420</strong> (circa 7 uova)</p><p>vaniglia <strong>mezza bacca</strong></p><p>aroma rum (facoltativo, <em>a me non piace</em>)</p><p>buccia di arancio grattugiato <strong>met&#224;</strong> </p><p>buccia di limone grattugiato <strong>met&#224;</strong> </p></blockquote><p><strong>Preparazione</strong> </p><p>Preparate l&#8217;impasto delle frittelle come un classico impasto per bign&#232; e vi aggiungo delle malizie che ho imparato a spese dei miei alunni a scuola.</p><p>Mettete in una pentola i primi 5 ingredienti (acqua, latte, burro, sale e zucchero) e portate ad ebollizione, una volta che il composto star&#224; bollendo versate tutta in una volta la farina precedentemente setacciata.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A-1U!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd6bd3b6c-66e7-41a5-bd22-c8e95b9fbc5d_3024x2277.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A-1U!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd6bd3b6c-66e7-41a5-bd22-c8e95b9fbc5d_3024x2277.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p>La riuscita di una frittella in p&#226;te &#224; choux non dipende solo dalla correttezza delle proporzioni ma da alcuni passaggi che fanno davvero la differenza. <strong>Il primo &#232; l&#8217;asciugatura in casseruola dopo l&#8217;aggiunta della farina</strong>: l&#8217;impasto deve cuocere qualche minuto finch&#233; si stacca dalle pareti e sul fondo si forma una leggera patina. Questo indica che l&#8217;acqua in eccesso &#232; evaporata e che l&#8217;amido si &#232; ben gelatinizzato. Se questo passaggio &#232; affrettato, in frittura lo sviluppo sar&#224; minore e l&#8217;assorbimento di olio maggiore. Quindi mescolate per cuocere e <em>gelificate</em> l&#8217;impasto a fiamma media.</p><p>Lasciate raffreddare l&#8217;impasto in planetaria con la foglia in movimento e quando sar&#224; a circa a 55-58&#176;c iniziate a versare le uova, gi&#224; mescolate, un po&#8217; per volta con gli aromi.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2d5049e0-d912-4a7e-ab5c-0d899e07a621_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/39a888f8-04e2-4e8a-a646-adb813e04993_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/63bfba61-71d5-4d1c-9fec-02214399b24f_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Anche l&#8217;inserimento delle uova richiede attenzione. Non conta tanto il numero preciso quanto la consistenza finale. L&#8217;impasto deve risultare liscio, morbido, ma non liquido; sollevando la foglia deve cadere lentamente formando una piega morbida, non colare. Un eccesso di uova rende l&#8217;impasto troppo fluido, compromette lo sviluppo e favorisce l&#8217;assorbimento del grasso.</p><p>A scuola il termometro non lo trovavamo pi&#249; e abbiamo fatto la <em>prova dell&#8217;ustione</em>: se lo tocchi e non ti bruci &#232; pronto.</p><p>Mettetelo in una sac a poche e formate le pezzature facendo molta attenzione, con un coltello o fobici mentre l&#8217;impasto esce dalla bocchetta della sacca, nell&#8217; olio bollente a 175 gradi.</p><p>La temperatura dell&#8217;olio &#232; un altro punto cruciale. I 175 gradi sono corretti, ma &#232; spesso preferibile partire leggermente pi&#249; bassi, intorno ai 170-172 gradi, per permettere alla struttura di espandersi prima che la superficie colori troppo velocemente. Se l&#8217;olio &#232; eccessivamente caldo, la crosta si scurisce subito mentre l&#8217;interno resta umido e non completamente sviluppato.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dd9a2b5f-3c17-4ef5-aece-ddc093011276_1242x1213.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/216b9cff-f0a0-4c6c-aff5-b59884a79c5e_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/12cdf4bc-5d7c-44aa-92fb-5d7bffbaa6dd_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Durante la frittura &#232; importante non intervenire troppo presto. Le frittelle devono avere il tempo di gonfiarsi e iniziare a ruotare naturalmente nell&#8217;olio. Manipolarle troppo o girarle in anticipo pu&#242; compromettere la loro espansione. Anche il taglio dell&#8217;impasto con la sac &#224; poche deve essere netto, senza trascinare la pasta, per evitare punte che bruciano.</p><p>Lasciare che si cucinino nell&#8217;olio fino a che saranno belle dorate da tutti i lati, una volta cotte lasciarle riposare su fogli di carta paglia fino a completo raffreddamento, verranno farcite poi con creme varie.</p><p>Infine il raffreddamento non va sottovalutato. Le frittelle devono riposare distanziate, senza sovrapporsi, per evitare che la condensa ammorbidisca la crosta. Solo quando sono completamente fredde possono essere farcite, preferibilmente lateralmente, cos&#236; da preservare la struttura e mantenere la cavit&#224; asciutta e pronta ad accogliere la crema.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/de49c178-fcde-4e35-8bf7-0592ea1542e6_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ad5d8c46-5d4e-45a1-8944-081f67f80bbc_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4e4776da-9742-467c-89fa-1aca043e87f7_1186x1103.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a936bc2d-d08a-4d4b-9504-a70d76e78310_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Fate come i francesi che durante il XIX secolo, nelle grandi fiere, i beignets fritti venivano preparati davanti al pubblico. L&#8217;effetto scenico era parte dell&#8217;attrazione: l&#8217;impasto liquido che cadeva nell&#8217;olio, il gonfiarsi improvviso, il rigonfiamento dorato. Era spettacolo. Un po come i fritoleri a Venezia.</p><div><hr></div><p><strong>Ora una crema pasticciera che ricopre il 75% del piacere finale (lasciamo un 25% al povero bign&#232;).</strong></p><p><strong>Crema pasticcera</strong></p><p></p>
      <p>
          <a href="https://giafons.substack.com/p/friggere-un-bigne">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Chiacchiere scolastiche]]></title><description><![CDATA[Crostoli e castagnole: dolci al plurale]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/chiacchiere-scolastiche</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/chiacchiere-scolastiche</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 16 Feb 2026 12:27:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bbfe97db-20b5-4dda-9104-34aec93199fe_4032x3024.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il Carnevale non finisce con le frittelle. Semmai inizia da l&#236;.</p><p>Abbiamo parlato di fritto, di grasso, di tempo e della reputazione pubblica del fritolero durante il suo <em>fritolashow</em>. <strong>Abbiamo distinto le fritole dai bign&#232; fritti</strong>, la lievitazione dalla pasta choux. Ma il Carnevale non &#232; un dolce solo. &#200; un periodo che si riconosce dall&#8217;odore dell&#8217;unto e dal rumore della croccantezza, o meglio, <em>scioglievolezza</em>.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;768a899b-ee86-40df-bf30-41cee9fd8101&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Venezia, tra XVI e XVII secolo, era una citt&#224; che viveva all&#8217;aperto. Potenza mercantile, crocevia tra Oriente e Occidente, la Serenissima era un organismo denso di contrasti: ricchezza e povert&#224;, sac&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Frittelle, non bign&#232; fritti&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:165456609,&quot;name&quot;:&quot;Gianluca&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Nella vita faccio cose, purch&#233; abbiano a che fare con la farina. Farina e acqua, farina e aneddoti, farina e storie.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/25b0852d-0b2b-4c64-b81a-24294cb31e96_3325x3325.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-02-09T13:31:59.617Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/24963f1c-c713-4e20-b7b6-cd41219aadc9_3717x2897.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/p/frittelle-non-bigne-fritti&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:187029114,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:25,&quot;comment_count&quot;:12,&quot;publication_id&quot;:3683578,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lieviti e Parole&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!_wen!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F66295fb0-db81-4fa8-979e-cb8324920ecc_1280x1280.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p></p><p>E allora eccoci alla seconda parte.</p><p>Perch&#233; insieme alle frittelle, ogni febbraio compaiono due presenze puntuali: <strong>le chiacchiere, o galani, o crostoli, o sfrappole e le castagnole</strong>. Due dolci diversi ma entrambi fritti.</p><p>In questa seconda tappa del nostro viaggio proviamo a capire cosa sono, da dove arrivano, perch&#233; hanno cos&#236; tanti nomi e soprattutto cosa ci dicono su quel tempo sospeso prima della Quaresima in cui tutto &#232; concesso.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Lieviti e Parole ogni settimana affronta le emozioni dell&#8217;arte bianca</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><div><hr></div><p>Le chiacchiere sembrano leggere, cos&#236; sottili e friabili. Eppure hanno una storia antica che affonda molto pi&#249; indietro del Carnevale moderno.</p><p>Il loro antenato pi&#249; remoto si trova nell&#8217;<strong>Antica Roma</strong>, nelle <em><strong>frictilia</strong></em>, dolci fritti nello strutto preparati durante i <em>Saturnali</em>, le feste invernali dedicate a Saturno. Erano giorni di sospensione delle regole, di scambio dei ruoli, di eccesso prima del ritorno all&#8217;ordine. Si friggeva in grandi quantit&#224; e si distribuiva per strada. &#200; difficile non vedere un filo diretto tra quei Saturnali e il Carnevale cristiano che verr&#224; secoli dopo.</p><p>Con l&#8217;avvento del Cristianesimo e l&#8217;istituzione della Quaresima, quel momento di abbondanza prima del digiuno trova una nuova collocazione nel calendario. Il Carnevale diventa l&#8217;ultima occasione per consumare grassi, uova, zuccheri <strong>e le frictilia si trasformano lentamente in quello che oggi chiamiamo </strong><em><strong>chiacchiere</strong></em>.</p><p>Nel Rinascimento e nei secoli successivi la ricetta si stabilizza: farina, uova, zucchero, un grasso nell&#8217;impasto, un liquore o vino bianco, poi stesa sottile e fritta. La sfoglia diventa sempre pi&#249; fine, tanto che a Venezia <em>(immagino io)</em> l&#8217;addetto alla friggitrice lancia una battuta all&#8217;addetto al matterello dicendogli <em>&#8220;cossa gheto tir&#224;, un galan?&#8221;</em></p><p>Accusandolo appunto di averlo steso troppo sottile, assomigliando al <em>galan</em>, il fazzoletto tipico delle donne veneziane. Dal questa <em>sottigliezza</em> nascono i <strong>galani</strong>.</p><div><hr></div><p>Il nome cambia a seconda della regione, ma la sostanza resta la stessa. In Veneto diventano <em>galani</em> o <em>crostoli</em>. In Piemonte e Liguria <em>bugie</em>. In Emilia <em>sfrappole</em>. In Toscana <em>cenci</em>. In Campania <em>chiacchiere</em>. &#200; uno dei pochi dolci italiani che attraversa tutta la penisola senza perdere identit&#224;, mantenendo una ricetta pressoch&#233; uguale.</p><p>I romani probabilmente le avevano esportate in tutto il loro impero tanto che esistono in molte parti d&#8217;Europa e vengono chiamate <em><strong>ali d&#8217;angelo</strong></em>. In Polonia sono <em>faworki</em>, in Germania <em>Engelsfl&#252;gel</em>, nei paesi anglosassoni proprio <em><strong>angel wings</strong></em>. Cambia la lingua, cambia la forma del taglio, ma l&#8217;idea resta: una sfoglia sottilissima fritta che si gonfia in modo irregolare, si arriccia e si increspa.</p><p>C&#8217;&#232; anche una leggenda napoletana che racconta di una regina, spesso si cita Margherita di Savoia (non si &#232; accontentata di aver creato <em>solo</em> la pizza, <em>ironico, non &#232; stata lei</em>) che, durante una conversazione, chiese al cuoco un dolce da servire mentre si facevano <em>chiacchiere</em>. Da l&#236; il nome. &#200; una storia affascinante, probabilmente romanzata, ma rende bene l&#8217;idea: <strong>sono un dolce che accompagna il parlare, il ridere, lo stare assieme.</strong></p><p>Eccolo il bandolo della matassa.</p><div><hr></div><p>La forza di questo dolce non &#232; nella tecnica. Non &#232; nella complessit&#224;. Non &#232; nella ricerca esasperata dell&#8217;alveolatura perfetta o della friabilit&#224; calcolata al millimetro. <strong>La forza sta nella semplicit&#224; che libera tempo e persone.</strong></p><p>Le chiacchiere sono farina, uova, un filo di grasso, un po&#8217; di zucchero. Si impasta, si tira sottile, si frigge. Fine. Non servono tre giorni di maturazione, non serve una tabella <em>Excel</em>, non serve discutere di digeribilit&#224; come se fossimo in un congresso medico. Si fanno. E mentre si fanno, si parla.</p><p>Proprio per questo le ho portate a scuola.</p><p>In un laboratorio condiviso tra la prima e la seconda ristorazione dell&#8217;Enaip di Porto Viro, dove insegno arte bianca. Due classi e tavoli pieni di sfoglia da tirare. Nessuno stress, nessuna ossessione o fretta. Solo ragazzi che imparano un gesto semplice e lo fanno insieme.</p><p>Ed &#232; l&#236; che capisci perch&#233; questo dolce attraversa i secoli, dall&#8217;antica Roma all&#8217;Inghilterra di oggi, non perch&#233; sia sofisticato, non perch&#233; sia rivoluzionario <strong>ma perch&#233; farlo &#232; una cavolata</strong>. Nel senso pi&#249; nobile del termine.</p><p>&#200; accessibile. &#200; democratico. Non spaventa nessuno. Non chiede competenze da <em>cardiochirurgo dei lievitati con specialistica in fermentazioni controllate e master in digeribilit&#224; comparata</em>. Non devi essere un tecnico maniacale per ottenere un risultato dignitoso. Devi solo avere voglia di sporcarti le mani e di friggere.</p><p>E forse &#232; proprio questo che oggi manca un po&#8217;. Abbiamo trasformato l&#8217;arte bianca in una disciplina ad alta specializzazione permanente. Parliamo di lievitazione come se stessimo operando a cuore aperto. Misuriamo tutto. Calcoliamo tutto. Ottimizziamo tutto (<em>ci sta eh, ma concedetemi un po di leggerezza</em>). Giudichiamo tutto e nel frattempo abbiamo perso il gusto di fare qualcosa di semplice solo per il piacere di farlo insieme.</p><p>Su questo avrei da dire molto. Un&#8217;analisi ce l&#8217;ho gi&#224; pronta in testa, ma oggi non ho i megabyte disponibili. <strong>O meglio, voglio lasciarvi spazio per una foto-ricetta passo dopo passo dei crostoli.</strong></p><p>I crostoli <em>alias</em> chiacchiere sono stati anche questo per me: una giornata a scuola con due classi insieme e <em>nonne papere</em> che girano. Nessuno che chiedeva quante ore di maturazione ma solo ragazzi che ridevano, tagliavano, friggevano e che mi hanno riempito il laboratorio di zucchero a velo.</p><div><hr></div><p>Per chi &#232; abbonato, per&#242;, il Carnevale non finisce qui. Ho aggiunto una ricetta che chiude il cerchio: le castagnole di una signora con un&#8217;esperienza straordinaria nei banchi del fritto, una di quelle che hanno fritto pi&#249; di quanto io abbia scritto. <strong>Le castagnole della Vally</strong>.</p><p><em>&#200; un&#8217;ottima occasione per abbonarsi, ho gi&#224; in programma un bel viaggio nella <strong>viennoiserie</strong> e nella <strong>focacceria</strong> italiana, il tutto senza perdere questo filo: la semplicit&#224; quando serve, la tecnica quando &#232; necessaria.</em></p><p>Intanto, partiamo dai crostoli e da quella giornata a scuola che mi ha ricordato perch&#233; faccio questo mestiere.</p><p><strong>Galani o crostoli (chiacchiere)</strong></p><p><strong>Ingredienti</strong></p><blockquote><p>Farina 00 o 0 forte (12,5/13,5 g di proteine) <strong>500 g</strong></p><p>Zucchero semolato <strong>75 g</strong></p><p>Sale fino <strong>3 g</strong></p><p>Scorza di limone grattugiata <strong>&#188; di limone</strong></p><p>Burro morbido <strong>40 g</strong></p><p>Vaniglia <strong>mezza bacca</strong></p><p>Uova <strong>175 g (circa 3)</strong></p><p>Rum bianco 70&#176; <strong>20 g</strong></p><p>Vino bianco frizzante <strong>30 g</strong></p><p>Per finitura zucchero a velo</p></blockquote><p></p><p>Lavorare tutti gli ingredienti fino a ottenere un impasto liscio, compatto e asciutto. Non deve essere appiccicoso, ma solido ed elastico.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6a857ae8-fed4-4986-897e-763363aec6f2_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/195dbe5d-25d8-43af-8c77-964c850fdb8c_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f556fff9-3762-48e3-97e4-49a88bf4b7a2_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Tipico impasto a mano e la successiva stesura con la macchina per tirare la sfoglia&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fbe4a103-f80e-47ce-9633-4f59af6ab002_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Formare un panetto e farlo riposare ben coperto per almeno 1 ora.</p><p>Trascorso il riposo, stendere l&#8217;impasto con una macchina tira-pasta o con il mattarello fino a uno spessore di circa 1 mm.</p><p>Bucare leggermente la sfoglia, praticare il classico taglio centrale e tagliare a piacere.</p><p>Friggere in olio di arachide a 175&#176;C, girandoli una sola volta.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3f1fe64e-c545-4b4c-8301-4931b2c4794f_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/17bc985f-2a91-47ff-9ee2-c34fe9dec643_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Stesi praticamente a 1 millimetro e tagliati al centro per evitare che si gonfino troppo&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bfeb4f06-be6c-44bf-ae1a-03a1d172e2a4_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Sgocciolare bene e stendere su carta paglia o carta assorbente fino a completo raffreddamento. Una volta freddi, spolverare con zucchero a velo usando un passino.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/df541214-3222-419a-9645-02b0c4e1d8d9_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3d85a14d-f0aa-4dbc-87cc-c2e8cdcbd7d0_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3db3125c-ff6e-4941-aae8-c25beeda5ce7_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;In frittura &quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a0586ddd-d6d1-4391-88e0-fe340fa8fda8_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><strong>Sapete che non mi piace lasciarvi con un procedimento cos&#236; analitico, pertanto vi aggiungo i miei </strong><em><strong>accorgimenti fondamentali scolastici.</strong></em></p><p>La farina &#232; determinante, ma anche il burro.</p><p>Non usate una farina debole da frolla. Serve una tipo 0 o 00 forte, con almeno 12,5 g di proteine, meglio ancora 13&#8211;13,5 g. Questa struttura permette alla sfoglia di sviluppare correttamente in frittura.</p><p>E usate un burro da <strong>centrifuga</strong>, meglio ancora se <em>bavarese</em>. Non &#232; un vezzo snob, &#232; una questione di qualit&#224; della materia grassa, di profumo e di pulizia aromatica. Il burro bavarese, ottenuto da panna fresca centrifugata e non da affioramento, oltre alla qualit&#224; del foraggio delle mucche, ha una struttura pi&#249; fine, meno acidit&#224; residua e una resa pi&#249; elegante in impasto. Nelle preparazioni di Carnevale, dove il grasso &#232; protagonista, fa davvero la differenza. <em>Poi vi racconter&#242; meglio il perch&#233;, quando qui su Lieviti e Parole apriremo il capitolo dedicato al burro.</em></p><p>L&#8217;impasto non contiene alcun tipo di lievito, n&#233; biologico n&#233; istantaneo. Per questo, <strong>se una volta pronto lo mettete in frigorifero e lo stendete il giorno dopo, viene benissimo</strong>. Anzi, spesso meglio. Lo testimoniano i ragazzi di terza ristorazione che hanno steso il giorno dopo gli avanzi della seconda: sfoglia pi&#249; docile, pi&#249; regolare, pi&#249; stabile in cottura.</p><p>Essendo un impasto asciutto, va sempre tenuto ben coperto durante i riposi e mentre lavorate le porzioni. Sacchetti gelo maxi o pellicola sono perfetti. L&#8217;aria lo secca rapidamente.</p><p><strong>La parte alcolica &#232; essenziale</strong>. &#200; proprio l&#8217;alcol che, evaporando rapidamente in frittura, contribuisce alla formazione delle caratteristiche bolle. Io ho usato un mix di rum e vino perch&#233; erano quelli disponibili a scuola, ma potete usare interamente Marsala o interamente rum. Se scegliete un solo liquore, inseritene la quantit&#224; totale dei due alcolici sommati.</p><p>A scuola ho fatto preparare l&#8217;impasto a mano, ma &#232; decisamente pi&#249; rapido utilizzare la planetaria con la foglia.</p><p>Quando stendete la pasta con la macchina sfogliatrice, non scendete subito allo spessore minimo. Partite da uno spessore pi&#249; alto, fate un paio di passaggi piegando l&#8217;impasto prima di abbassare gradualmente. Questo compattamento migliora lo sviluppo in frittura.</p><p>Vengono anche al forno, s&#236;. Ma meglio fritti.</p><p>Il taglio centrale non &#232; un vezzo estetico: serve a evitare che si gonfino in modo irregolare durante la cottura.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5253a682-b841-422f-90ee-855f8264b040_4032x3024.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/db7e61d9-d1be-4b46-a34a-8452401550d1_4032x3024.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Siccome ne abbiamo fatti tanti, una parte li abbiamo cotti al forno. Sono venuti bene e bollosi ma decisamente meglio fritti. &quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c44ad110-c862-495e-9fd2-8f741d9fab41_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Ultima malizia, forse la pi&#249; importante: <strong>non aspettate che prendano il colore che vi piace</strong>. Toglieteli leggermente bianchi, perch&#233; mentre raffreddano scuriscono. Io mi sono accorto del punto giusto quando, battendo con la forchetta, non si piegavano pi&#249;. Indicativamente 30&#8211;40 secondi per lato, senza mai girarli due volte sullo stesso lato.</p><p>Sono tutte piccole malizie che non trovate nei libri. Le ho imparate proprio in quella giornata a scuola, tra errori, sfoglie troppo spesse e crostoli troppo coloriti. Fortunatamente ho fritto per 5 ore quindi ho fatto in tempo ad evolvermi e come sempre, &#232; stata la pratica a insegnare pi&#249; della teoria.</p><p><em>E se i galani sono la leggerezza che si spezza tra le dita, le castagnole sono l&#8217;opposto: compatte e tonde, praticamente una frolla. Le ho lasciate nella parte dedicata agli abbonati non per fare mistero, ma perch&#233; meritano un approfondimento diverso. L&#236; trovate la ricetta di una signora che ha passato una vita dietro ai banchi del fritto, la Vally di Venezia.</em></p><p><em>Le sue castagnole non sono solo un impasto fritto ma un equilibrio tra struttura e morbidezza misto a gusto e scioglievolezza. Chiuderemo il Carnevale luned&#236; prossimo con un altro piccolo viaggio: le frittelle parigine, i famosi bign&#232; fritti, cos&#236; da tenere insieme tutte le anime del dolce di questo periodo.</em></p><p>Le castagnole sono piccole, tonde, compatte. E gi&#224; nel nome c&#8217;&#232; tutto: ricordano una castagna, per forma e dimensione, ma non hanno nulla a che vedere con l&#8217;autunno ma sono figlie della quaresima.</p><p></p>
      <p>
          <a href="https://giafons.substack.com/p/chiacchiere-scolastiche">
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          </a>
      </p>
   ]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Frittelle, non bignè fritti]]></title><description><![CDATA[Si frigge sempre per qualcuno]]></description><link>https://giafons.substack.com/p/frittelle-non-bigne-fritti</link><guid isPermaLink="false">https://giafons.substack.com/p/frittelle-non-bigne-fritti</guid><dc:creator><![CDATA[Gianluca]]></dc:creator><pubDate>Mon, 09 Feb 2026 13:31:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/24963f1c-c713-4e20-b7b6-cd41219aadc9_3717x2897.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Venezia, tra XVI e XVII secolo, era una citt&#224; che viveva all&#8217;aperto. Potenza mercantile, crocevia tra Oriente e Occidente, la <em>Serenissima</em> era un organismo denso di contrasti: ricchezza e povert&#224;, sacro e profano, ordine politico e disordine festivo convivevano nelle stesse calli. La vita si svolgeva nei mercati e davanti ai banchi dove il cibo non era solo nutrimento ma presenza urbana, segno visibile di una citt&#224; che mangiava insieme, <em>ma camminando.</em></p><p>&#200; in questo contesto che nasce e si consolida la figura dei <em><strong>fritoleri</strong></em>. Non semplici venditori ambulanti, ma artigiani riconosciuti, organizzati in corporazione gi&#224; dal Seicento. Erano circa settanta, ognuno assegnato a una zona precisa della citt&#224; con il diritto di esercitare il mestiere e tramandarlo. Il loro banco era fisso e riconoscibile con tavole di legno, grandi pentole d&#8217;olio bollente, impasti lavorati davanti alla gente. <strong>Il fritolero non vendeva solo frittelle: metteva in scena la frittura.</strong></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://giafons.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Kqi1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff1ac08ad-57a9-41eb-9826-c73b160e7762_740x931.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">La venditrice di fritole di Pietro Longhi, dove una popolana veneziana, vestita di abiti dimessi, vende le frittelle carnevalesche a un signore ben vestito e dall&#8217;espressione decisamente poco simpatica (da notare il legno su cui sono infilzate le frittelle). Foto e descrizione dal sito ricettedicultura.com </figcaption></figure></div><div><hr></div><p>Le <em>fritoe</em> erano il loro segno distintivo. Dolci semplici ma ricchi, fritti, zuccherati, spesso con uvetta e pinoli che li rendono calorici, veloci e irresistibili.</p><p>Fermiamoci per&#242; un attimo su due ingredienti essenziali per la frittella veneziana: <strong>zucchero</strong> e <strong>uvetta</strong>. <em>Terre rare</em> di quel periodo, come facevano a finire nel cibo da strada? Venezia aveva zucchero e uvetta perch&#233; era ricca, ma soprattutto perch&#233; <strong>era nel posto giusto della storia</strong>.</p><p>Tra Cinquecento e Seicento, lo zucchero non &#232; ancora un ingrediente quotidiano. &#200; una spezia e bene di lusso, trattato come oggi tratteremmo una materia prima rara. Arriva da lontano, passa per rotte complesse, costa. E Venezia, che da secoli controlla traffici, porti e scambi tra Mediterraneo e Oriente, &#232; uno dei pochi luoghi in Europa dove lo zucchero circola davvero. Non solo nei palazzi, ma anche, in piccola parte, nel vivo della citt&#224;.</p><p>C&#8217;&#232; un dettaglio interessante: lo zucchero, all&#8217;epoca, non &#232; solo cibo. &#200; sia farmaco che conservante diventando simbolo di status e metterlo in una frittella significa fare una cosa molto precisa: <strong>trasformare un cibo popolare in qualcosa di eccezionale</strong>. Non lo si fa tutti i giorni ma quando il calendario lo consente e quando l&#8217;eccesso &#232; ammesso.</p><p>Lo stesso vale per l&#8217;uvetta. L&#8217;uvetta che troviamo nelle fritole veneziane arriva dalle isole greche, da Creta, da Corinto e da Cipro. &#200; frutta conservata, concentrata e zuccherina che permette sia di essere trasportata via mare che di portare dolcezza e energia in un impasto povero. In una citt&#224; di mercanti, l&#8217;uvetta <em>passa</em> anche nei banchi meno nobili.</p><p>C&#8217;&#232; poi un aspetto simbolico potente. <strong>Zucchero e uvetta sono entrambi concentrati di sole</strong>. Uno raffinato, l&#8217;altra essiccata. Portano nell&#8217;inverno veneziano un&#8217;idea di altrove, di calore esotico e abbondanza lontana. Metterli <em>o cospargerci</em> una frittella calda e mangiata per strada, significa letteralmente mordere il mondo in un momento preciso dell&#8217;anno.</p><p>In una citt&#224; dove le classi sociali convivono ma non si confondono, il Carnevale &#232; il tempo in cui una piccola parte di ci&#242; che normalmente &#232; riservato ai ricchi scivola verso il popolo. Lo zucchero non diventa quotidiano, ma diventa possibile. L&#8217;uvetta non &#232; pi&#249; solo per i dolci da tavola, ma entra in una frittella venduta per strada.</p><p>Per questo le fritole sono il punto d&#8217;incontro tra una citt&#224; potentissima nei commerci e una popolazione che, per qualche settimana, pu&#242; assaggiare qualcosa che normalmente non le spetta. <strong>Finito il Carnevale, finisce anche lo zucchero.</strong></p><p>Il Carnevale veneziano non nasce quindi solo come celebrazione, <strong>ma come equilibrio tra mestiere, cibo e comunit&#224;</strong> dove le parole <em>caldo</em>, <em>grasso</em> e <em>dolce</em> fanno da collante.</p><div><hr></div><p><strong>La frittella, lo indica il nome stesso, viene fritta, e friggere &#232; una parola </strong><em><strong>densissima</strong></em>. Dentro ci stanno tecnica, chimica, antropologia e memoria. &#200; uno dei gesti pi&#249; antichi e trasversali della cucina umana, proprio perch&#233; nasce da un&#8217;esigenza primaria: rendere il cibo subito commestibile.</p><p>Dal punto di vista tecnico, friggere significa cuocere un alimento per immersione in un grasso caldo, <strong>generalmente tra i 160 e i 180 &#176;C</strong>. A queste temperature succedono tre cose fondamentali, quasi simultanee. L&#8217;acqua presente nell&#8217;alimento evapora rapidamente, creando una spinta verso l&#8217;esterno. Il grasso, se la temperatura &#232; corretta, non penetra ma resta in superficie. E la superficie stessa subisce una trasformazione: si asciuga, si colora e diventa croccante. &#200; una cottura rapida, violenta se vogliamo, ma estremamente controllabile.</p><p>Chimicamente il fritto &#232; il regno delle <strong>reazioni di Maillard</strong> e della caramellizzazione. Zuccheri e proteine reagiscono producendo composti aromatici complessi, responsabili di quel profumo inconfondibile che non ha bisogno di presentazioni. &#200; una trasformazione che il cervello umano riconosce immediatamente come <em>buona</em>, perch&#233; storicamente associata a energia disponibile e cibo sicuro. Non &#232; un caso se il fritto &#232; presente in tutte le culture, in tutte le latitudini, con ingredienti diversi ma con la stessa logica.</p><p>Dal punto di vista nutrizionale, <strong>il fritto &#232; un concentrato di </strong><em><strong>calorie</strong></em><strong>, </strong><em><strong>sapore</strong></em><strong> e </strong><em><strong>appagamento</strong></em><strong>.</strong> Non nasce per essere quotidiano ma per essere <strong>rituale</strong>. Essendo <em>l&#8217;unto</em> l&#8217;emblema del fritto, nella religione cristiana veniamo unti da quanto nasciamo col battesimo a quando moriamo con l&#8217;estrema unzione. </p><p>Festa, passaggio, celebrazione, eccesso prima della privazione. Ed &#232; qui che il fritto incontra il Carnevale in modo quasi inevitabile. Friggere &#232; dire al corpo che adesso <em>s&#236;, possiamo</em>.</p><div><hr></div><p>Esistono molti grassi per friggere e ognuno racconta una storia. Dall&#8217;olio allo strutto al burro chiarificato, la scelta pi&#249; che tecnica &#232; culturale. <strong>Lo strutto nelle frittelle veneziane regnava</strong>: era stabile, disponibile, dava gusto, permetteva di friggere a temperature elevate e Venezia per quanto al centro del mondo, ulivi non ne aveva. L&#8217;olio arrivava dopo, quando i commerci e i costi lo rendevano pi&#249; accessibile.</p><p>Esiste poi una distinzione importante tra <strong>fritto </strong><em><strong>dove-la-scienza-ha-capito-tutto</strong></em> e <strong>fritto </strong><em><strong>unto</strong></em>. Il primo &#232; frutto di temperatura corretta, analisi del punto di fumo, materia prima adeguata e strutturalmente bilanciata per frittura. Ora faccio fatica a dire se un krapfen sia cotto al forno o fritto, tanto che al tatto non unge e, aggiungo, il mio amico Marco fa il <em>tecnico aggiustatutto</em> per la McDonald e delle friggitrici cos&#236; tecnologiche e pulite non le hai mai viste altrove.</p><p>Il <strong>fritto unto</strong> invece nasce quasi sempre da un errore di temperatura o di struttura dell&#8217;impasto che tradotto &#232; <em>friggo come non ci fosse un domani</em> che, ripetuto per duemila anni ci ha portato ad avere un timore reverenziale verso questa tecnica e di conseguenza dei prodotti fritti. E qui torniamo ai fritoleri: friggevano prodotti dolci, davanti alla gente, con padelle grandi e solo questa triade era ci&#242; che faceva sorvolare ogni dubbio. Non servivano spiegazioni, n&#233; giustificazioni: la qualit&#224; del fritto diventava automaticamente qualit&#224; del fritolero, <em>il suo show</em>, che per una volta all&#8217;anno andava benissimo. D&#8217;altronde l&#8217;ortoressia nasce nel 1997, non nel seicento.</p><p>Ma oltre la tecnica c&#8217;&#232; altro.</p><p><strong>Avete fatto caso che non si frigge mai solo per s&#233; stessi?</strong></p><p>Il fritto &#232; una delle poche cotture che chiama qualcuno. Si frigge per condividere, per riempire una tavola. E se &#232; fatto bene, inutile girarci attorno, fate sempre un figurone. <strong>Allora perch&#233; non friggiamo pi&#249;?</strong></p><p>Non ditemi che vi impuzza le tende, il vero motivo &#232; un altro: non friggiamo perch&#233; l&#8217;emblema del fritto <strong>&#232; il grasso</strong>.</p><p>Ed &#232; di lui che abbiamo paura.</p><p>Una paura costruita a met&#224;. Il cinquanta per cento &#232; colpa nostra, che abbiamo smesso di gestire il cibo e abbiamo iniziato a <em>subirlo</em>, cio&#232; a farlo fare ad altri. L&#8217;altro cinquanta per cento &#232; dei reparti marketing, che per vendervi il grasso nuovo hanno dovuto massacrare quello vecchio, che fino al giorno prima vi vendevano con la stessa faccia pulita ed entusiasmo.</p><p>Nel frattempo noi ci siamo accomodati. Anzi, ci siamo impoltroniti come mai nella storia umana. Abbondanza continua, cibo ovunque a prezzo stracciato, zero attesa. E ora pure <em>Alexa</em> che si alza dal divano per spegnere la luce al posto nostro. In questo scenario il grasso diventa il capro espiatorio perfetto e se facciamo fatica a toglierlo dalle mani quando ci sporchiamo, figuriamoci sotto la pelle.</p><p>La soluzione sarebbe banale: <strong>mangiare meno</strong>. Ma ormai &#232; tardi, ci hanno fregato.</p><p>Io per&#242; voglio darvi la ricetta delle frittelle alla veneziana di Mimmo l&#8217;onto. <em>Prima o poi dovremo parlare seriamente di olio, <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/suino-damore?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">strutto (gi&#224; fatto, lo trovate qui)</a> e burro negli impasti e lo faremo pi&#249; avanti su Lieviti e Parole.</em></p><p>Ora torniamo alle frittelle. E torniamoci con un po&#8217; di <strong>rabbia</strong>.</p><div><hr></div><p>Prendo la moglie, la carico in macchina e decidiamo di farci un <em>frittella tour</em> tra Mestre e Marghera. Idea romantica, pensavo. Venezia, Carnevale, fritole. E invece no. Quello che trovo, quasi ovunque, <strong>non sono frittelle ma bign&#232; fritti</strong>. Buoni, per carit&#224;. Leggeri. Gonfi e pieni a scoppiare di crema. Ma non sono la stessa cosa.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg" width="728" height="381.0925925925926" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:false,&quot;imageSize&quot;:&quot;normal&quot;,&quot;height&quot;:1583,&quot;width&quot;:3024,&quot;resizeWidth&quot;:728,&quot;bytes&quot;:985607,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://giafons.substack.com/i/187029114?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1407ce5-7535-4c11-8d5c-cf5a34107c05_4032x3024.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:&quot;center&quot;,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zZwA!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7b082e32-d735-4c58-804b-93a242f95c8c_3024x1583.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption">Queste sono le &#8220;frittelle&#8221; che ho trovato, ma sono bign&#232; fritti&#8230;</figcaption></figure></div><p></p><p><strong>La frittella veneziana non &#232; un bign&#232; fritto. Non &#232; </strong><em><strong>p&#226;te &#224; choux</strong></em><strong> buttata nell&#8217;olio per comodit&#224;. La frittella &#232; un impasto lievitato, una specie di brioches ma che finisce nell&#8217;olio bollente.</strong></p><p>In realt&#224;, col senno di poi, sono stato un po&#8217; troppo arrabbiato. Perch&#233; quella frittella che ho trovato quasi ovunque, gonfia e piena di crema, non &#232; un&#8217;eresia n&#233; un tradimento. &#200; semplicemente un&#8217;altra storia. <strong>&#200; la frittella francese, il bign&#232; </strong><em><strong>ma fritto.</strong></em></p><p><em><strong>Non il beignet</strong></em><strong>. </strong>Spiego meglio: <em>beignet</em> e <em>bign&#232;</em> non sono la stessa cosa.</p><p>Il <em>bign&#232;</em> nasce dalla <em>p&#226;te &#224; choux</em>, un impasto fluido, cotto due volte, che sfrutta una lievitazione prevalentemente fisica e chimica. &#200; il padre del bign&#232; moderno, quello da forno, gonfio per effetto del vapore e del lievito istantaneo che genera un prodotto rapido e perfetto per essere riempito di crema. &#200; un prodotto figlio della tecnica e della velocit&#224;.</p><p>Il <em>beignet</em>, invece, &#232; tutt&#8217;altra storia. In Francia, storicamente, esisteva eccome una frittella lievitata, molto pi&#249; vicina alla nostra <em>fritola veneziana</em>. L&#8217;esempio pi&#249; noto &#232; il <em>beignet de Nouvelle-Orl&#233;ans</em>, eredit&#224; diretta della tradizione francese portata oltreoceano. Un impasto <em>lievitato</em>, morbido, fritto, spolverato di zucchero. Una frittella che vive di fermentazione, di tempo e di attesa. Una <em>fritola</em> a tutti gli effetti, solo con un altro accento (<em>fritol&#225;?</em>).</p><p>Quello che ho trovato oggi, per&#242;, non &#232; quel <em>beignet</em> l&#236;. &#200; il risultato di una scorciatoia storica. Il poco tempo, la standardizzazione, la necessit&#224; di produrre sempre, tutto l&#8217;anno, senza dipendere da fermentazioni e variabili vive, ha spinto la pasticceria moderna verso il bign&#232; fritto che &#232; pi&#249; rapido, pi&#249; stabile e pi&#249; replicabile. Non peggiore eh, ma solo pi&#249; compatibile con il nostro presente.</p><p><strong>Ed &#232; qui che tutto torna a </strong><em><strong><a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/nato-nel-1899?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">1899</a></strong></em><strong>. Ancora una volta ci troviamo davanti a due strade: da una parte la lievitazione biologica, che chiede tempo e gestione dall&#8217;altra una <a href="https://open.substack.com/pub/giafons/p/il-senso-della-lievitazione?r=2qib4x&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">lievitazione fisica e chimica</a>, che risponde all&#8217;urgenza e alla ripetibilit&#224; dando sicurezza del risultato.</strong></p><p>Lo ripeter&#242; sempre: non &#232; una battaglia tra giusto e sbagliato. <strong>&#200; una scelta di contesto.</strong> La <em>fritola veneziana</em> appartiene a un mondo che accettava l&#8217;attesa, che viveva di calendario e che non conosceva il lievito istantaneo. Il <em>bign&#232; fritto</em> &#232; figlio di un mondo che ha poco tempo e molte vetrine. Quando abbiamo scoperto il lievito di birra abbiamo soppiantato il <em>madre</em>, quando abbiamo scoperto quello istantaneo, su alcuni prodotti, abbiamo relegato quello di birra. </p><p>E allora no, non stavo trovando frittelle <em>sbagliate</em>. Stavo trovando la dimostrazione concreta di quello di cui parliamo da gennaio: quando il tempo cambia, cambia la lievitazione. <strong>Il </strong><em><strong>contesto</strong></em><strong> rimane il motore delle scelte culinarie di oggi e con lui, cambia il racconto.</strong></p><p>L&#8217;unica che mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo &#232; stata quella della pasticceria <em>Danieli</em> a Marghera. L&#236; s&#236;: impasto lievitato, fritto e una struttura riconoscibile e devastante. <em>Mangiate quattro + mezza della moglie</em>.</p><div><hr></div><p>Deluso, torno a casa e faccio quello che faccio sempre quando qualcosa non mi torna: <strong>chiamo qualcuno che sa</strong>. Telefono a <em>Roberto Pasticcere</em>. Che poi Roberto <em>pasticcere</em> lo &#232; ancora, anche se ha venduto la pasticceria. Perch&#233; non &#232; che se vendi una pasticceria smetti di essere pasticcere, soprattutto se oggi insegni pasticceria a <em>Mestre, alla scuola Peccati di Gola (gentil concessione della ricetta)</em>. Gli racconto la mia delusione, il mio pellegrinaggio tra bign&#232; venduti per <em>fritole</em>.</p><p>Succede che Roberto mi tira fuori la ricetta della <em>fritola veneziana di Mimmo l&#8217;Onto</em>. Mimmo era il pasticcere da cui Roberto ha preso la pasticceria. E prima di venderla, Mimmo aveva un quaderno zeppo d&#8217;olio, di farina e di appunti scritti. Roberto, con l&#8217;istinto giusto, lo fotografa, la replica e aggiunge qualcosa di suo. Poi quella ricetta passa di mano.</p><p><strong>Una fritola lievitata (</strong><em><strong>vi insegno anche a fare il buco</strong></em><strong>), veneziana</strong>. L&#8217;ho provata. E non potevo non condividerla con voi, con molte riflessioni personali.</p><p><strong>Fritole alla veneziana di Mimmo l&#8217;Onto, ingredienti:</strong></p><blockquote><p>Farina forte tipo 0 o 00 (Manitoba) <strong>400 g</strong></p><p>Lievito di birra fresco <strong>20 g</strong></p><p>Malto d&#8217;orzo o miele <strong>10 g </strong></p><p>Acqua <strong>110 g</strong></p><p>Latte intero <strong>130 g</strong></p><p>Uovo intero <strong>1 (60 g)</strong></p><p>Tuorlo <strong>1 (15 g)</strong></p><p>Zucchero semolato <strong>80 g</strong></p><p>Burro bavarese <strong>80 g</strong></p><p>Sale fino <strong>10 g</strong></p><p><strong>Sospensioni</strong></p><p>Pinoli <strong>15 g</strong></p><p>Uvetta sultanina <strong>100 g</strong></p><p><strong>Aromi</strong></p><p>Aroma arancia <strong>2 g</strong></p><p>Aroma rum <strong>2 g</strong></p></blockquote><p>Per la finitura olio di arachide oppure strutto e zucchero semolato.</p><p>Piccola ma fondamentale premessa: la farina. Vi serve una farina forte. Tanto forte. Una Manitoba <em>seria</em> cio&#232; molto proteica, oppure una <strong>farina di grano tenero tipo 0 o 00 con almeno 14 g di proteine</strong>. Questa non &#232; una frittella qualunque, &#232; un impasto da brioches fritta, e come tale va trattato.</p><p>Non inventatevi la frittella integrale. Ve lo dico con affetto, perch&#233; altrimenti muoio dentro. La crusca &#232; una spugna: assorbe acqua, rompe la maglia glutinica e, se la cottura non &#232; gestita alla perfezione, vi ritrovate con una frittella che beve olio invece di respingerlo. In pi&#249;, la presenza di fibre grossolane complica la lievitazione e indebolisce una struttura che qui deve essere elastica, continua e resistente.</p><p>Pensate a questo impasto esattamente come a una <strong>brioches</strong>. Serve planetaria, velocit&#224; alta e tempo. L&#8217;obiettivo &#232; costruire una maglia glutinica grassa, capace di trattenere gas, burro e zuccheri senza collassare. Impastate a velocit&#224; medio-alta, con criterio, e mettete in conto 20 minuti reali di lavorazione. Non abbiate fretta: l&#8217;incordatura deve essere evidente, l&#8217;impasto deve staccarsi dalle pareti, risultare liscio, elastico, lucido. Solo cos&#236;, quando incontrer&#224; l&#8217;olio bollente vi porta a Venezia.</p><div><hr></div><p><strong>Procediamo</strong></p><p>Nella ciotola della planetaria versiamo <strong>latte, uovo intero e tuorlo</strong>, quindi aggiungiamo il <strong>malto</strong>, l&#8217;<strong>acqua</strong> e sciogliamo all&#8217;interno il <strong>lievito di birra</strong>. Uniamo tutta la <strong>farina</strong> e iniziamo a impastare con il gancio.</p><p>Lavoriamo l&#8217;impasto per <strong>8 minuti</strong>, fino a ottenere una prima incordatura. L&#8217;impasto deve iniziare a staccarsi dalle pareti e a mostrare una struttura elastica. Non abbiate fretta, il tempo che serve.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/eb6a130f-6559-4ef0-ae3d-aa68626e7364_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1162c747-393b-47a4-a7ad-59173218cb06_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f742064d-5430-4a62-a2ad-19a0d40010de_480x640.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Con le immagini si capisce meglio: la prima incordatura, essenziale prima di inserire lo zucchero, poi l&#8217;incordatura a zucchero inserito.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/08fe7717-1edf-491d-b133-4d8f2e90da40_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>A questo punto aggiungiamo lo <strong>zucchero</strong>. Lo inseriamo tutto insieme e continuiamo a impastare fino a completo assorbimento. Lo zucchero inizialmente smonter&#224; la maglia, &#232; normale. Attendiamo che l&#8217;impasto <strong>torni nuovamente incordato</strong>.</p><p>Quando la struttura &#232; ristabilita, aggiungiamo il <strong>sale</strong> e <strong>met&#224; del burro morbido</strong>. Appena viene assorbito, inseriamo la <strong>seconda met&#224; del burro</strong> insieme agli <strong>aromi</strong>.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/99e50c64-5cb9-439d-89b8-7db291720fc2_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/da3977ac-309e-422f-a8ae-ab711887cbb0_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4e8ca772-ae61-4cae-95c5-d41ef1426b2e_480x640.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Il burro l&#8217;ho mescolato agli aromi. Come deve essere l&#8217;impasto finale prima dell&#8217;inserimento delle sospensioni.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6e3d3b79-99dd-4521-bd3c-bdae15680f3c_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><em>Qui apro una parentesi personale. Ho un rapporto complicato con gli aromi sintetici: li trovo finti, piatti e troppo evidenti. Detto questo, se volete rimanere fedeli alla ricetta di Mimmo l&#8217;Onto, con l&#8217;ultima parte di burro aggiungete<strong> una fialetta di aroma rum</strong> (le fialette sono da 2 g) e <strong>una di aroma arancia</strong>. Ma una volta avevano le fialette? Certo che no, difatti si parlava di una valanga d&#8217;uvetta bagnata nel vino o qualsiasi bevanda alcolica disponibile, oltre alle scorze di agrumi. Se invece condividete il mio astio, io ho usato una bacca intera di vaniglia e la scorza grattugiata di un limone. Vi manca il rum? Nessun problema: mettete l&#8217;uvetta in ammollo nel rum per reidratarla. In questo modo l&#8217;aroma entra in modo naturale.</em></p><p>L&#8217;impasto complessivamente richieder&#224; <strong>20-22 minuti</strong>, a seconda della planetaria e della forza della farina. Alla fine deve risultare liscio, elastico, lucido e ben strutturato.</p><p>Solo a questo punto inseriamo le <strong>sospensioni</strong>: <strong>uvetta e pinoli</strong>. L&#8217;uvetta va ammollata preventivamente in acqua (nelle ricette storiche si usava spesso vino annacquato). Alcune versioni prevedono, al posto dei pinoli o in aggiunta, mela tagliata a dadini molto piccoli.</p><p><em>Nota personale: ho usato le dosi di uvetta e pinoli di Mimmo l&#8217;onto ma erano veramente pochi. Ragionando che le sospensioni vanno al 50% della farina, bisognerebbe metterne il doppio. <strong>Quindi 30 grammi di pinoli e 200 di uvetta.</strong> Ho preso dei pinoli a caso al supermercato, poi ho visto che erano i pinoli siberiani (?). Identici a quelli delle pigne di Rosolina mare.</em></p><p>Uvetta, pinoli (ed eventualmente mela) sono appunto sospensioni e vanno aggiunte a fine impasto. Incorporatele a velocit&#224; bassa per un paio di minuti, giusto il tempo di distribuirle senza rompere la maglia glutinica.</p><p><strong>A questo punto l&#8217;impasto &#232; concluso.</strong></p><div><hr></div><p>A impasto concluso, concediamogli un <strong>breve riposo di circa 10 minuti</strong>. Serve a rilassare la maglia glutinica e a rendere l&#8217;impasto pi&#249; gestibile.</p><p>Terminato il riposo, applichiamo <strong>un paio di pieghe di rinforzo</strong> per sistemarlo e prepararlo alla lievitazione. Le pieghe pi&#249; adatte, soprattutto per chi &#232; pratico, sono le <strong>slap and fold</strong>: l&#8217;impasto &#232; morbido, molto idratato e risponde meglio a questo tipo di lavorazione rispetto a pieghe pi&#249; statiche.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/44c69a6c-cc60-4916-a42e-387889190ba1_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9fe03aa5-21df-4a6c-abbe-0564beb1c9e7_480x640.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Pre e post pieghe, essenziali per uniformare la lievitazione.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/858b5319-87ae-4598-89e6-b739943407b7_1456x720.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p>Una volta rinforzato, trasferiamo l&#8217;impasto in una ciotola leggermente oliata, copriamo e lasciamo lievitare. Potete scegliere due strade: a <strong>temperatura ambiente</strong> se siete in una cucina tiepida oppure in <strong>forno con la luce accesa</strong>, cercando di stare attorno ai <strong>28 &#176;C</strong></p><p>Indicativamente servir&#224; <strong>circa 1 ora</strong> se siete al caldo, fino a <strong>1 ora e mezza</strong> se la temperatura ambiente &#232; sui <strong>20 &#176;C</strong>, tipica cucina di febbraio. L&#8217;impasto deve risultare ben gonfio ma non collassato.</p><p>A lievitazione avvenuta, preparatevi alla frittura. Con le <strong>mani leggermente bagnate o oliate</strong>, andate a <strong>mozzare l&#8217;impasto come fosse una mozzarella</strong>, prelevando piccole porzioni e immergendole direttamente nell&#8217;olio caldo.</p><div class="image-gallery-embed" data-attrs="{&quot;gallery&quot;:{&quot;images&quot;:[{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/18a7b368-1d72-4009-bd5d-cca4ca6a8d0f_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/841af8b3-db01-4092-82f4-0ac456d08a7e_480x640.jpeg&quot;},{&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5d2ae19a-47f6-4bc4-a0a2-f335170accba_480x640.jpeg&quot;}],&quot;caption&quot;:&quot;Mozzatele come una mozzarella e direttamente in padella. Qualche minuto per lato, asciugatele un poco e poi zucchero.&quot;,&quot;alt&quot;:&quot;&quot;,&quot;staticGalleryImage&quot;:{&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c76c53cc-5b97-4d1f-a2f3-433016cc4e58_1456x474.png&quot;}},&quot;isEditorNode&quot;:true}"></div><p></p><p><em>Nota sull&#8217;olio. Io ho provato a rievocare la frittura storica usando <strong>strutto</strong>. A me sono piaciute moltissimo. Agli altri no. Mi hanno accusato di aver dato alle frittelle un retrogusto da costina di maiale. Quindi, se non volete discussioni familiari, usate <strong>olio di arachidi o girasole</strong>, portato a <strong>170 &#176;C</strong>.</em></p><p>Friggete poche fritole per volta. Dopo qualche minuto giratele delicatamente, lasciatele colorire in modo uniforme, poi scolatele su carta assorbente. Ancora calde, <strong>immergetele nello zucchero semolato</strong>.</p><p>Eccovi la fritola.</p><p><em>Ultimo dettaglio, importante se vogliamo rievocare quelle storiche. Una volta mozzate, potete <strong>bucarle al centro come dei donuts</strong>. Un tempo serviva per infilzarle su un bastone e trasportarle, ma tecnicamente aiuta anche la cottura: se fate pezzature grandi, il foro centrale permette di cuocerle meglio al cuore ed evita che si gonfino eccessivamente. Ora s&#236;. Questa &#232; una fritola veneziana.</em></p><p>Scusate le foto piccole ma ho usato tutti i megabyte disponibili, luned&#236; seconda puntata sul carnevale con altre storie e ricette sempre qui su <em>lieviti e parole</em>. Iscriviti per non perderla&#8230;</p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>